un decalogo

un decalogo per la vita spirituale* dei Fratelli
*un vita considerata dalla prospettiva della fede.

1.        L'orizzonte della nostra missione e della nostre spiritualita' e' il disegno divino di riconciliare tutte le persone con Dio e tra di loro, in una comunione che sgorga e riflette l'amore colmo di riconciliazione della Trinita'. Questo ci impegna a vivere l'integrazione personale e la solidarieta' fraterna sia nella nostra missione che nella vita comunitaria.

2.        La caratteristica della nostra spiritualita' e' di essere una spiritualita' incarnata, relazionale e ministeriale; e' una spiritualita' della misericordia E NON delLA RICERCA DELLA purezza e della perfezione.

3.        IL fine della nostra VITA NELLO SPIRITO E' quello di diventare come GeSU' nella sua intima comunione con il Padre, NEl suo abbandono alla volontA' divina, NELla misericordia verso tutti.
   Dobbiamo entrare nello spirito e nelGLI atteggiamentI di GesU', imitandoLO SENZA LASCIARCI ATTRARRE    DALLo spirito idolatra del mondo. L'essenza della vita di GeSU' si esprime nell'Eucaristia; siamo chiamati a diventare il corpo di Cristo che riceviamo.

4.        QUESTO cammino SI PERMEA NELL'abbracciare E DISCERNERE la volonTA' di Dio nei doveri, nei bisogni e nelle sofferenze inevitabili del "momento presente". Questo E', PER NOI, il percorso spirituale dell'"abbandono a Dio".

5.        DIO si rivolge a noi negli impegni quotidiani, neLLE NECESSITA' dei nostri alunni, nelle benedizioni come nelle croci che viviamo; le risposte che diamo a queste chiamate, CI PLASMANO E FORMANO. la formazionE, allora, e' PIU' un dialogo permanente con Dio, un'attenzione piena di fede NELLA SUA PRESENZA NELla nostra vita CHe un programma ORGANIZZATO.

6.        La nostra capacitA' di cooperare con Dio e DI formarci IN QUESTO CAMMINO spirituale, dipende DALLA VOLONTA' DI coltivare lo spirito di fede nel guardare GLI inviti e le chiamate di Dio CON UNO SGUARDO DI FEDE, nel fare tutte le cose in vista di Dio, e nell'avere fiducia che DIO userA' IL momento presente per IL BENE.

7.        I mezzi e gli strumenti per sviluppare lo spirito di fede sono:
*            la Parola di Dio, letta in chiave di misericordia e nonviolenza,
*            la pratica della presenza di Dio,
*            la preghiera interiore,
*            l'esame di coscienza come momento per riconoscere la misericordia e la compassione di Dio nella nostra giornata,
*            la preghiera di semplice attenzione (contemplazione).

8.        La comunitA' E' il primo luogo in cui la grazia trinitaria di vivere in comunione come fratelli E' ricevuta, provata e vissuta; Come destinatari della misericordia e del perdono di Dio, cerchiamo di metterci a servizio uno dell'altro, di essere testimoni della misericordia e di perdonarci come Dio ci ha perdonati.

9.        L'amore colmo di riconciliazione della TrinitA' ci spinge a:
*          essere inclusivi con le persone escluse dalla pienezza di vita
*          impegnarci nell'associazione con coloro che condividono la nostra missione
*          porre la nostra fiducia nello Spirito (divina Provvidenza) per rendere il nostro lavoro/ministero proficuo, CONSCI CHE I risultati non sono nelle nostre mani.


10.     Vivere la riconciliazione con Dio ci prepara e ci IMPEGNA a lavorare per la riconciliazione nel mondo. CIO' significa costruire una socieTA' libera dalla dominazione, DALL'escluSIONE E DALLO SfruttaMENTO. "Vivere come fratelli e sorelle secondo la legge dell'amore" ci spinge ad educare alla solidarietA' e non all'interesse individualistico, alla cooperazione e non alla concorrenza.

DIO NON COLORA DENTRO LE LINEE


"Non fate alcuna differenza tra gli interessi propri del vostro stato e quelli della vostra salvezza e della vostra perfezione". La Salle

"La dissociazione, che si costata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo. Non si crei perciò un’opposizione artificiale tra le attività professionali e sociali da una parte, e la vita religiosa dall’altra". (G.S. n 43)

Questi testi, entrambi conosciuti, sono stati il "buon giorno" di bro Mike che ci ha voluto condurre al cuore della spiritualità. Dall'incarnazione del Verbo, Dio deve essere trovato in questo mondo; non abbiamo altre strade perché la scelta è stata di Dio. Noi siamo sempre alla presenza di Dio e il "Ricordiamoci" del Fondatore ci aiuta a ritornar coscienti di questa presenza, di questa realtà; troppo spesso, siamo noi gli assenti e non siamo coscienti che Dio è con noi.
"Se vogliamo entrare, in contatto con Dio in un modo umile,familiare e innamorato,
 dobbiamo coltivare la Sua Presenza" fra' Lorenzo della Risurrezione ocd (1614-1691)

Lo spirito di fede è un atteggiamento verso la realtà ed è fondato sulla convinzione che la misericordia di Dio è al lavoro in tutta la realtà e tutti gli eventi della vita, e che Dio, nella sua Provvidenza, conduce il mondo verso la completezza, la libertà e la riconciliazione. Questa convinzione è radicata nell'esperienza personale della misericordia di Dio che opera nel caos delle nostre vite. Nelle nostre
vite, come in quelle di coloro che serviamo, troviamo che Dio non rispetta i confini che i teologi morali mettono tra ciò che è un comportamento accettabile e uno che non lo è. Situazioni che la Chiesa può giudicare come "oggettivamente disordinate", diventano spesso il contesto e anche il mezzo attraverso il quale le persone incontrano la grazia e la guarigione. Si tratta di riconoscere che Dio opera con tutto ciò che è lì e attraverso ciò, per condurre l'umanità.
Dio incontra la gente dove è. Così, alcune tragedie personali spesso portano a una profondità colma di maturità e di compassione che non si sarebbe mai raggiunta in altro modo, e che anche il nostro peccato può diventare "felix culpa" che ci porta alla maturità nella fede. Nel campo dell'esperienza umana, il peccato e la grazia, il sacro e il profano, il grano e la zizzania, crescono insieme e non possono essere separati. "Dio non è pulito", ma è sempre al lavoro anche al di là dei confini. A differenza dei nostri migliori bambini, Dio non colora dentro le linee.

"Vedere con gli occhi della fede" è essere attenti ai modi in cui Dio ci invita a partecipare alla Sua opera nella nostra vita quotidiana, in modo molto ordinario e, a volte, disordinato.
Non dobbiamo aspettare qualche grande opportunità, gli inviti di Dio in genere arrivano attraverso i compiti della routine, i bisogni insoddisfatti degli altri e le croci inevitabili che possono essere sostenute solo nella fede e nella speranza. Ciò che Dio desidera da noi è che abbracciamo disinteressatamente la sua volontà nel momento presente, senza un eccessivo attaccamento ai risultati. Questo è ciò di cui il Fondatore parla quando ci spinge a una spiritualità profondamente biblica che si può riassumere in: "fare tutte le cose in vista di Dio", ovvero "sia fatta la tua volontà".

"Dio ti viene incontro vestito della tua vita" Paula D'Arcy



"Attribuire tutto a Dio": possiamo interpretare le parole del Fondatore nel senso che non vi è alcuna situazione dalla quale Dio sia assente e di conseguenza nessuna situazione è senza una possibilità salvifica. Attribuire tutto a Dio vuol dire fidarsi, perché nonostante le apparenze, la potenza salvificadi Dio è al lavoro anche nelle tragedie della vita, nelle circostanze peggiori. Significa riconoscere che quello che sembra un fallimento può effettivamente essere un mezzo di redenzione, se abbracciato nella fede, speranza e carità. Ciò che ci è richiesto non è il successo, ma che volentieri abbracciamo il momento presente con tutte le sue ambiguità, possibilità e limiti, lavorando con fede e speranza.
Questo ci permette di lavorare con serenità, sapendo che i risultati non sono in ultima analisi nelle nostre mani.

"L'unica regola è il momento presente" (Jean-Pierre de Caussade sj)

Se vogliamo controllare gli eventi, è perché temiamo tutto ciò che minaccia la nostra sicurezza, la stima e il potere. Ma la realtà non sipiega al nostro desiderio e così noi diventiamo ansiosi, arrabbiati e risentiti quando troviamo ostacolati nel perseguire i nostri desideri "presi in prestito". Gli attacchi alla sicurezza, al potere e alla stima, lungi dal renderci più forti, ci fanno emotivamente fragili e ci privano della libertà spirituale di cui abbiamo bisogno "per andare ovunque siamo inviati e per fare tutto ciò che è necessario".
Abbracciare la  volontà di Dio nel momento presente, richiede di lasciar andare i desideri personali, di andare oltre le nostre zone di comfort e di morire a noi stessi per arrenderci alla Provvidenza di Dio. Abbracciare la volontà di Dio è possibile solo grazie alla fiducia nella fedeltà di Dio perché "tutto concorre al bene di coloro che amano Dio" (Rm 8,28).

Il processo di formazione si svolge attraverso tutta la vita e non è sinonimo di un qualsiasi programma formalmente istituito. Dal punto di vista del Capitolo sulla formazione, le nostre vite sono un costante dialogo con un Dio che si rivolge a noi attraverso i bisogni e le esigenze del momento presente; Dio ci chiama ad amare e alla libertà. I momenti di crisi personale sono forse le più importanti esperienze formative, perché è in queste occasioni che diventiamo più consapevoli dell'invito di Dio a lasciar andare gli oggetti, le idee, l'ego su cui abbiamo finora fondato la nostra identità, per affidarci completamente a lui. Tali esperienze sono le "notti oscure" che ci purificheranno dalle nostre dipendenze malsane e ci porteranno a trovare la nostra vera fonte della vita in Dio. L'obiettivo della formazione è la libertà spirituale: attraverso la grazia della Spirito, dobbiamo decidere che persona vogliamo essere.
La crisi è inevitabile, come afferma la psicologia e anche la vita di La Salle ci narra. Passiamo i nostri primi vita a costruire la nostra identità e ciò è essenziale per sfamare i nostri bisogni emotivi di sicurezza, di stima e di controllo. Ma l'evanescenza delle realtà terrene e l'imprevedibilità della vita cospirano sempre contro di noi; i beni finiti non sono stati pensati per soddisfare i nostri desideri più profondi.

Quando cadiamo, come ognuno di noi ne ha fatto esperienza, abbiamo bisogno di vedere nella fede che anche questa è grazia di Dio che ci conduce alla consapevolezza che la nostra vera identità non è in definitiva qualcosa che forgiamo con i nostri sforzi e successi, ma piuttosto un dono che in umiltà riceviamo da Lui. In definitiva, la verità di ciò che siamo è nascosto nell'amore e nella misericordia di Dio. È accettando il dono immeritato dell'amore di Dio nella nostra vita che sembra fallita, che sperimentiamo la nostra vera identità di figli prediletti di Dio.


Per iniziare a parlare della spiritualità che è alla radici della nuova Regola, Bro Mike Valenzuela, un fratello filippino, ci ha "gettati" nel mondo di oggi... oggi solo 85 persone possiedono quanto 3 miliardi e mezzo di persone nel mondo, e 100 persone con i propri avere potrebbero risolvere 4 volte la povertà del mondo...
Ogni spiritualità si radica nell'esperienza umana vissuta, sulla comprensione del mondo; la Gaudium et Spes al n 24 dice: "Iddio, che ha cura paterna di tutti, ha voluto che tutti gli uomini formassero una sola famiglia e si trattassero tra loro come fratelli. Tutti, infatti, creati ad immagine di Dio «che da un solo uomo ha prodotto l'intero genere umano affinché popolasse tutta la terra » (At17,26), sono chiamati al medesimo fine, che è Dio stesso. Perciò l'amor di Dio e del prossimo è il primo e più grande comandamento..."

Questa visione del piano di Dio è anche la nostra, ma a volte la comprensione che abbiamo del "piano di Dio" o "l'opera di Dio" è superficiale; "l'Opera di Dio" non è qualsiasi ministero che compio, ma è in riferimento alla natura di ciò che Dio sta effettivamente facendo nel mondo.
Prima di tutto la natura della "SALVEZZA" è inevitabilmente sociale e comunitaria. Noi non siamo salvati a dispetto dei nostri rapporti interpersonali, ma in e attraverso di loro.
La salvezza non è mai un individualista; il nostro modo di stare con gli altri e per gli altri deve essere un riflesso della comunione delle persone divine nella Trinità, una unità che coinvolge il sincero dono di sé da parte di tutti. La grande sfida spirituale è diventare persone capaci di vivere come fratelli e sorelle secondo la legge dell'amore.
Per continuare a illustrarci la teologia che soggiace alla Regola, Fratel Michael ha fatto riferimento al pensiero di René Girard, un pensatore francese, per tre motivi: 1) il suo lavoro ha un grande potere esplicativo per dare senso al comportamento degli individui e delle comunità; 2) il suo lavoro si concentra sul ruolo della violenza nella nascita e nella conservazione della cultura, ma la sua preoccupazione è la promozione della comunione autentica, che è uno dei temi principali teologica nella Regola; 3) Girard vuole dimostrare l'importanza di Gesù e il suo messaggio per il mondo laico; il suo lavoro è pari a una sofisticata forma di apologetica cristiana, che inizia con il razionalismo delle scienze sociali e passa alla fede cristiana.

Il "desiderio mimetico" ci conduce alla rivalità
La "Mimesis" è la tendenza conscia e inconscia dell'uomo di imitare l'un l'altro. Girard sottolinea che l'imitazione di esseri umani si estende alla sfera del desiderio. "Gli esseri umani imparano cosa desiderare prendendo altre persone come modelli da imitare", ovvero bramiamo principalmente ciò che l'altro possiede o desidera non perché troviamo ciò desiderabile in sé, ma per l'importanza e il potere di cui questo oggetto è investito dagli coloro che consideriamo dei modelli.
Nella dottrina cristiana, ciò equivale all'idolatria - un allontanarsi da Dio verso le cose di questo mondo, per porre in esse la nostra identità, la sicurezza, la stima e il potere. Il "desiderio mimetico" ri-plasma gli altri come rivali: per raggiungere contemporaneamente lo stesso oggetto, l'altro cessa di essere un potenziale fratello, diventando invece un ostacolo alla nostra realizzazione, e tutto ciò ci disumanizza.

Il meccanismo del "capro espiatorio" e la nascita delle civiltà.  
La violenza, che nasce da rivalità mimetica, è contagiosa. Se i rapporti umani sono così instabili e pieni di pericoli, come ha fatto la civiltà a svilupparsi così tanto? Girard richiama l'attenzione al meccanismo del capro espiatorio. Quando le tensioni e i conflitti provocati dalla rivalità mimetica diventano ingestibili, i rivali si uniscono proiettando la colpa su un terzo che deve poi essere cacciato e ucciso "per il bene di molti"; tutto ciò è una medicina potente per i disordini sociali, perché dissipano le tensioni sociali e inaugurano una fragile pace. La classe dominante può creare così i tabù

e le leggi per reprimere il tipo di comportamento che crea rivalità o che porta alla rottura dell'ordine. I codici morali servono per differenziare i puri dagli impuri, i santi dai peccatori, i buoni e gli emarginati. La combinazione dell'oppressione politica, dello sfruttamento economico e dell'uso della religione per legittimare un ordine sociale strutturalmente violento, crea delle civiltà apparentemente stabili. Le persone formate nella rivalità non possono immaginare un modo di essere con gli altri che non comporti il confronto, la concorrenza e il dominio. Gesù invece ci offre un modo di vivere in pace autentica, questa è la rivelazione del Regno in cui siamo tutti fratelli e sorelle.

La pace di Cristo
Per Gesù, la via per la pace nasce dall'imitazione di Dio. "Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano in modo che siate figli del Padre vostro celeste; Egli fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sopra i giusti e ingiusti (Mt 5: 44-5).
Purtroppo, Dio per molte persone è la proiezione della coscienza plasmata dalla rivalità: il loro Dio è un Dio che retribuisce il puro e non Dio che ama tutti con compassione, un Dio che valorizza l'obbedienza alle leggi invece che la creatività dell'amore, un Dio che premia i giusti e scaccia il peccatore, insomma un Dio a propria immagine e somiglianza. Il ministero di Gesù ha voluto  sovvertire questa comprensione convenzionale di Dio per consentire alle persone di incontrare Dio come veramente è, un Dio di gratuità, di misericordia e di perdono, in cui non vi è alcuna esclusione o violenza. Per questo Gesù racconta storie di figli prodighi e dei loro padri imprudentemente amorevoli, di pastori che abbandonano interi greggi pur di salvare una sola pecorella smarrita. Gesù insegna ai suoi seguaci di rivolgersi a Dio con la inaudita intimità di un bambino che parla a un padre che sempre lo ama e mostra la misericordia di Dio attraverso una profonda comunione con gli emarginati del potere religioso e sociale fino all'estremo: perdonare coloro che lo crocifiggono. Per Girard, la croce simbolizza l'incontro definitivo tra la ribellione umana e la misericordia divina, il luogo in cui il rifiuto violento di Dio che l'umanità ha, viene assorbito e permanentemente disarmato dal perdono del Padre. Si tratta di un momento di rivelazione che ribalta completamente ogni immagine di Dio, ogni credo religioso precedente.

Per Girard, "la risurrezione non è solo un miracolo, una trasgressione prodigiosa delle leggi naturali. È il segno spettacolare dell'ingresso nel mondo di un potere superiore al contagio violento". Risuscitando Gesù, Dio strappò il velo del mito che l'aveva avvolto fino ad allora, distruggendo il meccanismo, religiosamente legittimo, del capro espiatorio. La risurrezione non è solo vendetta del Padre per la vita e per l'insegnamento di Gesù, è allo stesso tempo il giudizio del Padre sull'ordine sociale che lo ha messo a morte. Dalla resurrezione in poi, la gente lentamente ha cominciato a capire che Dio non ha nulla a che fare con la condanna, le punizioni, la violenza o il rifiuto - tutte queste sono attività umane. Dio non gioca a questo gioco. Come dice Paolo, "Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi" (Rom 5,8). Ciò equivale a una rivoluzione nella comprensione di Dio.
L'amore di Dio non esclude nessuno. Dio ama i poveri e gli emarginati e prende la loro parte contro l'ordine sociale che li esclude e li uccide.
Dio vuole abolire ogni forma di discriminazione e di esclusione affinché si viva come fratelli e sorelle nel suo tenero abbraccio.
Pietro ha questa intuizione in "Voi ben sapete che è contro la nostra legge che un Giudeo abbia relazioni con uno straniero, e che entri in casa sua. Ma Dio mi ha insegnato a non considerare nessuno impuro o profano" (At 10, 28). Il piano di Dio è di realizzare una solidarietà universale in cui nessuno è giudicato profano o immondo.

Una santità alternativa
Pentirsi non è la semplice questione di confessare e di rinunciare ai peccati personali; si tratta di esporre e di offrire costantemente il nostro cuore che soffre d'idolatria, alla luce della misericordia e del perdono di Dio, affinché noi possiamo essere ricreati a immagine e somiglianza divina e diventare specchio per gli altri  della misericordia e del perdono che abbiamo ricevuto. Il teologo James Danaher  scrive: "Dio vuole che diventiamo come lui nel perdono, ma ciò può succedere solo dopo che abbiamo preso coscienza che dobbiamo sempre ricevere molto più perdono... L'intenzione della Vangelo non è di farci "oggetti senza peccato dell'amore di Dio", ma "piuttosto gli agenti del perdono di Dio".
Il perdono è un atteggiamento permanente verso gli altri, è la persistenza dell'amore e della misericordia di fronte a difetti umani, ai fallimenti e ai tradimenti. Questo significa che la santità non è prima di tutto essere puri e incontaminati, ma si esprime più pienamente nella nostra capacità di abbracciare i perdenti, di includere gli esclusi, di amare i nemici, di subire il male piuttosto che ricambiarlo, di ricevere e trasmettere la misericordia che solo coloro che sanno di essere poveri e peccatori possono veramente apprezzare. Questa è la santità alternativa che costruisce la comunione e la comunità in un mondo violento e competitivo. L'insegnamento di Gesù, soprattutto nel discorso della montagna, è proprio su come passare da una vita idolatra e competitiva con inclinazioni violente alla una vera pace basata sulla imitazione di Dio.

Papa Francesco simboleggia cosa significhi imitare Dio che non esclude quando, per esempio, il giovedì santo ha lavato i piedi a dei minorenni, anche a ragazze e mussulmani, nel Riformatorio di Casal del Marmo, a dispetto della rubrica liturgica e il protocollo ecclesiale. L'azione del Papa diventa una sorprendentemente chiara proclamazione del Vangelo dell'inclusione: la Chiesa non è comunità di puri e di senza macchia, ma è la raccolta di figli e figlie prodighi, di peccatori che sono stati così profondamente abbracciati dalla misericordia divina, che si trasformano in quella stessa compassione per gli altri. Questo è esattamente ciò che il Papa Francesco disse ai suoi intervistatori quando gli chiesero chi fosse il nuovo Papa: "un peccatore che Dio ha guardato (con amore)". Altrettanto eloquente è la sua risposta ai giornalisti sulla questione degli omosessuali: "Chi sono io per giudicare?"

Chiaramente la lotta verso una vera comunione e la solidarietà ha sia una dimensione teologica che  una sociale. Quando accogliamo e viviamo la misericordia gratuita di Dio e il suo perdono, veniamo a desiderare ciò che Dio vuole: che tutte le persone siano amate a prescindere da qualsiasi considerazione di merito morale e spirituale. Amare come Dio ama, fino al punto di dare la vita per coloro che ci rifiutano; così creiamo la possibilità della fraternità universale di cui Gaudium et Spes parla.

LA SPIRITUALITÀ E LA NUOVA REGOLA

Il Fondamento trinitario dell'Associazione per il servizio educativo dei Poveri
La teologia su cui è fondata la nuova Regola è quella della comunione: il Padre, il Figlio e lo Spirito sono UNO, una solidarietà universale basata sul reciproco amore oblativo. La comunità è una creazione della Trinità stessa, un'unità in cui non c'è rivalità, esclusione, violenza o dominio. Ciò che caratterizza le relazioni tra le persone all'interno della Trinità sono l'uguaglianza, l'unità nella diversità, il reciproco dono di sé nell'amore, l'interdipendenza, la collaborazione e l'inclusività.
Leonardo Boff trae implicazioni sociali di questo: "La Trinità intesa in termini umani come comunione di Persone, pone le fondamenta per una società di fratelli e sorelle, di uguali, in cui il dialogo e il consenso sono i fondamenti costitutivi della convivenza sia nel mondo che nella Chiesa".



La nostra vita religiosa e il nostro ministero devono essere visti in relazione a ciò che Dio sta facendo nel mondo. La nostra associazione, non è un'invenzione puramente umana, ha origine nell'attività del Padre, del Figlio e dello Spirito che cercano di attirare tutta l'umanità in una comunione d'amore. Per questo motivo, il dinamismo dell'Associazione non deve essere inteso in modo esclusivo o introspettivo, ma come a spirale verso l'esterno per attirare tutti e tutte coloro che cercano la partecipazione alla missione lasalliana.
In un mondo segnato dal peccato e dalla violenza, l'amore trinitario assume la forma di misericordia che libera, guarisce, e riconcilia. La nostra vita religiosa nasce da ciò ed è sostenuta dalla comune esperienza della misericordia di Dio che ci abbraccia, un'esperienza liberatrice che guarisce e unisce. che ci invita a vivere come segni, come testimoni e servitori della volontà divina nel mondo.

La dinamica del peccato e della salvezza
La radice del problema che la spiritualità deve affrontare, è la direzione del desiderio mimetico verso le cose di questa terra, o piuttosto verso Dio. Il desiderio mimetico non è male in sé, è un meccanismo per l'apprendimento. Ma nel mondo, il desiderio mimetico tende a concentrarsi su beni finiti, sul prestigio, il potere e il piacere come fonti di appagamento.
Tutto ciò ci attira a competere con loro nella negazione della volontà di Dio, senza vivere come fratelli e sorelle, co-responsabili gli uni degli altri; vediamo infatti un consumismo rampante, una distribuzione radicalmente iniqua della ricchezza e delle risorse, sistemi di dominio che privilegiano i pochi e opprimono e sfruttano le moltitudini. La salvezza implica necessariamente una riconciliazione che è sia "verticale" (teologica) e "orizzontale" (sociale).

Se il nostro desiderio mimetico si dirige verso l'imitazione di un Dio che è totalmente gratuito in un perenne dono di sé, impariamo un nuovo modo di stare al mondo che sostituisce la rivalità con la solidarietà, il dominio con il servizio, la discriminazione con l'accettazione e la violenza con il perdono. Questo ci spinge a creare modi di vivere in comunità che sono collaborativi, inclusivi, rispettosi della dignità e del valore incondizionato di ogni persona come un figlio/a prediletto/a di Dio e l'implicazione di pensare le nostre scuole come "segni e strumenti del Regno di Dio."

L'imitazione di Dio non è un tema estraneo alla nostra tradizione: "Dovete imitare Dio, quel Dio che ha sempre prediletto le anime che ha creato e che, vedendole immerse nel peccato... mosso dallo zelo e dall’affetto che ha sempre avuto per esse, si è impegnato a mandare il suo unico Figlio per liberarle da quella fastidiosa situazione... È necessario imitare Dio stesso in una certa misura, perché Egli ha tanto amato le anime che ha creato che quando ha visto coinvolgerli nel peccato e incapaci di liberarsi, il suo zelo e il desiderio per la loro salvezza lo ha portato a inviare il proprio Figlio per salvarli dalla loro misera condizione. (MTR 201, 3)


Fr.Michel Sauvage commentando questo passaggio ci dice: "Mi sembra che sia da qui che tutto è cominciato, o meglio è da qui che l'impulso del servizio educativo ai Poveri deve incessantemente rafforzare il suo dinamismo e rinnovare la fiducia in sé stesso. Ciò che ha fondato l'Istituto dopo l'esperienza vissuta da La Salle, ciò che lo fonda ancora ogni giorno in modo sicuro ed efficace, è l'amore di Dio in Gesù Cristo, che ha le sue origini nella Trinità. . . Quando "tutto è compiuto", è la Croce di Cristo, che manifesta non solo ciò che è l'amore di Dio per gli uomini, ma come l'Amore sia vissuto all'interno della Trinità, vale a dire, come fonte di ogni amore. . . Considero volentieri questa contemplazione d'amore nel cuore di un Dio aperto a sofferenza umana, presente nella preghiera mentale e nella spiritualità lasalliana, come l'equivalente del "fondamento" degli esercizi spirituali di Sant'Ignazio. In ogni caso, da questa contemplazione fondamentale del cuore di Dio, lo zelo spirituale ed apostolico germoglierà e scaturirà dal cuore di ogni fratello, assumendo una forma molto reale nell'esercizio del suo umile ministero educativo dei Poveri".

Quando una collina... non è solo una collina

Il calore del pane e il sapore del sorriso, il rumore della terra ed il gusto del gioco dei bambini, il silenzio del lavoro e il canto della fraternità... la "Collina dei Barbagianni"... Marina, Beatrice, Paola, Moussa, Enrico, Giuseppe, Andrea, Carlo, Dario e Marta (che non ho ancora conosciuto)... 9 bambini: Lorenzo, Alma, Cucco, Anna, Giovanni, Pietro + 4...  nuove amiche ed amici... non c'è nulla di impostato, non c'è niente di forzato... sei a casa... trovi una sedia, un piatto, un bambino che ti chiede guardandoti dritto negli occhi chi tu sia, con la curiosità e il sorriso dell'amicizia... c'è un casa aperta dove non ha posto l'ideologia... c'è la terra che produce perché è cullata dal lavoro di tutti, malgrado le cavolaie... c'è la mistica della tavola, la stessa che viveva Gesù... gli occhi di tutti risplendono di responsabilità, una responsabilità libera che illumina ogni scelta, la cui dolcezza veglia su tutto... tutto ha un ordine... la paglia che sta germinando nuovamente e fa da cuscino naturale... le pigne con cui giocano i cani... i veicoli con cui i bambini scorazzano contenti... l'ordine della condivisione, dell'essere e non del possedere... sembra che non ci sia nulla di personale, nulla a cui sia attaccato il cuore di questi amici e amiche, niente se non la gioia dell'essere uno, di essere casa insieme, una casa dove dalle porte e dalle finestre spalancate entrano e escono, danzando leggeri, i sogni affinché trovino radici, spazio e concretezza su questa collina, pronti e germogliare... qui, ma soprattutto altrove.
Sono 4 famiglie, un single e un ragazzo accolto al termine di un percorso in casa famiglia =10 adulti + 9 piccoli... 6 appartamenti che sono collegati tra loro dal filo dell'esserci: ci sono, voglio essere il meglio che posso per se stessi e per gli altri, per la terra e perché ci sia più bellezza in uno spazio per tutti e tutte... uno spazio tenero, in cui ci si possa accomodare e far accomodare...
Gli stipendi di tutti sono condivisi: ogni famiglia mette su un conto unico il frutto del proprio lavoro e poi riceve, secondo un budget preventivo, ciò che serve alla propria vita... le scelte della comunità sono fatte insieme e c'è un responsabile che in questo momento è Bea... la comunità è aperta... si fanno incontri... oggi c'era un gruppo di autocostruzione di case di paglia e terra, ma non saprei spiegare come ciò succeda.. la comunità non fa, è... e senti che è sulla strada... senti la gioia di stare insieme, del vivere attivamente, del camminare mano nella mano, con le braccia spalancate per abbracciare... la comunità è lì... se vuoi bussi, anzi apri il cancello e entri perché, credo che sempre ti aspettino... alla "Collina" si condivide e basta... è come una radura, una radura di desiderio di relazioni, d'incontro, di accoglienza; non per nulla due piccoli edifici abbandonati saranno trasformati in uno spazio di accoglienza per mamme con bambini che vivono una difficoltà... ognuno è attivo, ognuno è e per ciò costruisce la comunità, può "fiorire" qui sulla Collina...  Enrico e Andrea hanno lavorato manualmente nel pomeriggio... Dario e Paola sono stati a chiacchierare con me... Bea si è resa disponibile per tagliare i capelli a Carlo, Giuseppe... Marina era fuori per un impegno... altre amiche erano venuti con i propri figlie per far giocare i figli insieme... i bambini e le bambine sembrano figli della Vita stessa... non sono possesso, ma sono dono... per chi li vuole coccolare, per chi vuole farsi coccolare da loro... sono dono per te e per gli altri... i piccoli scorazzano liberi con legni, giochi, attrezzi, biciclette.

È sabato e la ferialità è piena di festa... il cielo azzurro è cesellato di nuvolette bianche... uno stormo di uccelli balla nel cielo... sento "il sussurro di un soffio leggero"... qui non c'è nulla di straordinario... c'è la bellezza della verità di una scelta fatta che si rinnova ogni giorno, ogni volta che si stringe la mano del nuovo amico o amica che arriva... ci sono famiglie e c'è una comunità, ci sono pluralità e c'è un'unità... ci sono storie e c'è la Buona Notizia... Parole di uomini e donne... Parola silenziosa ricamata dallo Spirito nel cuore di queste amiche e amici... Parola del Signore... Rendiamo grazie a Dio.

PELLEGRINI A SCAMPIA

Come pellegrini un gruppo di Fratelli del CIL sono passati per Scampia, per conoscere la comunità e CasArcobaleno, per vivere l'eucarestia con la comunità di S. Maria della Speranza... "per rendere grazie e crescere nella speranza per l'effettiva presenza dei Fratelli tra le persone Povere ed emarginate" (156 Regola 2014).
Un arietta soleggiata, ma fresca, li ha accolti... uomini di ogni lingua, popolo e nazione...
Come pellegrini scalzi... il rito d'accoglienza ha posto tutti i Fratelli di fronte al "roveto ardente" che è Scampia, con la sua storia, le sue ferite, le sue lacrime, le grida che sono arrivate fino al cielo... ma anche spazio del e per la Parola di Dio così evidente... Beati i poveri... Beati gli afflitti... Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia... Beati i puri di cuore... l'avete fatto a ME... lo sporcarsi le mani ha ricordato l'evidenza della "terra di Dio" su cui camminavano ora... o sempre, in ognuno dei luoghi... Giappone, Colombia, USA, Congo, Benin, Rwanda, Messico, Haiti, Sri Lanka, Bolivia, Spagna, Filippine, Camerun... in cui "rendono visibile al mondo, diviso da mille motivi,che la fraternità è possibile, e che è evidente l’amore gratuito ed incondizionato di Dio, di un Dio Trinità che non è altro che amore"... e ha permesso a ciascuno di scendere e di radicarsi un po', per qualche ora, a Scampia.
Come pellegrini del Risorto hanno camminato sulle nostre strade, tra CasArcobaleno e la Rettoria, e sono stati accolti dalla comunità che celebra l'Eucaristia, grazie a Fabrizio sj: tutte e tutti uniti attorno alla mensa del Signore come comunità che ha vissuto la Parola e lo spezzare il pane durante la settimana passata e che desidera ardentemente ritrovarsi per raccontare le "grandi cose ha fatto il Signore per noi"... le meraviglie vissute, viste, ricevute e che è sempre pronta ad accogliere altri e altre perché sono sempre un dono... ad ascoltare la Parola e condividere Pane e Vino perché ci sia vita in abbondanza...
Come pellegrini riconoscenti alla Provvidenza, hanno mangiato insieme, grati del buon pranzo cucinato da Stefania... in compagnia dei fratelli e sorelle, Bruno, Raffaele, Edoarda e Fidelma... con Carmela, Fabio e Ludovica che fanno casa, gioiscono e lavorano nello spazio lasalliano, educativo e colorato, di Scampia.
Come pellegrini in salita... 10 piani a piedi!!! Qualcuno ha detto che Scampia deve esser la comunità che abita più in alto dell'Istituto... sono giunti per vedere la comunità fsc, approfondire il significato dello stare, dell'essere una presenza tra e con le persone di Scampia...
Come pellegrini grati e riconoscenti hanno condiviso...
"Ho amato ciò che ho visto: la comunità, le persone, il cibo, la terra, l'eucarestia, i vostri progetti educativi..."
"Ho capito che io, noi, nella mia realtà africana, siamo lontani dai poveri"
"Ogni Provincia dell'Istituto dovrebbe avere una presenza come la vostra, per ricordare la centralità dei Poveri"
"È stato un giorno stupendo! La presenza delle suore la rende un'opera intercongregazionale nella periferia... ho vissuto un grande senso di accoglienza... La mamma che ha cucinato per noi... tutti i dettagli della giornata... mi hanno fatto pensare a come siamo noi nel servizio degli altri... giornata interessante che mi ha fatto sorgere molte domande".

"La più bella giornata del CIL... c'era vita!
 

La validità di un impegno..


20 novembre 1989 - 21 novembre 1691

È sicuramente una coincidenza che il 20 novembre si celebri la Giornata Internazionale dei Diritti dei Bambini, ovvero quando fu promulgata dall'ONU nel 1989, e che il 21 noi Fratelli e Lasalliani celebriamo il voto eroico, quando nel 1691 in segreto La Salle e due Fratelli, fr. Gabriel (prima fratello che giunse in Italia nel 1702) e fr. Nicolas, si presero l'impegno davanti a Dio di far di tutto per stabilire la "Società delle scuole cristiane" che sembravano a rischio di chiusura.

Guardando la situazione dei bambini nel Mondo, Dio, il Papà/Mamma dei cieli, non può restare indifferente... "Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo... ho udito il suo grido... conosco infatti le sue sofferenze.  Sono sceso per liberarlo... per farlo uscire.... Ora dunque il grido... è arrivato fino a me e io stesso ho visto l'oppressione... Ora va'! Io ti mando..." (ES 3, 7-10) e poiché Dio è Amore... è un Dio missionario, un Dio che esce, che va, che cerca relazione, un Dio che riversa amore... e vuole, quindi, porre rimedio alle ingiustizie: "Dio, non solo vuole che tutti gli uomini arrivino alla conoscenza della verità, vuole anche che tutti siano salvi1. Non potrebbe però volerlo seriamente, se non desse loro i mezzi: nel nostro caso, senza dare ai fanciulli, insegnanti che possano attuare, nel loro interesse, il piano divino." (La Salle MTR 193.3)

Un solo dato: nel 2013 nel mondo solo il 72% dei neonati viene registrato alla nascita... (3 bambini su 10 non vengono registrati... quasi non esistono)

31.000 ragazzi e ragazze non hanno terminato l'anno scolastico nella scuola secondaria di primo grado in Italia (dati 2006-2007 Interruzioni formalizzate, abbandoni e mancate validità)

Messi di fronte alla situazione dei bambini oggi nel mondo e dell'educazione in Italia, noi Lasalliane e Lasalliani, non possiamo non rispondervi... il voto eroico, con quell'espressione così radicale e intensa che a noi oggi sembrerà un po' naif, "fino al punto di dovere essere costretti a chiedere l’elemosina e a vivere di solo pane" vuole spingerci ad impegnarci con una dedizione totale con tutte le nostre forze fisiche e spirituali, con fantasia e creatività... per la salvezza di ogni bambino e bambina, di ogni giovane... "la salvezza" è il loro benessere psicofisico, la loro educazione integrale, permetter loro una crescita sana e graduale, è far conoscere a ciascuno i propri talenti ed abilità e fargliele sviluppare con libertà e creatività, è accompagnarli affinché abbiano sempre stima di se stessi/e e, soprattutto, permettergli di fare esperienza che sono amati... già qui sulla terra e da Dio, Amore incondizionato e perenne, "un amore forte più della morte", ma anche aiutarli a comprendere che hanno la responsabilità di amare gli altri e rendere il mondo sempre migliore per tutti, specialmente per i più vulnerabili.

20 Novembre - 21 Novembre...
una coincidenza che ci impegna a vivere
con entusiasmo e audacia la nostra vocazione lasalliana

Il mondo è più giovane che mai

Secondo il rapporto The State of World Population 2014 presentato ieri all’Onu, sul pianeta ci sono più ragazzi oggi che in qualsiasi altro momento nella storia dell’umanità: 1,8 miliardi di persone hanno infatti un’età compresa tra i 10 e i 24 anni. In generale, nei trentatré Paesi più poveri del mondo, quasi un terzo della popolazione ha un’età compresa tra i 10 e i 24 anni, mentre in quelli più ricchi la quota è del 17 per cento. Grandi le potenzialità di sviluppo per i Paesi con popolazione giovane. Il dossier afferma infatti che se le Nazioni dell’Africa sub-sahariana seguiranno l’esperienza dell’Asia orientale, facendo i giusti investimenti sui giovani, nella regione si potrebbe realizzare un notevole progresso anche nel reddito pro capite.

20 novembre 1989 - 20 novembre 2014


I bambini e i giovani sono oggi i nostri maestri e domani i nostri giudici.

25 anni di Convenzione Internazionale dei Diritti dei minori

Martedì...


Bro BiIl ha ricordato che Bro John Johnston, quand'era ancora vicario generale, durante uno dei corsi di formazione per i visitatori USA, propose come simbolo per capire l'unità e l'integrazione necessaria degli elementi costitutivi della nostra vocazione, l'immagine del caleidoscopio: questo tubo "magico" combina i pezzi di vetro colorato in forme geometriche belle, trasparenti e anche complesse a seconda di come venga girato... un modo colorato per ricordare il nostro ex superiore generale... i colori ci sono sempre tutti, ma con sfumature e disegni differenti; la Regola desidera fare ciò senza mai farci perdere di vista l'integrazione che dobbiamo compiere e l'unita, che è bellezza, richiesta dalla nostra, personale e comunitaria, vocazione apostolica.
Ci ha invitato a scoprire e a "tessere" a nostra volta i vari fili che insieme formano il grande arazzo che è la nuova Regola.
Siamo stati condotti in una nuova lettura del Capitolo 4, "La vita comunitaria": il capitolo contiene due citazioni evangeliche esplicite:
*                    Giovanni 17, 21: "Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato" che il Fondatore commenta nella sua Meditazione 39;
*                    il "comandamento nuovo": "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" di Giovanni 13,34.
Le citazioni evangeliche ci aiutano a ricordare che è "il Vangelo, nostra prima e principale regola" che è l'essenza della vita consacrata come ci ha fortemente ricordato il Concilio Vaticano II.
Bro Bill ci ha fatto lavorare sul testo <<"L'espérance fragile d'un temoin" L'tinéraire du fr. MIchel Sauvage (1923-2001) Ètudes Lasalliens n 18>> per ritrovare la storia recente del percorso compiuto...il ritorno alle fonti lasalliane come il delicato periodo del Concilio Vaticano II e degli anni successivi; il cammino compiuto han radici lontane. Ha ricordato che è stata sicuramente la figura di S. Francesco di Sales che ha dato un impronta notevole, ma non fu l'unico, alla spiritualità francese del 1600 anche per una nuova vita consacrata "nel mondo" al servizio della persona: con la "Filotea" desiderava fondare una vita laicale ed evangelica nel mondo... da questa esperienza spirituale, vissuta da molte penitenti del Vescovo savoiardo, nacque l'ordine della Visitazione che, per la chiusura mentale dei vescovi del tempo, passò dall'essere un ordine femminile di vita apostolica ad un ordine claustrale... san Vincenzo de Paoli  e santa Luisa de Marillac con le Figlie della Carità, e il gesuita p. Médaille, con le Suore di San Giuseppe, raccolsero l'eredità e l'esperienza "fallita" della Visitazione e radunarono gruppi di donne, le vestirono come le contadine o le vedove del tempo, affinché potessero vivere il Vangelo e soccorrere i Poveri senza sottostare alle legge della "separazione e fuga mundi" che era in qualche modo imposta, ma non solo, alle religiose.
Il nostro Fondatore si trova quindi a vivere in questo fermento religioso ed educativo e ne diventa protagonista.
Il testo di e su Fr Michel Sauvage ci aiuta a comprendere il grande fermento del Vaticano II per illuminare la rifondazione della "vita consacrata lasalliana" e quindi la nuova Regola; il Vaticano II ha aiutato infatti la vita religiosa a passare:
*          dallo stato di perfezione alla vita evangelica
*          dal sopra o accanto dal Popolo di Dio ad essere parte del Popolo di Dio
*          dalla separazione dal mondo alla presenza nel mondo; (pag488),
e nello stesso tempo ci ha aiutato a  ritornare a Cristo e alla sua sequela; ad esser attenti ai movimenti della Chiesa; alle ispirazioni peculiari del Fondatore; all'attenzione ai bisogni del mondo; al rinnovamento spirituale che ha influenza profonda anche nello sviluppo del ministero apostolico. (pag 491).
La Vita consacrata oggi è chiamata a:
*         inculturarsi sempre più, essere una vita meno "europea" e più africana, asiatica...
*         avere creatività e andare alle frontiere
*         essere libera per tornare ad esser vita evangelica (pag 508)
La teologia della Trinità e la teologia della Comunione sono alla base del 4° capitolo.
La comunione è tra noi, con e grazie a Cristo; l'Associazione è come se intersecasse con la Trinità che è amore e conoscenza delle tre persone divine ed è per questo motivo che si amplia e coinvolge altri, coloro che sono chiamati e desiderano farne parte.
La comunità è chiamata "casa e scuola della comunione": questa è la grande sfida che abbiamo "se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del mondo" (Novo Millennio Ineunte 43).
Nella Comunione ognuno partecipa secondo le proprie possibilità che cambiano nel corso della vita; ognuno deve sentirsi sempre chiamato perché la Comunione è possibile a tutti, sempre, malgrado le età, le infermità, le difficoltà... le stesse comunità sono sempre segno del Vangelo all'interno della Famiglia Lasaliana, come nell'Istituzione in cui vivono: questo aspetto della testimonianza nella comunione che è la prima missione, non può mai essere dimenticato.
La comunità è il primo luogo in cui i Fratelli sono evangelizzati: l'esperienza del Fondatore ci ha insegnato che lui stesso è stato evangelizzato dai primi maestri nel suo tentativo di presentare la Provvidenza divina; allo stesso modo la sua rinuncia al canonicato e il suo distacco dai beni famigliari ha evangelizzato la prima comunità lasalliana.
Ogni comunità deve discernere la propria via per vivere e testimoniare la presenza di Dio dove si trova.
Il discernimento è "rientrato" nella nostra tradizione e nel nostro vocabolario grazie all'intervento fatto da Fratel Miguel Campos all'Assemblea Internazionale della Missione Educativa Lasalliana del 2006; molte volte in questo capitolo appare la stessa parola e molte volte di più è sottintesa come strumento per comprendere insieme: per esempio, l'incontro comunitario è definito come luogo del discernimento della comunità.
Il Fratello Visitatore e il suo Consiglio sono chiamati a discernere, per esempio, come il carisma lasalliano, dono di Dio alla Chiesa, debba manifestarsi in alcune realtà che hanno bisogno di nuove comunità lasalliane, ovvero comunità dove vi è la presenza di laici; la nuova regola enuncia questa possibilità negli statuti affinché si offerto alle situazioni locali di decidere se, come e dove realizzare questa chiamata di Dio..
L'altro asse trasversale del Capitolo 4, e di tutto la Regola, accanto al discernimento, è l'accompagnamento.
L'accompagnamento viene sottolineato con forza nella Relazione dell'Assemblea internazionale dei Giovani Fratelli; l'accompagnamento personale, anche il nostro Fondatore l'ha vissuto con costanza nella sua vita, è una necessità di ogni Fratello, ma anche del Fratello Direttore e del Fratello Visitatore; l'accompagnamento e il discernimento devono aiutare a valorizzare ogni Fratello, indipendentemente dall'età o dalla funzione.
Nella struttura del testo si è posta l'organizzazione della comunità prima della presentazione del fratello Direttore che è parte di questa comunità e in essa ha senso esplicitare il suo servizio; l'ultime costituzioni di questo capitolo si riferiscono alla comunità all'interno dell'Istituto... è la comunità che è parte della Provincia e dell'intero Istituto, e non un Istituto frazionato in comunità.

Nella Regola è rimasta la distinzione tra Costituzioni e Statuti; i primi devono essere approvati dal voto positivo dei due terzi dell'assemblea capitolare ed essere sottoposti, per ogni cambiamento, all'autorità vaticane; mentre gli statuti sono votati a maggioranza assoluta ed è affidato al Capitolo Generale il loro cambiamento; questa differenza non è stata scelta in base al valore eh bisogna dare all'enunciato, ma sulle opportune scelte fatte dal Capitolo Generale.