presepio vivente

25 dicembre 2007

La mia Madonna di quest’anno è magra magra, ha piccole gambe ossute e scheletriche fasciate di nero… i capelli sono scuri di media lunghezza e unti… il naso adunco… il volto inespressivo… il grembo, gravido, è coperto da un’attillata maglia arancione con scritte insignificanti… fuma… ha un ombrello in mano… si aggira con passo trascinante… il ventre è portato senza peso, ma senza orgoglio o gioia… però c’è… non è molto grosso, anche se pronunciato… la fanno accomodare in prima fila, su una sedia da ufficio con le rotelle… tutte le volte che si è invitati ad alzare le mani, a compiere gesti per celebrare insieme l’eucaristia, lei li esegue, ma mi sembra un automa… il volto solcato da rughe che velano la sua giovane età, ha occhi che fissano nel vuoto, che sembrano non vedere ciò che guardano… questa è la mia Madonna in questa notte santa… siamo alla stazione Garibaldi a celebrare la messa con i senza fissa dimora, alcune associazioni che si interessano di loro, Alex, i comboniani e le comboniane… lei mi colpisce… ho timore di avvicinarla, di parlarle… cosa più facile da fare con i ragazzi ghanesi o nigeriani che abbiamo invitato a messa… eppure se Dio è il totalmente Altro… se Dio ha scelto i poveri… se Dio è colui che ha fame, sete, è in carcere… se il sacramento perenne di Gesù sono i poveri in cui si nasconde… lei è la mia Madonna… non ha apparenza né bellezza.. non ispira devozioni o coroncine.. è velata dal dolore, dall’abbandono… ma in questa stazione è quella che prepotentemente con il suo silenzio ci annuncia nuovamente che “non c’è posto per lei nell’alloggio” (Lc 2)... ancora oggi si ripete la stessa esclusione… allora viaggiavano per il decreto di Cesare Augusto… ora, in questo periodo, le migrazioni vanno da un centro commerciale ad un altro e chi non può partecipare a questa orgia è messo fuori… e non c’è posto perché siamo distratti, non siamo capaci di vedere e di inginocchiarci davanti a lei e d’invitarla a casa, di darle quel posto che le spetta di diritto e che magari sarebbe capace di rifiutare o danneggiare… la guardo, la seguo con gli occhi durante la messa…vaga… non ha pace…. altri amici le parlano, amici esclusi come lei… in stazione c’è un bel presepio, stile napoletano, grande ed inscatolato… è molto più semplice fermarsi su di esso… ci commuove, possiamo dilettarci nei dettagli, nel volto roseo delle statuette, nei bei vestiti… mentre lei è più un pugno nello stomaco, “una spada a doppio taglio che penetra nel profondo”… “più la storia è povera e semplice, lasciata ai margini e da tempo non più considerata,

più il Mistero è intenso” (A. Potente op)… il Mistero si è come raccolto in lei, si è velato… ma è pronto a manifestarsi, se ci fosse un posto per lei e Dio non dovrebbe ancora una volta mandare i suoi angeli a cercare altri esclusi come lei, altre sue figlie e suoi figli, per dire al mondo:

Non temete!

Vi porto una bella notizia

che procurerà una grande gioia a tutto il popolo:

oggi

è nato il Salvatore,

il Cristo,

il Signore!

(Lc 2, 10-11)

i magnifci 6



da sinistra a destra: Francesco, Maurizio Alessandro, Emanuele, Salvatore ed Enza
Ecco i sei giovani del Servizio Civile del Bando Speciale per Napoli 2007-2008 che ormai sono parte integrante di casArcobaleno e sono fratelli e sorelle maggiori dei ragazzi e delle ragazze che la frequentanto.

una canzone per noi

Fr Matteo, Antonio Pedaci e altri giovani lasalliani ci hanno regalato questa canzone per festeggiare l'apertura ufficiale della comunità; ricevere un canto come dono è qualcosa di profondo perché il cantare coinvolge tutto il corpo e il cuore. Ci ha colpito come le loro parole abbiamo colto il significato della nostra presenza come la certezza che il cammino sarà fatto "insieme e in associazione".

I COLORI DELL’ARCOBALENO

Conosco il nero della vita dura / dell’odio che la spegnerà

e per riuscire a morire davvero / spero nei figli di questa città.

Io porto il grigio di un sogno spezzato / quando non c’è verità

e per riuscire a volare davvero / un bianco inferno si compra la mia dignità.

Rit: Apri gli occhi c’è una storia / la puoi scrivere

con l’inchiostro di un incanto…siamo noi

i colori dell’arcobaleno / ti regalo il sorriso del cielo

occhi nuovi e ritorni bambino / insieme noi

i colori dell’arcobaleno / per ridare respiro alla vita

un colore per ogni ferita / insieme noi.

Blu come il mare quegli occhi di donna / fragile e tenera età

madre per forza e vuoto è il futuro / come l’abbraccio che a sera non l’aspetterà.

Rossa è la terra che chiede giustizia / ma santi quaggiù non ce n’è

ci sono uomini dentro una storia / non la paura fa crescere l’umanità.

lettera da Scampia n°6

Carissime e carissimi,

è bello scrivervi dopo il 7 ottobre in cui abbiamo inaugurato la nostra presenza, dopo un anno di pendolarismo, per condividere con voi il ricordo vivificante di quella giornata e le altre belle novità dal nostro inserimento.

“Sognare un altro mondo, non è una invenzione, né un’illusione fittizia; le Scritture, come parte della nostra tradizione, ci lasciarono questa possibilità, questo esempio. Guardare la storia fino a poter vedere fino a quando possiamo avere delle visioni del mondo e di Dio. Guardare la storia, contemplarla è possibilità reale di percepire la novità di altri cammini”.

Abbiamo cercato di vivere così quest’anno e il Signore ci ha fatto vedere “altri cammini” che, anche noi, possiamo intraprendere affinché ci sia Vita e Vita in abbondanza a Scampia.

Vogliamo ringraziare tutte e tutti per la presenza accanto a noi il giorno dell’inaugurazione; in mille modi vi siete resi presenti e ciò ha fatto percepire ai nostri fratelli e sorelle di Scampia la presenza di una comunità ampia che ha a cuore le persone di questo quartiere partenopeo.

Malgrado i giorni precedenti fossero piovosi, Edoarda e Clotilde ci avevano predetto che l’arcobaleno è sempre preceduto dalla pioggia, la giornata è stata pallida, ma non bagnata dal temporale; la sera prima alcuni giovani lasalliani con fr. Matteo e Antonio Pedaci sono venuti per condividere qualche ora in più con noi e per pregare assieme; la veglia sul testo tanto caro al Fondatore del “sogno di Giacobbe” ci ha invitati non solo a conservare e ad impegnarsi per “il sogno di Dio”, ma ha anche nuovamente evidenziato la nostra vocazione ad essere “uomini di contemplazione e di amorosa relazione con Dio, con gli altri e con tutta la creazione” (44° C.G.).

La mattina seguente, siamo stati accolti dalla comunità parrocchiale della Resurrezione durante l’eucaristia; questa presentazione pubblica ha sicuramente colpito molti e ci ha fatti conoscere ancora meglio nel quartiere.

Ci siamo poi recati a casArcobaleno, agghindata per l’occasione e sulla cui sommità, da allora, sventola la bandiera arcobaleno della pace.

Abbiamo vissuto un breve momento di condivisione durante il quale le parole di fr. Donato, visitatore, fr. Alberto, Consigliere Generale, e Emanuele Cerroni, presidente della Famiglia Lasalliana, hanno scaldato il cuore a tutti i presenti: è stato un momento di famiglia come la mensa condivisa in cui le specialità culinarie partenopee hanno, come sempre, fatto bella figura.

Abbiamo terminato la giornata con un momento di preghiera all’aperto sia per benedire insieme casArcobaleno che per piantare un albero di olivo: gesto simbolico della “Pace” che desidera radicarsi e che germoglierà solo con l’apporto di tutti.

Nella riflessione che abbiamo condiviso sull’anno di ricerca trascorso, abbiamo evidenziato tre caratteristiche che crediamo siano preziose anche per gli anni a venire:

I fare casa: non solo ristrutturare casArcobaleno, ma imparare ad abitare il territorio e la storia come luoghi e tempi della presenza incessante di Dio e cercare quella “tenda posta in mezzo a noi”;

I tessere legami: missione lenta e delicata, in cui confidenza ed intimità sono trama e ordito; tessere legami che si radichino non per noi, ma per i piccoli e i giovani che hanno bisogno di una “rete” che li sostenga e li accompagni;

I scoprire tesori: tesori posti dentro ognuno da Dio stesso, tesori dimenticati perché di Scampia si parla sempre male, senza avere il coraggio di narrare il bello e il buono, le grandi cose che Dio crea ogni giorno in questo lembo di “terra santa”.

Alcuni momenti per noi profetici sono stati:

+ la camminata in Scampia tra casArcobaleno e la parrocchia: camminare per le nostre strade è gesto profetico e alternativo perché qui la gente cammina poco, non si ferma per strada, quasi che non sia un luogo di tutti, ma solo di quei qualcuno che vogliono controllare e rovinare la vita a tutti: camminare è entrare in relazione con altri, è liberare il territorio che appartiene alla società civile, a tutti;

+ la presenza dei bambini e dei ragazzi di Scampia che hanno festosamente invaso casArcobaleno, intessendo rapporti con tutti: abbiamo capito che i ragazzini della zona cominciano a sentire casArcobaleno come loro e perciò la rispettano e non la danneggiano, forse anche per la sua bellezza che sembra poco usuale qui; la fiducia che si è instaurata tra i piccoli amici di Scampia e i Lasalliani presenti, le foto che si sono fatte insieme come la fiducia e complicità nell’affidare la propria macchina fotografica sono preziosi semi della relazione educativa che vogliamo instaurare e per cui siamo giunti qui;

+ l’aiuto ricevuto da tante mamme e papà del luogo per preparare il tutto: ci siamo sentiti accolti e accompagnati e già parte di questa “terra santa” dove siamo giunti per cercare Dio insieme a loro.

Proprio questa appartenenza a Scampia ci fa chiedere quale “relazione esiste tra le nostre ricerche spirituali, le nostre liturgie, le nostre sofferenze e insoddisfazioni e quelle della maggioranza dei popoli e della gente anonima?”

Sarà una ricerca impegnativa perché dovremo ascoltare la “Parola libera e attiva nella vita dei popoli e delle persone” in una ferialità che dobbiamo ancora imparare ad abitare e a sentire come nostra; dobbiamo udire quella “silenziosa brezza leggera” che è la Sua Presenza, che si manifesta nel quotidiano e nel piccolo; dobbiamo imparare ad “essere di più e avere di meno” ed essere “quel volto umano di Dio” perché ci hanno espressamente detto che quello di cui hanno bisogno “è un po’ d’umanità”.

Un'altra bella notizia è che dal 17 settembre esiste la cooperativa “Occhi Aperti”, formata da Enrico, Raffaele e Ginevra, un’educatrice che da lungo tempo lavora con suor Edoarda; il nome della cooperativa scaturisce da 44° Capitolo Generale e crediamo che questo nome nasconda in sé il desiderio mistico-politico che ci anima: occhi aperti sulla realtà di Scampia che ci circonda, occhi aperti per scorgere il Regno già presente, occhi aperti per contemplare le meraviglie di Signore, occhi aperti per rispondere al “grido che è salito fino a Dio”.

“La mistica cristiana è la mistica degli occhi aperti” ricorda J. B. Metz e il 44° Capitolo afferma che questa è “la spiritualità che ha bisogno di coltivare il nostro Istituto all’inizio del XXI° secolo”.

Tra le visite preziose che abbiamo ricevuto ce n’è stata una insolita, ma colma di gioia; nel mese di agosto ci era giunta una mail dal comune di Brescia per chiederci un incontro con un gruppo di giovani che avevano vissuto un’esperienza di formazione e di volontariato lungo l’anno appena trascorso; la proposta ci alettava.

Sabato 22 settembre abbiamo incontrato il composito gruppo: 20 giovani maggiorenni, il gruppo degli educatori e formatori, i presidenti delle circoscrizioni partecipanti all’iniziativa, gli organizzatori del comune, don Fabio Corazzina coordinatore di pax Christi Italia; casArcobaleno non era ancora arredata, ma li ha accolti festosamente: ci siamo conosciuti, ci siamo narrati a vicenda, abbiamo camminato per Scampia toccando le “tre frontiere”, quei luoghi dove per noi Dio abita e attende: le Vele, il carcere e il campo Rom. Tutto questo lo abbiamo fatto in 3 piccoli gruppi di circa 10 persone ciascuno per essere “comunità” che si fa presente sul territorio e desidera abitare gli spazi. L’interesse e l’attenzione, come il timore e la compassione dei giovani, sono stati corroboranti per tutti noi; la condivisione con i formatori ci ha permesso di confrontarci e di scoprire come sogni ed utopie sono condivise tra coloro che scelgono il “margine” come luogo dal quale progettare la propria vita e/o cercare Dio proprio da quel limite, dall’essere fuori le mura. E’ nata un’amicizia che coltiveremo per educare insieme nel futuro.

I prossimi impegni che ci aspettano sono:

I La presentazione del progetto “CI SONO ANCH’IO” alla Fondazione per il Sud: con 11 partner (tra cui le Associazioni delle Suore della Provvidenza e dei pp.Gesuiti, 8^ Municipalità e Regione Campania…) abbiamo progettato un percorso educativo per bambini e ragazzi dai 5 ai 18 anni per sostenere il loro impegno scolastico, per toglierli dalla strada e fornire ai più grandi delle competenze spendibili nel mondo del lavoro;

I L’accoglienza della Commissione “Matrix realoded” del Movimento Giovani Lasalliani che ha lo scopo di reimpostare il percorso formativo MGL;

I Il Convegno MGL dal 1 al 4 novembre sul tema “Dov’è tuo fratello?”;

I L’inizio dell’attività educativa intorno al 15 Novembre e del servizio civile di 6 giovani che collaboreranno con noi;

I Il trasferimento nel nostro alloggio di comunità al 10° piano della Torre della Speranza.

Una delle caratteristiche della nostra presenza è l’essere attenti alle “chiamate” della nostra realtà come della gente di Scampia; già ne stanno arrivando d’interessanti: la scelta è di rispondere come “rete” con le realtà della vita consacrata e con gli altri gruppi con cui abbiamo stretto legami sempre più profondi: siamo cercati ed apprezzati per lo stile della nostra presenza che non si è imposta, ma che ha “bussato a tutte le porte” pronti a dare la nostra collaborazione, colpendo molti per la nostra vita consacrata che ha scelto di fare casa a Scampia e che è “impastata” nel tessuto sociale e nella vita delle persone, abbattendo le barriere ideologiche o clericali.

Siamo ormai conosciuti come “i Fratelli”, siamo felici di ciò e possiamo dire, citando Maillefer, che “questa denominazione parve loro modesta e conforme alla vita comune che avevano abbracciato”.

Viva Gesù nei nostri cuori

i vostri fratelli Enrico, Martin, Raffaele

DIRITTI AI MARGINI: DALLA PARTE DEI BAMBINI


Martedì 20 novembre 2007 ore 18,00

sala della Comunità di San Paolo, Via Ostiense, 152 (Metro B – Garbatella)

I bambini sono la componente più debole del sistema di esclusione che caratterizza, sia nel globale che nel locale, il mondo in cui viviamo: il divario tra CENTRO e PERIFERIA sta tracciando confini e barriere che gettano molte ombre sulla speranza di rendere sostenibile e universale l’affermazione della dignità umana come orientamento delle politiche, delle economie, dei rapporti sociali.

Per ricordare la Giornata mondiale dei Diritti dei Bambini vogliamo invitarti a prendere parte a un laboratorio di riflessione e discernimento, a partire da testimonianze dirette, sugli scenari in cui i minori sono vittime del divario tra “centro” e “periferia” e prestano i loro volti alle tante forme dell’esclusione sociale.

Quali orientamenti etici per una cittadinanza “dalla parte dei bambini”?

Per parlarne abbiamo invitato:

Lia di Renzo, Assessore del Comune di Roma alle Politiche di promozione della famiglia e dell'infanzia

P. Massimo Nevola SJ, Lega Missionaria Studenti

Gianluca Staderini, Associazione Popica

Marta Di Camillo, commissione “Minori” del Forum Nazionale Giovani

Fr. Enrico Muller, CasArcobaleno di Scampia (Napoli)

Monica Cordova, Cooperativa Hermes

Fr. Matteo Mennini, responsabile progetti Associazione “Bambini+Diritti”

Seguirà un momento conviviale: siete tutti invitati a portare le vostre specialità!

lettera da Matteo

Quello che sto per raccontarvi, viene tratto dall’esperienza di un giovane ragazzo, cioè me. Essendo il “figlio” di fr. Enrico, sono riuscito a vivere l’esperienza di Scampia in prima persona. Per un attimo provate a dimenticare le cronache che vi vengono sottoposte dai giornalisti su Napoli, o meglio sul quartiere di Scampia. Quando dissi a tutti i miei conoscenti che sarei venuto qua, mi assalirono con espressioni tipo: dovrai stare molto attento, non dare confidenza a nessuno, non girare mai da solo, incontrerai dei razzisti, ecc….. La frase più bella fu: non tornerai vivo da li! Da queste espressioni ebbi un po’ di paura nell’arrivare a Scampia, quel fatidico lunedì mattina. Invece, quando arrivai all’estate ragazzi di suor Edoarda, trovai qualcosa che da altre parti non si trova: ebbi un’accoglienza al quanto imbarazzante. Io, che fino a due minuti prima pensavo che tutti i camorristi fossero dietro l’angolo ad aspettare me, ricevetti una accoglienza stupefacente che mi lasciò senza parole. Bambini e ragazzi che non avevo mai visto prima mi diedero subito confidenza, senza paura, anzi, con la curiosità della mia provenienza ma anche con l’eccitazione di avere una persona nuova tra loro. Passando il tempo, mi accorsi che in tre giorni ero già stato ribattezzato come Napoletano, divenendo parte della loro comunità. Feci anche amicizia con le ragazze del servizio civile che mi chiedevano consigli sulla programmazione delle attività. Oltretutto venne avviata una battaglia tra regioni: sei contro uno, immaginate come possa essere finita…………..

Siccome assistevo l’estate ragazzi, avevo a che fare con bambini dall’età di sei anni fino ad arrivare ai quattordici e mi faceva pensare il fatto che ogni uno di loro aveva una sua storia: alcuni normale mentre altri drammatica. Non avevo mai visto cose simili se non raccontate. Comunque stava andando tutto bene, anche se non riuscivo ancora a capire il perchè di tutta questa accoglienza. Qui sono anche riuscito a fare amicizia con Licia, in arte suor Edoarda che è una persona meravigliosa e da cui sono stato ospitato. Lei è uno degli angeli di questo quartiere, perché: si impegna a mantenere il servizio civile delle ragazze di Scampia, dirige una ludoteca per i bambini che serve come doposcuola per tutto l’anno scolastico e, questa estate, ha organizzato l’estate ragazzi a cui hanno aderito in molti. Fa veramente piacere vedere che ci sono persone come lei che hanno voglia di fare e vedono sempre il bello in ogni cosa. Sono anche contento perché i lavori a casa arcobaleno continuano ad andare avanti abbastanza bene, anche se a volte ostacolati. Adesso i fratelli hanno anche l’appartamento quindi si sta svolgendo tutto per il meglio. Alla fine di questo soggiorno posso dire di aver capito perché tanta accoglienza: la gente di qua è proprio fatta così, loro ti accolgono sempre volentieri in ogni caso. Loro sono molto educati su questo punto di vista perché non hanno la “puzza sotto il naso”, è molto difficile trovarne uno che ti insulta senza conoscerti. Da questa gente, noi, dovremmo prendere solo esempio, invece di condannarli per quello che si sente. Dovremmo capire che se in un posto c’è droga o camorra, non vuol dire che tutti siano drogati e camorristi. Questa è un’idea che ammetto di averla avuta anch’io, prima di venire qua. Allora vi voglio dire una cosa: venite a farvi un giro a Scampia e cambierete, comincerete a vedere il mondo da un altro punto di vista.

un pensiero per darci coraggio

Beati coloro che hanno l'audacia di sognare e sono disposti a pagare il prezzo necessario perché il loro sogno prenda corpo nella storia. Cardinal Suenens


24 luglio 200/ nasce la comunità... inizia l'esodo

Se “l’avvenimento biblico dell’Esodo è stato, per il lavoro del 44° Capitolo Generale, icona e ispirazione”, ha segnato, senza che lo volessimo, anche la nostra strada verso Scampia.

Oggi, 24 luglio 2007, il Capitolo provinciale infatti ha votato la creazione della comunità religiosa a Scampia… credo che sia un vero dono essere nati con questo brano… non sappiamo cosa ci sia davanti, ma siamo certi che un piccolo pezzo di strada per uscire del nostro Egitto sia stato ormai fatto e non solo da noi… “le cose di ieri sono passate”… sono state travolte… da mare impetuoso… dalla mano di Dio…

Mentre vivevamo ed eravamo eucaristia tutti insieme, Laici e Fratelli, malgrado la gioia, ho avuto un attimo di paura, uno squarcio di terrore… non posso più tornare indietro… è stata una comprensione forte, quasi chiara e ho chiesto aiuto al Signore delle misericordie e delle meraviglie, a Colui che “non spegne il lumicino fumigante né spezza la canna incrinata”… è tutto così fragile in realtà, non solo io… tutto è quindi una pasqua, un passaggio… ma l’esodo bisogna viverlo nudi e fiduciosi… aspettando la manna e le quaglie, l’acqua che sgorga dalla roccia… devo ,dobbiamo essere leggeri, pronti a camminare in silenzio senza rimpiangere “le cipolle egiziane”… pronto a non entrare nella terra promessa, se questo mi è chiesto, ma non posso esimermi dal camminare dall’avanzare a mani vuote, fedele all’oggi, alle persone che saranno con noi e con me, attento alle piccole cose, hai dettagli, senza distrazioni che mi separino dall’Essenziale…

Come dice il 44° Capitolo Generale: “Questa è una spiritualità esodale: siamo gli schiavi che devono lasciarsi liberare da Dio, che devono mettere in gioco le banali sicurezze per attraversare i pericoli del deserto, affidati alla Presenza del Dio delle Promesse e alla nuova Legge che ci propone per essere liberi. Non siamo liberati per ricreare una nuova situazione di schiavitù; siamo liberati per essere profeti di un mondo nuovo. Per questo, la nostra è anche una spiritualità di resistenza: le nostre comunità e ogni Fratello devono imparare a dire “No!”, a dire “Basta!”, a dire “Questo non ci appartiene”, a dire “Non nel nostro nome!” e a costruire alternative” (Esodo e resistenza).

Ma la Buona Notizia mi ha fatto gustare tutta la gioia e la bellezza di vivere l’inserimento… Gesù è immerso nella folla, annuncia la Buona Notizia, il Regno… non vuole privilegi, non vuole più che vincoli di sangue o di casta abbiano il sopravvento… c’è una nuova famiglia, c’è un nuovo popolo di Dio…. Non si può rimanere “in disparte”, non ci si può sentire “separati” perché chiamati… è una chiamata alla comunione… una chiamata a camminare insieme, con tanti tutti per mano su nuove strade… “Siamo chiamati a collaborare alla costruzione di altre comunità di fede (R 51a), nuove isole di speranza e creatività: comunità alternative che cercano di assomigliare alla prima comunità di Gerusalemme e alla comunità delle nostre origini lasalliane; comunità di adulti che, per la qualità della loro vita interiore, possano essere un riferimento per altri adulti, per giovani e bambini; gruppi dove i giovani possano fare un cammino di crescita per diventare riferimento per adulti giovani e bambini; gruppi di ragazzi che siano promesse di un’alternativa per la vita della Chiesa e della società; ambiti ecclesiali dal volto umano nella nostra società e nella nostra Chiesa poiché spesso non lo sono molto” (Comunità alternative, 44° Capitolo Generale).

C’è quel gesto di Gesù, quella mano stesa, che mi fa capire che saranno loro, le sorelle e i fratelli di Scampia, i miei maestri e giudici… saranno loro per me fratelli, sorelle e madri… sono loro i primi discepoli… sono loro che mi sono indicati da Gesù stesso… non devo guardare altrove… perché Lui è in loro.

l'alternativa comunità a Scampia

“Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi: io vi farò riposare” Mt 11,28

Questa è la Buona Notizia di oggi, 19 luglio 2007, che ho sentito risuonare fortemente quando, finalmente abbiamo firmato per avere casa a Scampia… non siamo più dei pendolari, ma possiamo considerarci entrati e pronti a mischiarci in questa terra promessa… pronti ad imparare da loro, i fratelli e le sorelle di Scampia, nella nostra ferialità, ciò che vivono sulla pelle: il non avere numeri civici e vivere in un territorio abbandonato, la difficoltà di ricevere la posta e degli spostamenti come dei pochi negozi che soddisfano solo dei beni primari e nulla più, l’isolamento che vivono nel territorio e l’essere considerati marginali da troppe persone napoletane e non, il vivere con al camorra come vicina di casa, il non poter godere di un paesaggio pulito e salubre; casa nostra vuole diventare la loro, come le loro le nostre; vogliamo poter stare nella notte con loro anche a vegliare affinché “la stella pacifica del mattino venga”…

Questa nostra “tenda” desidera essere un luogo per trovare Colui che ci chiama a riposare con il cuore appassionato per i piccoli e con i poveri come maestri.

Il compito che ci spetta è di “allargare” sempre questa nostra tenda…perché casa nostra desidera essere casa comune per tutte e tutti coloro che hanno a cuore gli ultimi, i bambini, prediletti del Regno, e vogliono impegnarsi a costruirlo nella vita quotidiana con noi…

Ringrazia il Dio fedele che fa grandi cose e ascolta il grido dei piccoli e va a cercare le pecore smarrite e, anche tu, con noi brinda!

C'è Anniversario ed Anniversario... come la modalità di renderlo "memoria preicolasa"

Anniversario di un trasloco… 24 giugno 1682

La Salle lascia la casa paterna per andare a vivere in Rue Neuve con quei primi discepoli, non ancora fratelli, che nel 1681, nello stesso giorno, aveva cominciato ad alloggiare a casa sua per averli con lui sotto la sua tutela… il fondatore ha voluto festeggiare in questo modo il suo onomastico, lasciando casa sua per inserirsi tra coloro che aveva scoperto suo maestri: i POVERI… “sradicandosi dal <<suo mondo>>, La Salle può incarnarsi nel mondo dei poveri. E’ qui, alla radice della storia, della sua storia con i Poveri e per i Poveri, che La Salle cercherà di conoscere da ora in poi la volontà di Dio e di servire i disegni di Dio… in questa prima forma di comunità, La Salle e i maestri si educano mutuamente a cercare la volontà di Dio in comunità e ad obbedirGli… In questa sua obbedienza convergono, piano piano le aspirazioni di un gruppo di uomini che si sono inseriti in un <<mondo nuovo>>,: il mondo dei Poveri dove risplende la Buona Notizia per i Poveri”. (M. Sauvage- M. Campos fsc)

“Le innovazioni più significative procedono tutte da uno spostamento, talvolta fisico. Da uno spostamento verso una popolazione, una cultura, un altro modo di vedere, di reagire di funzionare. Uno spostamento che prende in conto l'altro e la sua differenza, uno spostamento che disorienta. G.B. de La Salle l'aveva capito e l'atto fondatore risiede lì, primariamente e in gran parte: è all'origine di tutta la nostra storia santa”. (Nicolas Capelle fsc).

Ma questa festa deve essere tutta interiore per me, perché il nostro trasloco ancora non si fa, perché bisogna avere carte in regola, perché devono pensarci gli avvocati e i commercialisti, perché… la Provvidenza è dimenticata, il “soffio dello spirito” è da contenere e deve essere soggiogato dalla pazienza, dalla prudenza religiosa, dalla “sana” riflessione… passione e desiderio sono termini da nascondere e dimenticare, incarnazione ed esodo sono concetti adatti per i libri di teologia o per dotte disquisizioni e non per la vita che è un’altra cosa… la vita deve essere regolata, garantita, fissata, normalizzata… tutto deve essere prudentemente sancito in comode stanze… con finestre chiuse… i sogni sono cosa da bambini, da folli, non nutrimento d’adulti… alla base di tutto ci sono calcoli e statistiche, il codice di diritto canonico ha il sopravvento sulla Buona Notizia… è vero: tutto, e prima di ogni cosa la fede, deve essere provato nel “crogiuolo” affinché producila vita sia in piena e in abbondanza, affinché germoglino i frutti da Lui voluti… forse me lo dimentico io… ma è anche vero che i discepoli di Emmaus hanno avuto gli occhi aperti e hanno saputo riconoscere che il loro cuore ardeva solo nel momento in cui il Pellegrino che li accompagnava ha compiuto un gesto concreto, ha portato tutte le parole nella Vita, ha fatto veder loro che ciò che era stato detto aveva aderenza nella vita concreta di condivisione… l’evidenza della Buona Notizia è data dalla Vita che rende viva la Parola… la Parola ha vita solo se è celebrata, solo se trova spazio nell’ordinarietà, solo se la Vita ha la precedenza su norme e regole e canoni e riti e sagge riflessioni…

Festeggiare questo anniversario… forse la vera fedeltà sarebbe fare come dice il Signore ad Ezechiele: “Tu comportati come un deportato, prendi solo lo stretto necessario e prepara al tua partenza in pieno giorno sotto gli occhi di tutti. Lascia il luogo dove abiti per andartene in un altro, sotto il loro sguardo… mentre ti guardano fa un’apertura nella parete della casa ed esci da lì con il tuo bagaglio. Sotto il loro sguardo mettilo in spalla e scompari nell’oscurità con il viso coperto per non vedere la tua terra…” (Ez 12, 3-6)… ed invece di essere attivo a preparare il bagaglio, mi lamento solo…

Una data dimenticata ma per me importate oggi, data simbolo per un cambiamento, anniversario di una scelta evangelica ed esistenziale dalla quale non è più tornato indietro… data in cui La Salle lega la sua vita non più alla sua famiglia, al suo titolo, alla sua professione, ma a Dio, ai Poveri, ai suoi umili discepoli che disprezzava più del suo ultimo valletto.

Anniversario di un inizio di una storia non scritta anche oggi, anniversario di una comunione concreta di vita e di beni che La Salle inizia con la scelta del vivere insieme … il Regno di Dio a Scampia nascerà dalla comunione di vita e di beni dove i confini che separano le persone sono cancellati e dove i coloro che non mettono in pratica la “legge”, ovvero i peccatori, mangiano con quelli che la mettono in pratica?

Il povero La Salle riuscirà mai a venire da abitare a Scampia? Accolto dai Poveri come uno di loro, senza camion che portino ogni bene e sicurezze, con la porta della sua casa aperta a chi viene… riuscirà a mangiare lo stesso pane, a tornare stanco dal supermercato ed essere aiutato da loro?

Potrà pregare sentendo e accogliendo il pianto dei neonati, le urla dei giochi dei bambini, le discussioni delle coppie, le preghiere delle madri?

Quando finalmente camminerà su quelle strade la sera stanco e potrà accettare di visitare come vicino le case dei genitori dei ragazzi che incontra e che amando educa?

Quando la Presenza sarà così ardente da far nascere in lui la condivisione della sua fede con coloro che vivono la benedizione di Gesù: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli” (Lc 10,21 – Mt 11,25), così da imparare da coloro che sono i portatori della sapienza divina e che da sempre vivono il mistero trinitario nell’apertura al progetto di Dio?

Quando ancora oggi La Salle potrà scrivere da Scampia “solo i poveri ci vengono a cercare” o “siamo molto poveri”?

Quando tutto questo succederà allora il 24 giugno sarà festa per tutti… festa per me.

La povertà è la forma autenticamente divina in cui si manifesta la verità

(J. Ratzinger 2000)

da Tagore

Smetti di intonare inni e canti, di recitare a vuoto le orazioni!

chi preghi nel buio di questo tempio solitario, a porte chiuse?

Apri gli occhi per guardare il resto: Dio non è davanti a te!

Lui sta dove il contadino ara la dura terra,

dove colui che lastrica il sentiero spacca le pietre.

E’ vicino a loro, nel sole e nella pioggia,

con le sue vesti impolverate.

Levati il sacro manto e come lui scendi nel mezzo della polvere!...

Abbandona le tue meditazioni, lascia i fiori e l’incenso!

Che male c’è se i tuoi vestiti finiscono sporchi e rovinati?

Vagli incontro e resta lì con lui,

nel lavoro intenso e nel sudore della fronte. (Gitanjali, Canti di offerta)

Mercoledì 6 giugno inizierò a fare il tutor nel carcere di Secondigliano per un corso di impiantistica termoidraulica; sono impaurito, non dal carcere, mondo sconosciuto, lontano che non avrei mai immaginato di frequentare… quindi c’è lo zampino di Dio “sempre vigile e provvidente”… la cui corrispondente opera di misericordia corporale mi sembrava così desueta e assai difficile da realizzare… il carcere è sicuramente un mondo a parte, non solo perché chiuso, invalicabile e separato… la prima immagine è un monastero di clausura, ma sarà la mia deformazione personale… ma anche perché è contrassegnato dalla colpa, dall’errore… qualunque esso sia… ho timore di non esserne all’altezza, sia per la difficoltà di parlare e comprendere il napoletano che per la novità dell’impegno, su come entrare in relazione con degli adulti, su come guardarli con lo sguardo del “Buon Pastore”, e di chi crede di sapere che è il “buon ladrone” il primo ad entrare e che pubblicani e prostitute ci precederanno… sarò la sguardo che segnerà il primo incontro, prima della parole, saranno i gesti che spero non nervosi per le cose da fare, per ricordarsi di fare tutto… saranno i dettagli, i farli entrare nella mia vita, che comprende la preghiera e il cuore, i pensieri e el azioni, una conversione degli occhi e una chiamata per il cuore ad ardere… penso a La Salle che a Rouen aveva dei giovani detenuti nella scuola di Saint Yon… un ritorno alle origini per noi fratelli che volevamo seguire le orme del fondatore qui a Scampia… un invito inatteso di Fabrizio (p. Valletti s.j.) che ci chiesto se eravamo disponibili: Raffaele insegnerà italiano mentre io fungerò da tutor… il tutto verrà condiviso con te… sostienimi e sostienici con la tua preghiera… ne ho e ne abbiamo bisogno…

rieccomi

Riprendo il mio diario da Scampia dopo aver sentito che tante e tanti di voi, amiche mie ed amici miei, ne sentivano la mancanza… ho avuto un po’ il blocco anche per le difficoltà vissute nella mia comunità di fratelli e, per orgoglio o per difendere la comunità, ho preferito tacere… riprendo oggi, festa della santissima Trinità: in questa data noi fratelli rinnoviamo i nostri voti ogni anno, memori di quel 1694 in cui il La Salle, con i primi 12 fratelli, fece i voti perpetui e che la nostra consacrazione inizia proprio con “Santissima Trinità.. prostrato con profondo rispetto davanti alla tua infinita maestà, io mi consacro tutto a te per procurare la tua gloria…

Oggi l’ho rinnovata da solo durante una eucaristia in una stazione, ma nel momento dell’offertorio quando silenziosamente la recitavo, alle parole: “prometto di unirmi e di rimanere in società con i Fratelli (tutti, in tutto il mondo, vicini e lontani, con cui condivido il sogno…) che si sono associati per tenere insieme e in associazione le scuole al servizio dei Poveri…” il mio cuore si è sentito associato a te e a tanti:… Adriana, Daniela, Mario, Andrea, Chiara, Roberto… che si fanno in quattro per offrire un’esperienza della paternità/maternità del Dio di Gesù, dello Spirito che soffia e di una comunità di discepole e discepoli in Val Clarea; Maria Vittoria, Maria Pia, Federica, Roberta, Paolo, Marilena, Antonella, Salvatore, Cinzia, Laura, Alberto, Eraldo, Antonio… che annunciano la Buona Notizia tra i banchi di scuole con il cuore del Maestro; Chiara, Silvia, Andrea, Enrica, Patrizia, Lorenza… il cui cuore arde e batte per i Poveri e gli Immigrati nell’impegno per la giustizia e la pace; AnnaMaria, Paola, Maria Teresa, Angela, Paola, Chiara, Anna, Pierangelo, Giorgio, Adriana, Anna, Rosaria, Rita, Silvana, Lorenza, Antonietta… sorelle e fratelli i cui cuori indivisi sanno celebrare la gratuità del Regno nella quotidianità della vita; Maggie, Guglielmo, Virginia, Flavia, Roberto, Emanuele, Alessia, Giorgia, Daniela, Claudio, Marco, Virgilio, Giorgio, Francesco, Ilaria, Martina, Sara, Valentina, Lorenzo, Salvo, Roi, Claudia, Vittoria, Patrizio, Antonio… e tutti i giovani lasalliani che sono parte del sogno di Dio su La Salle oggi; Edorada, Ginevra, Claudia, Cristina, Dora, Giusy, Maria, Pina, Clotilde, Ottavia, Fabrizio, Stefano, Ciro, Maria, Piergiorgio, Antonio, Alfredo, Peppe… che sono le compagne e i compagni qui a Scampia e che sono per me segni dello Spirito, testimoni del Regno, piccoli semi gettati abbondantemente dall’unico Seminatore… ci sei anche tu fra queste righe, forse ti sentirai nascosta/o, ma non tutto è visibile agli occhi se riposa nel cuore… a tutti voi, amiche ed amici, aggiungo come maestri e giudici Raffaele, Massimiliano, Emanuele, Francesco, Luisa, Pasquale, Pietro, Gianni, Genni, Arianna, Monica, Rosaria, Herman, Tito, Enzo, Lello, Carmine, Carmela, Giovanni, Martina, Antonella, Giuseppe, Valentina, Federica, Titti, Maria, Cristian… i piccoli di Scampia che fanno esultare nel cuore Gesù perché a loro il Padre ha rivelato verità nascoste ai grandi e ai sapienti (Mt. 11, 25-27).

ARREVUTAMMOCE

L’Associazione “ARREVUTAMMOCE” è nata, venerdì 1 giugno, all’inizio del nono mese che siamo a Scampia… vorrà dire qualcosa?… questa parola che suona strana riempiendo non solo la bocca di chi la dice, ma anche l’orecchio di chi ascolta, con la doppia R che sembra proprio invitare al sottosopra, al ribaltamento che la parola vuole esprimere (l’essere rivoltato come un calzino)… questa rivoluzione interiore viene chiesta a noi, per entrare nella novità dello Spirito dell’Associazione Lasalliana, per scoprire come fece Jean Baptiste che saranno loro, i Poveri, a segnare la nostra storia, i nostri passi e il nostro stare a Scampia, saranno loro a farci scoprire Dio, non un Dio irreale e frutto di speculazione, perché “i piccoli, i poveri i crocifissi della storia sono portatori della sapienza divina… i poveri da sempre vivono il mistero trinitario nell’apertura al progetto di Dio” (P. Suess)… questa rivoluzione volgiamo viverla in noi come desideriamo che le vittime di Scampia abbiano il coraggio di essere protagonisti della loro Vita accogliendo il Mistero che vive in loro e che li chiama alla Vita vera in abbondanza… anche con la nostra presenza ed aiuto.

La nostra presenza prende così forma concreta ed istituzionale; infatti con l’Associazione AQuaS (Associazione Animazione Quartiere Scampia) dei gesuiti e la Celus delle Suore della Provvidenza, una scuola superiore e la Municipalità desideriamo partecipare al Bando d’idee con un corso di promozione e uno di formazione al volontariato che sono finanziati dal CSV di Napoli.

Per corso di Promozione, quello che si è pensato è di fare 3 sabati più 3 domeniche mattina divisi per gruppi: giovani, donne e anziani; il sabato è più di formazione, mentre la domenica dovrebbe avere un taglio più esperienziale e di condivisione.

Il corso di formazione, invece è ancora in fase di pensiero…

UNA RIFLESSIONE DI QUESTO PERIODO:

“Avete qualcosa da mangiare?” (Gv. 21, 5)… questa frase dalla Buona Notizia di oggi, 3° domenica di Pasqua, mi è rimasta impressa dentro… per tutta la giornata… ma anche il “date voi stessi da mangiare” della moltiplicazione dei pani della comunità Matteo… la domanda che mi sento rivolta è se ho qualcosa da dar da mangiare, da condividere con Dio e i miei fratelli e le mie sorelle… in questo periodo il mio silenzio è stato dettato dal nervosismo, verso me stesso e verso la mia comunità… scriverlo, come mi consigliava Patrizia… è condividere un mio limite, una mia ferita con te, anche per estirpare quel timore di fare brutta figura e di essere con te e con me stesso vero… sono nervoso, quasi arrabbiato con la mia comunità, non solo quella fisica di Napoli, ma anche quella più estesa che noi chiamiamo Provincia… perché sembrano non voler capire, non voler comprendere… l’inserimento è questione di vita e non di organizzazione a tavolino, possibilmente comodamente, in qualche ufficio… se si vive la strada la visione della vita è altra… se ci si mette in basso, la prospettiva cambia… se si hanno le mani e le tasche vuote, la speranza è differente… non che io viva tutto ciò, anzi… ho casa, altezza e sicurezza… ma vorrei essere aiutato a vivere ciò che l’inserimento chiede… vieni invocata la pazienza e non l’audacia… la ponderatezza e non la passione… mi chiedo, quindi, se il mio adattarmi sia giusto, vero oppure codardo e falso… e allora mi arrabbio con me stesso… è vero la vita bisogna viverla e solo dopo si scorgerà quella mano paterna/materna che ti ha accompagnato, sostenuto, protetto… non prima… solo dopo tutto sarà cristallino e si vedrà che LUI ha scritto diritto sulle mie, nostre righe storte… ma non si può partire con la presunzione che poi LUI raddrizzerà… mi chiedo che cosa abbia da “dar da mangiare”… la situazione è d’impotenza rispetto ai miei fratelli e sorelle di Scampia che, in molti, vivono una vita molto più vera, molto più crocifissa… l’aderenza alle Beatitudini che loro hanno, fa sfigurare la mia presunta spiritualità… dovrei avere il coraggio, l’audacia e la passione… che invocavo nei miei Fratelli e che urlerò con tutte le mie forze… di inginocchiarmi di più davanti a LUI, di stare con LUI, di guardare, giudicare, scorgere, amare con LUI… sono così lontano e le mani sono così vuote e non pronte a dare e a chiedere… e alla sua domanda “Enrico hai qualcosa da mangiare?” cosa risponderò?

René Voillaume... un padre nella fede e nella vita

Vi sono alcune grazie che Dio ci comunica solamente nel silenzio e nella solitudine nell’appuntamento con lui. Vi è un modo per Dio di donarsi che non si trova né nel frastuono, né nella folla, e neppure nell’assemblea cristiana riunita nel nome di Cristo. Bisogna essere completamente veri per quanto riguarda la natura umana l’intimità dell’amicizia e dell’amore è per la persona un bisogno altrettanto essenziale. Una tale intimità ha le sue esigenze e non si trova abitualmente che nella solitudine di un appuntamento con colui che si ama.

Ricordiamoci che soltanto la fede di un bimbo può, a detta di Gesù stesso, essere abbastanza illuminata dalla grazia dello Spirito Santo per comprendere il mistero dell’eucaristia e viverlo nel modo migliore. Che si possa anche noi essere per il Signore quell’oggetto di ammirazione che gli faceva esclamare: «Ti benedico, Padre, Signore del cielo e della terra, di aver nascosto questo ai sapienti e agli esperti, e di averlo rivelato ai più piccoli» (Mt 11,25). Non ritroveremo il cammino dell’unità nella fede fino a che non ci renderemo capaci di ricevere pienamente la rivelazione promessa da Dio ai più piccoli.

per una vita vera e ampia

Incontrarsi in una ludoteca non è cosa solita per noi “adulti”, eppure la Ludoteca “La Soldanella”, piccola presenza in mezzo ai palazzoni del Lotto G, ricorda molto il seme di senape che, minuscolo, è capace di dare vita ad una grande cespuglio ed accogliere coloro che vogliono farsi un nido al sicuro.

Anche il giorno, un sabato qualsiasi del tempo pasquale, in realtà ci preparava alla Buona Notizia proclamata domenica nelle nostre parrocchie: “il comandamento nuovo: amatevi come io vi ho amati….

La novità e il termine di paragone, illuminano le nostre semplici presenze:

nuovo per il mondo ecclesiale e delle nostre comunità e congregazioni,

nuovo perché speriamo di essere aperti ed aperte alla novità eterna dello Spirito

nuovo perché è la Vita la nostra prima maestra…

come perché è Gesù, il Risorto, il nostro modello unico

come perché il farsi tutto/a a tutti/e è la priorità

come perché le modalità di vita dei nostri amici e delle nostre amiche, la loro cultura, la loro spiritualità, le loro speranze e i loro desideri, come le sofferenze e le angosce devono diventare le nostre…

Abbiamo fatto festa… abbiamo condiviso la mensa.. forse qualcuno ci avrebbe dato volentieri dei mangioni e dei beoni… così abbiamo avuto modo per conoscerci, per ascoltarci, per capire cosa si trova nel cuore di ognuno od ognuna come le preoccupazioni delle nostre comunità… non abbiamo perso tempo, ma rinsaldato o tessuto legami semplici…


Per Gesù stesso la risurrezione è l’esperienza più completa della grazia. Ed è la grazia intera perché è salvezza intera e non soltanto dell’anima, ma d’anima e carne. Le relazioni sono il luogo della possibile esperienza di risurrezione, luogo della sua anticipazione e della sua forza di resistenza e di insurrezione. Le relazioni a partire dall’altro e in direzione dell’altro sono il luogo della memoria e della commemorazione collettiva, della meraviglia, della sedimentazione e della sintesi della sapienza e dell’azione coraggiosa a favore del futuro. Forse il miglior linguaggio che abbiamo oggi per parlare e per sperimentare la risurrezione è il linguaggio e l’esperienza di relazioni nuove in direzioni molteplici: verso il cosmo e la terra, verso gli amici e i nemici, verso i noti e gli estranei, verso i vivi e i morti, insomma, verso l’Altro.

L.C. Susin ofmcap

Auguri da Scampia per imparare a tessere

relazioni “di risurrezione”

che trasfigurino tutta la nostra umanità, partendo “dal basso”

con il Risorto che cammina sempre con noi.

la circolarità del discepolato

Domenica ci siamo incontrati tra alcune comunità che vivono l’inserimento nel quartieri periferici; è stato un incontro in famiglia, in un certo senso, un incontro tra sorelle e fratelli, tra discepole e discepoli che cercano - qualcuno di loro certamente lo vede già - il volto del Signore, dell’Invisibile, dell’Eterno… partendo dal basso, credendo che extra Pauperes, nulla salus… che dai poveri si vede meglio la realtà e si comprende meglio la rivelazione di Dio come dice Jon Sobrino. Abbiamo pregato, abbiamo pranzato, abbiamo condiviso… è stato bello rendersi conto di quanta sintonia, al di là dei carismi, delle storie di congregazione e personali, delle iniziative ci fosse una reale comunione profonda… è stato intenso ascoltare il narrare delle nostre ferite personali e di comunità, l’intensità della ferialità, anche ripetitiva e scarna, che permette di vivere in pienezza la forza a la gioia della festività; la profondità, la semplicità, la necessità delle relazioni non marcate dall’efficientismo e dall’attivismo, non dal do ut des, ma dall’essere accanto, dalla condivisione, dall’ascolto… le persone che ho rincontrato sono tutte persone dedite all’ascolto degli altri e dell’Altro… eravamo una piccola porzione di Chiesa, minima, insignificante agli occhi dei più… senza forza… questa fragilità è ciò che più mi ha colpito... fragilità condivisa senza timore… fragilità che si presentano a mani vuote come coloro che hanno dato tutto, senza contare, senza accumulare, senza chiedere… mani che non vogliono, né possono, presentare il conto di ciò che hanno seminato… fragilità che sboccia in gratuità… l’idea è di incontrarsi ogni messe e mezzo/due per condividere il cammino, per pensare quale itinerario di formazione desideriamo… sentirsi un po’ estranei al cammino che i religiosi e le religiose che vivono in situazioni più ordinarie e dentro grandi strutture è un'altra caratteristiche che ci accomunava… forse perché l’aderenza alla Vita data dal nostro stare con coloro che sono “fuori”, o “in basso”, anche come spazio fisico, richiede non solo nuove categorie di riflessione, insoliti punti d’osservazione, inedite riflessioni che non sembrano conciliarsi con quell’ordinario che sa più di ripetizione che di novità, che sembra voler più conservare che creare… so che in questo periodo di lontananza, anche se girano mail e telefonate tra di noi, ci ricordiamo, nelle piccole cappelle nascoste negli appartamenti dentro palazzi e palazzine popolari… nessuno immaginerebbe al Sua Presenza, e tanti credo neppure lo sappiano o se lo possano immaginare, ma Lui c’è, presenza d’Amore, molto Amore per tutti, forse di più per quelli che neppure sanno che ci sia.. che non lo cercano e si abbruttiscono in tutto ciò che è illegale... Lui c’è… e noi con Lui.

enrico da Scampia

La gente sorride, si meraviglia quando dico che vengo da Scampia… è vero non ho l’accento da guaglione, ma casa mia… anche se sto ancora aspettando il placet per viverci, ormai è Scampia… o almeno vi è il mio cuore, ci sono le persone che ho recentemente conosciuto e amo… è sempre un avanzare a piedi nudi su questa terra sacra a cui l’abitudine non sembra avere in me sopravvento… mi da fastidio ancora la sporcizia, il loro guidare contromano, a volte quell’aria sfaccendata a pigra che hanno, ma sono quei fratelli e quelle sorelle che sto scoprendo, conoscendo… è avventura reciproca, da cui devo, voglio, desidero imparare e che credo siano i protagonisti della loro vite e del loro futuro anche se non lo sanno, non ci credono, non lo sperano.

SAN ROMERO


Qui sulla terra il Regno è già presente, in mistero; ma con la venuta del Signore, giungerà a perfezione. Questa è al speranza che incoraggia noi cristiani. Sappiamo che ogni sforzo per migliorare una società, soprattutto quando è tanto piena d'ingiustizia e di peccato, è uno sforzo che Dio benedice, che Dio vuole, che Dio esige.

adesso inizia il bello

Oggi ho rivisto il mio piccolo amico che ha visto uccidere il suo papà davanti agli occhi… chiamiamolo Lele… sono andato a cercarlo a scuola perché dal 28 febbraio me lo porto dietro, o meglio dentro… oggi era tornato a scuola dopo 10 giorni d’assenza, o forse di sospensione, era entrato in classe gettando la cartella in un angolo e andandosene in giro per la scuola ed aveva già fatto piangere una compagna, era entrato alle 9 ed io vi ero giunto verso le 10,30… nuovamente la preside l’ha chiamato in presidenza.. eravamo sempre troppi adulti, per me, presenti all’incontro… le sue risposte non erano sensate ed abbastanza aggressive… al vicepreside che lo chiamava per il colloquio ha detto che avrebbe volentieri spaccato al testa a alla preside e a lui... gagliardo… finito il predicozzo è stato rimandato in classe e noi tre adulti rimasti ci siamo messi ad ipotizzare un mio intervento; ad un tratto, come una furia impaurita, entra un insegnante dai lunghi capelli biondi ed esordisce chiedendo se stessimo parlando di Lele, arrabbiata si rivolge a me e mi dice che Lele è entrato nella terza dove si trovava lei, che non è la classe di Lele, e le ha buttato in faccia il registro e i libri che lei aveva sulla cattedra… sconsolata se ne va… con la preside iniziamo il safari alla ricerca di Lele nella scuola… non è facile trovarlo, ma poi beccato, senza ritrosia ci segue nuovamente in presidenza… ed ora inizia il bello: i discorsi insensati di prima, l’arroganza dimostrata si sciolgono piano piano… parliamo tutt’insieme di cosa voglia fare da grande: rivelazione: vuole fare lo stilista… parla di calcio, sorride, spiega che fa “burdello” in classe ma sa che non si deve fare e che a scuola si viene per imparare e apprezza anche gli insegnanti che qui si comportano bene… racconta che lui in vacanza c’è stato e che si comporta bene per non fare figure di merda… altre piccole riflessioni personali e confidenze con qualche bravata che ha fatto… cosa ho notato: che guarda in volto gli uomini quando parla con loro, mentre è più vago e sfuggente con le donne dalle quali anche sopporta poco di essere toccato, mentre abbraccia la pancia del vicepreside a cui, poco prima, avrebbe spaccato al testa… sa essere educato e sa mantenere la parola data, come quando ha chiesto di andare in bagno e, malgrado un’insegnante avesse detto che non sarebbe tornato, è ritornato in presidenza… ha sopportato tranquillamente un’ora di colloquio con vari adulti, mantenendosi calmo, tranquillo ed educato… ha sorriso più di una volta, raccontando le sue prodezze… ed era bellissimo mentre sorrideva… è un cucciolo bagnato e sperduto che cerca disperatamente attenzione e cura personale… ha paura di andare al tribunale dei minori il 27 marzo –essendo stato segnalato dai servizi sociali che l’hanno definito irrecuperabile.. definizione che non solo mi fa gemere e gridare di per sé, ma che trovo ancora più assurda se riferita ad un ragazzino di 13 anni-, pensa di essere arrestato e chiuso in galera… ha accettato di trascorrere del tempo con me, malgrado non parli napoletano, e mi faccio ripetere le cose che dice, ed io non sappia giocare a calcio, cosa che lo ha fatto inorridire… domani ci rivedremo per ascoltare la sua risposta, gli ho dato 24 ore per pensarci… chissà…

Ho trovato nella scuola una grande accoglienza e disponibilità; è vero che sono una risorsa ed una soluzione gratuita ad un loro problema, ma mi sembra che ci sia il desiderio reale di dare una risposta efficace e tenera per Lele e che forse la mia presenza può servire a scatenare creatività; l’idea di partenza è dare a Lele una presenza personale e fedele, durante l’orario scolastico, per progettare con lui un percorso più personalizzato e vedere se si riesce ad innescare il desiderio di apprendere qualsiasi cosa utile per lui, oltre che dargli la possibilità di una relazione differente e significativa… tocca a me… “la fermezza di un Papà per farlo uscire dal peccato e per allontanarlo da una vita disordinata.. la tenerezza di una Mamma per accoglierlo e fargli tutto il bene che dipende da me” La Salle M101,3

una lettera da Ginevra: una voce speciale da Scampia

Ciao Enrico,

ho letto con molta attenzione e interesse la riflessione tua e quella di Fabrizio Valletti relativa al vivere a Scampia o per essere più precisi relativa al vivere accanto al “o sistema”…..ti sembrerà strano ma non mi sono mai data il tempo di riflettere su questo o forse non ho mai voluto farlo perché è qualcosa che mi fa troppa rabbia e mi fa sentire piccola, inutile, incapace per non dire addirittura sconfitta da una realtà molto più grande di me e delle mie possibilità….

Nella tua lettera ti chiedi come restare accanto ai lupi, come condividere con loro spazi, momenti,respiri e forse una risposta in fondo te la dai quando dici che bisogna amarli perché “tenerissimi membri del corpo di Cristo”…io non ci riuscirò mai.

Io sono nata a Savona ma a tre anni mi sono trasferita a Napoli e da 22 anni abito qui a Scampia….. ho frequentato qui le scuole elementari e medie, qui ho conosciuto i miei migliori amici, qui ho passato l’adolescenza, qui ho scelto di lavorare……questa è casa mia.

Da qui, da questa posizione privilegiata per me la camorra ha un sapore diverso, forse meno forte, meno evidente ma più invadente e soffocante…. La camorra per me non è solo armi, giro di droga, lotta di potere, morti ammazzati davanti la ludoteca, scissionisti, Di lauro, insulti alla polizia o elicotteri che ti svegliano dal sonno per quanto volano bassi….per me la camorra è un modo di pensare, di vivere e di essere….è qualcosa che leggi nello sguardo dei ragazzini che ti tagliano la strada con i loro motorini, che senti nelle parole di chi pretende di avere ragione alzando la voce…. Per me la camorra è l’arroganza di chi offende la dignità della persona che onestamente vive e con sacrificio crede e rimane fedele ai valori civili che sono alla base di ogni relazione umana….ti sembreranno parole vuote, una serie di proclami, di “anatemi”,di frasi fatte…ti assicuro però che per me queste parole hanno un contenuto forte e vivo…per me queste parole raccontano di parenti ed amici, tutti o quasi, che sono dovuti andare via per lavorare perché qui non si investe per non pagare il pizzo; di bambini che vengono in ludoteca e mi raccontano dei loro parenti “chiusi nelle celle scure”, che sono in isolamento perché affiliati ai clan; di altri che invece mi mimano perfettamente la procedura di come il proprio zio è stato ammazzato da due sopra una moto;queste parole mi raccontano della sporcizia e dell’abbandono in cui versa non solo il mio quartiere ma tutta la mia città…. ma soprattutto queste parole mi rievocano persone che hanno il potere e il dovere di contrastare questo sistema e che invece lo nutrono e lo usano come deterrente per non fare e non agire…..per me la camorra è tutto questo e tanto altro ancora ed è per questo che non riesco a tollerare la presenza di chi delinque apertamente e nel farlo trova ogni sorta di giustificazione.

Sono d’accordo però con Fabrizio quando dice che bisogna guardare negli occhi chi delinque per scoprirne la fragilità e forse il desiderio di pace, ma ancora di più vorrei essere parte della “realizzazione di spazi di pensiero, di riflessioni, occasioni per rientrare in se stessi confrontandosi con il vero, il bello, il giusto, il buono non in astratto, ma nella ricerca, appassionata e desiderosa di altre persone, di uomini e donne non perfetti, ma umani”.

Ah dimenticavo! grazie per avermi dato la possibilità di riflettere e di fare un po’ di ordine a casa mia.

vittima

“Gesù finì la sua vita come vittima e la resurrezione non è consistita nel riportare in vita un cadavere, ma nel rendere giustizia ad una vittima” (Jon Sobrino sj)

Oggi ho avuto davanti a me un vittima: un ragazzino di 13 anni con il volto imbronciato… un ragazzino dai tratti somatici decisi, dal labbro superiore macchiato blu inchiostro, dalla parlata napoletana stretta, dallo sguardo duro e diretto… un bambino che in estate ha visto ammazzare davanti ai propri occhi suo papà… chi più di lui è vittima?
Non solo gli l’hanno ammazzato, ma lui è stato testimone oculare di ciò… nessuno ha potuto raccontargli che il papà era andato lontano e con il tempo fargli sapere la verità… non hanno potuto privarlo di vedere il sangue sparso… i rumori, gli spari, le urla, l’angoscia… qualche secondo interminabile per distruggere vite… di morti e di vivi…
Gli hanno trucidato il padre, l’affetto, la presenza, la certezza davanti agli occhi… e gli hanno anche strappato il sogno, l’infanzia, il sonno forse, la pace… e credo la fiducia, la speranza… non ho avuto modo d’interloquire con lui… sono stato muto testimone di una ramanzina della sua preside per la probabile ennesima impresa da lui compiuta: aprire la porta antipanico della scuola ed introdurre due estranei nell’edificio scolastico… deve andare dal giudice dei minori prossimamente, non so per quale motivo… ma lui ha detto che scappa, non si fa prendere, devono rincorrerlo… forse in realtà lui vorrebbe solo scappare… me lo immagino correre nei suoi sogni, correre via dalla scena dell’assassinio di suo papà, poco prima che accada… correre via dal Scampia, dalla scuola, da tutto, da tutti, dalla realtà, dal mondo.. correre via…
Non riesco ad entrare in ciò che il suo piccolo cuore può vivere… mi chiedo se avrà pianto, se piange la notte nel suo letto in silenzio, se la gramigna della vendetta si sta prendendo possesso di lui, se pensa alla vendetta o sogna la fuga… forse vorrebbe solo un interminabile e avvolgente abbraccio, una calda presenza pronta a incassare i suoi cazzotti, le sue urla, i suoi gemiti, la sue lacrime…
Chi è più vittima di questo piccolo uomo? Chi ha una ferita più profonda della sua? Per chi è venuto Gesù se non per rendere giustizia a questa vittima? E come posso io, noi? Come proteggere la sua vita dal diventare una vita persa, rubata… trucidata… come rendere giustizia a Dio, il nostro Dio che non è neutrale, ma è un Dio di parte, dei poveri, degli oppressi?
Mi sento impotente, incapace… che serve la mia preghiera… cosa e come fare qualcosa per lui…
Me lo porto dentro… ma per quanto? Quando Lo dimenticherò preso da altro… non da Altri che sarebbe almeno motivato, ma da altro? Come lo metterò in grado di restituirmi la Vita stando con lui? Come lo metterò al centro del mio essere figlio di Dio e del mio essere chiamato ad essere uno strumento dell’Amore di Dio e del mio essere associato con altri per il Regno?
Questo piccolo ragazzo mio fondatore, maestro e giudice… e mio Dio, crocifisso a 12 anni dalla morte del suo papà… e che attende la resurrezione, ovvero che sia resa giustizia da Dio e da noi al suo essere vittima… inspiegabilmente… per la salvezza del mondo… anche la mia.