A SCUOLA DAI ROM 4

il sogno di Sara, la profezia di Marta e la nostra trasformazione.

Sono stati Battista e Martino, i primi due bambini rom a darmi una mano a spazzare una parte dello spiazzo cementato che si trova di fronte al loro campo pieno di vetri e di piccola immondizia; ci sembrava ideale per far colorare i bambini, farli distendere, giocarci.
Lo spiazzo era già stato spazzato da noi due settimane fa proprio per donare ai bambini un luogo un po' più pulito e sicuro dove stare.
Enzo, un giovane papà si poi unito a noi nella pulizia.
Finiti i bans, i bambini e qualche neonato accompagnato dalla mamma o dal papà hanno invaso festosamente la spazio cementato e hanno cominciato, come facciamo con loro da giorni, a disegnare o giocare con i gessi... animali, case, ma anche tante parole, perché la richiesta di scrivere il proprio nome o qualche piccola e semplice frase... la più gettonata è comunque "Ti amo"...  è sempre più forte. Appaiono così nomi e parole seguite con solerzia precisione e impegno dalla propria parola gemella scritta da uno dei nostri piccoli amici; è l'esercizio e il divertimento più gettonato... sapienza dei piccoli e degli umili.
E' stato bello osservare che ogni spazio ripulito veniva subito abitato da qualche bambino che portava il suo gessetto colorato e cominciava a colorare il grigio cemento.
Sara, una diligentissima bambina di 8/9 anni mi si avvicina e mi chiede perché continui a pulire solo questa parte della gettata di cemento e non pulisca vicino agli alberi dove c'è oggettivamente più ombra; non sembra per nulla convinta dalla mia spiegazione e mi chiede di spazzare anche quella parte da lei suggeritami. Le chiedo che vorrebbe fare se quello spazio fosse pulito e lei, sorridendo impacciata e timida, mi confida che le piacerebbe portare in quell'angolo ripulito due sedie e un tavolo e aggiunge "per sedersi insieme".
Spinto dal desiderio sognante di Sara, mentre il campo è in allegro fermento per la presenza danzante, giocante e pitturante dei volontari, mi metto a spazzare sotto gli alberi.
Qualcuno tra i genitori che sempre osservano attentamente la nostra presenza, mi chiede che senso abbia quello che sto facendo e mi invitano a lasciare stare.
Rispondo che sto semplicemente facendo qualcosa affinché il loro piccoli abbiano uno spazio pulito, perché era un loro diritto.
Enzo, il papà che già prima mi avevo dato una grande mano nel ripulire l'altro spazio, non si perde d'animo e si unisce alla mia azione ecologica... spostiamo insieme un grande materasso di gomma piuma... io riprendo la scopa e vengo letteralmente circondato da scriccioli di 4-5-6 anni che vogliono aiutarmi; nego loro la scopa e gli chiedo di raccogliere tutti i pezzi dei frigoriferi rotti e smembrati gettati in quell'area e anche sotto gli alberi.
La gioia dei bambini è proporzionale al loro impegno: sorridenti trascinano, spingono, tirano anche in due i pezzi più pesanti, sempre richiamando la mia attenzione; i bambini e le bambine si moltiplicano e tanti sono impegnati a raccogliere l'imbottitura, ingombrante ma leggera, dei frigoriferi.
A quel punto un giovane papà mi si avvicina e mi dice che ora tocca a lui scopare un po' e mi chiede la scopa; gliela lascio a vado con i piccoli a raccogliere gli oggetti ingombranti, lodando il loro impegno e incitandoli... è stato facilissimo... a fare di più.
Non so in quale momento preciso sia avvenuto il miracolo, ma so di essermi girato e aver visto due donne con in mano la scopa che si erano unite a noi, un signore aveva portato badile e carriola per raccogliere e spostare i rifiuti accumulati, un altro con una mazzetta piegava gli spuntoni di ferro che da sempre danno fastidio e facevano inciampare i bambini.
Ero sbalordito e felice... sempre più gente si è unita, anche a spostare piccole cose.
Il giovane papà che mi aveva chiesto la scopa mi dice che non se la sentivano di pulire in mezzo a quest'inferno dove vivono; gli confido che ciò non bisogna farlo per noi, ma per gli altri e che tutto ciò funzione se è fatto insieme, in cooperazione.
Mi ascolta sorride, annuisce e continua a spazzare.
C'è un entusiasmo generale, la gioia danza tangibile nell'aria, sembra che qualcosa di nuovo stia succedendo, nuovi sorrisi s'elevano la cielo, forse preghiera di lode... un'anziana signora rom, vestita di tutto punto secondo le loro tradizioni, mi dice di guardare come è bello che tutto sia pulito.
Simone non smette di farmi d'assistente con il suo sorriso senza incisivi superiori... ogni tanto batte un cinque con me... è felice e tenace.
Sono molto felice; mi sembrava di realizzare bene la mia vocazione di fratello e dell'inserzione... ascoltare, cogliere e cercar di realizzare i sogni dei piccoli, dare l'esempio, indicare una possibile strada, coinvolgere, farsi da parte e dare agli altri il ruolo di protagonisti.
Lo spiazzo ha un nuovo aspetto, un nuovo colore e un nuovo gusto per tutti.
Rimane dell'acqua stagnante con molti grossi rifiuti; Nuria mi assicura che lo puliranno loro, in modo tale che tutto sia bello; il 2 agosto è una loro festa.
IL sogno deve attuarsi in una comunità e con la comunità... oggi è Santa Marta.. colei che "si agitava per molte cose"; senza nulla togliere alla preziosità di chi contempla, oggi essere d'esempio nel fare è necessario: «l'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni» (Evangelii Nuntiandi n 41); la profezia di Marta è importante quanto quella di Maria, perché fa e invita a fare, fa perché altri godano, perché anche altri possano far festa; fare non da soli, ma insieme, fare spazio agli altri, riflettere su ciò che si fa, sognare insieme e poi fare!
Necessario è stato raccogliere il sogno di Sara: che bello essere i raccoglitori dei sogni dei piccoli e delle piccole... sogni raccolti nell'ascolto, come nell'intuizione donata dallo Spirito, sogni grandi e irrealizzabili come piccoli che necessitano solo il nostro "Sì!"; tutti i sogni sono importanti e preziosi e non sono da trascurare... raccoglitori e attuatori di sogni... un ascolto e un impegno che ti trasforma... "quotidianamente l'Istituto dei Fratelli è trasformato dai giovani che consentono ai Fratelli di accompagnarli come “fratelli maggiori" (circ 461 5.16)... grazie Sara che trasformi anche me!


A SCUOLA DAI ROM 3

il segno di Batista
"Scrivimi albero in corsivo, Riko"
è questa la semplice richiesta fattami da Batista, 8 anni, mentre mi porge un gessetto verde.
Non ci sono banchi né sedie, non c'è lavagna; abbiamo solo la gettata di cemento su cui possiamo scrivere. Mi metto in ginocchio, com'è giusto che sia davanti a un bambino, e scrivo nel miglior corsivo che posso... il gesso mi aiuta assai... la parola richiesta.
Senza perdere neppure un minuto, Batista con tutto l'impegno che il suo cuore e la sua mente possono contenere e far sbocciare, s'inginocchia e copia le mie lettere, una per una... nulla può distrarlo: né le urla degli altri bambini che giocano a calcio, né le corse fatte da altri, il cadenzato ritmo delle ragazze che saltano la corda... niente lo distrae del suo desiderio... scrivere e scrivere in corsivo!
Il risultato lo soddisfa, mi tira per farmelo ben osservare e, forse anche correggere; attira l'attenzione di qualcun altro di noi adulti, chiama qualche suo amico; a tutti vuole mostrare che è capace di scrivere in corsivo.
è contento e la sua gioia, contagiosa, richiama qualche altro ragazzino... "Scrivi foglia"; giustamente non c'è albero senza foglie... e anche questo trisillabo appare sul cemento e lui, con attenzione e slancio, copia e cesella la sua "foglia".
"Fiore, scrivi fiore in corsivo". Le stagioni hanno questo ritmo ed è naturale assecondarle... scrivo fiore e, nuovamente, Batista la fa sua e quasi la incide sulla gettata grigia con il gessetto viola.
Altri copiano a modo loro le parole scritte in un moltiplicarsi di segni più o meno decifrabili dai tanti colori dei gessi colorati.
Il frutto più bello sono loro: bambini scalzi, nudi o con vestiti usati, sporchi e a volte strappati che hanno compreso perfettamente che "un uomo che sa leggere, scrivere e far di conto può fare tutto nella vita!" (citazione imprecisa, ma lasalliana).
Non hanno classe se non lo spazio all'aperto antistante il campo; non hanno banchi e sedie, ma comodamente si adagiano per terra, non hanno quaderni e libri: solo cemento su cui lasciare i propri segni... e gridano con il loro silenzio attento, impegnato e diligente che l'educazione è un loro diritto, che sono fatti per imparare, per scrivere, leggere, contare, disegnare, comporre, colorare, inventare... che niente in realtà può fermare o affievolire la loro sete, la loro fame di apprendere e di comunicare.
"La maggio oppressione si esercita su chi è muto... se il popolo non arriva a possedere la Parola, nonostante tutto, continuerà ad esser manipolato". Danilo Dolci
Batista e gli altri piccoli amici lo hanno capito; finché non sapranno leggere e scrivere saranno destinati ad una vita sub-umana, non solo di stenti, ma una vita senza futuro alcuno; credo siano stufi di campi, di baracche, di fango, di non poter determinare in alcun modo il proprio futuro.
Sono stanche di chiedersi se la loro vita potrà esser diversa da quella dei propri padri e madri che per mille ragioni sono hanno potuto dar loro un domani differente, sicuro.
Scrivere con il gesso sul cemento all'aria aperta è forse come scrivere sulla sabbia, ma, come fede Gesù di Nazareth, è un atto libertà, di sfida.. scriveremo ancora finché non ci sarà giustizia, scriveremo ancora finché non smetteranno i pregiudizi e la segregazione, scriveremo colorato per dare bellezza a un posto dove siamo stati confinati come bestie, scriveremo per dire IO CI SONO.

"Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati"... forse tocca a noi cominciare a saziarli, a comare la loro sete.

A SCUOLA DAI ROM 2


 la Maestra Gina
Arriviamo al campo Rom... c'è sempre molto entusiasmo.. il primo bambino che vede le macchina.. un piccola vedetta Rom, corre baldanzoso ad avvisare gli altri...  più ci avviciniamo e più bambini vengono a salutarci.. sorridenti, sporchissimi, festanti... infiniti "Ciao" risuonano nell'aria... melodia celestiale... scendiamo.. tutti ci corrono incontro... chi abbraccia l'adulto a chi è più affezionato, chi batte cinque a tutti, chi sorride e, timidamente, aspetta un po' più in disparte... sanno che siamo giunti per loro... loro ci aspettavano... come non pensare all'insegnamento sapiente della volpe al piccolo principe?..
Appena siamo stati salutati tutti, Gina, una ragazza Rom, si stacca dal gruppo e torna, con il suo nugolo di bambine e bambini, all'interno del campo. Gina è la ragazzina che vuole sempre distribuire i colori agli altri, decisa e un po' permalosa, vuole gestire il tutto e anche un po' gestirci... torna correndo dal campo, sempre con la propria scorta o il proprio seguito... ha una busta di plastica gialla in mano.. corre da Giorgia e le dice: "Ecco le tue scarpe che hai lasciato qui ieri!"... il tono è perentorio; la busta viene porta a Giorgia che, imbarazzata, prende il sacchetto con le sue scarpe... tra noi gagè, noi volontari, noi cristiani c'è un silenzio abbracciato da stupore: Gina è scalza, i piedi, sicuramente callosi, sono neri.. l'abbiamo sempre vista correre sul cemento, tra i vetri di bottiglie rotte, nel fango, tra la polvere... è scalza... chissà se ha mai avuto un paio di scarpe... è scalza e nella sua profonda umanità e gratitudine, ha conservato gelosamente il paio di scarpe di Giorgia per ridargliele... dal sorriso e dagli occhi splendenti che ha, non credo che abbia mai pensato di tenersi quel bene prezioso per sé: erano di una sua amica, di chi viene a giocare con lei e tutti i suoi amici ed amiche.
Gina, ragazzina Rom scalza, restituisce le scarpe...

Ci guardiamo... i nostri occhi sono lucidi, meravigliati, entusiasti, stupiti, contenti... Gina ci ha insegnato la dignità, la gratitudine, il rispetto, la legalità, il valore dell'amicizia, l'umanità, la ricchezza del Regno di Dio... "I Poveri li avrete sempre con voi"... coloro che non accumulano, non tengono... disperdono, donano... rendono bello, vero giusto e luminoso il nostro mondo... meno male che ci sono loro, così potremo essere salvati.... Grazie Gina, donna tanto libera da non essere attaccata a nulla...  Gina, maestra, giudice e salvatrice del nostro vivere, del nostro donare, del nostro credere, del nostro sperare, del nostro amare.

A SCUOLA DAI ROM 1

ALEX, un ragazzo Rom di tredici anni
Alex è un ragazzo Rom di tredici anni; vive nel posto peggiore che mi sia capitato di frequentare, un campo
Rom in mezzo al nulla della ‘terra dei fuochi’, con una ditta di gas naturale di fronte... e il gas di notte pervade l'aria… già qualche bambino è stato portato all'ospedale per asfissia...
È sempre sorridente anche se gli occhi tradiscono vulnerabilità e ferite...
è un ragazzino, come tanti della sua età, pieno di energia... corre sempre, avanti e indietro quando si passeggia... gli piace anche prendersi cura dei più piccoli, farli giocare o aiutarci se abbiamo qualche problema anche solo di comunicazione con i piccoli del campo Rom.
Con altri tre amici, Denis, Tony e Scina, l'ho coinvolto in un laboratorio di pittura durante il 6° Simposio Internazionale d'Arte di Scampia...
Sorridenti sono giunti pieni d'aspettative, curiosi, felici di uscire dal campo per incontrare coetanei... nuovi
amici da scoprire, da rincontrare...
Vengono invitati a porsi davanti ad una grande tela 4x2 m... sono spaventati... "Che dobbiamo fare? Non abbiamo mai disegnato con i pennelli! Non siamo capaci!"
Li tranquillizzo... anche il pittore, un ragazzo senegalese di 26 anni, Mame Demba Beye, si avvicina e spiega
loro cosa debbano fare...
Per semplificare dico loro: "Disegnate ciò che volete, quello che desiderate di più!"
Alex, con il suo timido sorriso, disegna... una SCUOLA; non c'è urlo o gemito più profondo, non ci può essere denuncia più grande e più efficace: SCUOLA scritto in caratteri di un luminoso blu cobalto in un edificio marrone, colore delle loro baracche, colore della terra da cui sboccia la vita...
L’Arte libera il desiderio, esprime l’inesprimibile, permette a ciascuno di dirsi, raccontarsi, di condividere...
non ci sono filtri quando ci si concede di lasciar sgorgare il mondo interiore...
SCUOLA una parola che può cambiare le vite e aprire orizzonti inediti...
SCUOLA un mondo sconosciuto che come società civile non siamo stati in grado di aprire per più di un centinaio di bambini e bambine di Giugliano...
SCUOLA il sogno colorato di un ragazzo Rom di 13 anni…
SCUOLA la recondita aspirazione di un Rom, consegnata senza mezzi termini a un semplice fratello delle
SCUOLE cristiane...
SCUOLA, quale gusto ha per lui? Forse ha il suono e il calore della terra promessa... i colori e la vitalità dell’Isola che non c’è...
SCUOLA: casa della cittadinanza, incubatrice di legalità, spazio di educazione e di cultura, germinatrice di
liberazione, porta spalancata su mondi sconosciuti, ordito di fraternità e d'inclusione, portatrice di vita!
"QUESTO ISTITUTO È DI GRANDISSIMA NECESSITÀ!"
Alex c'è... noi dove siamo?


Chiesa: clinica privata o Ospedale da campo?

I pensieri sparsi dei giovani romani hanno prodotto questo commento da parte di una sacerdote della diocesi di Napoli:
"e sempre nello stile "andiamo allo zoo"?????" 
Provo profonda tristezza per uomini di chiesa così limitati e miopi, UOMINI DI CHIESA CHE NON ENTRANO E NON VOGLIONO ENTRARE MAI NEI CAMPI ROM, preferendo la comodità di uffici ad orario, uomini di chiesa chiusi in sacrestie olezzanti, ripiegati in riti sterili e vuoti.... che non annunciano, ma ripetono formule e non hanno la Gioia del Vangelo... uomini di chiesa che giudicano e che non ascoltano, a cui sembrano sconosciute le parole compassione misericordia... uomini di chiesa che amano lanciare proclami e dogmi... uomini ritti e non inginocchiati, uomini di una chiesa che è clinica privata e non "ospedale da campo"... uomini di una chiesa autoreferenziale, unici tenutari che vogliono gestire da soli il Sacro e la Rivelazione, trattenere e legare la PAROLA, che sceglgono gesti per cui la tradizione è ripetizione e non novità... che traggono fuori dal tesoro solo cose vecchie... alla chiesa gestita da questi uomini non posso e non voglio appartenere... mai!
DIO è Gesù... e non viceversa! 


«Gesù si è deliberatamente “svuotato” per gli altri, e ha cercato le persone e i luoghi più poveri. Si è stabilito lontano dal centro comodo perché è lì che si possono incontrare gli emarginati ed i privati di ogni cosa. Avendoli incontrati, si è messo al loro servizio…

Andare dal centro verso la periferia, cambiare una posizione di autorità e di controllo con una di livello più basso e di servizio, è contribuire alla riorganizzazione del mondo e alla ristrutturazione delle relazioni. In questo mondo il primo diventa ultimo, il padrone servo e il professore alunno. E in questo momento, in questo movimento, la persona che era disprezzata e privata dei diritti è innalzata e restituita alla dignità e il regno di Dio avanza.» Gittins Antony J., “A presence that disturbs: a call to go radical discipleship, Liguori/Triumph, Missouri 2003, p. 162


Stare insieme agli amici e amiche Rom di Giugliano

Landa di ululati solitari... immondizia sparsa che sembra far parte del paesaggio da millenni... una voragine acquitrinosa che devi superare... non è un videogioco apocalittico, è l'entrata al campo Rom di Giugliano... il nostro camper avanza traballante e dal nulla appaiono loro, i bimbi e le bimbe, con i loro vestiti, sporchi, enormi, appariscenti, bucati... si fanno intorno al camper e fanno festa... sono felici di vederci, di averci con loro.
Sono i sorrisi, che come lampi ti colpiscono e ti accolgono, ti avvolgono appena scendi e tutto il contorno, scompare.

Qualcuno ha sempre l'avvertenza di chiamare gli altri, quelli che non sono sulla strada a giocare.. e vengono scalzi o calzati, di corsa, sempre più numerosi... "Cerchio!" è la parola magica che essi stessi urlano, dicono e la figura geometrica si realizza in un... battibaleno; cerchio spazio d'incontro e del canto, spazio del contatto mano nella mano... tutti uguali, tutti allegri, tutti amici... ogni canto inebria l'aria e i cuori... non importa se i gesti non sono precisi... se le parole non tutti le sanno a memoria... la gioia s'impossessa... balla con noi... c'è una grande leggerezza... tangibile... si salta insieme, s'improvvisa un trenino, ci si rincorre.... appare un pallone... i più grandi approfittano per un incontro, per sfidare la proprie prestanza, l'energia, i muscoli... tutta questa competizione fisica intesse amicizia, relazioni, non sfida... un modo per conoscersi, scoprirsi uguali... le ragazze tessono reti di confidenza, con le parole, le confidenze, domande più intime, sguardi e confronti delicati... i bambini e le bambine saltano ovunque e corrono per avere il proprio foglio da colorare, il pennarello giusto... quel colore che piace tanto... e tutto si riesce a trasformare grazie alla volontà e alla audacia dei piccoli Rom in una sedia, un banco per.. realizzare il proprio capolavoro.

7 VIAGGIO A SCAMPIA.. riflessioni sparse.


Pensieri sparsi.... dei giovani pellegrini!

Non si può stare lontani da Scampia... il problema sono i mesi che bisogna aspettare prima di tornarci: sono un'attesa infinita ma bellissima, come quando da piccoli si aspetta  Babbo Natale per i regali.

Una cosa che mi ha colpito dei bambini del campo Rom è quando ce ne stavamo  andando via e tutte le bambine mi hanno salutato e abbracciato come poche persone avevano fatto e si vedeva che quei gesti erano spontanei e pieni d'amore.

I ragazzi di CasArcobaleno sono particolarissimi, sono estremi in tutto: nel trasmettere emozioni, nel parlare, nel giocare però è questo che li rende così speciali.

Trovare tanto amore e tanta felicità in un quartiere comunque sia, malfamato, può essere un qualcosa di talmente appagante che neanche tutto l'oro del mondo può raggiungere.

Mi trovo tra queste mura colorate e respiro aria di fratellanza e di condivisione... venire a Scampia è qualcosa che arriva nello stomaco, simile a quando t'innamori, farfalle che volano nello stomaco, immagini tristi e sorrisi si riflettono ripetutamente nella mia mente.

Ho visto la realtà sotto un diverso punto di vista, ho capito che nulla deve esser dato per scontato e che la felicità si trova specialmente nelle piccole cose.

Qualcosa è realmente cambiato in me... non so cosa, né perché... ho dovuto passare oltre il mio pregiudizio: fare qualcuno felice è come esser tu stesso felice.

Al Campo Rom l'ambiente è sporco, puzza, ma non c'è niente di meglio che vedere il sorriso di un bambino che ti ringrazia di aver giocato con lui.

Prima di Scampia non avrei mai immaginato di guardare gli zingari come amici con cui uscire e divertirsi.

Ho paura che l'aiuto che ho dato non sia stato abbastanza e sia stato solo passeggero, mentre ciò che ho imparato da questi ragazzi mi accompagnerà per tutta la vita.

Tutto a CasArcobaleno ha senso!

Le emozioni provate in questi giorni sono state troppo forti per esser descritte e se qualcuno me le chiedesse, potrei solo rispondere: "Prendi il treno... vedile, vivile!"

Questa bambina Rom con cui sono stata per due pomeriggi insieme è stata in grado di farmi cambiare idea su tante cose e mi ha fatto capire veramente quanto sia stata fortunata ad esser nata in una famiglia come la mia ed è stato solo grazie a questa esperienza che sono potuta crescere e maturare.

Io ho trovato leggerezza nei bambini Rom.

Penso che 4 giorni a Scampia possano cambiare la vita, anche  radicalmente, ti possano curare le ferite che hai dentro, ti possano accendere un fuoco che non si spegne più. Grazie Scampia!

GRAZIE AD ALESSANDRA, ALESSANDRA, ALESSANDRO, ALICE, ANDREA, ANGELA, ARIANNA, EDOARDO, GIULIA, GIULIA, LUDOVICO, LUCREZIA, MARIO, MICHELA, ORTENSIA, PAOLO, PIETRO, VITTORIA.



un invito eccezzionale

Un 'esperienza unica nel suo genere...musicoterapia tra i templi di Paestum... immergersi e lasciarsi trasportare dal ritmo dell'armonia... venerdì 30 ,maggio dalle 16 alle 19.

RIPETENDO CHI SIAMO

Noi di Occhi Aperti siamo una società cooperativa sociale (A e B), nata nel 2007 a Scampia dall'incontro tra una comunità di Fratelli delle Scuole Cristiane e alcuni giovani impegnati nel proporre percorsi educativi efficaci e condivisi; al nostro cammino si sono unite le Suore della Provvidenza.
La periferia è il nostro luogo privilegiato di riflessione, azione e coinvolgimento perché tutti possono starci, fare casa, mettersi in movimento e camminare al passo dei “piccoli”, principali artefici di novità, nuove sensibilità, bellezza e ispiratori di vita.

Per noi:
* ogni persona è una storia sacra
* l'educazione è questione di cuore e non di strutture
* ogni persona è più grande delle proprie azioni
* insieme si superano le difficoltà, educandosi a vicenda
* solo dal basso e con gli ultimi si generano processi vitali di liberazione, trasformazione e bellezza per tutti
* ogni bambino o bambina è il mondo intero.

Siamo membri del Consorzio Proodos – Rete CGM – e della Federazione ConSidera.

Animiamo CasArcobaleno, uno spazio educativo alternativo nel cuore di Scampia, pensato e sognato per aiutare giovani ed adulti a riprendere in mano, come protagonisti/e, la propria vita; l’attenzione alla persona è coniugata sempre anche a livello comunitario perché la comunità è la risorsa capace di permettere alle persone di fare cammini per ri-generare le vite personali ed i tessuti sociali.

CasArcobaleno è una delle più di mille istituzioni lasalliane nel mondo.

5 x 1000 perché?



I nostri impegni... per cui il tuo 5 x 1000 sono ci può essere utile... o essenziale

IO VALGO, scuola lasalliana della seconda opportunità per adolescenti nell’ambito del contrasto alla dispersione in collaborazione con 6 scuole statali.

EXTRAA: studio, comunità e laboratori per giovani delle scuola secondaria di II grado.

LAVORO IN ROSA: formazione, accompagnamento e borsa lavoro per ragazze.

PANE PAROLA E STORIA: campi di volontariato e formazione.

SIMPOSIO INTERNAZIONALE D'ARTE DI SCAMPIA: 30/6 al 8/7 accogliamo artiste ed artisti di tutto il mondo per educare attraverso la bellezza.

ORGOGLIO + PREGIUDIZIO e i-me: percorsi di identità maschile e femminile e contro la violenza di genere.

NO-PHOTO: animare e sostenere un gruppo di giovani fotografi.

LA SCUOLA CHE NON C’È: alfabetizzazione per bambini rom

DOPO-FORCELLA: Doposcuola per i bambini e le bambine.


INSIEME SI PUÒ: Promuoviamo percorsi creativi ed evolutivi volti al benessere della persona

SE NON LO FATE VOI PER NOI, CHI LO FA?

Sono sempre i bambini, i piccoli del Vangelo che danno senso al nostro agire, fare ed essere; sono stati loro i veri fondatori dei Fratelli avendo Jean Baptiste de La Salle trovato in essi l’ispirazione dell’Opera di Dio che stava iniziando (cfr fratel Alvaro Rodriguez in Bulletin 247 “THE RIGHT OF THE CHILD” pag 6); sono loro, i bambini più vulnerabili, i nostri Maestri a cui sempre dobbiamo far riferimento per non scantonare dalla nostra chiamata.

Se non lo fate voi per noi, chi lo fa?” questa domanda semplice ed essenziale posta da un bambino di 6 anni ai ragazzi del De Merode che stavano lavorando per sistemare e rendere il più sicuro possibile il piccolo campetto di calcio del nostro palazzo, è la sintesi perfetta della missione educativa lasalliana che si cerca di vivere a Scampia come del senso dell’esperienza del “Viaggio a Scampia”… se non lo facciamo noi, chi si prenderà cura di questi ragazzini? Chi li farà giocare? Chi li aiuterà a studiare? Chi preparerà un campetto per loro?

Il segreto tanto antico e tanto nuovo è sempre lo stesso: guardare… lasciare che il proprio cuore sia toccato “dalla situazione dei figlie degli artigiani e dei poveri”… rispondervi con le proprie forze, la propria creatività e la propria capacità di sogno, per fare qualcosa che “nessun altro” può fare in quel momento… “risposta concreta alla contemplazione del piano di salvezza di Dio” (R. 11).

Facendo così le meditazioni, le affermazioni e la spiritualità di La Salle sono diventati reali… Pietropaolo raccontava “la grande bellezza che c’è a Scampia” e questa sua condivisione ci ha reso evidente la presenza di Dio come possibilità inedita di vedere e toccare oltre le apparenze… l’affermazione: “Questi bambini sono tenerissimi… quasi un’incarnazione di Dio” ha fatto risuonare il fondamento del credo lasalliano illustrato della meditazioni dell’Epifania: “a voi tocca riconoscere Gesù sotto i poveri stracci dei bambini che vengono alla vostra scuola, adoratelo in essi”… la preoccupazione manifestata da Vincenzo, colpito dalla violenza con cui si relazionano tra di loro, è stata come una fotografia contemporanea della riflessione di La Salle: “le famiglie.. costrette a lasciare troppa libertà ai loro figli… vivono da vagabondi, scorrazzando… non si preoccupano di mandarli a scuola.. conseguenze disastrose.. abituati a fare i fannulloni… sono portati a commettere molti peccati che non riescono più a lasciare a causa delle cattive compagnie…” (M 194, 1).

 “Se non lo fate voi per noi, chi lo fa?”… Alessandro, Federico, Francesco, Paolo, Pietropaolo, Tommaso e Vincenzo hanno restituito e dato un profondo significato alla riqualificazione del campetto di calcio e i bambini stessi hanno colto l’importanza di questo gesto; i bambini li hanno aiutati, molte volte con attrezzi più alti di loro, e sono diventati, forse inconsapevolmente, primi collaboratori della propria liberazione, cambiamento, trasformazione, artigiani e profeti di un futuro che può esser diverso; hanno cominciato a gustare il sapore della gratuità, ma anche la responsabilità e il prendersi cura di ciò che è stato donato e che appartiene a tutti.

Dio guarda con compassione questi bambini e si prende cura di essi come fosse il loro protettore, il loro sostegno e il loro padre, ma affida a voi la cura diretta di essi” (M37, 3,9). L’affidamento compiuto da Dio stesso è stato sentito ed accolto dai giovani; le domande che circolavano erano marcate dalla necessità e dal dovere di fare qualcosa di definitivo affinché questi bambini fossero felici… qualcuno aveva anche ipotizzato un rapimento per portarsene uno a casa… si chiedevano se il loro sforzo non fosse inadeguato e se potesse operare qualche cambiamento e, naturalmente, quale fosse l’utilità di fare qualcosa per uno o due di fronte alle grandi necessità di tanti, del quartiere.

Il piccolo Genny di un anno e mezzo con la palla stretta nelle mani è stato icona della preoccupazione educativa di questi liceali che sentivano il desiderio e il dovere di spezzare il clima di violenza che anestetizza e condiziona tutti; hanno insieme affermato che non è giusto far crescere i bambini nella violenza sin dalla più tenera età… che i bambini esigono e necessitano protezione e non possono essere abbandonati a loro stessi e crescere nella “giungla della legge del più forte”.

I ragazzi hanno insegnato e ricordato a noi adulti la possibilità e la necessità inedita che Dio pone nelle nostre mani: l’andare verso nuovi luoghi, la creatività nel fare, la tenacia nell’impegno preso, infatti non riuscivano a staccarsi dal lavoro e dal desiderio di creare uno spazio “pulito e sano” per questi bambini di Scampia, la volontà di restituire sorriso e pace ai piccoli oltre che l’esigenza di giocare insieme, grandi e piccoli, a calcio per celebrare le nuove amicizie.

I giovani, ormai tornati nelle loro case, sentono la nostalgia di Scampia, la mancanza dei piccoli, la profondità dei giorni vissuti assieme e vogliono ritornarci al più presto.

I ragazzi hanno percepito la solitudine, “il deserto”, ricco di molte oasi, che è Scampia; si sono sentiti sulla frontiera, quello spazio per qualcuno indefinito, ma luogo necessario all’incontro con un mondo altro, diversamente ricco e intensamente vulnerabile; hanno vissuto la periferia dal di dentro, come cittadini attivi e responsabili che vogliono essere protagonisti della trasformazione.

Se non lo fate voi per noi, chi lo fa?” forse anche la Salle ha sentito le stesse parole incontrando i ragazzini e i maestri grazie al Signor Nyel… i bambini lo hanno irrevocabilmente compromesso e legato alla loro vita perché se il Fondatore non si fosse fatto condurre con sapienza e dolcezza per la creazione delle Scuole Cristiane, nessun altro avrebbe potuto farlo.

L’ultima circolare n 466 “Si chiameranno Fratelli” ricorda a tutti noi fratelli, e ai Lasalliani, che deserto, periferia, frontiera, sono tre luoghi che devono esserci familiari:
*   Il Fondatore e i primi Fratelli hanno situato chiaramente il nascente Istituto nel deserto dove “i figli degli artigiani e dei poveri” si trovavano relegati “lontani dalla salvezza”;…
*   Fedeli alla dimensione evangelica della nostra vocazione, noi siamo chiamati dal contesto attuale a situarci ancora nella periferia”;
*   Le frontiere possono essere i luoghi di conflitto, di tensione, di pericolo, oppure i luoghi dove bisogna rinnovare e offrire nuove possibilità. Sono gli spazi per la profezia. La conversione di Giovanni Battista de La Salle verso i poveri può essere vista come l’abbandono di un luogo di privilegi culturali, economici e religiosi per andare verso le frontiere della società di Reims e mettersi a servizio degli artigiani e dei poveri. Il mondo dei poveri oggi è una territorio di frontiera”.

Solo nel deserto, in periferia e nella frontiera possiamo, come Lasalliani, sentir risuonare la domanda: “Se non lo fate voi per noi, chi lo fa?”, perché in questi luoghi dove “il Vangelo ha minori possibilità di essere conosciuto ed ascoltato” (circ 466 1.23), il Fondatore che ha avuto l’audacia di affermare: “Questo Istituto è di grandissima necessità; pregate Dio che lo faccia fruttificare ogni giorno”.

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