Un Natale benedetto, con la comunità dei Fratelli a Scampia

In poche parole, è stata una
benedizione e una nuova lezione di fratellanza, semplicità e lavoro; una specie
di ritiro, di silenzio accogliente e diverso, nel quotidiano della Comunità dei
Fratelli.
SCAMPIA è -dicono- il quartiere
più difficile, il "settore malavita" napoletano, fino a poco fa
estremamente complicato. pericoloso e stigmatizzato, al quale ancor'oggi molti
napoletani non vogliono affacciarsi per paura di "fare un brutto
incontro" e che perciò giudicano senza conoscerlo. Con tanti problemi
ancora da risolvere, duramente colpito dal "potere" corrotto e
violento della mafia in molti aspetti e in molte persone,
dall'"affare" della droga e il suo abbondante denaro facile, Scampia
è allo stesso tempo territorio di contrasti dove tanti dei suoi quasi 80.000
abitanti, perlopiù di condizione modesta, vivono, lavorano e cercano vie
diverse e oneste per le loro famiglie e per le nuove generazioni napoletane. Un
terreno dove, tra la zizzania, cresce anche il buon seme: il buon grano per un
futuro pane.
In quel contesto un piccolo gruppo
di Fratelli, 2 italiani e 2 stranieri, nel 2007 hanno deciso di accettare la
sfida di andare a Scampia e iniziare lì un itinerario di vita spirituale,
comunitaria e di missione, inseriti nella realtà del quartiere, cercando nuove
vie di risposta, in fedeltà al carisma lasalliano, ai bisogni più urgenti...
Là, con loro, ho vissuto questo
Natale 2014. Sono andato a condividere la loro quotidianità: 1) la preghiera
del mattino e della sera, nella cappellina semplice ma affettivamente curata;
2) la celebrazione eucaristica nella vicina chiesa dei Padre Gesuiti; 3)
la collaborazione fraterna e solidale nelle "faccende domestiche":
un appartamento nel 10º piano di un condominio del quartiere; 4) la presenza
e l'accompagnamento dei fr. Enrico e Bruno agli studenti di CasArcobaleno,
del programma Io valgo,"scuola della seconda opportunità":
alternativa educativa che i Fratelli e una rosa di altri educatori riuniti in
una Cooperativa “Occhi Aperti” (nome nato dopo il 44° Capitolo Genrale dal
Vangelo dei discepoli di Emmaus) offrono a un gruppo di 16 ragazzi e ragazze
adolescenti (13-17 anni) allontanati dalla scuola media per diverse difficoltà,
affinché riescano a superarle, a dare un nuovo indirizzo alla lora vita, a
trovare forse un posto nella scuola superiore o nel mondo del lavoro; con
questi giovani ho condiviso diversi momenti della prima settimana, momenti di
giochi collettivi e di creatività, e una lezione per presentare loro il meglio
della Colombia; e 5) la presenza e l’ “essere compagnia”,
molto rapida nel mio caso, al campo di Giugliano dove mi sono recato (uno dei
due campi Rom), una volta con fr. Enrico, Ludovica e Diletta, e
un'altra con fr.Raffaele, che totalmente è dedito ai Rom. Con un camper-scuola,
fr. Raffaele tenta di avvicinare la scuola ai bambini, ma molto del suo tempo lo spende nella ricerca
di soluzioni alle loro necessità elementari: vestiti, medicine, cibo, alloggio,
e un altro terreno dove stabilirsi in condizioni più dignitose.
Oltre alla vita della comunità, mi
ha molto arricchito conoscere l'attuale esperienza di fraternità e comunione
tra i Fratelli e le Suore della Providenza (queste, presenti dal 1989, oggi
dedite ai bambini nel "Giardino dai Mille Colori"). Insieme ai loro
benefattori e collaboratori, e ai bambini e alle loro famiglie, abbiamo
ringraziato il Signore celebrando il 13 dicembre i primi 25 anni della presenza
delle Suore a Scampia. Nel contesto del quartiere, la loro presenza e il loro
lavoro è testimonianza di vita religiosa diversa, che si manifesta in amicizia,
gioia, fratellanza, collaborazione e cura reciproche e con le persone che li
circondano, nel programmare insieme le attività della missione, negli incontri
per pregare insieme, nei pasti condivisi più volte alla settimana. Una comunità
che si allarga ad abbracciare in speciali rincorrenze anche la comunità dei
Padri Gesuiti e con religiose e di altri religiosi con i quali in questi anni
si sono stretti dei vincoli fraterni. Tutti insieme puntano alla ricostruzione
del tessuto sociale vivendo in mezzo al popolo, creando vincoli di fratellanza
e collaborazione, cercando soluzioni concrete alle difficoltà e lavorando
uniti, ognuno secondo il proprio carisma, a servizio di tutti, specialmente dei
poveri: bambini, giovani, donne, famiglie, carcerati, ecc., e a difesa dei
diritti dei più vulnerabili e sempre ultimi. A Scampia, oggi, gli ultimi sono
le famiglie Rom: per molti anni ai margini della società, esclusi da tutto,
senza sanità, senza tetto, senza cibo e senza riparo dignitosi; senza neppure
il diritto alla cittadinanza; ripudiati, respinti, perseguitati, e inoltre
sfruttati economicamente e politicamente.
Vivendo questi giorni di Natale
con i Fratelli e le Suore a Scampia, ho rinnovato il senso della mia preghiera
personale e comunitaria partendo dalla semplicità e chiarezza della
Parola; il valore del lavoro solidale e dei gesti affettuosi nella
costruzione della comunità, e la visione del lavoro e la
preoccupazione comuni in funzione del miglioramento delle condizioni di
vita dei nostri fratelli più bisognosi. Ho rinnovato anche il valore della nostra
testimonianza ecclesiale da consacrati laici accanto ai poveri, il dono
oltre ogni valutazione di tanti volontari lasalliani e non
lasalliani di tutto il mondo che hanno deciso di sostenere il progetto e
offrire il loro contributo, le loro idee, la loro formazione, le loro
esperienze, il loro tempo e la loro vita, e condividendoli con tutta la
comunità di CasArcobaleno; ho pure rinnovato il mio ringraziamento per
il regalo che ci fa il Signore nei nostri partners e associati lasalliani
di ogni specie che Egli continua a chiamare ed appassionare alla Missione
Educativa Lasalliana, e che contimnueranno a sostenerci, ad evangelizzarci, a
pregare per noi e a sostenere con noi la missione dell'
Istituto, per la Chiesa e il mondo.

A
tutti, un Anno 2015 con tante benedizioni da Dio, con delle grossi opportunità
di costruire felicità e una raccolta di ottimi frutti nei progetti abbracciati.
Fr. Josè Ricardo
Moreno R.
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