E’ incredibile come tutte le porte si aprano, le mani si stringano, le storie si condividano, le mense siano apparecchiate… tutti questi incontri segnati dal provvisorio, dalla piccolezza, simili al seme di senape, hanno il sapore dell’Alleanza che non ha confini, non ha barriere… è un ritrovarsi a casa… l’oggi, questo momento in cui le mani s’incontrano e l’abbraccio fraterno o sororale, prende corpo come un da sempre, forse anche un per sempre, come se segni un legame eterno che non sembra sottostare alle leggi della frequentazione… tutto è giocato in quell’istante e tutto prende “peso”, valore proprio ora che accade… uno preziosità che non si consuma, né ora, né mai… rimane, come le pietre bibliche che dovevano segnare l’incontro con Dio, il Dio dei vivi e non dei morti… forse è proprio la presenza della Vita che loro hanno… forse perché non vivono la Vita dall’esterno, ma da dentro… ricevono vita da coloro che nutrono le loro giornate, da altri abbracci ed incontri vissuti dal basso, da dove germina la vita, dove la Vita mette radici profonde… dai problemi piccoli o grandi degli altri che accolgono e raccolgono e che fanno propri, conservandoli nei loro cuori, con attenzione, senza distrarsi come accade a me… ho la sensazione che il prossimo ritrovarsi, sarà realmente un “Bentornato!”… che i giorni passati siano in qualche modo conservati in questa “spaziosità divina” che si è creata tra noi ed essa sarà feconda per gli altri, per i Prediletti del Regno che riusciranno a giocarci in questo spazio, saltando dentro e fuori di esso… i volti dei Prediletti incontrati vi saranno conservati, come perle preziose…

incontri vitali

Nuove strade percorse… incontri che rinnovano alleanza, l’Alleanza eterna, non immutabile, tra Dio e il Povero…occhi, mani, sorrisi, storie, volti di questa terra, di donne e uomini che si sono scalzati in questa terra, scoprendovi un luogo sacro, una chiamata, un pozzo a cui abbeverarsi… Alex, il profeta, colui che brucia della Parola, che rende presente la Giustizia, che allarga la Storia, le storie, le lega, le collega, i cui orizzonti sono più ampi, ponti sospesi tra nord e sud… Rosario, il mite, colui che crede nel sogno di Dio, fa spazio, ricostruisce il giardino della Sanità e i giardini interiori, con la pazienza di un bimbo, con l’audacia e la caparbietà del bambino che non accetta fallimento, a cui non importa il tutto, ma il singolo, il personale, ciò che stringe tra le mani, come creta… Marcello, uno sguardo adulto, duramente adulto, per una progettualità differente, alla ricerca di sostegno, di appoggio, per riprendere il fiato donato, speso, investito… Carla, arcobaleno tenace, un’inconsueta spaziosa affinché tanti, tutti possano farne parte, possano ritrovare le proprie radici per intraprendere cammini umani non solitari e solidali, intelligenza e talenti spesi con bellezza e colori fino a spargere il sangue perché la terra fiorisca ed Angela, compagna di strada spagnola, cuore appassionato per gli zingari...

AnnaMaria-MariaTeresa-Angela-Paola, sorelle predilette dalla fedeltà trentennale a questi abitanti del margine, capaci di lasciare grandi, famose, prestigiose, celebrate scuole cattoliche per ritrovare il Volto del Maestro, la mano del bambino, la freschezza di un carisma e la passione del Cuore trafitto, la cui significatività è più sparsa nel Vento, come semi che altrove hanno fatto e faranno germogliare tanta Vita, che raccolta nelle proprie mani come sabbia che scivola via sterile… Rita-Silvana-Lorenza, icone viventi di Rut, si sono fatte prendere per mano dalle amiche della notte e della strada che giungono da strade troppo lontane arrivate, cambiando la prassi di una vita religiosa che assicura servizi per una sonorità più vasta, capace di valorizzare le diversità, confidando nuova autonomia, riconsegnando fiducia e speranza alla donna… Pierangelo-Adriano-Giorgio, pane spezzato, preti capaci di rompere schemi e tradizione, vivendo un esodo che non è ancora terminato, che necessità ancora passi e condivisione, con fiducia di bimbi, per rileggere un carisma dato e ora da ri-donare… Fabrizio-Stefano-Sergio, compagni del Signore, da cammini e in momenti diversi giunti a Scampia

la nostra terra sacra


Scampia ti trasmette un senso d’immobilità totale, di stagnazione, di non speranza… sembra che tutto sia lì da sempre… e da sempre sia abbandonato… il verde, i palazzi, la gente, l’immondizia, le rovine… tutto sembra esistere da sempre, avere la stessa età, sembra che non si possa pensare diversamente il paesaggio...


Le famose vele con gli alloggi in alto abbandonati, vuoti, forati, perché all’interno sono state distrutte le scale con la loro interno montagne d'immondizia… come saranno state appena costruite, abitazioni orgogliose disponibili a diventare case per quelle famiglie costrette dalle mille sfortune della vita a “ritirarsi” a Scampia?

L’oasi Buona Pastore, con il murale bello di Gesù, la folla e i bambini, tutto rovinato... perché non immaginarlo nuovo, appena dipinto, con i colori splendenti, senza buchi dovuti all’erosione del muro, con la folla di bambini e genitori contenti, pronti ad inondarlo di gioia e preghiere?

La piazzola verde avrà avuto margherite a rallegrarla o sempre e solo cartacce ed involucri di siringhe abbandonati?

I ragazzi e le ragazze che vanno alla cancellata dei palazzi, confinanti con la scuola materna, lungo quella che mi sembra “l’arteria principale” di Scampia, a vendere/comprare eroina per farsi un buco sotto gli occhi di tutti alla luce del sole, saranno stati bambini chiassosi, avranno giocato, avranno riso come tutti i bimbi del mondo o da sempre sono zombie legati ad una sensazione fugace e mortale?

Questo mondo sembra avere il malefico potere di nutrirsi della capacità di sognare, non solo di coloro che sono costretti a viverci, ma anche di noi avventori occasionali…

Devo ribellarmi a ciò che vedo, devo appigliarmi ad altro che ho vissuto e immaginato, devo radicarmi ad il sogno del La Salle, allearmi alla promessa del Regno vicino e nascosto, piccolo come un granello di senape…

Solo guardando con altri occhi, solo vedendo ciò che è invisibile a questa mia, forse spietata, analisi della realtà posso dire che il Signore mi ha preceduto e mi attende a Scampia.

Eppure tutto e tutti sembrano pervasi da un senso d’attesa, forse magico, forse superstizioso, forse solo perché è nel cuore della persona umana… si attende risposte, risposte concrete ai mille disagi della vita… si attendono gesti dall’alto… si attendono trasformazioni radicali dovute alla bacchetta magica che nessuno ha… si attendono parole nuove, orizzonti sconosciuti, alternative lente, perché le cose belle sono lente, sconvolgimenti dalla forza della goccia d’acqua, mani pronte al lavoro e alla compassione, piedi solerti, non interessati, liberi, scalzi…

Eppure attesa e sogno sono intimamente legati, sono due facce della medesima medaglia, sono compagni di gioco… per loro… per me…