La validità di un impegno..


20 novembre 1989 - 21 novembre 1691

È sicuramente una coincidenza che il 20 novembre si celebri la Giornata Internazionale dei Diritti dei Bambini, ovvero quando fu promulgata dall'ONU nel 1989, e che il 21 noi Fratelli e Lasalliani celebriamo il voto eroico, quando nel 1691 in segreto La Salle e due Fratelli, fr. Gabriel (prima fratello che giunse in Italia nel 1702) e fr. Nicolas, si presero l'impegno davanti a Dio di far di tutto per stabilire la "Società delle scuole cristiane" che sembravano a rischio di chiusura.

Guardando la situazione dei bambini nel Mondo, Dio, il Papà/Mamma dei cieli, non può restare indifferente... "Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo... ho udito il suo grido... conosco infatti le sue sofferenze.  Sono sceso per liberarlo... per farlo uscire.... Ora dunque il grido... è arrivato fino a me e io stesso ho visto l'oppressione... Ora va'! Io ti mando..." (ES 3, 7-10) e poiché Dio è Amore... è un Dio missionario, un Dio che esce, che va, che cerca relazione, un Dio che riversa amore... e vuole, quindi, porre rimedio alle ingiustizie: "Dio, non solo vuole che tutti gli uomini arrivino alla conoscenza della verità, vuole anche che tutti siano salvi1. Non potrebbe però volerlo seriamente, se non desse loro i mezzi: nel nostro caso, senza dare ai fanciulli, insegnanti che possano attuare, nel loro interesse, il piano divino." (La Salle MTR 193.3)

Un solo dato: nel 2013 nel mondo solo il 72% dei neonati viene registrato alla nascita... (3 bambini su 10 non vengono registrati... quasi non esistono)

31.000 ragazzi e ragazze non hanno terminato l'anno scolastico nella scuola secondaria di primo grado in Italia (dati 2006-2007 Interruzioni formalizzate, abbandoni e mancate validità)

Messi di fronte alla situazione dei bambini oggi nel mondo e dell'educazione in Italia, noi Lasalliane e Lasalliani, non possiamo non rispondervi... il voto eroico, con quell'espressione così radicale e intensa che a noi oggi sembrerà un po' naif, "fino al punto di dovere essere costretti a chiedere l’elemosina e a vivere di solo pane" vuole spingerci ad impegnarci con una dedizione totale con tutte le nostre forze fisiche e spirituali, con fantasia e creatività... per la salvezza di ogni bambino e bambina, di ogni giovane... "la salvezza" è il loro benessere psicofisico, la loro educazione integrale, permetter loro una crescita sana e graduale, è far conoscere a ciascuno i propri talenti ed abilità e fargliele sviluppare con libertà e creatività, è accompagnarli affinché abbiano sempre stima di se stessi/e e, soprattutto, permettergli di fare esperienza che sono amati... già qui sulla terra e da Dio, Amore incondizionato e perenne, "un amore forte più della morte", ma anche aiutarli a comprendere che hanno la responsabilità di amare gli altri e rendere il mondo sempre migliore per tutti, specialmente per i più vulnerabili.

20 Novembre - 21 Novembre...
una coincidenza che ci impegna a vivere
con entusiasmo e audacia la nostra vocazione lasalliana

Il mondo è più giovane che mai

Secondo il rapporto The State of World Population 2014 presentato ieri all’Onu, sul pianeta ci sono più ragazzi oggi che in qualsiasi altro momento nella storia dell’umanità: 1,8 miliardi di persone hanno infatti un’età compresa tra i 10 e i 24 anni. In generale, nei trentatré Paesi più poveri del mondo, quasi un terzo della popolazione ha un’età compresa tra i 10 e i 24 anni, mentre in quelli più ricchi la quota è del 17 per cento. Grandi le potenzialità di sviluppo per i Paesi con popolazione giovane. Il dossier afferma infatti che se le Nazioni dell’Africa sub-sahariana seguiranno l’esperienza dell’Asia orientale, facendo i giusti investimenti sui giovani, nella regione si potrebbe realizzare un notevole progresso anche nel reddito pro capite.

20 novembre 1989 - 20 novembre 2014


I bambini e i giovani sono oggi i nostri maestri e domani i nostri giudici.

25 anni di Convenzione Internazionale dei Diritti dei minori

Martedì...


Bro BiIl ha ricordato che Bro John Johnston, quand'era ancora vicario generale, durante uno dei corsi di formazione per i visitatori USA, propose come simbolo per capire l'unità e l'integrazione necessaria degli elementi costitutivi della nostra vocazione, l'immagine del caleidoscopio: questo tubo "magico" combina i pezzi di vetro colorato in forme geometriche belle, trasparenti e anche complesse a seconda di come venga girato... un modo colorato per ricordare il nostro ex superiore generale... i colori ci sono sempre tutti, ma con sfumature e disegni differenti; la Regola desidera fare ciò senza mai farci perdere di vista l'integrazione che dobbiamo compiere e l'unita, che è bellezza, richiesta dalla nostra, personale e comunitaria, vocazione apostolica.
Ci ha invitato a scoprire e a "tessere" a nostra volta i vari fili che insieme formano il grande arazzo che è la nuova Regola.
Siamo stati condotti in una nuova lettura del Capitolo 4, "La vita comunitaria": il capitolo contiene due citazioni evangeliche esplicite:
*                    Giovanni 17, 21: "Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato" che il Fondatore commenta nella sua Meditazione 39;
*                    il "comandamento nuovo": "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" di Giovanni 13,34.
Le citazioni evangeliche ci aiutano a ricordare che è "il Vangelo, nostra prima e principale regola" che è l'essenza della vita consacrata come ci ha fortemente ricordato il Concilio Vaticano II.
Bro Bill ci ha fatto lavorare sul testo <<"L'espérance fragile d'un temoin" L'tinéraire du fr. MIchel Sauvage (1923-2001) Ètudes Lasalliens n 18>> per ritrovare la storia recente del percorso compiuto...il ritorno alle fonti lasalliane come il delicato periodo del Concilio Vaticano II e degli anni successivi; il cammino compiuto han radici lontane. Ha ricordato che è stata sicuramente la figura di S. Francesco di Sales che ha dato un impronta notevole, ma non fu l'unico, alla spiritualità francese del 1600 anche per una nuova vita consacrata "nel mondo" al servizio della persona: con la "Filotea" desiderava fondare una vita laicale ed evangelica nel mondo... da questa esperienza spirituale, vissuta da molte penitenti del Vescovo savoiardo, nacque l'ordine della Visitazione che, per la chiusura mentale dei vescovi del tempo, passò dall'essere un ordine femminile di vita apostolica ad un ordine claustrale... san Vincenzo de Paoli  e santa Luisa de Marillac con le Figlie della Carità, e il gesuita p. Médaille, con le Suore di San Giuseppe, raccolsero l'eredità e l'esperienza "fallita" della Visitazione e radunarono gruppi di donne, le vestirono come le contadine o le vedove del tempo, affinché potessero vivere il Vangelo e soccorrere i Poveri senza sottostare alle legge della "separazione e fuga mundi" che era in qualche modo imposta, ma non solo, alle religiose.
Il nostro Fondatore si trova quindi a vivere in questo fermento religioso ed educativo e ne diventa protagonista.
Il testo di e su Fr Michel Sauvage ci aiuta a comprendere il grande fermento del Vaticano II per illuminare la rifondazione della "vita consacrata lasalliana" e quindi la nuova Regola; il Vaticano II ha aiutato infatti la vita religiosa a passare:
*          dallo stato di perfezione alla vita evangelica
*          dal sopra o accanto dal Popolo di Dio ad essere parte del Popolo di Dio
*          dalla separazione dal mondo alla presenza nel mondo; (pag488),
e nello stesso tempo ci ha aiutato a  ritornare a Cristo e alla sua sequela; ad esser attenti ai movimenti della Chiesa; alle ispirazioni peculiari del Fondatore; all'attenzione ai bisogni del mondo; al rinnovamento spirituale che ha influenza profonda anche nello sviluppo del ministero apostolico. (pag 491).
La Vita consacrata oggi è chiamata a:
*         inculturarsi sempre più, essere una vita meno "europea" e più africana, asiatica...
*         avere creatività e andare alle frontiere
*         essere libera per tornare ad esser vita evangelica (pag 508)
La teologia della Trinità e la teologia della Comunione sono alla base del 4° capitolo.
La comunione è tra noi, con e grazie a Cristo; l'Associazione è come se intersecasse con la Trinità che è amore e conoscenza delle tre persone divine ed è per questo motivo che si amplia e coinvolge altri, coloro che sono chiamati e desiderano farne parte.
La comunità è chiamata "casa e scuola della comunione": questa è la grande sfida che abbiamo "se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del mondo" (Novo Millennio Ineunte 43).
Nella Comunione ognuno partecipa secondo le proprie possibilità che cambiano nel corso della vita; ognuno deve sentirsi sempre chiamato perché la Comunione è possibile a tutti, sempre, malgrado le età, le infermità, le difficoltà... le stesse comunità sono sempre segno del Vangelo all'interno della Famiglia Lasaliana, come nell'Istituzione in cui vivono: questo aspetto della testimonianza nella comunione che è la prima missione, non può mai essere dimenticato.
La comunità è il primo luogo in cui i Fratelli sono evangelizzati: l'esperienza del Fondatore ci ha insegnato che lui stesso è stato evangelizzato dai primi maestri nel suo tentativo di presentare la Provvidenza divina; allo stesso modo la sua rinuncia al canonicato e il suo distacco dai beni famigliari ha evangelizzato la prima comunità lasalliana.
Ogni comunità deve discernere la propria via per vivere e testimoniare la presenza di Dio dove si trova.
Il discernimento è "rientrato" nella nostra tradizione e nel nostro vocabolario grazie all'intervento fatto da Fratel Miguel Campos all'Assemblea Internazionale della Missione Educativa Lasalliana del 2006; molte volte in questo capitolo appare la stessa parola e molte volte di più è sottintesa come strumento per comprendere insieme: per esempio, l'incontro comunitario è definito come luogo del discernimento della comunità.
Il Fratello Visitatore e il suo Consiglio sono chiamati a discernere, per esempio, come il carisma lasalliano, dono di Dio alla Chiesa, debba manifestarsi in alcune realtà che hanno bisogno di nuove comunità lasalliane, ovvero comunità dove vi è la presenza di laici; la nuova regola enuncia questa possibilità negli statuti affinché si offerto alle situazioni locali di decidere se, come e dove realizzare questa chiamata di Dio..
L'altro asse trasversale del Capitolo 4, e di tutto la Regola, accanto al discernimento, è l'accompagnamento.
L'accompagnamento viene sottolineato con forza nella Relazione dell'Assemblea internazionale dei Giovani Fratelli; l'accompagnamento personale, anche il nostro Fondatore l'ha vissuto con costanza nella sua vita, è una necessità di ogni Fratello, ma anche del Fratello Direttore e del Fratello Visitatore; l'accompagnamento e il discernimento devono aiutare a valorizzare ogni Fratello, indipendentemente dall'età o dalla funzione.
Nella struttura del testo si è posta l'organizzazione della comunità prima della presentazione del fratello Direttore che è parte di questa comunità e in essa ha senso esplicitare il suo servizio; l'ultime costituzioni di questo capitolo si riferiscono alla comunità all'interno dell'Istituto... è la comunità che è parte della Provincia e dell'intero Istituto, e non un Istituto frazionato in comunità.

Nella Regola è rimasta la distinzione tra Costituzioni e Statuti; i primi devono essere approvati dal voto positivo dei due terzi dell'assemblea capitolare ed essere sottoposti, per ogni cambiamento, all'autorità vaticane; mentre gli statuti sono votati a maggioranza assoluta ed è affidato al Capitolo Generale il loro cambiamento; questa differenza non è stata scelta in base al valore eh bisogna dare all'enunciato, ma sulle opportune scelte fatte dal Capitolo Generale.         


Brother Bill con noi


Le giornate del venerdì sono consacrate al lavoro di Regione; siamo 12 fratelli provenienti dalla RELEM: 8 spagnoli 2 del Belgio del Nord e noi due italiani.
I verbi che hanno la nostra focalizzato la nostra attenzione sono:
RICORDARE - CONOSCERE - DISCERNERE - PREGARE - AGIRE.
Il nostro piano di lavoro, molto spagnolo...le riunioni e i lavori si fanno in spagnolo, è il seguente:

*          Scrivere una guida di lettura i ciascun capitolo
*          Far conoscere alcuni testi, rielaborati, del nostro CIL
*          Proporre alcune domande e strumenti per la riflessione personale e comunitaria per portare la Regola alla Vita e la Vita alla Regola
*          Elaborare materiale per pregare la Regola.


Lunedì mattina abbiamo avuto la gioiosa sorpresa di avere Bro Bill Mann, Vicario Generale emerito, con noi; è lui che ci accompagnerà per i prossimi tre giorni; Bill, presidente della Saint Mary's University di Winona - Minnesota, ci ha subito entusiasmato con il suo parlare caldo, la profonda condivisione di ciò che vive e, visto il nostro lavoro, ciò che  ha vissuto come membro della commissione della Regola.
All'interno del Capitolo Generale c'è stata la discussione su quale volto dare alla Regola: un testo corto e ispiratore o un testo più prolisso e legislativo? Forse la fretta e la stanchezza delle prime 5 settimane precedenti ha influito sulla scelta di un testo lungo e legislativo.
Ci ha presentato, con molta attenzione, i 10 punti importanti che il Consiglio Generale aveva dato, come "paletti", alla Commissione preparatoria; questo decalogo è, per Bro Bill, la lente con cui dobbiamo avvicinarci alla Regola e devono essere accolti nella loro pluralità per "entrare" in dialogo con il testo della Regola Rivisitata.

1. Un testo deve esser chiaro, diretto e ispiratore ed esporre con con completezza l’identità del Fratello.
2. Il testo del 1987 della Regola rimane il testo base per la revisione.
3. Il testo rivisto deve essere basato sul Vangelo, su san Giovanni Battista de La Salle e dei primi Fratelli (la nostra comunità delle origini) e sulla viva tradizione dell'Istituto.
4. Il testo deve porre chiaramente la centralità del voto di associazione per il servizio educativo dei poveri ed è chiave per la comprensione degli altri voti; il tutto posto alla luce dei recenti documenti della Chiesa e dell'Istituto.
5. La Missione condivisa deve esser messa in relazione alla nostra comune vocazione battesimale e al carisma lasalliano, come un dono per tutta la Chiesa.
6. La necessità è quella di educare il mondo di oggi in tutta la sua diversità.
7. La revisione deve tener conto della situazione demografica dell'Istituto, in particolare, l'impatto dell'invecchiamento dei Fratelli in alcuni settori.
8. Il testo è illuminato dalla teologia della Trinità e della Riconciliazione, nel contesto di un mondo secolarizzato e/o multi religioso.
9. Aver ben presente l'enorme diversità di età e di status sociale del "pubblico" a cui ci rivolgiamo


10. Esprima una chiamata, sia alla comunità dei Fratelli che i nostri partner, a vivere "la comunione”.

Bro Bill ha poi presentato alcune cambiamenti fondamentali o "conversioni" presenti nella Regola Rivisitata:

*         Il Capitolo 2 "La Missione" è, per Bro Bill, il Capitolo fondamentale perché è stato teologicamente reimpostato così che ogni fratello, indipendentemente dell'età, si possa sentir nuovamente chiamato a vivere la missione educativa lasalliana; le tre caratteristiche, già condivise con voi, sono: la testimonianza, il servizio educativo e di evangelizzazione e la comunione.

*         Il Capitolo 3, "La Vita Consacrata", è trovato un nuovo ordine alla luce del voto di associazione per il servizio educativo dei poveri affinché tutto sia riletto compreso nuovamente sotto la lente dell'Associazione.
I voti sono presentati in modo da presentare chiaramente la centralità di Dio, la nostra consacrazione alla Trinità e la sequela di Cristo; il trascendente e la dimensione umana hanno  così trovato un nuovo equilibrio.

*         Il Capitolo 6 "La Formazione dei Fratelli", presenta la formazione come "un cammino lungo una vita".

*         Il Capitolo 5 è stato trasformato e, per Bro Bill, è l'altro asse portante della Regola con il Capitolo 2: "La vita spirituale dei Fratelli": la stessa novità nel titolo, che una volta s'intitolava "La vita di preghiera", evidenza l'innovazione con cui è stato ripensato e riscritto il capitolo poiché la vita spirituale è deve esser vissuta e integrata dai Fratelli in ogni momento, nella preghiera come nella missione, in comunità o con i partner e tutto ciò ci impegna ad essere sempre ministri della Parola.
 

*         Il Capitolo Generale ha anche offerto una nuova riflessione sul ruolo e il servizio di governo ponendo all'inizio della seconda parte "Il Governo dell'Istituto" un'introduzione di ben 7 articoli al confronto dell'unico presente nella Regola del 1987.

PAOLO VI OMELIA PER I CAMPESINOS A BOGOTA' 1968

PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO A BOGOTÀ
SANTA MESSA PER I «CAMPESINOS» COLOMBIANI
OMELIA DI PAOLO VI
Venerdì, 23 agosto 1968

Salute, salute a Voi, Campesinos colombiani! E salute a tutti i lavoratori della terra nell’America Latina! Salute, salute nel nome di Gesù Cristo, nostro Signore, nostro Salvatore!
Vi confidiamo che questo incontro con voi è uno dei momenti più desiderati e più belli di questo Nostro viaggio: è uno dei momenti più cari e più significativi del Nostro ministero apostolico e pontificio!
Siamo venuti a Bogota per onorare Gesù nel suo Mistero eucaristico, e siamo pieni di gioia che Ci sia data l’opportunità di farlo venendo in mezzo a voi per celebrare la presenza del Signore fra noi, in mezzo alla sua Chiesa e al mondo, nelle vostre persone. Voi siete un segno, voi un’immagine, voi un mistero della presenza di Cristo. Il sacramento dell’Eucaristia ci offre la sua nascosta presenza viva e reale; mai voi pure siete un sacramento, cioè un’immagine sacra del Signore fra noi, come un riflesso rappresentativo, ma non nascosto, della sua faccia umana e divina. Ci ricordiamo ciò che disse un tempo un grande e sapiente Vescovo, Bossuet, sulla «eminente dignità dei poveri». E tutta la tradizione della Chiesa riconosce nei poveri il sacramento di Cristo, non certo identico alla realtà dell’Eucaristia, ma in perfetta corrispondenza analogica e mistica con essa. Del resto Gesù stesso ce lo ha detto in una solenne pagina del suo Vangelo, dove Egli proclama che ogni uomo che soffre, ogni affamato, ogni infermo, ogni disgraziato, ogni bisognoso di compassione e di aiuto, è Lui, come se Lui stesso fosse quell’infelice, secondo la misteriosa e potente sociologia evangelica (cfr. Matth. 25, 35 ss.), secondo l’umanesimo di Cristo.
Voi, Figli carissimi, siete Cristo per Noi. E Noi che abbiamo la formidabile sorte d’essere il Vicario di Cristo nel suo magistero della verità da Lui rivelata, e nel suo ministero pastorale nell’intera Chiesa cattolica, Noi Ci inchiniamo davanti a voi e vogliamo ravvisare Cristo in voi quasi redivivo e sofferente: non siamo venuti per avere le vostre filiali, e pur gradite e commoventi acclamazioni, ma siamo venuti per onorare Cristo in voi, per inchinarci perciò davanti a voi, e per dirvi che quell’amore, che tre volte Gesù risorto richiese da Pietro (cfr.Io. 21, 15 ss.), di cui Noi siamo l’umile e l’ultimo Successore, quell’amore a Lui in voi, in voi stessi lo tributiamo. Noi vi amiamo! Come Pastori, cioè come associati alla vostra indigenza e come responsabili della vostra guida, del vostro bene, della vostra salvezza. Noi vi amiamo con un’affezione preferenziale; e con Noi vi ama, ricordatelo bene, ricordatelo sempre, la santa Chiesa cattolica.
Perché Noi conosciamo le condizioni della vostra esistenza: sono per molti di voi condizioni misere, spesso inferiori al bisogno normale della vita umana. Voi ora Ci ascoltate in silenzio; ma Noi piuttosto ascoltiamo il grido che sale dalle vostre sofferenze e da quelle della maggior parte dell’umanità (cfr. Gaudium et spes, n. 88). Noi non possiamo disinteressarci di voi; Noi vogliamo essere solidali con la vostra buona causa, ch’è quella dell’umile popolo, della povera gente. Noi sappiamo come nel grande continente dell’America Latina lo sviluppo economico e sociale è stato disuguale; e mentre ha favorito coloro che lo hanno al principio promosso, ha trascurato la moltitudine delle popolazioni indigene, quasi sempre lasciate ad un ignobile livello di vita e talora duramente trattate e sfruttate. Noi sappiamo che oggi voi vi accorgete dell’inferiorità delle vostre condizioni sociali e culturali, e siete impazienti di ottenere una più giusta distribuzione dei beni economici e un migliore riconoscimento del vostro numero e del posto che vi compete nella società. E pensiamo che voi abbiate qualche conoscenza della difesa che la Chiesa ha preso delle vostre sorti; l’hanno presa i Papi, Nostri Predecessori, con le loro celebri Encicliche sociali (cfr. Mater et Magistra: A.A.S. 1961, p. 422 ss.); l’ha presa il Concilio Ecumenico (cfr. Gaudium et spes, nn. 9, 66, 71, etc.); Noi stessi abbiamo patrocinato la vostra causa nella Nostra Enciclica sul «Progresso dei Popoli».
Ma oggi la questione si è fatta grave, perché voi avete preso coscienza dei vostri bisogni e delle vostre sofferenze, e, come tanti altri nel mondo, non potete tollerare che codeste condizioni debbano sempre durare e non abbiano invece sollecito rimedio.
Allora Noi Ci domandiamo che cosa possiamo fare per voi, dopo aver tanto parlato in vostro favore. Noi non abbiamo, voi lo sapete, diretta competenza nelle cose temporali, e nemmeno abbiamo mezzi, né autorità, per intervenire praticamente nella questione. Tuttavia questo Noi vi diciamo:
1) Noi continueremo a difendere la vostra causa. Noi possiamo affermare e riaffermare i principi, dai quali poi dipendono le soluzioni pratiche. Continueremo a proclamare la vostra dignità umana e cristiana. La vostra esistenza è valore di primo grado. La vostra persona è sacra. La vostra appartenenza alla famiglia umana deve essere riconosciuta senza discriminazioni sul piano della fratellanza. Questa, se pur ammette rapporti gerarchici ed organici nel complesso sociale, deve essere effettivamente riconosciuta, sia nel campo economico, con particolare riguardo all’equa retribuzione, alla conveniente abitazione, alla istruzione di base, all’assistenza sanitaria, e sia in quello dei diritti civili e della graduale partecipazione ai benefici e alle responsabilità dell’ordine sociale.
2) Così Noi continueremo a denunciare le inique sperequazioni economiche tra ricchi e poveri; gli abusi autoritari e amministrativi a vostro danno ed a quello della collettività. Noi continueremo ad incoraggiare i propositi ed i programmi delle Autorità responsabili e degli Enti internazionali, come pure delle Nazioni benestanti, in favore delle popolazioni in via di sviluppo. Siamo lieti di sapere, a questo riguardo, che proprio in coincidenza del grande Congresso Eucaristico si stanno studiando e promovendo piani nuovi ed organici per le classi lavoratrici e specialmente per quelle rurali, per voi Campesinos! E prendiamo questa occasione per esortare tutti i Governi dell’America Latina, ed anche quelli d’altri continenti, come pure tutte le categorie dirigenti ed abbienti, a proseguire affrontando con larghezza e coraggiose prospettive le riforme necessarie per un più giusto e più efficiente assetto sociale, con progressivo vantaggio delle classi oggi meno favorite e con più equa imposizione degli oneri fiscali sulle classi più abbienti, specialmente su quelle che, possedendo estesi latifondi, non sono in grado di renderli più fecondi e redditizi, o, se lo possono, ne godono i frutti con esclusivo profitto; come pure su quelle categorie di persone, che con poca o con nessuna effettiva fatica realizzano redditi ingenti o retribuzioni cospicue.
3) E parimente continueremo a perorare la causa dei Paesi bisognosi di fraterni aiuti nei confronti dei Paesi dotati di maggiori e talora male impiegate ricchezze, affinché vogliano essere generosi di aiuti, che non ledano la dignità né la libertà dei popoli beneficati, ed affinché vogliano aprire al commercio più facili vie in favore delle Nazioni ancora prive di sufficienza economica. Da parte Nostra assisteremo, nei modi a Noi consentiti, questo sforzo per dare alla ricchezza il suo scopo primario di servizio dell’uomo, non solo su scala privata e locale, ma anche più larga, e internazionale, frenando così il suo facile godimento egoistico, o il suo impiego in spese voluttuarie, o in esagerati e pericolosi armamenti.
4) E cercheremo Noi stessi, nei limiti delle Nostre possibilità economiche, di dare l’esempio, di ravvivare cioè sempre più nella Chiesa le sue migliori tradizioni di disinteresse, di generosità, di servizio, sempre più richiamandoci a quello spirito di Povertà che il divino Maestro ci predicò, e il Concilio Ecumenico autorevolmente ci ricordò (cfr. Lumen gentium, n. 8; Gaudium et spes, n. 88).
5) Ma lasciate, Figli carissimi, che annunciamo anche a voi la beatitudine, che già vi compete; la beatitudine della Povertà evangelica. Lasciate cioè che Noi, pur sempre adoperandoci in ogni modo per alleviare le vostre pene e per procurarvi un pane più abbondante e più facile, vi ricordiamo che «non di solo pane vive l’uomo» (Matth. 4, 4), e che di altro pane, quello dell’anima, quello cioè della religione, quello della fede, quello della Parola e della Grazia divina, noi tutti abbiamo bisogno; e lasciate che per di più vi diciamo come le vostre condizioni d’umile gente sono più propizie per il regno dei cieli, cioè per i beni supremi ed eterni della vita, se sono sopportate con la pazienza e con la speranza di Cristo.
Lasciate infine che vi esortiamo a non mettere la vostra fiducia nella violenza e nella rivoluzione; ciò è contrario allo spirito cristiano, e ciò può anche ritardare, e non favorire, quell’elevazione sociale a cui legittimamente aspirate. Procurate piuttosto di assecondare le iniziative in favore della vostra istruzione, come è quella, ad esempio, dell’Azione Culturale Popolare; cercate d’essere uniti e di organizzarvi nel nome cristiano, e di rendervi capaci di modernizzare i metodi del vostro lavoro rurale; amate i vostri campi, e abbiate stima della funzione umana, economica e civile, che voi esercitate, di lavoratori della terra.
E ricevete la Nostra Benedizione Apostolica! È per voi, Campesinos di Colombia, dell’America Latina; per voi tutti, lavoratori dei campi, nel mondo intero. Scenda essa sulle vostre persone, sulle vostre famiglie, sui bambini, sui giovani, sui vecchi, sugli ammalati; scenda sulle vostre case, sulle vostre colture; scenda su quanti vi vogliono bene e vi assistono; scenda piena di consolazione e di grazie, per virtù di quel Gesù, che qui ora Noi rappresentiamo, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen
Voi, Figli carissimi, siete Cristo per Noi. E Noi che abbiamo la formidabile sorte d’essere il Vicario di Cristo nel suo magistero della verità da Lui rivelata, e nel suo ministero pastorale nell’intera Chiesa cattolica, Noi Ci inchiniamo davanti a voi e vogliamo ravvisare Cristo in voi quasi redivivo e sofferente: non siamo venuti per avere le vostre filiali, e pur gradite e commoventi acclamazioni, ma siamo venuti per onorare Cristo in voi, per inchinarci perciò davanti a voi, e per dirvi che quell’amore, che tre volte Gesù risorto richiese da Pietro (cfr.Io. 21, 15 ss.), di cui Noi siamo l’umile e l’ultimo Successore, quell’amore a Lui in voi, in voi stessi lo tributiamo. Noi vi amiamo! Come Pastori, cioè come associati alla vostra indigenza e come responsabili della vostra guida, del vostro bene, della vostra salvezza. Noi vi amiamo con un’affezione preferenziale; e con Noi vi ama, ricordatelo bene, ricordatelo sempre, la santa Chiesa cattolica.


comunità.... un dono

"La via comunitaria è uno spazio umano abitato dalla Trinità" (VC 41): attorno a questa realtà si è sviluppata la nostra giornata, tra relazioni e condivisioni di gruppo, sul Capitolo 4 della Regola.
E' nella categoria del dono che si sviluppa la vita comunitaria e sono tre verbi che segnano la dinamica essenziale per "farla carne": donare, ricevere, rendere.
La seconda giornata di Fr. André ci dona molta ricchezza; ci propone, prima di tutto la dinamica della comunità voluta da Gesù, perché il Vangelo è "nostra prima e principale regola".
Sono unidic i punti che vengono sottolineati:
*         Gesù è indubbiamente il centro della comunità apostolica
*         Nel gruppo c'è una grande diversità caratteriale tra i membri
*         Per Gesù, tutti i membri sono uguali e sono fratelli
*         Non devono improntare le relazioni sul dominio o il potere, ma sul servizio
*         Sono una comunità aperta agli altri
*         Vivono la sequela di Gesù in itineranza, con distacco, semplicità e nella condivisione
*         Sono un gruppo di testimoni al servizio dell'annuncio del Regno
*         Imparano da Gesù a pregare insieme
*         Vivono dei momenti di incomprensione e di dubbio, tra di loro e verso Gesù
*         Questa comunità ha i suoi punti deboli e i suoi membri più fragili
*         La Resurrezione segna il punto di svolta decisivo perché la comunità sarà riconvocata dal Risorto e sceglierà di fare della missione di Gesù la propria.

Il Capitolo 4 non ha proposto grandi rivoluzioni, ma ha ora un ordine differente.
Una delle prime novità introdotte è il valore missionario della comunità che è il luogo privilegiato per discernere i bisogni educativi del mondo ed è lo spazio per evangelizzare le nostre vite di Fratelli affinché la nostra umanità trovi pieno sviluppo.
Nella fede, la comunità:
*         è una mediazione della consacrazione del Fratello a Dio;
*         ascolta, medita, condivide e discerne la Parola di Dio;
*         valorizza ogni Fratello;
*         risponde progressivamente, sia come singoli che come "corpo della Società", alle chiamate di Dio;
*         vive il "comandamento nuovo" come asse centrale della propria vita.

Il Capitolo sulla vita fraterna è stato anticipato, rispetto alla Regola del 1987, ed è stato posto prima di quello della comunità apostolica.
È in questo contesto che la vita comunitaria è definita come dono di Dio che noi Fratelli riceviamo da Cristo presente tra di noi; è un dono che chiediamo nella preghiera e al quale rispondiamo mettendoci gioiosamente al servizio degli altri.
La comunità è segno profetico fragile che bisogna custodire e di cui dobbiamo prenderci cura; è un dono troppo prezioso per lasciare tutto al caso: è necessario dedicare tempo ad organizzare la vita comunitaria affinché sia di qualità e sappia coinvolgere ed ascoltare ogni Fratello anche per superare le difficoltà relazionali. La comunità è definita scuola di comunione e in questa dimensione, la comunità è presente nella Chiesa e nella società, per esser segno di fraternità.
La comunità è, per sua essenza, apostolica e deve sempre riscoprire nelle varie tappe della vita, come a contatto con differenti realtà, quale sia la propria missione anche all'interno di un'istituzione.
In questo Capitolo c'è una grande novità che ha creato molta discussione all'interno del Capitolo Generale: "Oggi il carisma lasalliano è vissuto nella Famiglia lasalliana in differenti stati di vita.


Esso ispira la creazione di nuove comunità intenzionali per partecipare alla missione e alla spiritualità lasalliane. L’Istituto è aperto a tali iniziative nelle quali riconosce il soffio dello Spirito. Spetta al Fratello Visitatore e al suo Consiglio autorizzare l’eventuale partecipazione di Fratelli a questo genere di comunità". (dalla Bozza della Regola settembre 2012)
Per conoscere alcune esperienze già presenti nell'Istituto, 4 Fratelli sono stati invitati a condividerle: Bro Ed, Distretto DENA (USA): Bro Vincent dalla Filippine (Distretto LEAD); Hno Javier dell'ARLEP (Settore VAlencia-Palma) e Fr Enrico di Scampia.
Bro Ed, visitatore ausiliario del Distretto DENA (District of East North America - www.edphelan.com) è uno dei propulsori e sostenitori dei Lasallian Volunteers (www.lasallianvolunteers.org) che da 30 anni hanno permesso a più di 650 ragazzi e ragazze di vivere in comunità con i Fratelli, impegnandosi al servizio dei poveri in uno o due anni di volontariato in varie Istituzioni Lasalliane del Nord America.
L'equipe centrale dei LV (Lasallian Volunteers) organizza giornate di orientamento e formazione ed accompagna tutto l'anno i volontari con incontri e ritiri spirituali; segue attivamente gli ex volontari affinché continuino, con altre modalità, la propria vita di fede, comunità e servizio; infatti quasi la metà degli ex volontari lavora in scuole o istituzioni lasalliane; 6 volontari sono ora Fratelli e ci sono anche alcuni che hanno sentito la chiamata al sacerdozio, mentre il 13% ha formato delle famiglie tra di loro.
Quest'anno ci sono circa 50 volontari in 23 comunità; da qualche anno ci sono 3 comunità di solo volontari perché i Fratelli hanno dovuto lasciare alcuni ministeri.
Nella sua comunità, la Bedford Park Lasallian community, che si trova nel Brox, New York, vivono 4 Fratelli e 5 volontari lasalliani (3 ragazze e 2 ragazzi; 3 volontari al secondo anno e 2 del primo,); la vita comunitaria è scandita dalla preghiera alle 6 del mattino e alle ore 19 la sera quando tutti sono di ritorno in comunità; naturalmente si prendono cura insieme della casa e dei pasti; svolgono i ministeri più vari: una insegna in una scuola elementare mentre tre svolgono il proprio ministero nella scuola superiore; due lavorano in strutture per anziani, uno in parrocchia, un altro in un centro educativo per adulti e Fr Ed nella curia del Distretto.
I volontari provengono tutti da altri Stati, hanno un titolo universitario, partecipano alla formazione assicurata dai LV e ricevono un rimborso spese mensile.
Nel mese di Agosto, quando si forma la comunità, fanno insieme il progetto comunitario che sarà verificato periodicamente durante la riunione comunitaria settimanale e i ritiri spirituali periodici.
Bro Ed ha ammesso che la presenza dei giovani in comunità rende i Fratelli sempre più giovani nel cuore, mentre i Fratelli sono un valido aiuto per far maturare profondamente i giovani.
Alla fine ha lasciato due domande all'assemblea:
La vita comunitaria é solo per i Fratelli? Quando potremo collaborare insieme affinché i Volontari Lasalliani siano un'esperienza globale e senza frontiere?
Hno Javier, che conosciamo dal 1992, grazie all'incontro dei Giovani Fratelli d'Europa di Parmenie, proviene dal Settore Valencia-Palma (ARLEP) dove ci sono 20 Associati che fanno parte integrante di alcune comunità; negli ultimi anni Hno Javier ha sempre vissuto in comunità non residenziali con gli Associati; gli Associati, che possono essere insegnanti delle Istituzioni Lasalliane o no, sono presenti nella vita della comunità per la preghiera, la riunione comunitaria, almeno una volta alla settimana, e insieme alla comunità vivono la Missione Lasalliana.

Il Fratello ha raccontato l'esperienza concreta vissuta nella comunità San Benildo: dopo un discernimento comunitario di alcune settimane, la comunità tutta, Fratelli e Associati, decise di aprire un appartamento per una comunità di autonomia a favore dei giovani che uscivano dalla casa famiglia; questa decisione ha "sconvolto" non solo la vita dei Fratelli, ma gli impegni di ciascuno dei suoi membri ed è stata possibile solo grazie all'apporto degli Associati che hanno aiutato la comunità a discerne questa chiamata di Dio a favore dei ragazzi in difficoltà.
In un certo senso, con grande rispetto e delicatezza, gli Associati  hanno ravvivato la nostra scelta vocazionale perché, a volte, noi fratelli siamo un po' "addormentati"; gli Associati sono stati uno stimolo che ha permesso a noi consacrati un piccolo "esodo" dal nostro confort ed essere aperti a nuove chiamate nella nostra missione.
La presenza degli Associati nelle comunità lo ha reso più "umano" e più vicino alle loro realtà familiari. I Laici, ma tra gli Associati del Settore vi sono anche tre sacerdoti, hanno fatto capire il loro modo di intendere e gestire, per esempio, il tempo e il lavoro; hanno illuminati i Fratelli su cosa voglia dire avere una famiglia che ha bisogno di attenzione, di cura e ciò, in molte occasioni, ha significato per i consacrati cambiare "tradizioni" e stereotipi per fare comunità con loro.
La presenza degli Associati non si riduce ad avere un orario differente o trovare nuove strutture adeguate: a Benicarlò, dove Hno Javier si trova ora, la loro presenza ha generato una comunità più aperta che ha cominciato a camminare insieme ad altri in un modo nuovo: da qualche anno si sta formando una comunità lasalliana-cristiana che si chiama "5 pani e 2 pesci" e si ritrova per pregare e/o fare eucarestia, condividere le proprie esperienze di vita e la cena e ha dei momenti di ritiro tre - quattro volte l'anno.
Hno Javier è stato in varie comunità come animatore e sempre l'esperienza con gli Associati è risultata molto positiva; tra le altre cose, aiuta a ridurre il gap generazionale che tra i Fratelli è sempre più ampio; alcuni Fratelli hanno compiuto questo cammino nuovo in modo faticoso, ma hanno saputo, poco a poco, cogliere la positività di queste nuove vocazioni lasalliane e di queste nuove forme di comunità Lasalliane al servizio della Missione Educativa.

Al termine di una giornata così ricca, l'Eucarestia è stata un momento profondo; nella sua lettera a Filemone, Paolo invita il suo corrispondente ad accogliere Onesimo come "fratello carissimo nel Signore e... come se fosse Paolo stesso" quasi ci chiedesse nuove relazioni fraterne all'interno della Famiglia Lasalliana, mentre nella Buona Notizia secondo la comunità di Matteo, Gesù afferma che il Regno di Dio è in mezzo a noi; quindi noi, con gli occhi della fede, dobbiamo scorgerlo dov'è oggi in mezzo a noi, nella novità dello Spirito e nei segni dei tempi e accoglierlo come dono per ridonarlo agli altri, affinché ci sia vita in abbondanza.

Tutti noi Fratelli, così differenti per razza, provenienza, età, cultura, cammini di vita abbiamo associato le nostre vite nella richiesta di perdono, nella lode e nell'intercessione pregando insieme malgrado le numerosissime lingue e ci siamo ritrovati insieme attorno alla mensa del pane spezzato e del vino donato per far essere "uno spazio umano abitato dal Padre che chiama, dal Figlio che ci consacra a sua immagine e dallo Spirito che invia".



Commosso, comlpito... dallo stato di abbandono dei figli di coloro che vivono ai margini

I contenuti del CIL sembrano avere il sopravvento sulla Vita, sugli incontri, sulle conversazioni e condivisioni che viviamo che sono la vera ricchezza per cui vale la pena vivere il CIL stesso.

Bro. John D'Cruz è un fratello malese di 73 anni.. è alto, magro, sempre sorridente e con molto humor, attento e rispettoso degli altri.
Dopo 17 anni come preside lasciò le famose scuole lasalliane malesi, diremmo noi paritarie, perché per lui erano impegnate più verso l'efficienza che verso le persone e il sistema non era adatto ai giovani provenienti dalle zone più marginalizzate della città che non conoscevano bene le lingua, l'inglese e o il bahasa, perché il sistema scolastico era focalizzato troppo sulle materie e non riusciva ad aiutarli  a stare al passo con gli altri.
Il suo direttore spirituale gli consigliò di "prendere tempo per stare con i poveri"; fratel John andò ad abitare in una periferia di Penang in una casa di 12 stanze dove ogni stanza era abitata da una famiglia differente e gli fu anche suggerito di non fare nulla finché non fosse stato richiesto il suo aiuto.
"E' stato importante vivere con i poveri per capire come il sistema educativo fosse più o meno rilevante per loro; quando un ragazzo tornava da scuola buttava i libri sotto il letto, che era occupato dal resto della famiglia, andava a tagliare la legna o comprare qualcosa da mangiare; finito ciò si buttava a letto, dopo aver fatto la fila per il bagno, l'unico nella casa dalle 12 stanze. Il mattino dopo tirava fuori la cartella e arrivato a scuola gli veniva chiesto: "Hai fatto i compiti?". Questa scuola non poteva andare bene per lui, per loro".
Cominciò a cercare i ragazzi più "deboli" da 5 scuole e a radunarli per aiutarli nello studio in una sorta di doposcuola; nel 1984 s'imbatté in un orfanotrofio dove tutti i ragazzi avevano problemi d'apprendimento e cominciò a far doposcuola anche a loro.
Due occasioni cambiarono la sua percezione dell'educazione: nel 1971 fu mandato in Giappone come rappresentante delle scuole secondarie della Malesia in una delegazione di 40 persone e passò un mese di formazione; un mese di lezioni frontali che gli facevano ricordare le lezioni che i ragazzi dovevano subire; un giorno durante un laboratorio/lezione incontrò un insegnante di Taiwan che gli disse: "Nel sistema scolastico, quando vuoi insegnare a John la matematica, ti chiedono di conoscere bene la matematica; ma ora ti dico che se vuoi insegnare a John la matematica, devi prima conoscere John!". Questa affermazione si conficcò nel cuore di Bro. John,
L'altra occasione provvidenziale fu durante un master in USA; ogni venerdì uno studente della classe era scelto per rispondere alle domande del gruppo; quando gli chiesero che facesse, Bro. John rispose che era il direttore di un "Learning Center", quindi gli chiesero cosa fosse un "Learning Center"; e Bro. John rispose spiegò che era un luogo educativo per coloro che avevano problemi di apprendimento (slow learner) e diede la spiegazione di chi fossero gli slow learner.
Dopo averlo ascoltato, l'insegnante del master definì Bro. John uno "slow teacher", perché quegli allievi avevano solo differenti abilità di apprendimento, non "slow" lente capacità.
Così i "Learining Center" sono dei luoghi educativi dove gli "apprendisti" sono aiutati ad imparare in modi differenti; all'interno ci sono le "Learning Station" affinché i ragazzi possano apprendere con modalità differenti; la centralità è data agli skill d'apprendimento e non alle materie.
Un bambino arriva al Centro per due ore e un quarto al giorno; nella prima ora ha l'opportunità di implementare tre skill di base (parlare, ascoltare, ricordare, compitare (spelling), leggere, scrivere, comprendere, contare, fare, disegnare);  per esempio, un “apprendista” viene mandato prima nella stanza delle manualità dove deve realizzare qualcosa di concreto: un aquilone;, passati venti minuti l'allievo andrà nella stanza della narrazione a raccontare ciò che ha fatto e l'insegnante lo aiuterà a migliorare il proprio vocabolario, con la grammatica, etc...
Successivamente andrà nella stanza della scrittura dove scriverà ciò che ha fatto e vissuto. Le tre esperienze saranno poi condivise dall'equipe educativa affinché l'educazione sei sempre olistica.
C'è un intervallo di 15 minuti e nella seconda ora ci sono 5 altri skill da usare insieme... per esempio guardare la tv e poi discuterne insieme; il Centro ospita non più di 25 alunni per volta.
In questi 29 anni i "Learning Center" sono diventati più di trenta, legati ad un network che permette a ciascun centro di custodire le proprie peculiarità, ma che assicura supervisione e formazione specifica e si interessa anche del parziale finanziamento dei progetti.
Accanto ai "Learning Center" sono sorti i "Teaching Center" non per formare maestri, ma facilitatori dell'apprendimento.

CIL... siamo una missione su questa terra

Per evidenziare l'unitarietà della nostra vita e vocazione i capitoli della Regola non sono presentati uno per uno, ma uniti, o raggruppati: oggi abbiamo cominciato ad affrontare Missione (cp. 2) e Comunità (cap. 4); la presentazione è stata affidata a fr André Jacq, visitatore emerito di Francia; per noi è stata un rincontrarsi dopo più di 20anni: fr André infatti ci accolse nel 1992 durante l'incontro europeo di giovani Fratelli e Parmenie.
Fr. André ha voluto iniziare la sua presentazione sulla Missione e la Comunità, ponendo sotto i  nostri occhi il mondo di oggi, pluarista e "in cammino", (vedi circolare 466 "Si chiameranno Fratelli" http://www.lasalle.org/wp-content/uploads/2011/07/Circular466_ITA_web.pdf) nel quale la Regola c'invita a comprendere le aspirazioni profonde delle persone e i loro contesti sociali ed ecclesiali attraverso una ricerca e un analisi attenta, sviluppando gli atteggiamenti, che sono già inizio della nostra missione, di dialogo, sempre rispettoso, di ascolto, con il desiderio d'imparare e nell'impegno della testimonianza dei valori del Vangelo e, quando è possibile, l'annuncio della Buona Notizia.
Una delle grandi novità del secondo Capitolo è la presenza di donne e uomini che hanno accolto e si sentono ispirati dal carisma lasalliano.
Fratelli e Laici sono animati dal medesimo carisma lasalliano, che è un dono dello Spirito Santo alla Chiesa, per realizzare la Missione Lasalliana che è educativa, spirituale e cristiana.
La Missione è quindi portata avanti da Fratelli e Laici insieme, ma per far ciò è necessario che ci siano luoghi partecipativi dove insieme si possa discernere il piano di Dio tenendo presenti sempre, oltre i doni personali, i segni dei tempi e dei luoghi, le sfide del Vangelo e della Chiesa, come il cammino dell'Istituto (inteso come Congregazione).
La vitalità del carisma oggi è assicurata insieme da Fratelli e Laici affinché, attraverso un'animazione, una formazione e delle strutture adeguate, ciascuno e ciascuna possa comprendere e approfondire la propria vocazione per e nella Missione Lasalliana, creando delle comunità Lasalliane intenzionali, segno di comunione perché la Missione è prima di tutto comunione e non una struttura organizzativa. La comunione tra i Fratelli infatti è sia sorgente che frutto della Missione che devono compiere.
La Missione, nella Regola, é inoltre definita come:
Testimonianza, perché anche nelle situazioni più repressive o in contesti plurireligiosi, i Fratelli, e la comunità "che è in sé stessa una profezia" (VC 85), testimoniano esplicitamente, solo con il proprio esserci, la Verità di Dio e il Vangelo; sono segni di Dio, "ministri e ambasciatori di Gesù Cristo",  e dimostrano che l'Amore di Dio è specialmente una realtà per i poveri.
Oggi, anche nelle fragilità riconosciute e assunte, i Fratelli, sempre accanto alle nostre sorelle e ai nostri fratelli in umanità e solidarietà, sono chiamati a testimoniare che Dio salva.
La Missione è al cuore della vita del Fratello, anzi è il Fratello "é una missione su questa terra" (EG 273); la vita di Gesù è stata una narrazione dell'amore di Dio e così dev'essere la nostra; le parole usate dalla Regola sono: compassione, passione, amore, salvezza, invio.
Noi partecipiamo alla passione di Dio per i poveri e vi siamo chiamati alla triplice condizione di:
*         guardare il mondo, e in particolare il mondo dei poveri, con lo sguardo di Dio;
*         confrontare le realtà osservate con il piano di salvezza che è nel cuore di Dio e misurarne la distanza;
*         accogliere di partecipare alla realizzazione del piano di salvezza divino e ridurre il più possibile le distanze.


La vita consacrata del Fratello è inseparabilmente una testimonianza dell'assoluto di Dio attraverso il dono totale di sé, dell'associazione tra Fratelli e con i Laici per il servizio educativo dei poveri e della vita fraterna vissuta in comunità.
La Missione non ha una fine e la Regola valorizza la presenza dei Fratelli avanti negli anni che per ragioni anagrafiche o fisiche non posso più essere "sul campo": motivati da fede e zelo, cercano il nuovo modo in cui esercitare il proprio ministero apostolico.
Servizio educativo e di evangelizzazione
Siamo da sempre chiamati a vivere il nostro mestiere come ministero, sia educativo che evangelizzatore, e la Regola ci invita a vivere il servizio educativo nell'accompagnare giovani ed adulti nella propria ricerca di senso e di Dio.
La dinamica dell'accompagnamento ritorna qui come parte della Missione di noi Fratelli; un altro tema che torna dalle presentazioni di Fr. Chuy dei giorni scorsi, è quello sulla nostra missione catechistica: catechisti ed evangelizzatori per rendere i "mezzi della salvezza" accessibili a tutti.
La Regola, che ha una visione sempre globale, aggiunge saggiamente e più di una volta, che l'annuncio esplicito della Buona Notizia deve avvenire quando ciò sia possibile e se sia possibile, visto che in molti contesti ciò non è immediato e/o bisogna aspettare il momento opportuno nella crescita della persona che si accompagna, ma le comunità lasalliane sono sempre invitate a ricercare vie nuove e inventive per annunciare l'amore di Dio.
Per la prima volta nella Regola appaiono i Centri d'insegnamento superiore, le Università, non solo come presenza importante all'interno del network lasalliano mondiale, ma con il preciso compito di far sì che i propri studenti siano preparati sui temi della giustizia sociale nella lotta contro ogni forma di povertà perché la Regola non poteva che porre al centro della Missione i Poveri ed esplicita chiaramente che la prima preoccupazione della Missione Educativa Lasalliana sono i bisogni educativi di coloro la cui dignità e i cui diritti fondamentali non sono riconosciuti.
La Missione Lasalliana infatti si qualifica per l'attenzione alla “Dichiarazione Internazionale dei diritti dei minori”, che quest'anno celebra 25 anni di vita.
Per rimanere fedeli al proprio carisma i Fratelli e i Lasalliani, s'impegnano per lo sviluppo integrale della persone, conformemente alla tradizione lasalliana e perciò insegnano agli alunni il senso della solidarietà e caratterizzano i propri curricula scolastici con l'attenzione alla giustizia, alla pace e all'integrità del creato.
La vitalità si manifesta nella creatività con cui vogliamo rispondere ai bisogni educativi e pastorali di coloro che sono affidati alla loro cure sia nei centri educativi esistenti che dobbiamo rinnovare e diversificare sia creando nuove opere educative al servizio dei poveri.

La Missione Lasalliana ha il fine di aprire, giovani e adulti, alla grazia di Dio e alla luce della fede perché la vita di ogni Fratello è trasfigurata dalla presenza del Signore che chiama, consacra, invia e salva.