in margine a una passeggiata... in Veneto

Per descrivere questi tre giorni è poco quello che ho detto, ci sarebbe da dire tanto altro ancora, si ci sarebbe di dire ancora altro, di dire altro all'infinito, perché voi ci avete regalato l'infinito di bene, e noi siamo contenti di avere questo bene, e lo ricambiamo nel massimo dei modi.
Ho passato tre giorni fantastici insieme a voi, ci voleva un weekend così bello, così libero, un weekend più bello di tutti insomma, delle occasioni capitano nella vita, ma l'inizio ha tutto un altro effetto, è un emozione unica rivedervi dopo cinque mesi, cinque mesi di lontananza e ci voleva un vostro abbraccio, un vostro bacio, la vostra attenzione, le vostre risate, le mangiate insieme, le partite al bowling, andando in giro al bar, e in questi pochi giorni ho capito tanto il bene che voi volete ed il bene che noi vogliamo verso voi.
Appena vi ho rivisti ho avuto le formiche allo stomaco, quelle formiche che ho voluto avere, che ho desiderato avere, dall'emozione di vedervi, anche se non piango difficilmente, ma i miei sentimenti li trasformo in abbracci, carezze, baci e altro...
Vi ho trovati sempre belli sorridenti, allegri e con l'ansia di vederci, come noi abbiamo avuto l'ansia per vedere voi.
La mia felicità è vedere noi sempre insieme, come un quadro che ha tanto valore, noi abbiamo il valore di bene, uno sa valere anche con un minimo gesto, anche con una minima cosa che ha dentro al cuore la caccia è impara a valere e a dare il valore ad una cosa. Voi per me avete un valore così enorme che siete quasi, anzi no siete quasi, siete una famiglia, siete una famiglia di ritrovo, di conforto, di compagnia, di divertimento e una famiglia d'amore. Con le parole non non sono mai stato bravo, ma ogni tanto mi dedico a scrivere per sfogare tutto quello che ho nel cuore, scrivo delle parole che sanno di sincerità e di bene. Ci siamo sentiti come se stessimo a casa nostra, ci avete dato tutto, la massima ospitalità, ci avete dato massima fiducia e massima attenzione. Non so come ringraziarvi, ho 10000000 cose da dirvi ma l'emozione che sto provando in questo momento a scrivere questa lettere a per voi è massima, essendo molto emozionato ne riesco a dire una cosa con tanti significati. Perché ho scritto questa lettera?
Ho scritto questa lettera per voi, per farvi capire io quanto tenga a voi, quando vi voglio bene ad uno a uno, l'ho scritta perché ne avevo il bisogno di scriverla, avevo il bisogno di ringraziarvi, vi sento vicini come se state affianco a me, come se stessi parlando con voi, ho scritto questa lettera che per me è importantissima, ho scritto questa lettera per voi!
"GRAZIE A DELLE PERSONE, A DEI PROGETTI, A DEI NUOVI INCONTRI CHE TI CAMBIANO LA VITA.

RINGRAZIO: LEONARDO FLORIAN, PROF. SUSANNA ZURLO, PROF. CARMEN DALLO, LORENZA FILIPPIN, CHIARA BOCCADIFUOCO, SOPHIE SOMMADOSSI, GREYCE SOMMADOSSI, ILARIA MENEGON, MARTA SETTE.
POI RINGRAZIO ANCHE QUELLI NON PRESENTI: LAPO MAROTTA, GIOVANNI MOIANA, PAOLO CITARELLA (ROMA).
E UN RINGRAZIAMENTO OLTRE AD ALEX ED ANNA, RINGRAZIO FRATEL ENRICO DELLE OPPORTUNITA' CHE MI STA DANDO, DELLA FIDUCIA CHE HA IN ME.
SIETE TUTTI NEL MIO CUORE, A PRESTO.


08/12/2014, Napoli EMANUELE INGANGI.

in margine a un viaggio a Paderno del Grappa..

Quando i sogni hanno gia' radici, ma non ancora spazi in cui esser seminati... cosa bisogna fare?

"Ah, siete una scuola", chiese infine la cameriera nella speranza di comprendere questo gruppo così eterogeneo e troppo affettuoso, mentre cercava di raggruppare le nostre ordinazioni, caotiche e con molte varianti per allergie o gusti diversi, così da poter portare a termine il proprio lavoro e... scappare!
"Almeno due scuole, Paderno e Scampia" specificai.
"Più una famiglia che una scuola!" aggiunse Susanna.
Sì, per questi tre giorni siamo stati più una famiglia, ovvero uno spazio colmo di affetto, di cura, di relazioni che vanno approfondendosi... pranzi preparati con gioiosa attenzione... momenti di attesa brevi, ma dal sapore interminabile... amiche che ci vengono a trovare da Milano: Camilla, Laberga e Q... un anticipo di feste natalizie... affetto traboccante, sempre vero e pungente... famiglia no.ì'èn di sangue, famiglia non solo o sempre di fede, Alex è mussulmano... famiglia aperta... famiglia esigente... famiglia che ha sentito la mancanza di alcuni assenti,.. Lapo, Paolo, Giovanni... casa Sommadossi, trasformata a casa per tutti... Grace adottata contro la sua volontà...
E' stata una vacanza, è vero, ma maggiormente è stato un incontrarsi per scoprire che non è vero che "lontano dagli occhi, lontano dal cuore"... tutti abbiamo toccato con mano che i fili intessuti a gennaio e luglio, si erano irrobustiti, inspessiti, ma pronti ad esser immessi in un nuovo ordito... per un arazzo più grande.
L'inquietudine spregiudicata che mi alberga è la seguente: cosa devo, dobbiamo fare perché la verità, la profondità e la fede di questi vissuti, di ciò che i giovani vivono a Scampia nelle esperienze di volontariato e che si portano via, ma che non riescono ad innescare nei propri ambienti di vita, di ciò che tanti Lasalliani stanno testimoniando e trasmettendo non si perda in progetti di vita ripetitivi e "stantii" che sostengono una società individualista, del potere e del denaro, del successo e del prestigio, valori nei quali non crediamo: la società dell'individuo e non della comunità, la società del profitto e non della solidarietà, la società dell'accumulo e non della condivisione, la società dei discorsi e non della Parola, dell'apparire e non della verità.
Penso alle ragazze e ai ragazzi con cui sono stato troppo poco tempo in questi giorni... li ho guardati e ho cercato di ascoltarli e di leggerli, soprattutto li ho visti tradurre in gesti quotidiani i desideri profondi dei loro cuori, li ho visti scrivere, non nella sabbia, ma nella vita pericopi evangeliche; li ho osservati mentre si lasciavano prendere dalla gioia del poter donare gratuitamente per ricevere, senza desiderarlo, gratuitamente.
Come tutto questo può entrare come valore e innovazione nel Progetto Educativo Lasalliano? Come ci impegniamo affinché tutto ciò plasmi le comunità educanti, i collegi docenti, il consiglio di direzione? Come le nostre prassi pedagogiche e le nostre didattiche possono formarsi attorno a queste narrazioni vitali, a queste "Buone Notizie" e tutto ciò come può trasformare le relazioni educative, le lezioni, la disciplina...?

Quali progetti vocazionali lasalliani siamo decisi a tradurre in vita perché siano reali possibilità per chi si sente chiamato da Dio a incarnare i sogni del Regno, a vivere una fraternità più ampia, a continuare ciò che si è radicato nel proprio cuore e a seguire le inquietudini per un mondo nuovo, migliore e più umano?

IO VALGO... first impression








Volti e nomi, sguardi e sorrisi, curiosità e stupore, desiderio e... sono questi i nostri nuovi allievi ed allieve di IO VALGO: Mattia, Roberta, Concetta, Antonio, Lorenzo, Giovanni, Maikol (si firma così, ma si chiama Mario), Francesco, Marco, Antonio, Giuseppe, Maria, Sabrina, Antonio, Morena e da martedì anche Raffaella.
Qualcuno si muove già con disinvoltura a CasArcobaleno: entra, saluta, gioca, segue le lezioni... chi ti sfida a ping pong e vuole giocare con uno di noi e chi vuole la giusta distanza e non vuole abbassare la guardia... qualcun'altro ci osserva con un sguardo attonito, le labbra leggermente aperte, sembra che si stia chiedendo se siamo veri professori e se può trovare qui il suo spazio; uno ci vuole colpire con il suo talento artistico. mentre un altro desidera coccole e attenzione... c'è chi ha l'aria più intellettuale; il comico del gruppo che imita il mio accento nordico per conquistare gli amici; le ragazze cercano la presenza delle compagne, si appartano sempre un po' di più... ma interagiscono con noi... c'è in tutti l'ansia di novità e, forse, di pace... di liberazione e riconciliazione con se stessi... di verità!
Le storie sono diverse e simili... anni di scuola infruttuosi... difficoltà e fastidio... professori che fanno odiare se stessi e le materie che insegnano... "Batterei la professoressa di matematica ogni giorno!" e chi ricorda qualche altra insegnante con riconoscenza... madri che accusano la scuola d'insensibilità e di vendetta, a discapito dei propri figli o figlie... molte famiglie, malgrado non poca prole, non sembrano aver avuto alcuna esperienza positiva del "mondo scuola" e di non esser mai riuscite ad entrare in dialogo con esso... ci sono famiglie che si affidano a noi per quel figlio o questa figlia così problematici... sono persone semplici e sembrano pregarti con gli occhi per un aiuto efficace... altre navigano in acque conosciute e sembrano volerli solo parcheggiare, per non avere altri problemi... chi descrive il proprio figlio come un "angioletto incompreso" e chi lo definisce come uno "stupido", rigorosamente davanti al ragazzo che cerca di difendersi dall'eccessivo "ammore materno" (le due mm sono necessarie in questo caso)... ci sono padri in carcere o padri assenti, che se ne sono andati... e qualche papà che si è fermato a giocare un po' a pingpong da noi... madri troppo ingombranti o immerse in altro e anche chi ha offerto la propria disponibilità per dare una mano... con vera gratitudine... genitori che non hanno mai superato o affrontato il mitico "esame di terza media"... a questo punto lo sguardo, di solito, si abbassa con vergogna e con un grande senso di colpa... sembrano volersi accollare, giustamente o meno, l'insuccesso odierno... si percepisce il peso di generazioni di "dispersi" e si stagliano le troppe inadempienze di stato e le vite misere e complicate di queste famiglie... ci sono famiglie parte del "sistema" ed altre in cui la precarietà e la povertà fanno da padrone.
Quest'anno abbiamo voluto ampliarci... abbiamo pensato a momenti di gioco, intessuti nella struttura di IO VALGO, affinché il "giocare" sia componente utile e necessaria all'essere, al crescere, all'apprendere... con Donatella, la nostra pedagogista, abbiamo messo a fuoco i "traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola secondaria di primo grado" e "le competenze di cittadinanza" affinché siano i nostri comuni obiettivi lasciandoci ispirare dal "curriculo verticale" pensato dal M.I.U.R.... martedì, se tutto va bene, andremo a teatro a vedere un adattamento di Romeo e Giulietta e giovedì, tempo permettendo, al Bosco di Capodimonte... ma vogliamo anche meglio integrare la ricchezza della "peer education" che i lasalliani e le lasalliane dell'Istituto Filippin, del Collegio San Giuseppe-Istituto De Merode e forse anche dell'Istituto Gonzaga, vivranno con noi... e noi con loro; ma anche valorizzare al meglio la presenza di tre studentesse della Saint Mary's University di Moraga (USA) e del gruppo SEMIL di Troyes.
Prima di ogni progetto, idea, sperimentazione, però, ci sono loro: i "mostri" di IO VALGO 2015 e già tra di noi dell'equipe, non si parla d'altro... si condividono aneddoti, osservazioni, notizie e informazioni raccolte sporadicamente, intuizioni, possibili strategie, interpretazioni... tutto per far sì che quest'anno sia per loro, un anno scolastico unico e speciale, capace di far scoprire a ciascuno le infinite possibilità e risorse umane, intellettive, creative, relazionali e spirituali che giacciono inespresse, inutilizzate... congelate... in ciascuno e ciascuna... operazioni maieutiche... azioni di libertà e di felicità... generative e costruttive... per conoscersi e riconciliarsi... per imparare ad imparare... per scoprire la risorsa della comunità e degli adulti... per camminare a testa alta... amarsi e sentirsi amati... in tutto questo non siamo soli, possiamo chiedere aiuto... "Pregate molto, se volete riuscire nel vostro ministero; esponete continuamente a Gesù Cristo le necessità dei vostri discepoli, soprattutto le difficoltà che incontrate nel dirigerli. E il Signore, vedendo che considerate lui come onnipotente e voi come semplici strumenti, non mancherà di accordarvi ciò che gli chiedete" (M 196,1 ).

IO VALGO 2015

Questi siamo noi, IO VALGO 2015: un arcobaleno di possibilità che dobbiamo ancora scoprire... nuove storie, nuovi volti, nuove differenze e potenzialità... sogni e desideri, speranze e paure... ma il nostro viaggio lo faremo insieme, sostenendoci e invogliandoci a vicenda... non possiamo che arrivare alla meta!

un decalogo

un decalogo per la vita spirituale* dei Fratelli
*un vita considerata dalla prospettiva della fede.

1.        L'orizzonte della nostra missione e della nostre spiritualita' e' il disegno divino di riconciliare tutte le persone con Dio e tra di loro, in una comunione che sgorga e riflette l'amore colmo di riconciliazione della Trinita'. Questo ci impegna a vivere l'integrazione personale e la solidarieta' fraterna sia nella nostra missione che nella vita comunitaria.

2.        La caratteristica della nostra spiritualita' e' di essere una spiritualita' incarnata, relazionale e ministeriale; e' una spiritualita' della misericordia E NON delLA RICERCA DELLA purezza e della perfezione.

3.        IL fine della nostra VITA NELLO SPIRITO E' quello di diventare come GeSU' nella sua intima comunione con il Padre, NEl suo abbandono alla volontA' divina, NELla misericordia verso tutti.
   Dobbiamo entrare nello spirito e nelGLI atteggiamentI di GesU', imitandoLO SENZA LASCIARCI ATTRARRE    DALLo spirito idolatra del mondo. L'essenza della vita di GeSU' si esprime nell'Eucaristia; siamo chiamati a diventare il corpo di Cristo che riceviamo.

4.        QUESTO cammino SI PERMEA NELL'abbracciare E DISCERNERE la volonTA' di Dio nei doveri, nei bisogni e nelle sofferenze inevitabili del "momento presente". Questo E', PER NOI, il percorso spirituale dell'"abbandono a Dio".

5.        DIO si rivolge a noi negli impegni quotidiani, neLLE NECESSITA' dei nostri alunni, nelle benedizioni come nelle croci che viviamo; le risposte che diamo a queste chiamate, CI PLASMANO E FORMANO. la formazionE, allora, e' PIU' un dialogo permanente con Dio, un'attenzione piena di fede NELLA SUA PRESENZA NELla nostra vita CHe un programma ORGANIZZATO.

6.        La nostra capacitA' di cooperare con Dio e DI formarci IN QUESTO CAMMINO spirituale, dipende DALLA VOLONTA' DI coltivare lo spirito di fede nel guardare GLI inviti e le chiamate di Dio CON UNO SGUARDO DI FEDE, nel fare tutte le cose in vista di Dio, e nell'avere fiducia che DIO userA' IL momento presente per IL BENE.

7.        I mezzi e gli strumenti per sviluppare lo spirito di fede sono:
*            la Parola di Dio, letta in chiave di misericordia e nonviolenza,
*            la pratica della presenza di Dio,
*            la preghiera interiore,
*            l'esame di coscienza come momento per riconoscere la misericordia e la compassione di Dio nella nostra giornata,
*            la preghiera di semplice attenzione (contemplazione).

8.        La comunitA' E' il primo luogo in cui la grazia trinitaria di vivere in comunione come fratelli E' ricevuta, provata e vissuta; Come destinatari della misericordia e del perdono di Dio, cerchiamo di metterci a servizio uno dell'altro, di essere testimoni della misericordia e di perdonarci come Dio ci ha perdonati.

9.        L'amore colmo di riconciliazione della TrinitA' ci spinge a:
*          essere inclusivi con le persone escluse dalla pienezza di vita
*          impegnarci nell'associazione con coloro che condividono la nostra missione
*          porre la nostra fiducia nello Spirito (divina Provvidenza) per rendere il nostro lavoro/ministero proficuo, CONSCI CHE I risultati non sono nelle nostre mani.


10.     Vivere la riconciliazione con Dio ci prepara e ci IMPEGNA a lavorare per la riconciliazione nel mondo. CIO' significa costruire una socieTA' libera dalla dominazione, DALL'escluSIONE E DALLO SfruttaMENTO. "Vivere come fratelli e sorelle secondo la legge dell'amore" ci spinge ad educare alla solidarietA' e non all'interesse individualistico, alla cooperazione e non alla concorrenza.

DIO NON COLORA DENTRO LE LINEE


"Non fate alcuna differenza tra gli interessi propri del vostro stato e quelli della vostra salvezza e della vostra perfezione". La Salle

"La dissociazione, che si costata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo. Non si crei perciò un’opposizione artificiale tra le attività professionali e sociali da una parte, e la vita religiosa dall’altra". (G.S. n 43)

Questi testi, entrambi conosciuti, sono stati il "buon giorno" di bro Mike che ci ha voluto condurre al cuore della spiritualità. Dall'incarnazione del Verbo, Dio deve essere trovato in questo mondo; non abbiamo altre strade perché la scelta è stata di Dio. Noi siamo sempre alla presenza di Dio e il "Ricordiamoci" del Fondatore ci aiuta a ritornar coscienti di questa presenza, di questa realtà; troppo spesso, siamo noi gli assenti e non siamo coscienti che Dio è con noi.
"Se vogliamo entrare, in contatto con Dio in un modo umile,familiare e innamorato,
 dobbiamo coltivare la Sua Presenza" fra' Lorenzo della Risurrezione ocd (1614-1691)

Lo spirito di fede è un atteggiamento verso la realtà ed è fondato sulla convinzione che la misericordia di Dio è al lavoro in tutta la realtà e tutti gli eventi della vita, e che Dio, nella sua Provvidenza, conduce il mondo verso la completezza, la libertà e la riconciliazione. Questa convinzione è radicata nell'esperienza personale della misericordia di Dio che opera nel caos delle nostre vite. Nelle nostre
vite, come in quelle di coloro che serviamo, troviamo che Dio non rispetta i confini che i teologi morali mettono tra ciò che è un comportamento accettabile e uno che non lo è. Situazioni che la Chiesa può giudicare come "oggettivamente disordinate", diventano spesso il contesto e anche il mezzo attraverso il quale le persone incontrano la grazia e la guarigione. Si tratta di riconoscere che Dio opera con tutto ciò che è lì e attraverso ciò, per condurre l'umanità.
Dio incontra la gente dove è. Così, alcune tragedie personali spesso portano a una profondità colma di maturità e di compassione che non si sarebbe mai raggiunta in altro modo, e che anche il nostro peccato può diventare "felix culpa" che ci porta alla maturità nella fede. Nel campo dell'esperienza umana, il peccato e la grazia, il sacro e il profano, il grano e la zizzania, crescono insieme e non possono essere separati. "Dio non è pulito", ma è sempre al lavoro anche al di là dei confini. A differenza dei nostri migliori bambini, Dio non colora dentro le linee.

"Vedere con gli occhi della fede" è essere attenti ai modi in cui Dio ci invita a partecipare alla Sua opera nella nostra vita quotidiana, in modo molto ordinario e, a volte, disordinato.
Non dobbiamo aspettare qualche grande opportunità, gli inviti di Dio in genere arrivano attraverso i compiti della routine, i bisogni insoddisfatti degli altri e le croci inevitabili che possono essere sostenute solo nella fede e nella speranza. Ciò che Dio desidera da noi è che abbracciamo disinteressatamente la sua volontà nel momento presente, senza un eccessivo attaccamento ai risultati. Questo è ciò di cui il Fondatore parla quando ci spinge a una spiritualità profondamente biblica che si può riassumere in: "fare tutte le cose in vista di Dio", ovvero "sia fatta la tua volontà".

"Dio ti viene incontro vestito della tua vita" Paula D'Arcy



"Attribuire tutto a Dio": possiamo interpretare le parole del Fondatore nel senso che non vi è alcuna situazione dalla quale Dio sia assente e di conseguenza nessuna situazione è senza una possibilità salvifica. Attribuire tutto a Dio vuol dire fidarsi, perché nonostante le apparenze, la potenza salvificadi Dio è al lavoro anche nelle tragedie della vita, nelle circostanze peggiori. Significa riconoscere che quello che sembra un fallimento può effettivamente essere un mezzo di redenzione, se abbracciato nella fede, speranza e carità. Ciò che ci è richiesto non è il successo, ma che volentieri abbracciamo il momento presente con tutte le sue ambiguità, possibilità e limiti, lavorando con fede e speranza.
Questo ci permette di lavorare con serenità, sapendo che i risultati non sono in ultima analisi nelle nostre mani.

"L'unica regola è il momento presente" (Jean-Pierre de Caussade sj)

Se vogliamo controllare gli eventi, è perché temiamo tutto ciò che minaccia la nostra sicurezza, la stima e il potere. Ma la realtà non sipiega al nostro desiderio e così noi diventiamo ansiosi, arrabbiati e risentiti quando troviamo ostacolati nel perseguire i nostri desideri "presi in prestito". Gli attacchi alla sicurezza, al potere e alla stima, lungi dal renderci più forti, ci fanno emotivamente fragili e ci privano della libertà spirituale di cui abbiamo bisogno "per andare ovunque siamo inviati e per fare tutto ciò che è necessario".
Abbracciare la  volontà di Dio nel momento presente, richiede di lasciar andare i desideri personali, di andare oltre le nostre zone di comfort e di morire a noi stessi per arrenderci alla Provvidenza di Dio. Abbracciare la volontà di Dio è possibile solo grazie alla fiducia nella fedeltà di Dio perché "tutto concorre al bene di coloro che amano Dio" (Rm 8,28).

Il processo di formazione si svolge attraverso tutta la vita e non è sinonimo di un qualsiasi programma formalmente istituito. Dal punto di vista del Capitolo sulla formazione, le nostre vite sono un costante dialogo con un Dio che si rivolge a noi attraverso i bisogni e le esigenze del momento presente; Dio ci chiama ad amare e alla libertà. I momenti di crisi personale sono forse le più importanti esperienze formative, perché è in queste occasioni che diventiamo più consapevoli dell'invito di Dio a lasciar andare gli oggetti, le idee, l'ego su cui abbiamo finora fondato la nostra identità, per affidarci completamente a lui. Tali esperienze sono le "notti oscure" che ci purificheranno dalle nostre dipendenze malsane e ci porteranno a trovare la nostra vera fonte della vita in Dio. L'obiettivo della formazione è la libertà spirituale: attraverso la grazia della Spirito, dobbiamo decidere che persona vogliamo essere.
La crisi è inevitabile, come afferma la psicologia e anche la vita di La Salle ci narra. Passiamo i nostri primi vita a costruire la nostra identità e ciò è essenziale per sfamare i nostri bisogni emotivi di sicurezza, di stima e di controllo. Ma l'evanescenza delle realtà terrene e l'imprevedibilità della vita cospirano sempre contro di noi; i beni finiti non sono stati pensati per soddisfare i nostri desideri più profondi.

Quando cadiamo, come ognuno di noi ne ha fatto esperienza, abbiamo bisogno di vedere nella fede che anche questa è grazia di Dio che ci conduce alla consapevolezza che la nostra vera identità non è in definitiva qualcosa che forgiamo con i nostri sforzi e successi, ma piuttosto un dono che in umiltà riceviamo da Lui. In definitiva, la verità di ciò che siamo è nascosto nell'amore e nella misericordia di Dio. È accettando il dono immeritato dell'amore di Dio nella nostra vita che sembra fallita, che sperimentiamo la nostra vera identità di figli prediletti di Dio.


Per iniziare a parlare della spiritualità che è alla radici della nuova Regola, Bro Mike Valenzuela, un fratello filippino, ci ha "gettati" nel mondo di oggi... oggi solo 85 persone possiedono quanto 3 miliardi e mezzo di persone nel mondo, e 100 persone con i propri avere potrebbero risolvere 4 volte la povertà del mondo...
Ogni spiritualità si radica nell'esperienza umana vissuta, sulla comprensione del mondo; la Gaudium et Spes al n 24 dice: "Iddio, che ha cura paterna di tutti, ha voluto che tutti gli uomini formassero una sola famiglia e si trattassero tra loro come fratelli. Tutti, infatti, creati ad immagine di Dio «che da un solo uomo ha prodotto l'intero genere umano affinché popolasse tutta la terra » (At17,26), sono chiamati al medesimo fine, che è Dio stesso. Perciò l'amor di Dio e del prossimo è il primo e più grande comandamento..."

Questa visione del piano di Dio è anche la nostra, ma a volte la comprensione che abbiamo del "piano di Dio" o "l'opera di Dio" è superficiale; "l'Opera di Dio" non è qualsiasi ministero che compio, ma è in riferimento alla natura di ciò che Dio sta effettivamente facendo nel mondo.
Prima di tutto la natura della "SALVEZZA" è inevitabilmente sociale e comunitaria. Noi non siamo salvati a dispetto dei nostri rapporti interpersonali, ma in e attraverso di loro.
La salvezza non è mai un individualista; il nostro modo di stare con gli altri e per gli altri deve essere un riflesso della comunione delle persone divine nella Trinità, una unità che coinvolge il sincero dono di sé da parte di tutti. La grande sfida spirituale è diventare persone capaci di vivere come fratelli e sorelle secondo la legge dell'amore.
Per continuare a illustrarci la teologia che soggiace alla Regola, Fratel Michael ha fatto riferimento al pensiero di René Girard, un pensatore francese, per tre motivi: 1) il suo lavoro ha un grande potere esplicativo per dare senso al comportamento degli individui e delle comunità; 2) il suo lavoro si concentra sul ruolo della violenza nella nascita e nella conservazione della cultura, ma la sua preoccupazione è la promozione della comunione autentica, che è uno dei temi principali teologica nella Regola; 3) Girard vuole dimostrare l'importanza di Gesù e il suo messaggio per il mondo laico; il suo lavoro è pari a una sofisticata forma di apologetica cristiana, che inizia con il razionalismo delle scienze sociali e passa alla fede cristiana.

Il "desiderio mimetico" ci conduce alla rivalità
La "Mimesis" è la tendenza conscia e inconscia dell'uomo di imitare l'un l'altro. Girard sottolinea che l'imitazione di esseri umani si estende alla sfera del desiderio. "Gli esseri umani imparano cosa desiderare prendendo altre persone come modelli da imitare", ovvero bramiamo principalmente ciò che l'altro possiede o desidera non perché troviamo ciò desiderabile in sé, ma per l'importanza e il potere di cui questo oggetto è investito dagli coloro che consideriamo dei modelli.
Nella dottrina cristiana, ciò equivale all'idolatria - un allontanarsi da Dio verso le cose di questo mondo, per porre in esse la nostra identità, la sicurezza, la stima e il potere. Il "desiderio mimetico" ri-plasma gli altri come rivali: per raggiungere contemporaneamente lo stesso oggetto, l'altro cessa di essere un potenziale fratello, diventando invece un ostacolo alla nostra realizzazione, e tutto ciò ci disumanizza.

Il meccanismo del "capro espiatorio" e la nascita delle civiltà.  
La violenza, che nasce da rivalità mimetica, è contagiosa. Se i rapporti umani sono così instabili e pieni di pericoli, come ha fatto la civiltà a svilupparsi così tanto? Girard richiama l'attenzione al meccanismo del capro espiatorio. Quando le tensioni e i conflitti provocati dalla rivalità mimetica diventano ingestibili, i rivali si uniscono proiettando la colpa su un terzo che deve poi essere cacciato e ucciso "per il bene di molti"; tutto ciò è una medicina potente per i disordini sociali, perché dissipano le tensioni sociali e inaugurano una fragile pace. La classe dominante può creare così i tabù

e le leggi per reprimere il tipo di comportamento che crea rivalità o che porta alla rottura dell'ordine. I codici morali servono per differenziare i puri dagli impuri, i santi dai peccatori, i buoni e gli emarginati. La combinazione dell'oppressione politica, dello sfruttamento economico e dell'uso della religione per legittimare un ordine sociale strutturalmente violento, crea delle civiltà apparentemente stabili. Le persone formate nella rivalità non possono immaginare un modo di essere con gli altri che non comporti il confronto, la concorrenza e il dominio. Gesù invece ci offre un modo di vivere in pace autentica, questa è la rivelazione del Regno in cui siamo tutti fratelli e sorelle.

La pace di Cristo
Per Gesù, la via per la pace nasce dall'imitazione di Dio. "Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano in modo che siate figli del Padre vostro celeste; Egli fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sopra i giusti e ingiusti (Mt 5: 44-5).
Purtroppo, Dio per molte persone è la proiezione della coscienza plasmata dalla rivalità: il loro Dio è un Dio che retribuisce il puro e non Dio che ama tutti con compassione, un Dio che valorizza l'obbedienza alle leggi invece che la creatività dell'amore, un Dio che premia i giusti e scaccia il peccatore, insomma un Dio a propria immagine e somiglianza. Il ministero di Gesù ha voluto  sovvertire questa comprensione convenzionale di Dio per consentire alle persone di incontrare Dio come veramente è, un Dio di gratuità, di misericordia e di perdono, in cui non vi è alcuna esclusione o violenza. Per questo Gesù racconta storie di figli prodighi e dei loro padri imprudentemente amorevoli, di pastori che abbandonano interi greggi pur di salvare una sola pecorella smarrita. Gesù insegna ai suoi seguaci di rivolgersi a Dio con la inaudita intimità di un bambino che parla a un padre che sempre lo ama e mostra la misericordia di Dio attraverso una profonda comunione con gli emarginati del potere religioso e sociale fino all'estremo: perdonare coloro che lo crocifiggono. Per Girard, la croce simbolizza l'incontro definitivo tra la ribellione umana e la misericordia divina, il luogo in cui il rifiuto violento di Dio che l'umanità ha, viene assorbito e permanentemente disarmato dal perdono del Padre. Si tratta di un momento di rivelazione che ribalta completamente ogni immagine di Dio, ogni credo religioso precedente.

Per Girard, "la risurrezione non è solo un miracolo, una trasgressione prodigiosa delle leggi naturali. È il segno spettacolare dell'ingresso nel mondo di un potere superiore al contagio violento". Risuscitando Gesù, Dio strappò il velo del mito che l'aveva avvolto fino ad allora, distruggendo il meccanismo, religiosamente legittimo, del capro espiatorio. La risurrezione non è solo vendetta del Padre per la vita e per l'insegnamento di Gesù, è allo stesso tempo il giudizio del Padre sull'ordine sociale che lo ha messo a morte. Dalla resurrezione in poi, la gente lentamente ha cominciato a capire che Dio non ha nulla a che fare con la condanna, le punizioni, la violenza o il rifiuto - tutte queste sono attività umane. Dio non gioca a questo gioco. Come dice Paolo, "Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi" (Rom 5,8). Ciò equivale a una rivoluzione nella comprensione di Dio.
L'amore di Dio non esclude nessuno. Dio ama i poveri e gli emarginati e prende la loro parte contro l'ordine sociale che li esclude e li uccide.
Dio vuole abolire ogni forma di discriminazione e di esclusione affinché si viva come fratelli e sorelle nel suo tenero abbraccio.
Pietro ha questa intuizione in "Voi ben sapete che è contro la nostra legge che un Giudeo abbia relazioni con uno straniero, e che entri in casa sua. Ma Dio mi ha insegnato a non considerare nessuno impuro o profano" (At 10, 28). Il piano di Dio è di realizzare una solidarietà universale in cui nessuno è giudicato profano o immondo.

Una santità alternativa
Pentirsi non è la semplice questione di confessare e di rinunciare ai peccati personali; si tratta di esporre e di offrire costantemente il nostro cuore che soffre d'idolatria, alla luce della misericordia e del perdono di Dio, affinché noi possiamo essere ricreati a immagine e somiglianza divina e diventare specchio per gli altri  della misericordia e del perdono che abbiamo ricevuto. Il teologo James Danaher  scrive: "Dio vuole che diventiamo come lui nel perdono, ma ciò può succedere solo dopo che abbiamo preso coscienza che dobbiamo sempre ricevere molto più perdono... L'intenzione della Vangelo non è di farci "oggetti senza peccato dell'amore di Dio", ma "piuttosto gli agenti del perdono di Dio".
Il perdono è un atteggiamento permanente verso gli altri, è la persistenza dell'amore e della misericordia di fronte a difetti umani, ai fallimenti e ai tradimenti. Questo significa che la santità non è prima di tutto essere puri e incontaminati, ma si esprime più pienamente nella nostra capacità di abbracciare i perdenti, di includere gli esclusi, di amare i nemici, di subire il male piuttosto che ricambiarlo, di ricevere e trasmettere la misericordia che solo coloro che sanno di essere poveri e peccatori possono veramente apprezzare. Questa è la santità alternativa che costruisce la comunione e la comunità in un mondo violento e competitivo. L'insegnamento di Gesù, soprattutto nel discorso della montagna, è proprio su come passare da una vita idolatra e competitiva con inclinazioni violente alla una vera pace basata sulla imitazione di Dio.

Papa Francesco simboleggia cosa significhi imitare Dio che non esclude quando, per esempio, il giovedì santo ha lavato i piedi a dei minorenni, anche a ragazze e mussulmani, nel Riformatorio di Casal del Marmo, a dispetto della rubrica liturgica e il protocollo ecclesiale. L'azione del Papa diventa una sorprendentemente chiara proclamazione del Vangelo dell'inclusione: la Chiesa non è comunità di puri e di senza macchia, ma è la raccolta di figli e figlie prodighi, di peccatori che sono stati così profondamente abbracciati dalla misericordia divina, che si trasformano in quella stessa compassione per gli altri. Questo è esattamente ciò che il Papa Francesco disse ai suoi intervistatori quando gli chiesero chi fosse il nuovo Papa: "un peccatore che Dio ha guardato (con amore)". Altrettanto eloquente è la sua risposta ai giornalisti sulla questione degli omosessuali: "Chi sono io per giudicare?"

Chiaramente la lotta verso una vera comunione e la solidarietà ha sia una dimensione teologica che  una sociale. Quando accogliamo e viviamo la misericordia gratuita di Dio e il suo perdono, veniamo a desiderare ciò che Dio vuole: che tutte le persone siano amate a prescindere da qualsiasi considerazione di merito morale e spirituale. Amare come Dio ama, fino al punto di dare la vita per coloro che ci rifiutano; così creiamo la possibilità della fraternità universale di cui Gaudium et Spes parla.

LA SPIRITUALITÀ E LA NUOVA REGOLA

Il Fondamento trinitario dell'Associazione per il servizio educativo dei Poveri
La teologia su cui è fondata la nuova Regola è quella della comunione: il Padre, il Figlio e lo Spirito sono UNO, una solidarietà universale basata sul reciproco amore oblativo. La comunità è una creazione della Trinità stessa, un'unità in cui non c'è rivalità, esclusione, violenza o dominio. Ciò che caratterizza le relazioni tra le persone all'interno della Trinità sono l'uguaglianza, l'unità nella diversità, il reciproco dono di sé nell'amore, l'interdipendenza, la collaborazione e l'inclusività.
Leonardo Boff trae implicazioni sociali di questo: "La Trinità intesa in termini umani come comunione di Persone, pone le fondamenta per una società di fratelli e sorelle, di uguali, in cui il dialogo e il consenso sono i fondamenti costitutivi della convivenza sia nel mondo che nella Chiesa".



La nostra vita religiosa e il nostro ministero devono essere visti in relazione a ciò che Dio sta facendo nel mondo. La nostra associazione, non è un'invenzione puramente umana, ha origine nell'attività del Padre, del Figlio e dello Spirito che cercano di attirare tutta l'umanità in una comunione d'amore. Per questo motivo, il dinamismo dell'Associazione non deve essere inteso in modo esclusivo o introspettivo, ma come a spirale verso l'esterno per attirare tutti e tutte coloro che cercano la partecipazione alla missione lasalliana.
In un mondo segnato dal peccato e dalla violenza, l'amore trinitario assume la forma di misericordia che libera, guarisce, e riconcilia. La nostra vita religiosa nasce da ciò ed è sostenuta dalla comune esperienza della misericordia di Dio che ci abbraccia, un'esperienza liberatrice che guarisce e unisce. che ci invita a vivere come segni, come testimoni e servitori della volontà divina nel mondo.

La dinamica del peccato e della salvezza
La radice del problema che la spiritualità deve affrontare, è la direzione del desiderio mimetico verso le cose di questa terra, o piuttosto verso Dio. Il desiderio mimetico non è male in sé, è un meccanismo per l'apprendimento. Ma nel mondo, il desiderio mimetico tende a concentrarsi su beni finiti, sul prestigio, il potere e il piacere come fonti di appagamento.
Tutto ciò ci attira a competere con loro nella negazione della volontà di Dio, senza vivere come fratelli e sorelle, co-responsabili gli uni degli altri; vediamo infatti un consumismo rampante, una distribuzione radicalmente iniqua della ricchezza e delle risorse, sistemi di dominio che privilegiano i pochi e opprimono e sfruttano le moltitudini. La salvezza implica necessariamente una riconciliazione che è sia "verticale" (teologica) e "orizzontale" (sociale).

Se il nostro desiderio mimetico si dirige verso l'imitazione di un Dio che è totalmente gratuito in un perenne dono di sé, impariamo un nuovo modo di stare al mondo che sostituisce la rivalità con la solidarietà, il dominio con il servizio, la discriminazione con l'accettazione e la violenza con il perdono. Questo ci spinge a creare modi di vivere in comunità che sono collaborativi, inclusivi, rispettosi della dignità e del valore incondizionato di ogni persona come un figlio/a prediletto/a di Dio e l'implicazione di pensare le nostre scuole come "segni e strumenti del Regno di Dio."

L'imitazione di Dio non è un tema estraneo alla nostra tradizione: "Dovete imitare Dio, quel Dio che ha sempre prediletto le anime che ha creato e che, vedendole immerse nel peccato... mosso dallo zelo e dall’affetto che ha sempre avuto per esse, si è impegnato a mandare il suo unico Figlio per liberarle da quella fastidiosa situazione... È necessario imitare Dio stesso in una certa misura, perché Egli ha tanto amato le anime che ha creato che quando ha visto coinvolgerli nel peccato e incapaci di liberarsi, il suo zelo e il desiderio per la loro salvezza lo ha portato a inviare il proprio Figlio per salvarli dalla loro misera condizione. (MTR 201, 3)


Fr.Michel Sauvage commentando questo passaggio ci dice: "Mi sembra che sia da qui che tutto è cominciato, o meglio è da qui che l'impulso del servizio educativo ai Poveri deve incessantemente rafforzare il suo dinamismo e rinnovare la fiducia in sé stesso. Ciò che ha fondato l'Istituto dopo l'esperienza vissuta da La Salle, ciò che lo fonda ancora ogni giorno in modo sicuro ed efficace, è l'amore di Dio in Gesù Cristo, che ha le sue origini nella Trinità. . . Quando "tutto è compiuto", è la Croce di Cristo, che manifesta non solo ciò che è l'amore di Dio per gli uomini, ma come l'Amore sia vissuto all'interno della Trinità, vale a dire, come fonte di ogni amore. . . Considero volentieri questa contemplazione d'amore nel cuore di un Dio aperto a sofferenza umana, presente nella preghiera mentale e nella spiritualità lasalliana, come l'equivalente del "fondamento" degli esercizi spirituali di Sant'Ignazio. In ogni caso, da questa contemplazione fondamentale del cuore di Dio, lo zelo spirituale ed apostolico germoglierà e scaturirà dal cuore di ogni fratello, assumendo una forma molto reale nell'esercizio del suo umile ministero educativo dei Poveri".

Quando una collina... non è solo una collina

Il calore del pane e il sapore del sorriso, il rumore della terra ed il gusto del gioco dei bambini, il silenzio del lavoro e il canto della fraternità... la "Collina dei Barbagianni"... Marina, Beatrice, Paola, Moussa, Enrico, Giuseppe, Andrea, Carlo, Dario e Marta (che non ho ancora conosciuto)... 9 bambini: Lorenzo, Alma, Cucco, Anna, Giovanni, Pietro + 4...  nuove amiche ed amici... non c'è nulla di impostato, non c'è niente di forzato... sei a casa... trovi una sedia, un piatto, un bambino che ti chiede guardandoti dritto negli occhi chi tu sia, con la curiosità e il sorriso dell'amicizia... c'è un casa aperta dove non ha posto l'ideologia... c'è la terra che produce perché è cullata dal lavoro di tutti, malgrado le cavolaie... c'è la mistica della tavola, la stessa che viveva Gesù... gli occhi di tutti risplendono di responsabilità, una responsabilità libera che illumina ogni scelta, la cui dolcezza veglia su tutto... tutto ha un ordine... la paglia che sta germinando nuovamente e fa da cuscino naturale... le pigne con cui giocano i cani... i veicoli con cui i bambini scorazzano contenti... l'ordine della condivisione, dell'essere e non del possedere... sembra che non ci sia nulla di personale, nulla a cui sia attaccato il cuore di questi amici e amiche, niente se non la gioia dell'essere uno, di essere casa insieme, una casa dove dalle porte e dalle finestre spalancate entrano e escono, danzando leggeri, i sogni affinché trovino radici, spazio e concretezza su questa collina, pronti e germogliare... qui, ma soprattutto altrove.
Sono 4 famiglie, un single e un ragazzo accolto al termine di un percorso in casa famiglia =10 adulti + 9 piccoli... 6 appartamenti che sono collegati tra loro dal filo dell'esserci: ci sono, voglio essere il meglio che posso per se stessi e per gli altri, per la terra e perché ci sia più bellezza in uno spazio per tutti e tutte... uno spazio tenero, in cui ci si possa accomodare e far accomodare...
Gli stipendi di tutti sono condivisi: ogni famiglia mette su un conto unico il frutto del proprio lavoro e poi riceve, secondo un budget preventivo, ciò che serve alla propria vita... le scelte della comunità sono fatte insieme e c'è un responsabile che in questo momento è Bea... la comunità è aperta... si fanno incontri... oggi c'era un gruppo di autocostruzione di case di paglia e terra, ma non saprei spiegare come ciò succeda.. la comunità non fa, è... e senti che è sulla strada... senti la gioia di stare insieme, del vivere attivamente, del camminare mano nella mano, con le braccia spalancate per abbracciare... la comunità è lì... se vuoi bussi, anzi apri il cancello e entri perché, credo che sempre ti aspettino... alla "Collina" si condivide e basta... è come una radura, una radura di desiderio di relazioni, d'incontro, di accoglienza; non per nulla due piccoli edifici abbandonati saranno trasformati in uno spazio di accoglienza per mamme con bambini che vivono una difficoltà... ognuno è attivo, ognuno è e per ciò costruisce la comunità, può "fiorire" qui sulla Collina...  Enrico e Andrea hanno lavorato manualmente nel pomeriggio... Dario e Paola sono stati a chiacchierare con me... Bea si è resa disponibile per tagliare i capelli a Carlo, Giuseppe... Marina era fuori per un impegno... altre amiche erano venuti con i propri figlie per far giocare i figli insieme... i bambini e le bambine sembrano figli della Vita stessa... non sono possesso, ma sono dono... per chi li vuole coccolare, per chi vuole farsi coccolare da loro... sono dono per te e per gli altri... i piccoli scorazzano liberi con legni, giochi, attrezzi, biciclette.

È sabato e la ferialità è piena di festa... il cielo azzurro è cesellato di nuvolette bianche... uno stormo di uccelli balla nel cielo... sento "il sussurro di un soffio leggero"... qui non c'è nulla di straordinario... c'è la bellezza della verità di una scelta fatta che si rinnova ogni giorno, ogni volta che si stringe la mano del nuovo amico o amica che arriva... ci sono famiglie e c'è una comunità, ci sono pluralità e c'è un'unità... ci sono storie e c'è la Buona Notizia... Parole di uomini e donne... Parola silenziosa ricamata dallo Spirito nel cuore di queste amiche e amici... Parola del Signore... Rendiamo grazie a Dio.