nel mondo dei bambini c'è sempre posto per tutti

Dalla notte di Betlemme al venerdì santo, il mondo ripete con forza: “non c’è posto!”
Non c’era posto per loro nell'albergo, non c’è posto per Gesù in questo mondo, non c’è posto per le sue parole che ci vogliono accoglienti verso tutti, in particolare con i più poveri.
Nel mondo che abbiamo costruito non c’è posto… e ogni giorno continuiamo ad escludere i più poveri e gli ultimi, con giustificazioni pseudo-razionali, soprattutto con tante auto giustificazioni. E piano piano rischiamo di entrare a far parte della folla che urla: “non c’è posto” “Crocifiggilo” 


Oggi, con la mia famiglia, con alcuni ragazzi del movimento dei giovani lasalliani e una mamma di uno dei ragazzi, ho partecipato alla via crucis che la Comunità Lasalliana di Scampia ha organizzato al campo rom di Giuliano e questa frase: “non c’è posto” mi è rimbombata nella testa e nel cuore.

Vetri, tanti vetri per terra, su una colata di cemento in mezzo al nulla.

Separate da tutto, escluse dal resto della “gente civile” , le famiglie rom del campo di Giuliano vivono ogni giorno in un posto che apparentemente sembra dimenticato da Dio.
La verità è che oggi, entrando in quel luogo, Dio lo abbiamo trovato! Siamo entrati nella sua casa e siamo stati accolti da tanti sorrisi e da tanta voglia di giocare, da tanti tanti bambini, che correvano e saltavano a piedi nudi su quei vetri per venirci incontro.

Io ero lì con mia moglie e i miei due figli di 11 e 7 anni e subito la magia del mondo dei bambini ci ha avvolto.
Mia figlia Elena, la più piccola, ha subito fatto amicizia con un gruppo di bambine e dopo qualche corsa e qualche salto, il gioco è diventato quello di spazzare via i pezzi di vetro con delle scope, insomma, fare pulizia. Poi, siccome Elena era l’unica che sapeva leggere, anche se c’erano bimbe più grandi di lei, ha letto per loro un piccolo libricino. Emanuele guardava e parlava, provava a capire come fosse possibile che dei bambini vivessero in quelle condizioni.

Quando è iniziata la via crucis, le bambine si sono prese per mano e anche se di religioni diverse, di provenienze diverse, anche se il mondo le vorrebbe separare perché diverse, ci hanno seguito nel nostro peregrinare dietro alla croce. Elena, Zagorka e tutte le altre bimbe insieme si tenevano per mano, perché nel loro mondo non si è diversi, nel mondo dei bambini c’è sempre posto per tutti e in poche ore avevano fatto amicizia.

I bambini sono i nostri maestri, per questo Gesù dice che dobbiamo riuscire a tornare come loro per entrare nel suo Regno, perché nel suo Regno c’è posto per tutti, come nel mondo dei bambini…
Alla quinta stazione della via crucis, mentre ascoltavamo dell’indifferenza di Pilato davanti all’ingiustizia che aveva sotto gli occhi, vicino a noi c’era la carcassa di un topo morto, lì nel piazzale, dove i bambini giocano quando possono… Sono gli stessi bambini che incontrate nella metro, gli stessi che chiedono qualcosa ai semafori, gli stessi a cui viene negato il diritto all’istruzione e all’infanzia, perché non c’è posto per loro…
 
Pilato è ancora ben vivo e ha davvero tanti seguaci, anche tanti cristiani “tiepidi” come li definisce Papa Francesco, che vanno magari a messa tutte le domeniche e poi scacciano un bambino nella metro.

I bambini non sono tiepidi, sono fuoco, per questo sono i nostri maestri, perché noi a poco a poco rischiamo di raffreddarci, di non ricordare il calore della tenerezza e dell’amore per gli altri.

Dopo una giornata bella, e comunque faticosa siamo rientrati in casa, e mentre mettevo a letto mia figlia ho voluto ringraziarla per come si era comportata.
La sua risposta è stata in tono con la giornata:

“ma io non ho fatto niente, ho solo giocato…”

E’ proprio vero, ho ancora tanto da imparare anche io, e volentieri, mi metto alla scuola dei nostri maestri bambini.

 Andrea Sicignano, associato.

di case in case fino.. a casa

Si è partiti dalla case, quelle che ci sono, quelle che sono delle Suore della Provvidenza, quelle che fanno parte della storia santa delle figlie di Padre Luigi... due anni fa ci siamo incontrati Suore e Laici per segnare una strada comune, per intessere un arazzo diverso, antico e nuovo insieme, come il buon amministratore che trae dal suo tesoro cose antiche e cose nuove. Tutte l'Italia è sempre stata ben rappresentata: da Udine, patria e luogo fondante di San Luigi Scrosoppi, con tutte le variegate presenze friulane, a Belvedere di Tezze, dove da due anni vive la cooperativa sociale Rosa Mistica e l'Associazione le Giare che ha 5 anni di profezia; Concordia Saggittaria delle provincia di Venezia con la scuola materna, a Moncenisio 4, la casa famiglia romana, fino alle presenze, più famigliari per me, di Scampia e di Torre del Greco.
Le case sono anche segno del radicamento nel territorio, un "esserci" e un "essere per", di una ferialità che è fecondata dalla laboriosità e dall'allegria che è marchio di fabbrica Scrosoppi. Case ricche di vita e di vite consegnate alla "carità, carità, carità", case che si sono trasformate per essere fedeli, case che sempre più accolgono e condividono.. case che sentono la chiamata all'"apertura".
La sera di sabato 7, abbiamo avuto la gioia e l'onore di visitare le "Case Romane del Celio" che giacciono sotto la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo... abbiamo passeggiato per la storia dell'antica Roma, grazie a testi di Giovenale, Properzio e Marziale e siamo stati "scaldati" dalla storia di uomini e donne che hanno scelto la chiamata ad essere testimoni fedeli al Signore Risorto accogliendo "la follia della croce", come "i padroni di Casa", i santi martiri Giovanni e Paolo; questa discesa nella casa dei martiri del 4° secolo ci ha "innestati", nella lunga tradizione cristiana, nella "terra santa" di case private che diventano case della comunità, "Domus Ecclesia".
Ed è precisamente in questo solco che oggi si sono messe le nostre sorelle: vogliono creare una nuova "Domus Ecclesia", da casa/case della congregazione, che ha donato sante e tanto bene a migliaia di persone in quasi due secoli di storia, a una casa che rispecchia la Chiesa di oggi che è Comunione, dove le separazioni della "fuga mundi" non esiste più, dove l'essere mischiate alla pasta è essenza dell'annuncio dell'amore di Dio per gli uomini e le donne del nostro tempo.
Casa non percepita come proprietà privata, eredità delle Suore per le Suore, ma segni del Regno, luoghi dove il popolo di Dio possa diventare anche lui "carità, carità, carità" oggi, spazio e spazi alle Beatitudini, "Casa per le Derelitte" di ogni tempo.
Anche la Buona Notizia della terza domenica di quaresima ci ha illuminati, ci ha rivelato la strada: "Non fate della casa del Padre mio un mercato!" (Gv 2, 13-25); abitiamo, gestiamo,  animiamo case che non ci appartengono, sono proprietà di Colui che ce le ha donate come strumenti di salvezza, come ambienti per la vita di comunione di persone diverse, dove chi è "piccolo" è sorgente di Vita, è porta di salvezza, è Dio... qualunque cosa fare al più piccolo di questi mie fratelli più piccoli, l'avrete fatto a me... è il Padrone di Casa e non può essere messo nel mercato.
La trasformazione della Fondazione della Provvidenza come Casa comune dove ci si cura delle Case affinché siano fedeli al sogno di Dio, è un passo fondamentale e importante del cammino, della realizzazione del piano di Dio, frutto di discernimento e d'ispirazione, di scelte e di abbandono alla Provvidenza stessa.

Tutto ciò non è rivoluzione copernicana, strategia di management, sgravio economico o  demotivazione ministeriale, ma solo fedeltà al Vangelo: è chiamata e scelta di trasfigurare la Vita in profezia, in mistica e in politica... profezia come segno del Regno, del già e non ancora, ma anche volontà di non fermarsi e non piangere su ciò che non è più o non va, ma scegliere la Vita; è mistica perché è cammino quotidiano, è fare esperienza della Provvidenza come compagnia, è la presenza di Dio che è evidente in gesti, parole e silenzi, nei sorrisi e nelle lacrime e nei volti che ti chiamano a farti prossimo; è politica perché crea nuovi stili di vita e relazioni orizzontali, toglie privilegi ed esige comunione di beni, materiali e immateriali, trasforma vite, comunità, territori, società, Chiesa.

POKER DI REGINE... per festeggiare l'8 marzo!

Antonella, Fiorinda, Monica, Paola... sono solo 4 le mamme che hanno accolto l'invito di partecipare a un percorso per superare l'esame di licenza.
Raffaella, Carmelina e fr Bruno sono coloro che le accompagneranno, attorniati da tutte e tutti noi, che passeremo per dar loro una mano o un'esperienza diversa di apprendimento...
Sono donne giovani eppure la Vita, le famiglie di origine e quelle di ora, non ha o non hanno donato loro una possibilità a tempo opportuno...
E loro, figlie, mogli, madri, sorelle, zie, cognate, nipoti, amiche, vicine ce la mettono tutta... vogliono, fortissimamente vogliono.... vengono interessate e si scontrano con concetti, anche semplici, dei quattro punti cardinali, con l'italiano troppo poco usato e custodito; si appassionano alla matematica, strumento utile per l'economia familiare, incontrano l'inglese e lo spagnolo perché, ricordarlo è d'obbligo, sono cittadine di Napoli, dell'Italia e d'Europa!
Dobbiamo essere sinceri: forse delle loro vite quotidiane tutte uguali, stancanti e schiaccianti, incatenate ai servizi e all'accudire mariti, figli e tutti gli altri delle loro grandi e numerose famiglie, non cambierà nulla: i giorni si affiancheranno ancora in lunghe file ripetitivi come sempre , i problemi non scompariranno magicamente, i figli non le ascolteranno con più devozione o attenzione, i mariti non si trasformeranno in ricchi principi azzurri, ma loro, Antonella, Fiorinda, Monica, Paola, saranno diverse, non principesse di una favola, ma donne un po' più coscienti che loro sono in grado di darsi possibilità, di riprendersi un diritto, di donarsi una soddisfazione, di dire ai loro figli e figlie, mariti, amici, genitori che la vita giace nelle loro mani, non è tutto preordinato o segnato, non è tutto scritto in partenza... il maledetto destino non si è accanito contro di loro, non ha scelto loro per farla pagare a qualcuno: nei loro occhi comincia a luccicare una possibilità, una speranza: IO SONO MIA! IO SCELGO! IO POSSO! IO VALGO! IO CAMBIO!
Sì, sembra scontato e decisamente insignificante un gruppo di quattro mamme che studiano per l'esame di licenza; spreco di energie, spreco di soldi, spreco di personale, spreco... una donna insegnò a Gesù lo spreco (Gv 12, 1-8): "Maria prese una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento"... Dio ha lodato lo spreco: lo "sprecarsi" per gli altri, ciò che le quattro mamme per le proprie famiglie, è ciò che cambia il mondo... una catena di "spreco" perché ci sia Vita, gioia, verità, bellezza...
Sì queste mamme inebriano di profumo l'aria delle loro case, l'aria di CasArcobaleno e del Giardino dai millecolori, dove si svolgono le lezioni, l'aria del quartiere, portano leggerezza nei nostri e nei loro cuori... sbocciano, fioriscono...
A loro vogliamo dedicare questo 8 marzo, solo loro i nostri fuori di mimosa.

A loro va il nostro grazie, perché danno fiducia all'atto e alla relazione educativa, ci hanno dato fiducia... e ciò darà possibilità sorprendenti a tante vite, quelle delle loro famiglie e magari di altre mamme, che l'anno prossimo, vorranno darsi una chance, perché il mondo s'inebri nuovamente di profumo vero e sia sempre più bello, più vero, più fatto per tutti, partendo da chi è in difficoltà.

articolo di Michela Nicolais per l'agenzia SIR

GOMORRA È LONTANA
La vera rivoluzione
a Scampia
comincia in classe
Da cinque anni studenti romani incontrano i napoletani. Sono gli alunni del liceo San Giuseppe De Merode e gli alunni speciali di "Casa Arcobaleno". Le due strutture sono gestite dai Fratelli delle scuole cristiane. Qui sul territorio (con poveri e rom) si lavora insieme: lasalliani, suore e gesuiti. Vedi "Il giardino dai mille colori", dove ogni mattina vanno all'asilo bimbi rom e napoletani
M. Michela Nicolais

“Ragazzi accuditi che diventano insegnanti accudenti”, professori che - come i loro allievi - invece di una settimana bianca a Madonna di Campiglio scelgono giorni di fraternità e di condivisione. Religiosi e religiose che grazie a sapienti sinergie comunitarie sanno dare volto, piedi e mani ad un’altra Scampia, molto diversa e distante da quella patinata e orrorifica a cui film e serie tv da ascolti record come “Gomorra” ci hanno abituati. Eppure Le Vele sono solo a poche centinaia di metri: faranno da sfondo all’elicottero del Papa, quando atterrerà, il 21 marzo, in piazza Giovanni Paolo II. Non è certo un caso che il viaggio di Francesco a Napoli cominci da qui: i ragazzi di “Casa Arcobaleno” lo aspettano, ma anche i bambini del campo rom di Scampia, che è proprio di fronte a “Il giardino dai mille colori”, dove ogni mattina vanno all’asilo bimbi rom e napoletani, e il pomeriggio lasciano il posto ai loro coetanei più grandi per il doposcuola. Le famiglie del campo rom di Giugliano, che dista poco più di una decina di chilometri percorrendo la tangenziale, hanno scritto addirittura una lettera al Papa per dargli appuntamento.

Diciannove ragazzi romani e 15 ragazzi napoletani.
 I primi vengono dalla “upper class”, i secondi sono stati allontanati dalla scuola perché non ce l’hanno fatta a centrare l’obiettivo delle “competenze”. Da cinque anni, quello che si svolge tra gli alunni del liceo san Giuseppe De Merode (due volte l’anno, a febbraio e a giugno, quando si lavora in tandem per la preparazione dell’esame) e gli alunni speciali di “Casa Arcobaleno” - gestiti entrambi dai Fratelli delle scuole cristiane - non è un match di calcio con vincitori e vinti, ma una misteriosa quanto tangibile alchimia che “ti cambia la testa per sempre”, come assicurano Eleonora e Francesco, due veterani capitolini, e ti fa dire, come scrive Emanuele in una lettera riconoscente: “Voi mi avete regalato l’infinito di bene”. “Ema”, come lo chiamano qui, l’anno scorso era uno dei ragazzi di “Io valgo”, il progetto realizzato dai lasalliani per i ragazzi di Scampia che non ce l’hanno fatta a conseguire il diploma di scuola media, e ora hanno la possibilità di centrare l’obiettivo grazie a fratel Enrico, il vulcanico motore di questa casa azzurra e fucsia in cui piove dal tetto; a fratel Bruno - quasi coetaneo del Papa - “sarà la prima volta che lo vedrò da vicino”, confessa a proposito del prossimo viaggio a Napoli: lui è argentino come Bergoglio, ma ha scelto Scampia come destinazione di elezione; e a fratel Raffaele, che gira con il suo camper con lavagna incorporata per fare scuola alle mamme del campo rom di Giugliano e quando serve è sempre pronto a fare il “fattorino” per le necessità più elementari. I lasalliani non operano da soli: i professori di questa scuola-casa sono gli educatori della cooperativa sociale “Occhi aperti”: “Quest’anno - ci dice fratel Enrico - abbiamo dato lavoro a 19 persone”. C’è Diletta, la “terapista occupazionale” che fiuta i talenti lavorativi dei ragazzi, Paola che fa lezione di biologia e aiuta i ragazzi a coltivare un “orto sinergico”, Fabio che insegna l’arte della fotografia, Carmela che tiene laboratori creativi per le ragazze con materiali di riciclo, Pippo che tutti chiamano “o’ boss” per le sue riconosciute capacità organizzative… Ma la lista è molto più lunga.

Suor Edoarda è qui da 25 anni, da quando le Suore della Provvidenza hanno cominciato la loro avventura a Scampia. Ha visto Giovanni Paolo II, spera di vedere anche Papa Francesco. La collaborazione con i fratelli lasalliani è parte delle sue giornate, e viceversa: loro pensano agli adolescenti, lei ai piccoli bimbi del nido “Il giardino dai mille colori”, abitato la mattina da bimbi rom e napoletani da 0 a 3 anni, e al pomeriggio dai bambini delle scuole elementari. Sono 80 gli ospiti del “Giardino”, di cui 20 rom del campo proprio qui di fronte, che in questi giorni è senza luce. A pranzo e a cena, a “Casa Arcobaleno”, oltre a suor Edoarda capita di trovare nella lunga e variopinta tavola apparecchiata anche padre Fabrizio, l’anima della rettoria di Santa Maria della Speranza e del “Centro Hurtado”. “Noi partiamo dai piedi, andiamo a trovare la gente”, ci spiega a proposito della pedagogia sinergica tra i lasalliani, le suore e i gesuiti, in materia di evangelizzazione.

L’ultima idea di fratel Enrico
 è una “Via crucis” da realizzare con gli scout, la prossima Pasqua, al campo rom di Giugliano. “D’estate ci andiamo tutti i giorni”, ci racconta, d’inverno ogni volta che si può. Mentre il camper di fratel Raffaele ci porta a destinazione, l’impazienza dei ragazzi romani è davvero trascinante: chi c’è già stato cerca il volto dei “suoi” bambini, chi ci mette piede per la prima volta non vede l’ora d’incrociare quei sorrisi che non si sa da dove vengano. “Qui si capiscono le Beatitudini”, testimonia fratel Enrico, che si è fatto promotore di una lettera scritta a Papa Francesco dalle 70 famiglie rom che abitano il campo, un terreno isolato collocato accanto alla discarica da dove la sera esce il fumo del biogas. “Vogliamo andare via dai campi per poter cambiare la vita dei nostri figli”, scrivono: “Ti chiediamo di non dimenticarci, Tu parli di tutti, ma non ti abbiamo mai sentito parlare di noi rom. Noi comprendiamo che sei anche il nostro Papa; speriamo in Te; tu puoi chiedere ai politici di cambiare la nostra vita”. Fratel Raffaele ci confida che una soluzione per il decreto di sgombero imposto dal Comune lo scorso agosto ci sarebbe: grazie alla collaborazione della Caritas di Aversa, è stato individuato un sito più congeniale e soprattutto più salubre per gli abitanti, con la possibilità per loro di lavorare nel settore agricolo e di allevare animali. L’associazione che presiede fratel Raffaele, fatta tutta di volontari, si chiama “Arrevutammoce”. Aspettando Papa Francesco…

una mia amica lasalliana scrive...

La prima volta è stato un colpo al cuore. È stato vedere CasArcobaleno in cui piove, vedere il campo Rom, sentire le ragazze della borsa lavoro, comprendere cosa significa bilinguismo. Ero tornata a casa con il cuore carico di dolore, un dolore che faccio sempre più fatica a gestire, e che a volte è tanto grande che mi paralizza. Avevo negli occhi le vele, la povertà, la mancanza di speranza, e qua e là oasi nel deserto, te Edoarda Raffaele. Ma se paragoni le oasi al deserto ti rendi conto che per quanto siano belle, fertili, accoglienti, si devono scontrare con il deserto, che non lascia spazio.
Questa volta invece sono tornata a casa con un'emozione diversa. Un'emozione sempre tanto forte, che ho dovuto mettere da parte per due giorni prima di riuscirne a parlare o anche solo a rendere comprensibile. Questa volta ho visto un esercito di formiche: piccole, apparentemente deboli, ma numerosissime. Formiche che vivono nel freddo ma non si lamentano e ballano. Questa volta ho visto la vita che tanti scampiesi tentano di condurre nella normalità o quasi, andando avanti, consapevoli del male, dei problemi, della fatica, ma comunque andando avanti. Ho visto che nel deserto le oasi sono tante, tante al punto che spesso mi viene da pensare che il deserto è destinato a non restare tale per sempre. È stata una visione con più speranza, merito anche dei ragazzi di Roma. Loro saranno il futuro, la loro posizione sociale li porterà a posizioni importanti. Io già non sono più il futuro, il mio percorso in un certo senso è già segnato, potrò fare qualcosa ma saranno goccioline. In loro invece ho grande fiducia. Lasciare il futuro a Francesco, Pierpaolo, Angela, Giulia e agli altri mi dà serenità. Tu, gli Associati, i tuoi confratelli state costruendo un piccolo, meraviglioso plotone di assalto. Questo plotone rende più leggero il dolore che provo. "C'è speranza" come hanno scritto accanto alle vele. 
Perciò grazie, perché voi questa speranza la coltivate con la vostra stessa vita. Siete davvero straordinari e io davanti al dono di voi che avete fatto e fate tutti i giorni provo rispetto, ammirazione sconfinata ma anche imbarazzo. 

E grazie per il bel regalo che ci hai fatto: immagino che la ricetta sia parte del progetto di Io valgo, giusto?

in attesa del vescovo di Roma Francesco a Scampia...

Per preparare la visita di Papa Francesco a Napoli, il 21 marzo, p. Domenico Pizzuti sj, mi ha chiesto di scrivere qualcosa... ecco cosa ne è uscito; spero possa esserti utile.


"I cristiani hanno il dovere di annunciar Gesù senza escludere nessuno… come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabileLa Chiesa… cresce… «per attrazione». EG 14
  



Caro papa Francesco,
vieni a Scampia e imbandisci un banchetto per tutte e tutti noi!
Abbiamo bisogno di “banchetti desiderabili”: banchetti di solidarietà, giustizia, cultura, educazione, gioia, tenerezza e bellezza, banchetti in cui la Parola fatta carne risuoni come balsamo e come olio profumato che cura e guarisce, in cui il metro sia “tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25).
Fatti aiutare dalle donne che sono le prime, a volte le uniche, capaci di custodire la famiglia, i figli e le figlie, costrette a tessere le fila di vite complesse, tra difficoltà economiche, affetti in carcere, figli che non riescono ad impegnarsi e che sono posti troppo in pericolo.
Chiedi agli uomini di esserci, di mettere in gioco i loro molti talenti senza scoraggiarsi, di alzarsi in piedi e stare ritti con la coscienza che l’onestà e l’impegno sono sempre premiati.
Fatti aiutare dalle varie associazioni che fanno tanto per far risplendere il sole su ogni persona e con fatica, creatività e grande impegno strappano sorrisi e ridonano speranza.
Chiedi alle scuole di collaborare; sono, ma devono esserlo sempre più, luoghi di accoglienza e trasformazione, di cultura e di socialità, di legalità e d’impegno, e mai si scoraggino della loro vocazione umana, civile, ma anche cristiana di educare in modo integrale persone pronte per domani e capaci di fare il bene non solo per se stesse, ma per gli altri.
Fatti aiutare dalle sorelle e dai fratelli Rom che nella grande precarietà, sono capaci di esserci e sorridere ricordandoci la verità delle Beatitudini.
Fatti aiutare dalle Istituzioni che non devono usare il potere per raccogliere consensi e donare favori, ma abbiano la forza della verità e del servizio capace di cercare il bene comune, il benessere per tutti, la dignità per ogni persona.
Chiedi ai servizi sanitari e sociali di essere presenti con la loro grande professionalità e il loro impagabile impegno, senza lasciarsi schiacciare dalla struttura che a volte li rende poco attenti alla persona che hanno di fronte.
Invita tutte le forze dell’ordine a sedersi con tutte le persone che la vita ferita ha allontanato dalla legalità, cosicché si realizzi una vicinanza sempre più calda e corresponsabile per un futuro diverso.
Accanto a loro metti i fratelli e sorelle carcerati perché ci sia nuova alleanza tra figli e figlie del Papà/Mamma nostra che è nei cieli, per un mondo giusto costruito insieme da tutti, perché tutti possono sbagliare, ma possono anche avere una seconda o terza opportunità… per ricominciare insieme da capo.
Coinvolgi i fratelli e le sorelle immigrati, portatori altre sapienze e di altri "cibi succulenti", del tuo Spirito che è come il vento; amici ed amiche capaci di attendere donando i loro sorrisi dal sapore di terre lontane.
Invita tutta la città di Napoli che troppe volte vive Scampia come un “male”, come la sua parte brutta e non come un’inedita possibilità per realizzarsi come città con la sua cultura e tradizioni, con la sua arte e l’ingegno che si perde nei secoli e che ha ancora molto da dare a tutta la regione, all’Italia e al mondo.
A questo vero banchetto chiama e invia le discepole e i discepoli del Risorto, cattolici, riformati, evangelisti, ortodossi, tutti insieme come battezzati che vivono l'unica figliolanza divina in molte vocazioni e ministeri complementari, per "vivere la mensa condivisa con rinnovato amore, a lavare i piedi, e a rompere ogni separazione" (p. A. Gittins, CSSp); spingici ad aprire porte e a stringere ogni mano; sollecitaci, ancora una volta, a non trincerarci al riparo della “purezza” ma buttaci nella mischia della vita, delle relazioni e degli incontri, delle ferite e del perdono, pronti a sporcarci mani, piedi, volti per essere realmente sorridenti e accoglienti verso tutti;  facci capaci d’invitare “pubblicani e prostitute” ai nostri banchetti, perché “ci precederanno”, e a stare sempre all’erta per non scendere a patti con il male, il sistema; siamo invitati a questo banchetto per servire e per dare la vita.
I bambini e le bambine sono i primi invitati, ma mandaci fuori a invitare gli anziani, i diversamente abili, gli e le ospiti del centro di salute mentale, i Rom, chi non ha speranza, chi è stanco, chi non ce la fa più.
Invita tutti e tutti coloro che sono vittime della droga, dell'alcol, del gioco e di rapporti affettivi violenti affinché possiamo versare su di loro "olio e balsamo" e farci loro prossimo per incontrare Dio oggi.
Invita camorristi, corruttori e corrotti, sfruttatori e strozzini, i violenti tutti; fa' che laviamo loro i piedi così che possano, finalmente, piangere dal cuore e accogliere la Misericordia dal Crocifisso Risorto e dai Crocifissi della storia, che hanno ferito, affinché l'umanità tutta viva risorta.
Caro vescovo di Roma, Francesco, aiutaci a preparare questo banchetto perché allo spezzare di ogni pane... il pane della cultura, il pane della socialità, il pane dell’inclusione e del rispetto, il pane della giustizia, il pane della Buona Notizia, il Pane che è Cristo… si possa rivelare gioiosamente l’amore di Dio per noi… e correre tutti insieme su nuove strade, colmi di speranza e di fiducia gli uni negli altri, per apparecchiare e servire nuovi banchetti desiderabili.

una "piccola" comunità lasalliana

Daniel, Brian, Emanuele e Raffaella hanno accompagnato le amiche e gli amici romani fino alla stazione di Aversa, tornando con loro ho pensato alla bellezza di questa piccola comunità lasalliana: un gruppo di 4 giovani, accomunati da un sorriso aperto e dal desiderio di comunità, di stare insieme e fare festa, di condividere la mensa, ma anche la preghiera, i momenti di silenzio e di riflessione... tutto ciò è impagabile!
Il miracolo accade perché sono loro il tesoro di CasArcobaleno, insieme ai piccoli Rom, i ragazzi e le ragazze di IO VALGO, i bimbi del "Giardino dai millecolori"; sono incontri liberi e veri, come giusti ingredienti per un "pasto" abbondante e saporito: Daniel, bambino Rom di 11 anni circa che sa donare il suo sorriso tenero, e che malgrado abbia ricevuto poco dalla vita, con responsabilità ed educazione, si relaziona con tutti con maturità; Brian, curioso ed intelligente, intuitivo, ma anche assillante, come si definisce lui stesso, che desidera amicizie vere e profonde; Emanuele, il poeta trasognato, colui che ha scelto CasArcobaleno e che vuole starci con passione e riconoscenza e... "valere" per se stesso e per gli altri; Raffaella, "padrona di casa", sorridente e attenta, che corre a trovarci anche per un breve saluto.
Portarli in macchina con me è una responsabilità: come custodire il desiderio di vita che giace in loro?
Come accudire il loro sogno di comunità e chiedere a loro il meglio che possano dare, sfidare la loro crescita con proposte adatte, ma esigenti di verità, libertà e solidarietà?
Come offrire loro la Parola e il Pane che sono sorgenti della Vita in abbondanza?
Come esser per loro comunità di Fratelli?
Nella "Conduite des Ecoles Chrétiennes" si legge: "per ciascuna scuola che ha sede fuori dalla comunità dei Fratelli ci sarà un alunno incaricato della chiave della porta d'ingresso" (CdE 953): dovrò dar loro la chiave affinché vivano e facciano vivere a CasArcobaleno la propria vocazione di casa nella quale i giovani s'incontrano e vivono il bello, il vero il giusto, il buono, il santo che giace in loro e s'impegnano a spenderlo, donarlo, seminarlo... ad essere casa aperta e non serrata... casa in uscita in cui si raccogliere per dare, ci si scalda per scaldare, ci si ritrova per perdersi.

"Dio vuole farvi capire che, inviandovi le sue ispirazioni, desidera chiedervi qualcosa che ancora non fate, non intende però che prendiate decisioni di testa vostra" (M. 99, 3)

comunicato stampa

COMUNICATO STAMPA


Mostra: Doppia personale di Anja Mattila Tolvanen e Antonella Prota Giurleo
Titolo: Metro Napoletana
Luogo: Mainlibrary Arkki, Onkkaala Arkki Gallery room.  Kehätie 4, 36600 Pälkäne.  Finland
Inaugurazione: Giovedì 3 marzo 2015
Durata: sino a giovedì 31 marzo 2015
Orari: Lunedì 10 – 17; martedì – giovedì 10 – 19; venerdì 10 – 15; sabato 10 - 13
Organizzazione: Groupe X
Patrocinio: Istituto italiano di Cultura di Helsinki, Europpalainen Kulttuuriyhdistys, Casa editrice Iperborea
Collaborazioni: Associazioni di Scampia: Occhi Aperti, con il presidente Enrico Muller; Dream Team con la presidente Patrizia Palumbo; Centro Hurtado con il responsabile della biblioteca Antonio Caferra; Legambiente con Aldo Bifulco.
Ingresso libero


Un’artista finlandese, Anja Mattila Tolvanen, e una  italiana, Antonella Prota Giurleo, stimolate da una comune residenza a Napoli in occasione del Simposio di Arte contemporanea di Scampia, si confrontano sul tema della metropolitana.

Sono esposte in mostra le fotografie scattate dalla prima in occasione del tour artistico del martedì mattina e i collages realizzati dalla seconda raccogliendo materiali cartacei.
 

Un Natale benedetto, con la comunità dei Fratelli a Scampia

Dopo tre visite di poche ore per conoscere CasArcobaleno e la comunità dei Fratelli, con i gruppi del CIL degli ultimi due anni, ho capito che c'era un solo modo per comprendere meglio questa esperienza diversa di vita e missione lasalliana, ed era "essere lì" direttamente, per vivere, farmi coinvolgere e imparare dalla comunità. Perciò mi son proposto di andare a vivere con i Fratelli Enrico, Raffaele e Bruno per 2 settimane del tempo di Natale, a Scampia. Sono immensamente grato a loro per l’affetto e accoglienza fraterna durante quei giorni, insieme a Carmela (socia della cooperativa lasalliana “Occhi Aperti” che momentaneamente abita  con la comunità dei Fratelli), e a Diletta, terapista occupazionale che lavora a CasArcobaleno e Ludovica, volontaria in Servizio Civile, che spesso condividono, oltre allo spazio, anche la missione e le inquietudini della comunità e della scuola CasArcobaleno.
In poche parole, è stata una benedizione e una nuova lezione di fratellanza, semplicità e lavoro; una specie di ritiro, di silenzio accogliente e diverso, nel quotidiano della Comunità dei Fratelli.
SCAMPIA è -dicono- il quartiere più difficile, il "settore malavita" napoletano, fino a poco fa estremamente complicato. pericoloso e stigmatizzato, al quale ancor'oggi molti napoletani non vogliono affacciarsi per paura di "fare un brutto incontro" e che perciò giudicano senza conoscerlo. Con tanti problemi ancora da risolvere, duramente colpito dal "potere" corrotto e violento della mafia in molti aspetti e in molte persone, dall'"affare" della droga e il suo abbondante denaro facile, Scampia è allo stesso tempo territorio di contrasti dove tanti dei suoi quasi 80.000 abitanti, perlopiù di condizione modesta, vivono, lavorano e cercano vie diverse e oneste per le loro famiglie e per le nuove generazioni napoletane. Un terreno dove, tra la zizzania, cresce anche il buon seme: il buon grano per un futuro pane.
In quel contesto un piccolo gruppo di Fratelli, 2 italiani e 2 stranieri, nel 2007 hanno deciso di accettare la sfida di andare a Scampia e iniziare lì un itinerario di vita spirituale, comunitaria e di missione, inseriti nella realtà del quartiere, cercando nuove vie di risposta, in fedeltà al carisma lasalliano, ai bisogni più urgenti...
Là, con loro, ho vissuto questo Natale 2014. Sono andato a condividere la loro quotidianità: 1) la preghiera del mattino e della sera, nella cappellina semplice ma affettivamente curata; 2) la celebrazione eucaristica nella vicina chiesa dei Padre Gesuiti; 3) la collaborazione fraterna e solidale nelle "faccende domestiche": un appartamento nel 10º piano di un condominio del quartiere; 4) la presenza e l'accompagnamento dei fr. Enrico e Bruno agli studenti di CasArcobaleno, del programma Io valgo,"scuola della seconda opportunità": alternativa educativa che i Fratelli e una rosa di altri educatori riuniti in una Cooperativa “Occhi Aperti” (nome nato dopo il 44° Capitolo Genrale dal Vangelo dei discepoli di Emmaus) offrono a un gruppo di 16 ragazzi e ragazze adolescenti (13-17 anni) allontanati dalla scuola media per diverse difficoltà, affinché riescano a superarle, a dare un nuovo indirizzo alla lora vita, a trovare forse un posto nella scuola superiore o nel mondo del lavoro; con questi giovani ho condiviso diversi momenti della prima settimana, momenti di giochi collettivi e di creatività, e una lezione per presentare loro il meglio della Colombia; e 5) la presenza e l’ “essere compagnia”, molto rapida nel mio caso, al campo di Giugliano dove mi sono recato (uno dei due campi Rom), una volta con fr. Enrico, Ludovica e Diletta, e un'altra con fr.Raffaele, che totalmente è dedito ai Rom. Con un camper-scuola, fr. Raffaele tenta di avvicinare la scuola ai bambini, ma  molto del suo tempo lo spende nella ricerca di soluzioni alle loro necessità elementari: vestiti, medicine, cibo, alloggio, e un altro terreno dove stabilirsi in condizioni più dignitose.
Oltre alla vita della comunità, mi ha molto arricchito conoscere l'attuale esperienza di fraternità e comunione tra i Fratelli e le Suore della Providenza (queste, presenti dal 1989, oggi dedite ai bambini nel "Giardino dai Mille Colori"). Insieme ai loro benefattori e collaboratori, e ai bambini e alle loro famiglie, abbiamo ringraziato il Signore celebrando il 13 dicembre i primi 25 anni della presenza delle Suore a Scampia. Nel contesto del quartiere, la loro presenza e il loro lavoro è testimonianza di vita religiosa diversa, che si manifesta in amicizia, gioia, fratellanza, collaborazione e cura reciproche e con le persone che li circondano, nel programmare insieme le attività della missione, negli incontri per pregare insieme, nei pasti condivisi più volte alla settimana. Una comunità che si allarga ad abbracciare in speciali rincorrenze anche la comunità dei Padri Gesuiti e con religiose e di altri religiosi con i quali in questi anni si sono stretti dei vincoli fraterni. Tutti insieme puntano alla ricostruzione del tessuto sociale vivendo in mezzo al popolo, creando vincoli di fratellanza e collaborazione, cercando soluzioni concrete alle difficoltà e lavorando uniti, ognuno secondo il proprio carisma, a servizio di tutti, specialmente dei poveri: bambini, giovani, donne, famiglie, carcerati, ecc., e a difesa dei diritti dei più vulnerabili e sempre ultimi. A Scampia, oggi, gli ultimi sono le famiglie Rom: per molti anni ai margini della società, esclusi da tutto, senza sanità, senza tetto, senza cibo e senza riparo dignitosi; senza neppure il diritto alla cittadinanza; ripudiati, respinti, perseguitati, e inoltre sfruttati economicamente e politicamente.
Vivendo questi giorni di Natale con i Fratelli e le Suore a Scampia, ho rinnovato il senso della mia preghiera personale e comunitaria partendo dalla semplicità e chiarezza della Parola; il valore del lavoro solidale e dei gesti affettuosi nella costruzione della comunità, e la visione del lavoro e la preoccupazione comuni in funzione del miglioramento delle condizioni di vita dei nostri fratelli più bisognosi. Ho rinnovato anche il valore della nostra testimonianza ecclesiale da consacrati laici accanto ai poveri, il dono oltre ogni valutazione di tanti volontari lasalliani e non lasalliani di tutto il mondo che hanno deciso di sostenere il progetto e offrire il loro contributo, le loro idee, la loro formazione, le loro esperienze, il loro tempo e la loro vita, e condividendoli con tutta la comunità di CasArcobaleno; ho pure rinnovato il mio ringraziamento per il regalo che ci fa il Signore nei nostri partners e associati lasalliani di ogni specie che Egli continua a chiamare ed appassionare alla Missione Educativa Lasalliana, e che contimnueranno a sostenerci, ad evangelizzarci, a pregare per noi e a sostenere con noi la missione dell' Istituto, per la Chiesa e il mondo.
Che questa esperienza di Comunità e Vangelo possa arricchirsi e proseguire; diventi migliore, si trasformi, si diversifichi e si moltiplichi per il bene della Chiesa e di quel mondo (con tante e diverse Scampie dappertutto), in cui il Signore continua la sua chiamata a vivere e a rispondere "insieme e per associazione" alle necessità educative, innanzitutto dei poveri.
A tutti, un Anno 2015 con tante benedizioni da Dio, con delle grossi opportunità di costruire felicità e una raccolta di ottimi frutti nei progetti abbracciati.

             Fr. Josè Ricardo Moreno R.

Natale con i tuoi

Le famiglie si ritrovano per Natale, ci si unisce anche solo per un pranzo... così è successo anche a noi, Comunità Lasalliana di Scampia: sono venuti a vivere un momento natalizio, le nostre "sorelle e fratelli" con le proprie famiglie a trovarci...Andrea con Solveig, Emanuele e Elena; Marina con Piero e Stefano, Alessandra e Riccardo e... Annalisa con Francesco e Riccardo non ci hanno potuti raggiungere bloccati dalla macchina che si è rotta in viaggio... questi Associati e no del "Collegio San Giuseppe - Istituto De Merode" sono venuti perché CasArcobaleno è casa loro, è nei loro cuori, la sentono parte del proprio orizzonte umano, spirituale e lasalliano...E' stato un ritrovarsi, sotto il nostro tetto ancora "in riparazione" e tra le mura colorate che echeggiano delle parole napoletane dei nostri mostri.Hanno voluto portare a Scampia i loro "tesori": mogli e mariti, figli e figlia; hanno desiderato condividere l'esperienza lasalliana di stare e lavorare con e per i Poveri; hanno scelto di connettere in profondità la loro vita con il loro "credo" e la loro scelta dei Poveri.E' scegliere un pezzo di Betlemme... è portare i loro cari dove "non c'è posto", tra coloro che non hanno posto a volte... forse hanno voluto anche spiegare, facendo toccare con mano... o quasi, perché è mancato l'incontro con i ragazzi e le ragazze che vivono lo spazio educativo lasalliano... e che sono i "nostri tesori" e la nostra vera ricchezza.Ci siamo incontrati all'eucarestia domenicale, alla S. Maria della Speranza dei p. Gesuiti sj, che dona sempre la possibilità a tutti di vivere la comunità che vive la fede nella propria quotidianità, di sentir la Parola di Vita che tocca e converte il cuore, di spezzare il pane e condividere il vino per e con il Povero.
Il pranzo lo viviamo con le nostre sorelle della Provvidenza e anche con alcuni soci della cooperativa Occhi Aperti, che rimangono sempre colpiti da come altri laici vivano il carisma e la missione lasalliana... sono, accanto a noi, i migliori testimoni della vocazione lasalliana.
Scampia, durante il pellegrinaggio che compiamo con chi ci viene a trovare, ha fatto il suo effetto: Emanuele, 11 anni, passeggiando per il quartiere ha ammesso: "Certo che non è proprio il massimo dello splendore!", ma avrà imparato dal suo papà che questo "non splendore" è ricco di Presenza e di significato!
Il nostro Natale è stato allargato anche dalla presenza di Fratel José Ricardo Moreno, dello staff del CIL, che con molta semplicità ha condiviso la nostra vita per 15 giorni donandosi con gioia e scoprendo come alleviarci la fatica quotidiana...sempre con il suo sorriso e le note che uscivano dalla sua chitarra.
Sono stato al campo Rom e ho ricevuto da una famiglia un regalo... un bambino mi ha chiesto perché non gli abbia fatto un biglietto di auguri per Natale... l'affermazione è stata una spada!
La sera del 24 abbiamo accolto a CasArcobaleno, i Fratelli Maristi della comunità di Giugliano insieme, naturalmente, con le nostre sorelle.
Momento di preghiera per "fare posto", cena semplice in allegria e... tombola per allietare l'attesa della messa di mezzanotte... alla Stazione con p Alex Zanotelli mccj e altri gruppi campani impegnati con i senza fissa dimora, i Rom, l'acqua...
È un immergersi in un'umanità che tiene i piedi per terra e le mani sporche, che non si tira indietro, che c'è e fa posto... a coloro che stanno ai margini... un gruppo di giovani Scout da Caserta, giunto in leggero ritardo, avevano lo sguardo anelante di cogliere... i "primi vagiti" del Bambino che nasceva in una stazione fredda... un uomo nordafricano ha condiviso i sui 18 anni lontano da casa, la perdita del lavoro da un giorno all'altro... le tante difficoltà incontrate e la nostalgia da casa... si spero che il 2015 segni l'apertura di un centro per i senza fissa dimora presso l'Albergo dei Poveri di piazza Carlo III... ho incontrato e guardato negli occhi due giovani del Mali appena giunti e che non sapevano dove andare a dormire... abbiamo dato coperte, qualche cosa da mangiare... ma rode nel mio cuore di uomo e di cristiano consacrato l'aver fatto poco e niente se non tradurre in francese e offrire un abbraccio fraterno, per coloro per cui oggi, 24 dicembre 2014, ancora "non c'è posto"...
Non è un "Natale con i miei"... malgrado abbia ricevuto tanto e tanti abbiamo desiderato festeggiare Natale con me... non merito tutto ciò... ma ci sono ancora "miei" per i quali non faccio posto, non facciamo posto... quando sarà allora Natale?

 Tranne i poveri pastori, nessuno penso' al divino Bambino;  sembrava perfino che Dio stesso non volesse che i ricchi  e i grandi gli si avvicinassero.
Infatti lAngelo,  che annunzio'  la sua venuta, diede ai pastori solo poche informazioni perche' potessero riconoscerlo, a cominciare dallambiente povero e misero dove lo trovarono, ambiente persino repellente per chi ama i luoghi splendidi.
                            San Jean Baptiste de La Salle