Annunciare... Evangelizzare

I giudei, i greci, i barbari, ciascuno nel loro tempo e nella loro cultura, per mezzo della tenacia della loro fede e in mezzo alle molte crisi delle loro storie, furono capaci di scoprire i segni della presenza amorevole di Dio nelle loro vite.
Allo stesso tempo anche noi veniamo sfidati a fare oggi come essi fecero nel loro tempo, cioè: scoprire la stessa presenza divina dentro la nostra cultura; esprimerla nelle forme della nostra cosmovisione; creare modalità nuove di celebrare che rispondano al desiderio più profondo del nostro cuore; irradiare questa fede agli altri come una grande Buona Notizia per la vita umana. Fare ciò che Gesù fece nel suo tempo: trasmettere la Buona Notizia di Dio. 
Carlos Mesters ocarm e Francisco Orofino.

Chiamati e mandati

"Li convocò e li mandò"
Non c'è chiamata senza invio.
Non ci sono vocazioni forse perché non andiamo più, siamo fermi.
Non ci muoviamo più..
Non mandiamo più..
Non inviamo più...
Non ci facciamo prossimi...
Attendiamo, pazienti (?) e indifferenti...come Dio può convocare qualcuno con noi se non vogliamo andare ad annunciare?
Quando riprenderemo il gusto dell'essere inviati, ritroveremo anche la voce per convocare.
Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite».

Andare liberi e leggeri, che fatica grande, staccarsi e lasciare... Sento già in me la grande difficoltà di esser pronto e a mani vuote.... E la capacità di ripartire poi???

Essere a Sud

L'altro giorno sono stato nel punto più a sud d'Italia: una meraviglia!
La bellezza dell'incontro tra Ionio e Mediterraneo; il mare: una tavolozza di sfumature di blu e azzurro risplendente con striature argentee al sole caldo e vivace d'agosto; bambini gioiosi nel mare... Tutto era perfetto, ma non potevo non pensare che quello stesso mare è stato, è e sarà, se non faremo qualcosa, un cimitero per miei fratelli e sorelle disperati; barconi stracolmi, strabordanti, insicuri e malefici sono passati, passano e passeranno, Caronti senza pietà ammassando vivo e morti, portatori di sogni e creatori di terrori che si rincorrono con abbruttita casualità, speranze legate a un soffio, a meno di un soffio.
Come posso godere tutto ciò?
Mi sente colpevole in parole e omissioni... Come posso dire di difendere e lottare per Giustizia, Misericordia e Fedeltà se non faccio nulla per le mie sorelle e fratelli migranti, pellegrini, in fuga perla ricerca di vita?
Faccio mie le attualissime parole di Esdra: "Mio Dio, sono confuso, ho vergogna di alzare la faccia verso di te, mio Dio, poiché le nostre iniquità si sono moltiplicate fin sopra la nostra testa; la nostra colpa è grande fino al cielo. Dai giorni dei nostri padri fino ad oggi noi siamo stati molto colpevoli, e per le nostre colpe noi, i nostri re, i nostri sacerdoti siamo stati messi in potere di re stranieri, in preda alla spada, alla prigionia, alla rapina, al disonore, come avviene oggi". 

Anni pietà di me, di noi Papà/Mamma dei cieli e della terra.

Giustizia Misericordia Fedeltà

Il Vangelo di qualche giorno fa mi ha permesso di riflettere sui
Ministeri educativi lasalliani
Su quanto siamo chiamati a tenderli giusti, misericordiosi e fedeli.
Siamo chiamati a fare una vera rivoluzione affinché mai le parole rivolte da Gesù ai farisei siano rivolte alla nostra comunità lasalliana. Tornare all'essenziale, valorizzare ciascuno/a, non perderci dietro alle frange e rendere le nostre scuole segni del Regno. 
La Giustizia: educazione alla giustizia come spina dorsale del curriculum e delle proposte educative, giustizia che si traduce mettendo i Poveri al centro della scuola, comunque si voglia definirli, facendo che tutta l'Istituzione non giri intorno alle discipline o alla disciplina, ma a coloro che hanno più difficoltà a starci dentro, a stare al passo; scuole dove si entra per imparare e si esce per servire.
La Misericordia: misericordia e compassione nelle relazioni affinché ciascuno/a possa dare il contributo che Dio stesso gli o le chiede; novità nelle relazioni, novità nello spirito e nel sentire della scuola; la misericordia è atteggiamento che sgorga dalle viscere ex è l'unica possibilità che ognuno di noi ha per crescere, non è lassismo o superficialità o mancanza di regole, ma come lo sguardo appropriato su ogni persona affinché abbia le giuste possibilità e il giusto sostegno per realizzarsi.
La Fedeltà: fedeli a se stessi per esser fedeli a Dio; la scuola come luogo, spazio vocazionale: fedeltà a Dio e fedeltà al "nome" che Dio stesso da' a ciascuno.
Fedeltà alle ispirazioni, fedeltà ai segni dei tempi, fedeltà alle successive chiamate di Dio alle persone, all'Istituzione, al Carisma stesso.
Fedeltà non al "perché" ma al "per chi" siamo nati, scelti, mandati, salvati!

riflessione di lunedì 24 agosto

Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gv 1, 46

Una parte della società italiana si fa queste domande:
Da Scampia può venire qualcosa di buono?
Dai Rom può venire qualcosa di buono?
Dai tossico può venire qualcosa di buono?
Dai coloro che sono mentalmente malati può venire qualcosa di buono?
Dai barboni può venire qualcosa di buono?
Dai clandestini di Lampedusa può venire qualcosa di buono?
Dai mussulmani può venire qualcosa di buono?

Una parte della Chiesa cattolica si fa queste domande:
Dai Laici può venire qualcosa di buono?
Dalle donne può venire qualcosa di buono?
Dai teologi non ortodossi può venire qualcosa di buono?
Dai non credenti può venire qualcosa di buono?
Dai conviventi e dai divorziati può venire qualcosa di buono?
Dai gay, dalle lesbiche dai transgender può venire qualcosa di buono?

Ci facciamo tutti queste domande, l'unica risposta possibile è quella di Filippo: «Vieni e vedi».

Vieni e vedi.
Vieni e guardali negli occhi.
Vieni e incontra.
Vieni e stringi loro le mani
Vieni e ascolta.
Vieni e senti i loro racconti, le loro storie.
Vieni e conosci.
Vieni e metti i tuoi piedi nelle loro scarpe.
Vieni ed accoglili.
Vieni e fatti abbracciare da loro.
Vieni e mangia con loro.
Vieni e tocca le loro ferite.
Vieni e leniscile, guariscile.
Vieni e non occultare il tuo dolore e le tue paure.
Vieni e spezza il pane, condividi il vino.
Vieni e vedi... e la falsità non dimorerà in te.

"Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo»". Gv 1, 51

E c'indicheranno dove scorgere Dio, vedere il suo volto presente oggi per la salvezza del mondo.

Martin, fratello scalzo


Caro Martin,
ti sei presentato al tuo amico Gesù sicuramente a piedi scalzi, perché hai sempre camminato su terra santa, perché sapevi che Dio sempre ci precede e ci attende.
Hai potuto abbracciare il tuo Signore Gesù perché avevi mani vuote: hai sempre donato, dato, offerto con abbondanza, generosità, dolcezza.

Hai sorriso a sorella morte, perché non la temevi, ma volevi vedere volto a volto, dopo averlo visto negli occhi di tanti bambini e adulti a cui avevi toccato il cuore, Dio che hai seguito con amore, passione, decisione e creatività... il Risorto ti ha chiamato per nome nel suo disegno colmo d'Amore intessuto di Mistero.
Lasci semi sparsi ovunque, in moltissimi cuori e qui a Scampia ci sono e ci saranno sempre messi abbondantissime sbocciate da quei semi...
Siamo tristi per non averti più rivisto, ma lieti perché sei in quell'abbraccio eterno del Papà/Mamma dei cieli che tante volte ci hai fatto sperimentare abbracciandoci.
Martin, ti voglio,e ti vogliamo bene!

preghiera lasalliana

Per fede, Signore, noi crediamo che: la tua opera è la nostra opera e noi ne siamo una parte vitale.
Tu ci hai concesso il dono di annunciare il Vangelo a tutti, soprattutto ai poveri e ai giovani.
Un’avventura evangelica sperimentata in modo unico da ogni persona.
Un pellegrinaggio evangelico aperto alle differenti fedi e culture del nostro mondo.
Noi vogliamo essere Lasalliani senza frontiere. Noi ci confrontiamo con difficoltà e sfide come al tempo del Fondatore. Come i discepoli sulla strada di Emmaus, i nostri cuori sono lenti a credere.
Tuttavia, tu Signore, continui a credere in noi, ci rimetti in discussione, ci provochi e ci invii, rendendo ardente il nostro cuore.
Noi, i Lasalliani, quale che sia la nostra età, siamo pieni di speranza e di gioia per la missione.
Siamo lieti per la missione che si espande in cerchi sempre più ampi di Lasalliani.
Ci rallegriamo per le nuove iniziative educative e per le opere rivolte ai poveri.
Sì, Signore, siamo stati testimoni del tuo grande amore fin dalla nostra carismatica fondazione. Questo evento ci ha convinti che grandi cose sono ancora possibili.

Ti ringraziamo di averci chiamati e inviati senza posa, per ritornare a Gerusalemme, per vivere la promessa di vitalità, per vivere la nostra visione, la nostra passione e il nostro futuro per la missione che ci hai affidato. Amen

SIAMO NOI... SIAMO IN ONDA

Lunedì 11 maggio alle ore 16,30, fratel Enrico Mulller, fratello delle scuole cristiane e presidente della cooperativa sociale Occhi Aperti, sarà presente nella trasmissione "Siamo noi" per condividere l'esperienza del volontariato estivo a Scampia.
Tv2000 è visibile sul digitale terrestre canale 28, sul satellite al canale 140 SKY, sulla piattaforma satellitare tivùsat al canale 18.

nel mondo dei bambini c'è sempre posto per tutti

Dalla notte di Betlemme al venerdì santo, il mondo ripete con forza: “non c’è posto!”
Non c’era posto per loro nell'albergo, non c’è posto per Gesù in questo mondo, non c’è posto per le sue parole che ci vogliono accoglienti verso tutti, in particolare con i più poveri.
Nel mondo che abbiamo costruito non c’è posto… e ogni giorno continuiamo ad escludere i più poveri e gli ultimi, con giustificazioni pseudo-razionali, soprattutto con tante auto giustificazioni. E piano piano rischiamo di entrare a far parte della folla che urla: “non c’è posto” “Crocifiggilo” 


Oggi, con la mia famiglia, con alcuni ragazzi del movimento dei giovani lasalliani e una mamma di uno dei ragazzi, ho partecipato alla via crucis che la Comunità Lasalliana di Scampia ha organizzato al campo rom di Giuliano e questa frase: “non c’è posto” mi è rimbombata nella testa e nel cuore.

Vetri, tanti vetri per terra, su una colata di cemento in mezzo al nulla.

Separate da tutto, escluse dal resto della “gente civile” , le famiglie rom del campo di Giuliano vivono ogni giorno in un posto che apparentemente sembra dimenticato da Dio.
La verità è che oggi, entrando in quel luogo, Dio lo abbiamo trovato! Siamo entrati nella sua casa e siamo stati accolti da tanti sorrisi e da tanta voglia di giocare, da tanti tanti bambini, che correvano e saltavano a piedi nudi su quei vetri per venirci incontro.

Io ero lì con mia moglie e i miei due figli di 11 e 7 anni e subito la magia del mondo dei bambini ci ha avvolto.
Mia figlia Elena, la più piccola, ha subito fatto amicizia con un gruppo di bambine e dopo qualche corsa e qualche salto, il gioco è diventato quello di spazzare via i pezzi di vetro con delle scope, insomma, fare pulizia. Poi, siccome Elena era l’unica che sapeva leggere, anche se c’erano bimbe più grandi di lei, ha letto per loro un piccolo libricino. Emanuele guardava e parlava, provava a capire come fosse possibile che dei bambini vivessero in quelle condizioni.

Quando è iniziata la via crucis, le bambine si sono prese per mano e anche se di religioni diverse, di provenienze diverse, anche se il mondo le vorrebbe separare perché diverse, ci hanno seguito nel nostro peregrinare dietro alla croce. Elena, Zagorka e tutte le altre bimbe insieme si tenevano per mano, perché nel loro mondo non si è diversi, nel mondo dei bambini c’è sempre posto per tutti e in poche ore avevano fatto amicizia.

I bambini sono i nostri maestri, per questo Gesù dice che dobbiamo riuscire a tornare come loro per entrare nel suo Regno, perché nel suo Regno c’è posto per tutti, come nel mondo dei bambini…
Alla quinta stazione della via crucis, mentre ascoltavamo dell’indifferenza di Pilato davanti all’ingiustizia che aveva sotto gli occhi, vicino a noi c’era la carcassa di un topo morto, lì nel piazzale, dove i bambini giocano quando possono… Sono gli stessi bambini che incontrate nella metro, gli stessi che chiedono qualcosa ai semafori, gli stessi a cui viene negato il diritto all’istruzione e all’infanzia, perché non c’è posto per loro…
 
Pilato è ancora ben vivo e ha davvero tanti seguaci, anche tanti cristiani “tiepidi” come li definisce Papa Francesco, che vanno magari a messa tutte le domeniche e poi scacciano un bambino nella metro.

I bambini non sono tiepidi, sono fuoco, per questo sono i nostri maestri, perché noi a poco a poco rischiamo di raffreddarci, di non ricordare il calore della tenerezza e dell’amore per gli altri.

Dopo una giornata bella, e comunque faticosa siamo rientrati in casa, e mentre mettevo a letto mia figlia ho voluto ringraziarla per come si era comportata.
La sua risposta è stata in tono con la giornata:

“ma io non ho fatto niente, ho solo giocato…”

E’ proprio vero, ho ancora tanto da imparare anche io, e volentieri, mi metto alla scuola dei nostri maestri bambini.

 Andrea Sicignano, associato.

di case in case fino.. a casa

Si è partiti dalla case, quelle che ci sono, quelle che sono delle Suore della Provvidenza, quelle che fanno parte della storia santa delle figlie di Padre Luigi... due anni fa ci siamo incontrati Suore e Laici per segnare una strada comune, per intessere un arazzo diverso, antico e nuovo insieme, come il buon amministratore che trae dal suo tesoro cose antiche e cose nuove. Tutte l'Italia è sempre stata ben rappresentata: da Udine, patria e luogo fondante di San Luigi Scrosoppi, con tutte le variegate presenze friulane, a Belvedere di Tezze, dove da due anni vive la cooperativa sociale Rosa Mistica e l'Associazione le Giare che ha 5 anni di profezia; Concordia Saggittaria delle provincia di Venezia con la scuola materna, a Moncenisio 4, la casa famiglia romana, fino alle presenze, più famigliari per me, di Scampia e di Torre del Greco.
Le case sono anche segno del radicamento nel territorio, un "esserci" e un "essere per", di una ferialità che è fecondata dalla laboriosità e dall'allegria che è marchio di fabbrica Scrosoppi. Case ricche di vita e di vite consegnate alla "carità, carità, carità", case che si sono trasformate per essere fedeli, case che sempre più accolgono e condividono.. case che sentono la chiamata all'"apertura".
La sera di sabato 7, abbiamo avuto la gioia e l'onore di visitare le "Case Romane del Celio" che giacciono sotto la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo... abbiamo passeggiato per la storia dell'antica Roma, grazie a testi di Giovenale, Properzio e Marziale e siamo stati "scaldati" dalla storia di uomini e donne che hanno scelto la chiamata ad essere testimoni fedeli al Signore Risorto accogliendo "la follia della croce", come "i padroni di Casa", i santi martiri Giovanni e Paolo; questa discesa nella casa dei martiri del 4° secolo ci ha "innestati", nella lunga tradizione cristiana, nella "terra santa" di case private che diventano case della comunità, "Domus Ecclesia".
Ed è precisamente in questo solco che oggi si sono messe le nostre sorelle: vogliono creare una nuova "Domus Ecclesia", da casa/case della congregazione, che ha donato sante e tanto bene a migliaia di persone in quasi due secoli di storia, a una casa che rispecchia la Chiesa di oggi che è Comunione, dove le separazioni della "fuga mundi" non esiste più, dove l'essere mischiate alla pasta è essenza dell'annuncio dell'amore di Dio per gli uomini e le donne del nostro tempo.
Casa non percepita come proprietà privata, eredità delle Suore per le Suore, ma segni del Regno, luoghi dove il popolo di Dio possa diventare anche lui "carità, carità, carità" oggi, spazio e spazi alle Beatitudini, "Casa per le Derelitte" di ogni tempo.
Anche la Buona Notizia della terza domenica di quaresima ci ha illuminati, ci ha rivelato la strada: "Non fate della casa del Padre mio un mercato!" (Gv 2, 13-25); abitiamo, gestiamo,  animiamo case che non ci appartengono, sono proprietà di Colui che ce le ha donate come strumenti di salvezza, come ambienti per la vita di comunione di persone diverse, dove chi è "piccolo" è sorgente di Vita, è porta di salvezza, è Dio... qualunque cosa fare al più piccolo di questi mie fratelli più piccoli, l'avrete fatto a me... è il Padrone di Casa e non può essere messo nel mercato.
La trasformazione della Fondazione della Provvidenza come Casa comune dove ci si cura delle Case affinché siano fedeli al sogno di Dio, è un passo fondamentale e importante del cammino, della realizzazione del piano di Dio, frutto di discernimento e d'ispirazione, di scelte e di abbandono alla Provvidenza stessa.

Tutto ciò non è rivoluzione copernicana, strategia di management, sgravio economico o  demotivazione ministeriale, ma solo fedeltà al Vangelo: è chiamata e scelta di trasfigurare la Vita in profezia, in mistica e in politica... profezia come segno del Regno, del già e non ancora, ma anche volontà di non fermarsi e non piangere su ciò che non è più o non va, ma scegliere la Vita; è mistica perché è cammino quotidiano, è fare esperienza della Provvidenza come compagnia, è la presenza di Dio che è evidente in gesti, parole e silenzi, nei sorrisi e nelle lacrime e nei volti che ti chiamano a farti prossimo; è politica perché crea nuovi stili di vita e relazioni orizzontali, toglie privilegi ed esige comunione di beni, materiali e immateriali, trasforma vite, comunità, territori, società, Chiesa.

POKER DI REGINE... per festeggiare l'8 marzo!

Antonella, Fiorinda, Monica, Paola... sono solo 4 le mamme che hanno accolto l'invito di partecipare a un percorso per superare l'esame di licenza.
Raffaella, Carmelina e fr Bruno sono coloro che le accompagneranno, attorniati da tutte e tutti noi, che passeremo per dar loro una mano o un'esperienza diversa di apprendimento...
Sono donne giovani eppure la Vita, le famiglie di origine e quelle di ora, non ha o non hanno donato loro una possibilità a tempo opportuno...
E loro, figlie, mogli, madri, sorelle, zie, cognate, nipoti, amiche, vicine ce la mettono tutta... vogliono, fortissimamente vogliono.... vengono interessate e si scontrano con concetti, anche semplici, dei quattro punti cardinali, con l'italiano troppo poco usato e custodito; si appassionano alla matematica, strumento utile per l'economia familiare, incontrano l'inglese e lo spagnolo perché, ricordarlo è d'obbligo, sono cittadine di Napoli, dell'Italia e d'Europa!
Dobbiamo essere sinceri: forse delle loro vite quotidiane tutte uguali, stancanti e schiaccianti, incatenate ai servizi e all'accudire mariti, figli e tutti gli altri delle loro grandi e numerose famiglie, non cambierà nulla: i giorni si affiancheranno ancora in lunghe file ripetitivi come sempre , i problemi non scompariranno magicamente, i figli non le ascolteranno con più devozione o attenzione, i mariti non si trasformeranno in ricchi principi azzurri, ma loro, Antonella, Fiorinda, Monica, Paola, saranno diverse, non principesse di una favola, ma donne un po' più coscienti che loro sono in grado di darsi possibilità, di riprendersi un diritto, di donarsi una soddisfazione, di dire ai loro figli e figlie, mariti, amici, genitori che la vita giace nelle loro mani, non è tutto preordinato o segnato, non è tutto scritto in partenza... il maledetto destino non si è accanito contro di loro, non ha scelto loro per farla pagare a qualcuno: nei loro occhi comincia a luccicare una possibilità, una speranza: IO SONO MIA! IO SCELGO! IO POSSO! IO VALGO! IO CAMBIO!
Sì, sembra scontato e decisamente insignificante un gruppo di quattro mamme che studiano per l'esame di licenza; spreco di energie, spreco di soldi, spreco di personale, spreco... una donna insegnò a Gesù lo spreco (Gv 12, 1-8): "Maria prese una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento"... Dio ha lodato lo spreco: lo "sprecarsi" per gli altri, ciò che le quattro mamme per le proprie famiglie, è ciò che cambia il mondo... una catena di "spreco" perché ci sia Vita, gioia, verità, bellezza...
Sì queste mamme inebriano di profumo l'aria delle loro case, l'aria di CasArcobaleno e del Giardino dai millecolori, dove si svolgono le lezioni, l'aria del quartiere, portano leggerezza nei nostri e nei loro cuori... sbocciano, fioriscono...
A loro vogliamo dedicare questo 8 marzo, solo loro i nostri fuori di mimosa.

A loro va il nostro grazie, perché danno fiducia all'atto e alla relazione educativa, ci hanno dato fiducia... e ciò darà possibilità sorprendenti a tante vite, quelle delle loro famiglie e magari di altre mamme, che l'anno prossimo, vorranno darsi una chance, perché il mondo s'inebri nuovamente di profumo vero e sia sempre più bello, più vero, più fatto per tutti, partendo da chi è in difficoltà.