da Tagore

Smetti di intonare inni e canti, di recitare a vuoto le orazioni!

chi preghi nel buio di questo tempio solitario, a porte chiuse?

Apri gli occhi per guardare il resto: Dio non è davanti a te!

Lui sta dove il contadino ara la dura terra,

dove colui che lastrica il sentiero spacca le pietre.

E’ vicino a loro, nel sole e nella pioggia,

con le sue vesti impolverate.

Levati il sacro manto e come lui scendi nel mezzo della polvere!...

Abbandona le tue meditazioni, lascia i fiori e l’incenso!

Che male c’è se i tuoi vestiti finiscono sporchi e rovinati?

Vagli incontro e resta lì con lui,

nel lavoro intenso e nel sudore della fronte. (Gitanjali, Canti di offerta)

Mercoledì 6 giugno inizierò a fare il tutor nel carcere di Secondigliano per un corso di impiantistica termoidraulica; sono impaurito, non dal carcere, mondo sconosciuto, lontano che non avrei mai immaginato di frequentare… quindi c’è lo zampino di Dio “sempre vigile e provvidente”… la cui corrispondente opera di misericordia corporale mi sembrava così desueta e assai difficile da realizzare… il carcere è sicuramente un mondo a parte, non solo perché chiuso, invalicabile e separato… la prima immagine è un monastero di clausura, ma sarà la mia deformazione personale… ma anche perché è contrassegnato dalla colpa, dall’errore… qualunque esso sia… ho timore di non esserne all’altezza, sia per la difficoltà di parlare e comprendere il napoletano che per la novità dell’impegno, su come entrare in relazione con degli adulti, su come guardarli con lo sguardo del “Buon Pastore”, e di chi crede di sapere che è il “buon ladrone” il primo ad entrare e che pubblicani e prostitute ci precederanno… sarò la sguardo che segnerà il primo incontro, prima della parole, saranno i gesti che spero non nervosi per le cose da fare, per ricordarsi di fare tutto… saranno i dettagli, i farli entrare nella mia vita, che comprende la preghiera e il cuore, i pensieri e el azioni, una conversione degli occhi e una chiamata per il cuore ad ardere… penso a La Salle che a Rouen aveva dei giovani detenuti nella scuola di Saint Yon… un ritorno alle origini per noi fratelli che volevamo seguire le orme del fondatore qui a Scampia… un invito inatteso di Fabrizio (p. Valletti s.j.) che ci chiesto se eravamo disponibili: Raffaele insegnerà italiano mentre io fungerò da tutor… il tutto verrà condiviso con te… sostienimi e sostienici con la tua preghiera… ne ho e ne abbiamo bisogno…

rieccomi

Riprendo il mio diario da Scampia dopo aver sentito che tante e tanti di voi, amiche mie ed amici miei, ne sentivano la mancanza… ho avuto un po’ il blocco anche per le difficoltà vissute nella mia comunità di fratelli e, per orgoglio o per difendere la comunità, ho preferito tacere… riprendo oggi, festa della santissima Trinità: in questa data noi fratelli rinnoviamo i nostri voti ogni anno, memori di quel 1694 in cui il La Salle, con i primi 12 fratelli, fece i voti perpetui e che la nostra consacrazione inizia proprio con “Santissima Trinità.. prostrato con profondo rispetto davanti alla tua infinita maestà, io mi consacro tutto a te per procurare la tua gloria…

Oggi l’ho rinnovata da solo durante una eucaristia in una stazione, ma nel momento dell’offertorio quando silenziosamente la recitavo, alle parole: “prometto di unirmi e di rimanere in società con i Fratelli (tutti, in tutto il mondo, vicini e lontani, con cui condivido il sogno…) che si sono associati per tenere insieme e in associazione le scuole al servizio dei Poveri…” il mio cuore si è sentito associato a te e a tanti:… Adriana, Daniela, Mario, Andrea, Chiara, Roberto… che si fanno in quattro per offrire un’esperienza della paternità/maternità del Dio di Gesù, dello Spirito che soffia e di una comunità di discepole e discepoli in Val Clarea; Maria Vittoria, Maria Pia, Federica, Roberta, Paolo, Marilena, Antonella, Salvatore, Cinzia, Laura, Alberto, Eraldo, Antonio… che annunciano la Buona Notizia tra i banchi di scuole con il cuore del Maestro; Chiara, Silvia, Andrea, Enrica, Patrizia, Lorenza… il cui cuore arde e batte per i Poveri e gli Immigrati nell’impegno per la giustizia e la pace; AnnaMaria, Paola, Maria Teresa, Angela, Paola, Chiara, Anna, Pierangelo, Giorgio, Adriana, Anna, Rosaria, Rita, Silvana, Lorenza, Antonietta… sorelle e fratelli i cui cuori indivisi sanno celebrare la gratuità del Regno nella quotidianità della vita; Maggie, Guglielmo, Virginia, Flavia, Roberto, Emanuele, Alessia, Giorgia, Daniela, Claudio, Marco, Virgilio, Giorgio, Francesco, Ilaria, Martina, Sara, Valentina, Lorenzo, Salvo, Roi, Claudia, Vittoria, Patrizio, Antonio… e tutti i giovani lasalliani che sono parte del sogno di Dio su La Salle oggi; Edorada, Ginevra, Claudia, Cristina, Dora, Giusy, Maria, Pina, Clotilde, Ottavia, Fabrizio, Stefano, Ciro, Maria, Piergiorgio, Antonio, Alfredo, Peppe… che sono le compagne e i compagni qui a Scampia e che sono per me segni dello Spirito, testimoni del Regno, piccoli semi gettati abbondantemente dall’unico Seminatore… ci sei anche tu fra queste righe, forse ti sentirai nascosta/o, ma non tutto è visibile agli occhi se riposa nel cuore… a tutti voi, amiche ed amici, aggiungo come maestri e giudici Raffaele, Massimiliano, Emanuele, Francesco, Luisa, Pasquale, Pietro, Gianni, Genni, Arianna, Monica, Rosaria, Herman, Tito, Enzo, Lello, Carmine, Carmela, Giovanni, Martina, Antonella, Giuseppe, Valentina, Federica, Titti, Maria, Cristian… i piccoli di Scampia che fanno esultare nel cuore Gesù perché a loro il Padre ha rivelato verità nascoste ai grandi e ai sapienti (Mt. 11, 25-27).

ARREVUTAMMOCE

L’Associazione “ARREVUTAMMOCE” è nata, venerdì 1 giugno, all’inizio del nono mese che siamo a Scampia… vorrà dire qualcosa?… questa parola che suona strana riempiendo non solo la bocca di chi la dice, ma anche l’orecchio di chi ascolta, con la doppia R che sembra proprio invitare al sottosopra, al ribaltamento che la parola vuole esprimere (l’essere rivoltato come un calzino)… questa rivoluzione interiore viene chiesta a noi, per entrare nella novità dello Spirito dell’Associazione Lasalliana, per scoprire come fece Jean Baptiste che saranno loro, i Poveri, a segnare la nostra storia, i nostri passi e il nostro stare a Scampia, saranno loro a farci scoprire Dio, non un Dio irreale e frutto di speculazione, perché “i piccoli, i poveri i crocifissi della storia sono portatori della sapienza divina… i poveri da sempre vivono il mistero trinitario nell’apertura al progetto di Dio” (P. Suess)… questa rivoluzione volgiamo viverla in noi come desideriamo che le vittime di Scampia abbiano il coraggio di essere protagonisti della loro Vita accogliendo il Mistero che vive in loro e che li chiama alla Vita vera in abbondanza… anche con la nostra presenza ed aiuto.

La nostra presenza prende così forma concreta ed istituzionale; infatti con l’Associazione AQuaS (Associazione Animazione Quartiere Scampia) dei gesuiti e la Celus delle Suore della Provvidenza, una scuola superiore e la Municipalità desideriamo partecipare al Bando d’idee con un corso di promozione e uno di formazione al volontariato che sono finanziati dal CSV di Napoli.

Per corso di Promozione, quello che si è pensato è di fare 3 sabati più 3 domeniche mattina divisi per gruppi: giovani, donne e anziani; il sabato è più di formazione, mentre la domenica dovrebbe avere un taglio più esperienziale e di condivisione.

Il corso di formazione, invece è ancora in fase di pensiero…

UNA RIFLESSIONE DI QUESTO PERIODO:

“Avete qualcosa da mangiare?” (Gv. 21, 5)… questa frase dalla Buona Notizia di oggi, 3° domenica di Pasqua, mi è rimasta impressa dentro… per tutta la giornata… ma anche il “date voi stessi da mangiare” della moltiplicazione dei pani della comunità Matteo… la domanda che mi sento rivolta è se ho qualcosa da dar da mangiare, da condividere con Dio e i miei fratelli e le mie sorelle… in questo periodo il mio silenzio è stato dettato dal nervosismo, verso me stesso e verso la mia comunità… scriverlo, come mi consigliava Patrizia… è condividere un mio limite, una mia ferita con te, anche per estirpare quel timore di fare brutta figura e di essere con te e con me stesso vero… sono nervoso, quasi arrabbiato con la mia comunità, non solo quella fisica di Napoli, ma anche quella più estesa che noi chiamiamo Provincia… perché sembrano non voler capire, non voler comprendere… l’inserimento è questione di vita e non di organizzazione a tavolino, possibilmente comodamente, in qualche ufficio… se si vive la strada la visione della vita è altra… se ci si mette in basso, la prospettiva cambia… se si hanno le mani e le tasche vuote, la speranza è differente… non che io viva tutto ciò, anzi… ho casa, altezza e sicurezza… ma vorrei essere aiutato a vivere ciò che l’inserimento chiede… vieni invocata la pazienza e non l’audacia… la ponderatezza e non la passione… mi chiedo, quindi, se il mio adattarmi sia giusto, vero oppure codardo e falso… e allora mi arrabbio con me stesso… è vero la vita bisogna viverla e solo dopo si scorgerà quella mano paterna/materna che ti ha accompagnato, sostenuto, protetto… non prima… solo dopo tutto sarà cristallino e si vedrà che LUI ha scritto diritto sulle mie, nostre righe storte… ma non si può partire con la presunzione che poi LUI raddrizzerà… mi chiedo che cosa abbia da “dar da mangiare”… la situazione è d’impotenza rispetto ai miei fratelli e sorelle di Scampia che, in molti, vivono una vita molto più vera, molto più crocifissa… l’aderenza alle Beatitudini che loro hanno, fa sfigurare la mia presunta spiritualità… dovrei avere il coraggio, l’audacia e la passione… che invocavo nei miei Fratelli e che urlerò con tutte le mie forze… di inginocchiarmi di più davanti a LUI, di stare con LUI, di guardare, giudicare, scorgere, amare con LUI… sono così lontano e le mani sono così vuote e non pronte a dare e a chiedere… e alla sua domanda “Enrico hai qualcosa da mangiare?” cosa risponderò?