auguri


“C’erano pastori in quella regione che pernottavano nei campi, facendo la guardia alle loro greggi. L’angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse…” (Lc. 2,9)

I pastori, vivendo tra le bestie, erano persone abbruttite, erano considerati come dei criminali, dei ladri; si rubavano il bestiame tra di loro, si uccidevano; erano considerati non-persone. I pastori erano perciò l’immagine dei peccatori per i quali non c’è nessuna speranza., coloro che andavano castigati da Dio, ma quando Dio nasce, li incontra e non solo non li castiga, ma li avvolge con il suo amore. (A. Maggi)

...i pastori ci hanno fatto venire in mente i nostri fratelli e le nostre sorelle di Scampia che vivono non solo d’espedienti, ma di spaccio, violenza, e… ma DIO è amore e l’unica maniera che ha Dio di relazionarsi, di comportarsi con gli uomini è quella di una comunicazione incessante di amore...




Natale a Scampia

Ho pensato in queste settimane cosa vuol dire aspettare Natale, il Signore che viene, a Scampia…

Forse a Scampia, Natale sarebbe avere tutte le strada pulite senza immondizia accumulata come montagne, i prati verdi d’erba e non ricoperti da sacchetti e cartacce…

Forse per Natale a Scampia si dovrebbero avere case non di 15 piani come enormi scatole di sardine, ma case esteticamente belle e funzionali, in cui le persone possono vivere non relegate a causa degli ascensori rotti, per relazionarsi e avere tutti i servizi necessari…

Forse Natale sarebbe una Scampia dove i bimbi sono liberi di giocare per strada e senza scuole che assomigliano più a delle carceri che a luoghi di vita e di formazione per il futuro…

Forse sarebbe Natale a Scampia se tutti avessero un lavoro onesto e pagato…

Forse Natale dovrebbe essere una Scampia dove il Sistema camorra, non controlla le vita di tutti e sottomette tutti alla legge della violenza, ma un luogo d’incontro e di vita ordinaria, non senza problemi, ma con la possibilità di sperare…

Tutti questi pensieri, ed altri, si sono accumulati in me finché non ho capito che quando Dio si fece carne, la situazione non era idilliaca, anzi era molto simile… Roma dominava nella Terra Santa e in tanti altri luoghi con violenza e supremazia… la mortalità infantile era drammatica e la non considerazione di donne e bambini era una legge non scritta… la vita media era sicuramente bassa e assai precaria… l’osservanza religiosa ostacolava la fede nel Dio della storia… eppure tutte queste cose e tutte le altre che ignoro, non hanno ostacolato Dio che ha visto in quel momento “la pienezza dei tempi”… e se fosse ancora oggi la “pienezza dei tempi” anche per Scampia?

Quando Dio nacque non fu stravolto nulla… tutto accadde nel silenzio della notte, sotto le stelle, con canti di angeli uditi solo dagli ultimi (i pastori)… e nulla sembrò cambiare… la violenza fu ancora violenza… le malattie ancora malattie, considerate condanne divine… la fame, sempre fame… ma tutto in profondità si trasformò… anche la morte…

Allora anche il nostro germogliare alla vita nella nostra piccolezza e povertà può essere segno di Natale… allora non sarà Natale se Scampia diventasse un paradiso caraibico, ma se accogliamo che sia oggi il tempo per aprire la mano, per farsi toccare il cuore, per condividere i propri beni, per credere che i poveri, gli ultimi, sono i nostri maestri, sia oggi il momento della contemplazione della Vita, sia oggi l’occasione per appassionarsi e spendersi per il nostro mondo, sia oggi la pienezza dei tempi.

pecora nera

Pecora bianca… pecora nera… essere una pecora nera, ma bianca… in un mare di ragazzi di colore che chiedevano diritti… hanno marciato a Caserta per dialogare con il prefetto e spingere affinché si metta sulla “mensa” la legge bossi-fini e sia cambiata, limata e resa rispettosa dei Diritti umani… i ragazzi africani erano compostissimi, seri, senza alcun eccesso, urla, slogan… una passeggiata di 3000 persone.. c’erano il vescovo Nogaro, Zanottelli e i comboniani di Castel Volturno, i sacramentino e le orsoline di Caserta, noi due fratelli di Scampia, don Vitagliano… qualche parlamentare… che non conosco… qualche altra “pecora bianca”… fare parte di un popolo è stato bello… sembra che i tuoi passi pesino meno, che il fendere l’aria sia caldo e fresco insieme… che tu abbia le tue mani incrociate con molti, tanti, moltissimi… sono gli occhi che si guardano e guardano insieme nella stessa direzione… ci si sente piccoli… ma immersi un disegno… di un Altro… il mondo è più piccolo, unito, è un abbracciare non il mappamondo, ma proprio il mondo… la distinzione e la pacatezza, l’eleganza e il ritmo… dei nostri amici, fratelli e sorelle africani… gli è stato detto di non toccare le luminarie posate e terra, di non entrare nelle aiuole, nei giardini… tutto è stato osservato, fedelmente, senza eccezioni, malgrado siano stati 3-4 ore davanti alla Prefettura aspettando che la delegazione tornasse dopo l’incontro con il prefetto… fra le richieste, non tanto per avere risposte immediate, ma per essere portate al tavolo nazionale, la proposta di dare il permesso di soggiorno a color che denunciano il lavoro nero… non costringere gli immigrati a tornare al loro paese per poi essere richiamati in Italia ed essere regolarmente assunti… e tante altre che, ora, scusami non ricordo… siamo popolo e ti assicuro che ogni occasione per vivere come popolo, per essere immerso nella folla, che è fatta di volti e cuori ed emozioni e relazioni tra le persone… è un’esperienza di Vita… quella vera, quella in abbondanza…

si lavora

I lavori continuano e già la giungla che avvolgeva tutto, un po’ come i rovi della bella addormentata sono ormai stati domanti e… distrutti… dove al terra è scura intravedo già un prato, fiori e i ragazzi che vi giocano… Francesco e Linda (fratello di Virginia e fidanzata) studiano all’Accademia e ci aiuteranno per dare colore e vita… ora non c’è che da chiudere la recinzione prima di cominciare i lavori dentro casa: tetto, pavimento, pittura… o come dicono qui, pittatura… abbiamo informato il galoppino della droga che avremmo chiuso la circolazione interna…e poco dopo si è presentato un ragazzetto, non un pezzo grosso di certo… tracagnotto, 25/28 anni circa… chiede chi sia il titolare e… ci dice che dobbiamo chiudere il passaggio solo alla fine della pulizia del parco… in caso contrario… romperanno nuovamente la recinzione… tutto si è svolto nella massima tranquillità… il ragazzetto è venuto con piglio di comandante… ha ordinato… noi siamo stati tranquilli e abbiamo spiegato il nostro planning dei lavori e la necessità di avere il cortile chiuso per sicurezza… non vorrei che vi preoccupaste troppo… nessuna minaccia, nessuna violenza… tutto come se fosse la norma… come se venisse un messo comunale ad informare che il comune… ha disposto così… domani, oggi per te che leggi, verranno gli operai per il tetto… “l’arca” continua…

cesare


Cesare è un uomo grande con la barba.

Cesare porta i sandali senza calze anche in inverno.

Cesare ti guarda dritto negli occhi quando si parla.

Cesare ti abbraccia forte.

Cesare ti accoglie in qualsiasi momento.

L’ufficio di Cesare è dentro una scuola materna.

L’ufficio di Cesare è piccolo, ma ci si sta dentro tutti.

Cesare…

ho voluto iniziare con pensierini da bimbo, per presentarvi Cesare Moreno, uno dei fondatori dei Maestri di Strada… a Cesare va a pennello la frase: “è faticoso stare a contatto con i ragazzi perché si è obbligati ad elevarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Di stendersi, d’allungarsi, di issarsi sulla punta dei piedi… per non ferirli…”.

Ascoltare Cesare è percepire la vita come spazio ancestrale dell’educazione; si è obbligati ad avere il coraggio di mettere da parte tutti gli schemi mentali e le arzigogolate teorie per porre all’aperto, davanti ai propri occhi, e al cuore, la relazione come germoglio vitale… non ricordo che diceva che la grandezza della persona umana si vede non dalle grandi idee, ma dalla capacità di entrare in relazione con gli altri… ascoltarlo è affascinante, teorie educative e prassi consolidata spuntano colorate mentre ti parla… è un pozzo di idee e di prospettive… ma anche un’eco, un riflesso arcobaleno di storie di scugnizzi e ragazzine, che stavano nei vicoli stretti di questa città… è uno spazio aperto sulla strada… o meglio un abbraccio che non molla, che è fedele e che non vuole demordere… è capace di scorgere il germoglio che non si vede… e a quella visione, a quel sogno si attacca e… lo fa fiorire… Cesare ascolta, vede, osserva i ragazzi… e poi riflette… coglie i dettagli e risponde con altri… “Perché i ragazzi arrivano alla nostra scuola della seconda opportunità e appena giunti, vogliono subito uscirne con un amico/a appena incontrato dentro la nostra scuola?”. “I ragazzi non facevano colazione prima di venire a scuola perché in casa erano i soli ad alzarsi o nessuno gliela preparava, o l’avrebbero fatta da soli… allora prendiamo un’aula e la trasformiamo in un luogo dove i ragazzi possono venire a fare colazione insieme, con una “mamma sociale” che li accoglie con affetto e cura”… con Cesare i discorsi sono ampi… e sono colmi di vita… anche i sogni prendono colore… colori differenti, nuovi ed insieme antichi… ha chiesto di avere la “Condite”… le mani, gli occhi e i cuori troveranno nuovi spazi per incontrarci, progettare insieme e fare qualcosa di bello per gli “scugnizzi” e per Dio…

EFFATA'... apriti... apriamoci

EFFATA’… cominciamo a toccare con mano quanto anche Alvaro ci dice: “i poveri oggi sono i nostri maestri”… tra gli operai che lavorano al Centro c’è un sordomuto che ha chiesto a Raffaele se conosceva cosa volesse dire “Effatà”… naturalmente Raffaele ha risposto: “Apriti!” e il nostro amico si è dimostrato contento che ci fosse un sordomuto nel Vangelo, oltre condividere i propri dubbi di fede, come sulle sofferenze provate da Gesù sulla croce… Nel pomeriggio ha portato le immagini dell’icona a tutti loro ed Alessandro, uno degli altri operai, riconoscendo la pericope evangelica, vi ha visto il Cristo completo, la sua morte come la sua risurrezione, ma anche Salvatore, il fratello, ha visto la morte e la vita, come lo Spirito che è al centro dell’icona e lui conosce la forza dello Spirito… e anche Nicola, il nostro sordomuto, con gioia ha visto nell’Effatà che anche lui c’è nella Buona Notizia… e anche lui può esserla… cominciando ad esserla per noi visto che l’Effatà sembra essere per loro realtà, ferialità ed evidenza, come non lo è ancora a sufficienza per me.

AEFJN

AEFJN EUROPA

EPA… sai cosa sia? E l’ATT? Cosa s’intende per Sovranità alimentare? Cosa vuol dire far advocacy?... sono tornato da Koln… dove compagnie compagne del Signore, consacrati e no, di tanti paesi d’Europa (GB, Germania, Spagna, Belgio, Olanda, Italia, Francia… ma non sono riusciti a venire Portogallo e Irlanda www.afjn.org)… si sono ritrovati per mettere al centro della loro “essere con il Signore” fede e giustizia tra l’Europa e l’Africa… sentire e vedere suore e frati con tante primavere sulle spalle, che hanno accolto nella propria consacrazione la giustizia e la pace, i poveri e i dimenticati e che sono capaci di andare a 80 anni a fare gli osservatori internazionali nel Congo (ex Zaire) per assicurare la regolarità delle elezioni, dopo essere stati buttati fuori più di 30 anni fa, o a 75 anni, fare manifestazioni pacifiche e non violente davanti al Parlamento Europeo a favore degli Africani e dei diritti umani… mi aiuta ad allargare quei piccoli confini del mio cuore… “allargare lo spazio della mia tenda”… far entrare la politica e l’economia, così lontane dal mio sentire, nella mia associazione per i poveri, nella mia obbedienza, povertà e castità… nel mio inginocchiarsi come nel mio camminare… ma fa rendere anche necessario il mio essere a Scampia, come il mio non fossilizzarmi solo a questo piccolo angolo di Campania… e anche ai quei bambini e giovani p necessario parlare di EPA e Sovranità alimentare…

EPA: (Economic Partnership Agreements) la UE ha dal 2002 cominciato a negoziare con 77 paesi Africani, dei Carabi e del Pacifico (ACP) accordi di partenariato economico con l’obiettivo di stabilire “nuovi aggiustamenti negli scambi, compatibili con le regole del WTO, che rimuovano progressivamente le barriere agli scambi tra UE e paesi ACP”; l’EPAs però prevede l’eliminazione di tutte le barriere commerciali sul 90 per cento degli scambi UE e ACP e vengono rilanciati i negoziati su argomenti scottanti – investimenti, concorrenza, facilitazioni commerciali e appalti pubblici – negoziati che erano respinti dai ACP nell’ambito del WTO… parlando semplice: il coltivatore di pomodori del Sengal troverebbe al mercato sengalese i pomodori italiani a prezzo minore… quindi creerebbe maggior povertà e quindi emigrazione… (www.europafrica.info).

ATT: (Arms Trade Treat) trattato contro il mercato delle armi leggere adottato il 26 ottobre 2006 dall’ONU e che ora deve essere ratificato da ciascun singolo paese e messo nelle singole legislazioni.

Sovranità Alimentare: dovunque nel mondo, le importazioni di prodotti agricoli convenienti (dumping) distrugge l’economia agricola locale. Per esempio: il latte europeo è importato da India e Africa; i maiali statunitensi sono importati dai Carabi o la carne e i cereali europei importati dai paesi africani… la Sovranità Alimentare chiede ai governi del Nord e del Sud di stabilire delle politiche alimentari che permettano alla maggioranza della popolazione mondiale di vivere con dignità. La S.A. , termine coniato da Via Campesina nel 1996, è il diritto dei popoli, comunità e nazioni di definire le proprie politiche agricole, pastorale, di lavoro, di pesca, di cibo e riguardo alla terra che siano ecologicamente, sociologicamente, economicamente e culturalmente appropriate alla proprie ed uniche circostanze in contrasto con le forze del mercato internazionale.

Advocacy: consiste nel fare presente ai nostri governi i diritti degli poveri, degli altri, dei poveri, attraverso l’informazione dei parlamentari e dell’opinione pubblica affinché la società civile sia sveglia e faccia la giusta e non violenta pressione affinché, per esempio, il mercato non sia l’unico sovrano della politica; è una delle strategie più importanti per promuovere la giustizia per I paesi in via di sviluppo poiché le decisioni perse nell’emisfero nord hanno un impatto enorme e a lunga scadenza per centinaia di milioni di abitanti dell’emisfero Sud. E’ un imperative che la loro voce sia udita e presa seriamente in considerazione nel percorso per prendere delle decisioni e noi come religiosi e cristiani non possiamo non prendere sul serio questo compito profetico. Un’advocacy cristallina è una strategia che impegna noi cristiani a collegarci con tutti gli uomini e le donne di buona volontà e di qualunque credo per la creazione di un mondo più giusto.

… mi auguro che questi ed altri temi possano trovare una ferita in te e fare parte del tuo camminare umilmente con il tuo e nostro Dio Padre.

kyrie eleison..non distrarsi

Kyrie eleison… kyrie elison… kyrie elison

Non sono molto contento… credo di aver sbagliato… inserimento è ed era per me la parola chiave del mio, del nostro stare a Scampia… ed ora mi ritrovo a vedere operai che lavorano al nostro futuro Centro… che, giuro, non si chiamerà mai Centro in futuro… avrei dovuto andare a lavorare con loro, malgrado io non sappia fare nulla di ciò… questo era inserirsi, era essere povero… non credo che la colpa sia tutta mia… le due fasi scelte dalla provincia, non mi/ci aiutano a vivere inseriti… siamo datori di lavoro ora, siamo i missionari che con i $, non nostri per ora, ma dell’ANLAIDS, mettono a posto un luogo abbandonato… certo alcuni lavori richiedono competenze e strumentazione professionale, ma avrei potuto mescolarmi con loro, dire: “Venite, ma ci sarò anche io a lavorare con voi!”… e si percepisce la passione, forse un po’ demoralizzata, di docenti e dirigenti che da anni fanno scuola a Scampia… E’ vero che oggi siamo andati alla scuola media Carlo Levi e all’ITIS Galileo Ferrarsi e abbiamo tessuto nuove conoscenze… siamo andati dall’Assessore che ci accoglie sempre come fratelli e abbiamo conosciuti altri due assessori con cui dovremo lavorare anche perché l’edificio che abbiamo è in definitiva del comune… sono stato a Koln e domani si partirà per Roma per il Capitolo… ma l’essere in mezzo agli operai a raccogliere erbacce e immondizia sarebbe stata la scelta giusta, una pietra da mettere… ce ne saranno altre di occasioni… la pulizia dell’edificio, come dare il colore alla recinzione che dovrà essere rinnovata… devo non perdere di vista anche i dettagli… non solo i principi che rimangono saldi… sono le sfumature che faranno sì che la nostra presenza abbia senso, abbia sapore e gusto… sembra che la Provincia preferisca sottolineare la strada del fare… i bravi religiosi che vanno a fare qualcosa per i bambini sfortunati di Scampia… e non quella dell’essere che è per me fondamentale… io voglio fare con loro… sarebbe stata una splendida semina… c’è da chiedere perdono allora all’Abbà e l’impegno a non distrarsi… ad inserirsi come poveri tra i poveri… senza privilegi, senza mani pulite e piedi al sicuro… kyrie eleison, kyrie eleison, kyrie eleison… chiedi perdono con me e soprattutto invochiamo lo Spirito… che non ci distraiamo più…

21 novembre 1691--- 2006


Il voto, chiamato “eroico” quando c’era bisogno d’eroi, forse… io toglierei quest’aggettivo… è stato qualcosa di segreto, di non conosciuto dalla maggioranza dei fratelli di allora… quale sarà stato il motivo? Timore? Segretezza? O richiama più la semina, il nascondersi nella terra e marcire per germogliare?... La Salle sceglie due compagni di cammino per fondare con loro la Società, che aveva già un decennio di storia e di successi, ma anche di crisi e di timori… si affidano a Dio, al Dio della storia che “ascolta i gemiti del suo popolo”, “che si piega sull’agnellino abbandonato e conduce pian piano le pecore madri”… un Dio prossimo vicino… ma anche il Dio dell’Alleanza che lo aveva tirato fuori dal mondo a cui era abituato e aperto al mondo dei poveri… e così, questi tre piccoli uomini rivivono un Alleanza che non è più personale, ma comunitaria, che coinvolge delle vita concrete a favore delle vite reali dei piccoli… così si dicono… così urlano a Dio… così scelgono e agiscono…

Santissima trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo,

prostrati con profondo rispetto dinanzi

alla Tua infinita ed adorabile Maestà

noi ci consacriamo interamente a Te

per procurare con tutte le forse e tutte le cure

la costituzione della Società delle Scuole Cristiane

nel modo che ci sembrerà più gradito a Te

e più utile per questa Società.

E per questo fine

Io, Jean Baptiste de la Salle, sacerdote,

Io, Nicolas Vuyart

E io, Gabriel Drolin

Da ora e per sempre, fino all’ultimo vivente,

o fino all’intero compimento

della costituzione di questa Società.

Facciamo voto di associazione e di unione

Per procurare e mantenere tale istituzione

senza poterla abbandonare

Anche s rimanessimo solo noi tre nella Società

E fossimo costretti a chiedere l’elemosina

e a vivere di solo pane.

Per questo promettiamo di fare,

con volontà unanime e di comune consenso,

Tutto ciò che riterremo in coscienza e senza alcuna considerazione umana

come il maggior bene di questa Società.

Fatto il 21 novembre,

giorno della Presentazione della Santissima Vergine, 1691

Oltre l’abbandono nelle mani di Dio, mi hanno colpito le affermazioni come:

nel modo che ci sembrerà più gradito a Te

e più utile per questa Società…

Per questo promettiamo di fare,

con volontà unanime e di comune consenso,

Tutto ciò che riterremo in coscienza

e senza alcuna considerazione umana

come il maggior bene di questa Società.

Mi sembra che qui ci sia il cuore di questo impegno per il sogno lasalliano… La Salle non si appella al Vangelo ipso facto, all’orazione come magia, alla tradizione come giusta regola, alla guida dei direttori o dei vescovi come tenutari della verità… ma mette nella circolarità della riflessione che le loro tre vite dedicate all’utopia lasalliana tessono ogni giorno, il segno e la certezza della volontà di Dio, della sua benedizione... scopre che è lì che Dio ancora parla, Dio ancora è Buona Notizia… il discernimento per lui, per loro, nasce dalla coscienza e senza alcuna considerazione umana… non ci sono calcoli… c’è solo il sogno e la certezza della chiamata condivisa… tutto, tutte e tre le vite sono come raccolte in questo sogno… hanno guardato gli uccelli del cielo e i fiori dei campi… hanno fatto esperienza del Dio che predilige, sceglie, sta, soccorre, ascolta i poveri… Dio, per loro tre, è di parte... ed anche loro lo sono… da nobile sceglie di chiedere l’elemosina e vivere di solo pane… chissà cosa ha sentito il suo stomaco delicato… chissà quali sguardi umani lo hanno accompagnato, lui abituato ad essere ai primi posti, ora pronto a scegliere di mettersi in fila per elemosinare il pane quotidiano… tutto questo se lo porto a Scampia… mi fa sorgere molte e tante domande, mi chiedo quale sia l’obbedienza, quale ascolto intenso e profondo devo vivere… cosa la Vita comanda, quale modo di stare in questa storia che è Scampia con la camorra, l’immondizia, il degrado… quali siano le “considerazioni umane” che faccio io, che fanno i superiori e che fa la Provincia… e cosa dica la mia coscienza, a volte mi sembra in modo imperioso, per quanto peccatore sia… sono, SIAMO… tempio dello Spirito Santo… e Dio parla, sussurra, edifica, nutre, consola, incoraggia… ispira… perché l’ascolto intenso e profondo non sia passivo, ma attivo e quindi amante… in questo loro voto c’è la vita delle strade di Reims, i giochi dei libertins, le urla delle madri che non sanno che fare con ‘sti figli, le speranze dei padri piegati dalla fatica, i silenzi dei cuori amanti che pregano Dio, le violenze dei maestri scrivani, l’indifferenza dell’alto clero e del Re… il voto diventa un spazio in cui raccogliere tutto il loro vissuto e ritrovarci nuovamente Dio… è una possibilità inedita di mettere i sogni e le utopie, i gemiti e le urla dei bambini di Reims e d’impastarli con la loro vita… ed è difficile cosa faccia da lievito, se i cuori degli ultimi o quelli dei tre fratelli… cosa sia reale fermento in questo spazio… raccogliere i frammenti della vita, delle sensazioni, dei dubbi… e portarli nel cuore stesso di Dio, ma non come singoli, ma come comunione che loro, e noi, chiamano associazione perché nell’armonia tra Dio Trinità e La Salle+Gabriel+Nicolas/noi ci sono gli ultimi come segno di Alleanza… “i poveri li avrete sempre con voi”… non potrebbero essere loro, seconda eucaristia, questo “cemento” con l’Eterno, il Totalmente Altro, il Terribilmente/Teneramente Prossimo, il Presente e noi i passeggeri, i sempre uguali, i totalmente distratti, i passati?...

I nostri tre fratelli scelgono la via meno battuta, meno facile, la via nascosta anche agli altri fratelli, la via della povertà reale, la via dell’esclusione sociale, una via debole dove l’abbandono è il germe che sboccerà… la strada della kenosis… non si fanno strada grazie ai poveri, ma con loro, come loro… il mio, il nostro Istituto sceglie una via decisa quando Alvaro dice: “La nostra missione è scoprire che i poveri oggi sono i nostri maestri e che domani saranno i nostri giudici; è permettere che i poveri siano protagonisti del proprio sviluppo, è annunciare loro il Vangelo e scoprire in essi il volto del Signore”… qual è l’obbedienza richiesta? Alla famiglia che desidera che il canonicato rimanga in casa o che vuole tenere intatto il patrimonio familiare? Al vescovo di Reims che non vuole che il Fondatore vada a Paris? Alle leggi statali che condannano Monsieur de La Salle per la sua conduzione non ortodossa del mestiere insegnante e delle scuole eterogenee di poveri e di più o meno abbienti? E a me… ma non esiste più un io e stasera lo scrivo leggero e sereno di essere a Scampia una piccola parte, forse un avamposto per, di e con qualcuno… l’Associazione è un noi, sempre… è qualcosa di nuovo, Qualcuno di “in mezzo”… quindi mi chiedo… cosa ci è richiesto?

camminando

Oggi camminavamo sulla curva, davanti alla succursale dell’”Elsa Morante” di viale della Resistenza e ci siamo sentiti chiamare era Daniela dell’Associazione “Chi rom e… chi no”… ci siamo rincontrati ed è stato bello; bello sentirsi riconosciuti e, in qualche modo, attesi e dal desiderio di stare insieme e fare rete… ho sentito un desiderio reale di “fare casa”, di stringere le mani, di osservare lo stesso orizzonte… un invito a camminare insieme e fare qualcosa di bello per i bambini e i giovani… un grande albero… insieme… abbiamo bisogno di questi donne e uomini di buona volontà, abbiamo cercato i legami ecclesiali, ma, ahimé, c’è delusione, almeno in me… mi viene in mente il Fondatore ed i suoi problemi, ben maggiori, con il clero diocesano… quindi è bello riprendere la strada, quella di tutti, quella in cui ancora i bambini giocano; si perché a Napoli, ancora, ci sono tanti ragazzi che per strada tirano calci ad un pallone, anzi… siamo entrati al Carmine, zona portuale con una grande piazza davanti, e, dopo un po’ di preghiera e visita, siamo usciti e sono apparse dal nulla due porte da calcio metalliche con tanto di rete… ritrovarsi in questi luoghi in cui la Sapienza si fa Parola… “per le strade e sulle piazze la Sapienza lancia i suoi appelli” (Sap…)… con coloro che con passione, creatività, debolezza, coraggio vogliono giocare e riportare la Vita sulle strade e sulle piazze di Scampia… credo che questa sia la via giusta e lasalliana, le cui caratteristiche sono più “aperte” che canoniche, perché incontrano la vita dei ragazzi dove sono, perché la scuola lasalliana è uno spazio dentro la storia, uno spazio mistico, non slegato dalla vita, ma consacrato dal Vento che non si sa da dove venga né dove vada… perché Dio è stato incontrato tra gli ignorantissimi primi maestri… Dio è stato visto coperto dagli stracci dei bambini delle strade di Reims… che abbiamo la fortuna di poter ritrovare ovunque… Dio è stato toccato nelle classi in cui leggere e scrivere è stato il mezzo per donare libertà… Dio è stato gustato nella Parola annunciata ai poveri, portata nelle tasche per le classi e per le strade… Parola simile la pane quotidiano da gustare frequentemente… Dio è stato contemplato nella scelta politica perché profetica e viceversa, di partire dal basso dal posto stesso che il nostro Beneamato Signore e Fratello Gesù ha scelto, la periferia per nascere, la ferialità per crescere, il deserto, la strada poco battuta, il non avere pietra per posare il capo, il pozzo della samaritana, il profumo della prostituta, la croce dei malfattori, il sepolcro di un altro…

Vogliamo andare a conoscere tutti quelli che stanno sulla strada dei bambini e dei giovani… non è facile saper discernere tra le varie persone che s’incontrano… troppe volte ci sono chiacchiere non benevole su un’associazione o una cooperativa… c’è forse concorrenza in alcuni, ci sono schemi mentali ed ideologici, molto diversi, ci sono soldi in ballo e ci sono i volontari… c’è anche la camorra, sicuramente per qualcuno come mentalità, speriamo non come realtà, come persone che dal di dentro vogliono essere un cancro… tutto questo è ancora un gran casino, per noi… ma andiamo avanti camminando…

“Chi rom e… chi no” ha una baracca, come la definiscono loro, o “la scola-giungla” come la chiamano i giovani rom, al centro del campo… ma se il punto di partenza sono i rom, il punto d’arrivo… si lo so espresso così è approssimativo… sono i non rom, i gadgè, come siamo chiamati noi, affinché non ci sia distanza, non ci si guardi con sospetto, ma si giochi insieme, ci si conosca, ci si rispetti e non ci si vergogni di dire: “Sono di Scampia” o “Sono Rom”… aspettiamo d’entrare “a piedi nudi e scalzi”, in questa terra santa che è il campo nomadi… aspettiamo l’appuntamento con ansia… ma ne farai parte anche tu… sei con me!

il mio primo disegno

Oggi ho ricevuto il mio primo disegno… spero il primo di una lunga serie… me l’ha regalato Simona, di prima elementare… abbiamo lavorato insieme per poco, doveva leggere un libro… poca cosa, grandi disegni e qualche nuvoletta… ha solo compitato le lettere, senza capire cosa diceva… le lettere le ha riconosciute tutte, ma sul senso della parola… nulla… cosa significassero quelle parole insieme, quella frase… nulla… ti guarda con occhini grandi… s’impegna a leggere… ma… ho lavorato di più con altri, Lello, Manuel, ecc… alla fine è giunta lei, piccola, minuta, con gli occhioni… “Enrico, è per te”… un prato con una grosso albero al centro, un tronco massiccio e le fronde di verde abbondante; due alberelli ad uguale distanza, piccoli, il tronco è una linea semplice, e un cerchio rappresenta le foglie… c’è, come puoi immaginare se chiudi gli occhi, un tratto verde che fa il prato… solo verde, nessun fiore… il cielo è il foglio bianco, solo in cima è colorato un po’ di azzurro… nel cielo, una stella verde, un cuore con due frecce e due pallini verde pennarello, forse due insoliti uccellini(?)… mi chiedo se quell’albero nasca dall’osservazione diretta degli alberi, che sono vita molte volte tra i rifiuti, credetemi i mucchi d’immondizia ci sono ancora e sono tanti troppi, affiorano ogni giorno e se ne scompare uno, ne affiorano altri, sempre più vasti… ma vorrei farli vedere dal vero gli alberi ai ragazzini… in questi giorni di compiti sugli alberi, fra le scienze, i disegni, le poesie, le letture,ce ne sono stati tanti… una foresta… la poesia, per esempio, richiamava il fico, l’olivo, la quercia, il melo, il pesco… e l’assegno (come si chiamano i compiti) era di disegnarli, ma chi di noi saprebbe farlo?... mi chiedo se Simona sia stata portata in un giardino ad osservare come sono grandi, vari, scuri, belli, resistenti… gli alberi e non solo immagini dei fumetti... vorrei farvelo vedere questo mio disegno, ma per godere con me di questo piccolo dono e non per fare un’analisi psicologica del disegno, ci vorrebbe Roberto… mi farebbe piacere pensare che quel grande albero al centro del disegno, dal tronco robusto, fosse la nostra presenza, l’Associazione Lasalliana per il servizio educativo dei poveri… anche se credo più al granello di senape, nel piccolo e debole segno evangelico… un albero alla cui ombra ci possano stare i bambini, possano giocarci, arrampicarsi e vedere il cielo…

stelle per me

Grande attesa ogni volta che arriviamo… Lello, 1° elementare, oggi, mi ha detto un bel ciao rivelando un buco tra i sui denti da latte e, durante i compiti, con una tranquillità, mi ha detto che il papà il mattino stesso era stato arrestato… vicino al nostro centro… importante sapere che ANLAIDS ha approvato i nostri preventivi e questa settimana inizieranno i lavori nel giardino…alleluia!!!.. Lello, di cui conosciamo anche gli altri tre fratelli, ma ce ne sono altri più grande… mi hanno rassicurato… Lello non sembrava molto turbato, forse non è la prima volta che il papà è trasferito a 500 metri da casa nel carcere di Secondigliano… strana quotidianità… Carmela invece, 2° elementare, è innamorata folle di Raffaele… “Dov’è il Maestro? Perché? Quando arriva?”… me l’avrà chiesto 50 volte in 10 minuti… permalosissima, ma anche dolcissima, una gatta per ricevere attenzioni dai noi grandi, con un volto ornato di lentiggini e con due trecce favolose… Mario, orfano di papà… orfano di camorra… si illumina con noi, è molto dolce, ti si appiccica addosso, vuole attenzione costante… oggi l’abbiamo incontrato sul R5, il bus che ci porta alla metro… con mamma e nonna (?)… un gran sorriso… piccole stelle… per noi… per te…

scuola superiore..una porta

“Elsa Morante”, la scuola superiore di Scampia… che ha ricevuto il nome da poco, prima si chiamava solo “Scampia”… un marchio terribile… abbiamo incontrato la vice preside, una donna in gamba, eppure anche lei ammette che stare a Scampia rubo la possibilità di sognare e pensare altrimenti, che ci sia un mondo normale, senza dover fare la gimcana tra l’immondizia, lo sporco, la trasandatezza… la succursale è stata nuovamente allagata nuovamente questa mattina, con degli estintori portati da fuori… ogni mattina i bidelli rimettono gli estintori nei luoghi stabiliti e alla sera li raccolgono… non è la prima volta... ogni finestra della centrale e della succursale è con le sbarre alle finestre, un bunker, un carcere… tutte tranne una… e da lì sono entrati, per allagare… il preside era giustamente avvilito, arrabbiato, deluso… ma mi chiedo, da osservatore esterno, che bisognerebbe fermarsi a chiedersi perché fanno ciò… solo vandalismo, affermazione di una superiorità rispetto agli adulti, se desiderano attenzione o una scuola diversa dove siano più al centro… loro i ragazzi di Scampia, quelli veri, che vivono in questa periferia… quale gemito o grido nascondano questi atti che costringono a fermare violentemente la vita della scuola… che sembrano voler stoppare la relazione con noi adulti… forse sono delle passerelle da decodificare, decifrare, ma soprattutto strade da percorrere per andare loro incontro… con Pina, la vicepreside, abbiamo sognato un po’ liberamente e ci si rivedrà, per esempio durante la settimana della legalità che faranno a dicembre… e altre occasioni che creeremo insieme... è stato un primo incontro… ma speriamo ce ne siano altri… per collaborare insieme…

non sono d'accordo

Alla festa di Shalom sono venuti alcuni dei “ragazzi di Scampia”, quelli di Sanremo, per intenderci… erano sul palco a cantare quell’unica canzone, “Musica e speranza”… quando siamo arrivati a Scampia ad aprile, davanti al lotto TB, ma un nome non potevano darglielo?, c’era lo striscione che dichiarava “Qui abitano i ragazzi di Scampia”… tutto questo entusiasmo generato da loro mi ha “depresso”… prima di tutto il canto in napoletano, bella lingua, anche per cantare, ma si dovrebbe insistere sull’italiano che per tutti qui è una lingua secondaria… poi rimettere sul palco questi ragazzi, come se fossero dei realizzati… sono dei ragazzini di 16-17enni… andare a Sanremo è stato solo un piccolo evento, che non ha cambiato nulla a nessuno… la tv come la lampada d’Aladino che realizza i desideri che cambiano la vita… apparirvi, nel bene e nel male, è cambiare la vita… educativamente bisogna spezzare questa idolatria… far capire che le svolte avvengono con impegno, tenacia, fatica… anche esportare l’idea che i napoletani cantano… per vivere… è un tenerli ancora come soggiogati nella loro ignoranza…

bambini

Bambini… ora sono volti conosciuti… e, soprattutto che ci riconoscono, ci salutano e ci attendono… che grande grazia… sono i piccoli, prima e seconda elementare… con qualcuno di quarta… Lello, Carmela, Antonella, Grazia, Luciano, Mario, Manuel, Tonia con la sorellina Monica, Simona… sono i piccoli amici del doposcuola delle 17-19 all’Oasi Bon Pastore… ci hanno chiesto un mano… e ci siamo seduti con loro nella grande stanza che funge anche da Cappella la domenica… un tavolo grande ci raccoglie intorno… i quadernoni spuntano solleciti, quasi per tutti… “Maestro! Maestro!” è l’urlo che più spesso si alza, ma anche frasi come “Frate Enrico” o “Signor Raffaele” cominciano ad essere gettate nello spazio… e più queste chiamate saranno forti, più ci radicheremo in questa terra santa e loro saranno i germogli più veri, saranno le guide… i bambini sono incapaci ancora di stare seduti composti, i quaderni pieni di angoli, la grafia è ancora inesperta… ma c’è un senso di pace, di grande stupore soddisfazione quando il loro sforzo, segnato dal lavorare con la mezza lingua fuori dalla bocca, si traduce in qualcosa di nuovo e bello… per loro e per noi…

Oggi, lunedì 13, la Buona Notizia di Gesù, secondo la comunità di Luca (Lc 17,1-6), mi e ci diceva “Se aveste almeno una fede piccola come un granello di senape…” li guardo e penso a che cosa Lui chiede alla mia fede... quale albero da spostare e gettare in mare... per loro… quale altro radicarsi mi chiede… e quale risposta mi dia con loro, questi piccolissimi bambini, fisicamente intendo, che scappano qualche volta alla nostra cura… una fede piccola che sposta… vedo le montagne che li circondano… prima di tutto l’immondizia che ancora non è scomparsa, ma ancora oggi brucia con fumo nero… il tossico che in una aiuola al centro di una rotonda, con la manica destra tirata su per liberare il polso, a gambe leggermente piegate e con un equilibrio totalmente instabile si regge, tiene stretta con la mano sinistra l’avambraccio destro, la vena bucata, la mano aperta… elemosina libertà, forse… lo spaccio che è ricominciato a pieno ritmo… lunedì scorso (6/11) le luci blu delle macchine delle forze dell’ordine frangevano il buio continuamente. Lampi azzurri colorati di legalità che scoraggiavano, non gli spacciatori camorristi, ma i drogati che vengono ai rifornirsi per sballare dalla vita, per divertirsi, ovvero secondo l’etimologia volgersi altrove, allontanarsi… ora, una settimana dopo, dei lampi nulla più… qualche pattuglia vagante, più dell’ordinario, ma… e lo spaccio che sembra riprendere quota… l’incapacità di trattare la cosa pubblica come propria, come importante per ognuno ed ognuna… la mentalità di camorra che pervade anche il sapore del pane…


ANNALENA TONELLI

ASCOLTO...

sono stato in silenzio… c’era troppo chiasso su ed intorno a Napoli… era troppo facile cedere al parlare… all’analisi… avrei dovuto pregare molto di più, sicuramente per Napoli… meno male martedì c’è stata una giornata di preghiera e digiuno… l’unica certezza, oserei dire cristallina, che sorge dentro di me è che qui c’è tutto sto casino, questo caos, questa follia… e quindi è giusto, secondo il cuore di Dio, esserci come lasalliani, affondare mani e piedi con loro, con coloro che non hanno scelta e vivono ai margini, immersi in questo sistema… “NON APPARTENGONO AL SISTEMA, COME ANCH'IO NON APPARTENGO AL SISTEMA" (Gv 17,16)… penso che vivere fuori, senza contatti con la camorra, sia impossibile, anacronistico, “esseno”… dobbiamo starci, dobbiamo resistere lì in mezzo, non indietreggiare… essere molto di più preghiera, passione… ma non farci prendere dalla paura di non riuscire a fare nulla, di essere piccoli, deboli, inutili di fronte alla bestia enorme del sistema… ma… “Eppure la vita ha senso solo se si ama. Nulla ha senso al di fuori dell'amore. La mia vita ha conosciuto tanti e poi tanti pericoli, ho rischiato la morte tante e poi tante volte. Sono stata per anni nel mezzo della guerra. Ho esperimentato nella carne dei miei, di quelli che amavo, e dunque nella mia carne, la cattiveria dell'uomo, la sua perversità, la sua crudeltà, la sua iniquità. E ne sono uscita con una convinzione incrollabile che ciò che conta è solo amare. Se anche DIO non ci fosse, solo l'amore ha un senso, solo l'amore libera l'uomo da tutto ciò che lo rende schiavo, in particolare solo l'amore fa respirare, crescere, fiorire, solo l'amore fa sì che noi non abbiamo più paura di nulla, che noi porgiamo la guancia ancora non ferita allo scherno e alla battitura di chi ci colpisce perché non sa quello che fa, che noi rischiamo la vita per i nostri amici, che tutto crediamo, tutto sopportiamo, tutto speriamo ... Ed è allora che la nostra vita diventa degna di essere vissuta. Ed è allora che la nostra vita diventa bellezza, grazia, benedizione. Ed è allora che la nostra vita diventa felicità anche nella sofferenza, perché noi viviamo nella nostra carne la bellezza del vivere e del morire. Sento fortemente che noi tutti siamo chiamati all'amore, dunque alla santità ... la donna povera di Leon Bloy vagava di porta in porta ... una mendicante ... "Non c'e' che una sola tristezza al mondo: quella di non essere santi" ... ripeteva ... Io amo pensare: non c'è che una sola tristezza al mondo: quella di non amare ... che poi è la stessa cosa. Certo dobbiamo liberarci di tanta zavorra. Ma ci sono metodi pratici, ci sono strade, ci sono indicazioni chiare, c'è DIO nella celletta della nostra anima che ci chiama. Tuttavia la sua è una piccola silenziosa voce. Noi dobbiamo metterci in ascolto, dobbiamo fare silenzio, dobbiamo crearci un luogo di quiete, separato, anche se spesso necessariamente vicino agli altri come una mamma che non può stare troppo a lungo lontana dai suoi bambini. Infatti per amare non sempre basta il nostro cuore, il nostro desiderio, la nostra sete di DIO. E' parte dell'esperienza di chiunque decide di mettersi a servizio dei poveri che i poveri non sono facili da amare e che il cuore dell'uomo, anche di quello che si dona, può essere misteriosamente molto duro. A Wajir (Somalia) eravamo una comunità di sette donne, tutte, sia pure in maniera e in misura diverse, avevamo sete di DIO, e capivamo che quando perdevamo o stavamo per perdere il senso del nostro servizio e la capacità di amare, potevamo ritrovare i beni perduti solo ai piedi del Signore. Per questo, avevamo costruito un eremo e là andavamo per un giorno, o più giorni o per periodi anche lunghi di silenzio ai piedi di DIO. Là ritrovavamo equilibrio, quiete, lungimiranza, saggezza, speranza, forza per combattere la battaglia di ogni giorno prima di tutto con tutto ciò che ci tiene schiavi dentro, che ci tiene nel buio. Uscivamo di là che ci sentivamo incendiate di amore rinnovato per tutti quelli che il Signore aveva messo nella nostra strada ... a volte ce lo confidavamo ... il più delle volte tacevamo, ... ma i volti delle mie compagne erano così belli, così luminosi, che mi narravano tutto quello che il pudore impediva di comunicarmi con le parole.” ANNALENA TONELLI… lascio parlare lei, questa piccola donna che ormai vive nel faccia a faccia con Dio, in quell’abbraccio eterno che è pura Carità dal 5 ottobre di qualche anno fa… lei aveva capito tutto… se devo chiedervi aiuto vi chiedo di pregare affinché mi fermi in silenzio ad ascoltare, ad ascoltarLo… scusate il silenzio… poco ricco di Dio, ma almeno di ascolto…

speranza c'è!!!

Proprio questa sera, un ragazzo di 16 anni appena incontrato ci ha detto: “Ma siete matti a venire qui? Qui si vive male, io e la mia famiglia ce ne andiamo”. La meraviglia vista sul volto di questo giovane quando ci siamo presentati, si è trasformata in uno sguardo attonito. Siamo venuti a Scampia per “fare casa” con i bambini, i giovani, le famiglie che ha scelto il Risorto…, “quelli fuori le mura”, quelli che sono considerati gli ultimi… per trovare con loro un cammino di umanità, per vivere il nostro ministero educativo con loro, cercando e scoprendo una pedagogia che sbocci dalla vita e dalla periferia, ma anche come vivere il Vangelo “rivelato ai piccoli”, scoprendo che il Regno è già presente qui, in mezzo a noi, a loro.

In questo primo mese abbiamo cercato d’incontrare uomini e donne di buona volontà e non sono stati pochi incontri e tutti ricchi per la volontà e la speranza che anima il cuore di molti, anche se, comprensibilmente qualche giorno, sembra speranza oscurata o dimenticata.

Ci sono persone che lottano nel quotidiano senza scendere a patti con la camorra, ma questo si paga… con la vita, con la violenza, con l’esclusione… solo una cultura di una cittadinanza attiva e comunitaria può salvare e sostenere gli sforzi dei singoli o dei nuclei famigliari. C’è ancora troppa divisione, anche all’interno di Napoli: le persone napoletane che conosco, non vogliono neppure venire a Scampia poiché hanno paura… i giovani di Scampia si vergognano di dire che provengono da questo quartiere ad altri giovani napoletani… quindi bisogna creare nuove relazioni perché ci si salverà solo insieme e ciò è possibile!

La camorra è alettante, affascinante ed è fortemente presente dove lo Stato sembra assente, dove la fede è superstizione, dove il lavoro non c’è, dove l’ignoranza è padrona… ma ci si può chiedere quale immagine di legalità e di giustizia offra lo Stato e anche quale identità di cristiano la Chiesa presenti in questo contesto.

Non si può chiedere solo alla scuola, alle parrocchie o al terzo settore di essere fautori della rinascita; certo i giovani passano da questi luoghi, ma è solo grazie ad una più ampia sinergia che alla gioventù sarà donato un futuro, il futuro. Cultura e lavoro: cultura del lavoro e lavoro della cultura, due inscindibili aspetti che segneranno il passo per il futuro; ma il lavoro richiede anche legalità che sgorga dalla cultura che passa, non solo, dalla scuola, ma ha bisogno di pensiero rinnovato che si traduce in realtà visibile che spinge i giovani stessi a scegliere cultura e lavoro.

Per rinascere si deve partire dal basso, ma sicuramente, la presenza più forte dello Stato, il che non implica assolutamente la presenza dell’esercito, è necessaria: una presenza fatta di servizi efficienti e di controlli, di diritti, ma anche di doveri; per esempio i paesaggi saturi d’immondizia richiedono sì un servizio efficiente di raccolta a smaltimento, ma da parte del cittadino una cura per non sporcare l’ambiente e l’impegno per la raccolta differenziata.

La legalità assume qui contorni terribili, ma rispecchia un problema italiano (l’evasione fiscale presente ovunque in Italia, o le vicende delle varie tangentopoli, etc…): la legalità è legata a piccole scelte quotidiane sia personali che comunitarie: se a un giovane, che frequenta un corso regionale, è suggerito di chiedere a qualche amico l’abbonamento mensile usato, per ottenere il rimborso delle spese di trasporto che non può ricevere in altro modo, dagli stessi educatori del corso, si è già deciso di uccidere la legalità, e questo è solo un piccolissimo ed insignificante esempio.

La famosa “arte d’arrangiarsi” che è non solo una risorsa di molti, troppi a volte, ma testimonia l’arguzia e la creatività che questo popolo ha, in molte occasioni si rivela una arma a doppi taglio nello spingere a non cercare e/o non accettare un lavoro legale più o meno impegnativo per molti giovani; l’arte della sopravvivenza diviene una scusa per non crescere nella responsabilità perché “tanto qualcosa si trova” anche se sottopagato, in nero (come si usa dire) o nell’illegalità.

A volte sembra impossibile sognare a Scampia e in altri quartieri abbandonati, sembra inevitabile credere che mai nulla cambierà, anche perché molti di loro non hanno mai visto una realtà diversa… c’è bisogno, almeno per i giovani, che qui non sono solo adolescenti da crescere, ma già giovanissimi genitori con prole, di altre presenze anche esterne, fosse solo per fargli sperimentare che la realtà può essere differente e ciò nasce da un impegno che è feriale, tenace e continuo… troppi reality e troppo fatalismo hanno trovato spazio nella testa e nei cuori di molti: la vincita alla lotteria, le scommesse, legali e non, la fede che sì è, a volte, trasformata in superstizione e in idolatria (non si può spacciare droga e avere davanti a casa la statua di Padre Pio come protettore!) sono barriere altissime da abbattere e, nuovamente, cultura, lavoro e legalità diventano l’unica meta da raggiungere.

C’è una società civile che lotta, ma a volte, è lasciata ai margini se non è politicizzata, se non è confessionale, se non cede a degli interessi personali; è un’esclusione del bene che non aiuta nessuno e fa vincere “il sistema”

La giornata di preghiera e digiuno, lanciata dall’Arcivescovo, per esempio, è un invito rivolto alla responsabilità e alla coscienza di tutti e, credo che oggi ci sarà una buona risposta e non solo dei credenti. Ciò non basta, o meglio, questo dovrebbe diventare un primo passo per un cammino rinnovato in cui “non ci si distrae e si è attenti ai dettagli”: un distrarsi rispetto alla legge da rispettare, agli impegni presi, non distrarsi nell’opporsi al male o tacere la sua presenza… l’attenzione ai dettagli aiuta non lasciare fuori nessuno, a comprendere che è dal gesto personale che la vita cambia, che dall’alto deve esserci trasparenza e impegno, ma ciò chiede a tutti altrettanto.

L’icona biblica che ci fa riflettere è quella dell’Impero egiziano: la camorra, chiamata ora “il Sistema”, spero non perché si abbia paura di dire “Camorra!” a voce alta, è l’impero che tiene in schiavitù famiglie e generazioni di napoletani, che uccide i primogeniti, che sfrutta tutti e tutto per i propri interessi economici, che costringe molti all’esilio; tutto questo è non solo evidente, ma noto. La gente, le donne, i bimbi, gli uomini gemono: per la violenza, per la mancanza di lavoro, per i disagi e l’oppressione, per l’assistenzialismo dietro cui si nascondono, per la controcultura che è imposta, per l’antistato che rappresenta la camorra stessa.

In questo momento c’è bisogno di “levatrici” colme di speranza che, come le due donne egiziane del libro dell’esodo, abbiano il coraggio di opporsi e dare vita con astuzia e audacia.

La prima risposta da dare è quella dell’esserci, di non fuggire: ciò vale sia per le istituzioni statali che per la Chiesa; ciò è coniugato dal riappropriarsi degli spazi vitali, dalla sicurezza che solo l’essere uniti può dare e da una progettazione, non del straordinario, ma dell’ordinarietà. A Napoli, non servono eroi, ma uomini e donne di buona volontà che già ci sono, ma hanno bisogno di presenza e sostegno. Abbiamo trovato, a Scampia, parrocchie, comunità religiose, scuole, associazioni e la municipalità stessa che quotidianamente mettono il proprio tassello prezioso per la ricostruzione, per trovare una via non di sopravvivenza o di fuga, ma di vita.

In questo ultimo mese, due giovani sono stati “levatrici” secondo me: il giovani testimone diciassettenne che ha testimoniato su un assassinio di camorra e Daniele Del Core ucciso per difendere l’amico minacciato. Sono due giovani ragazzi che, a rischi altissimi, hanno voluto coscientemente dare Vita a Napoli … quindi speranza c’è!

SOGNARE.....PER REALIZZARE!!!!!!!

Le notizie di questi giorni...mi gelano l'anima....la vita qui vale ZERO...ma mi si gela l'anima anche quando sento parlare della mia città come di UNA FOGNA dove non ce nulla di buono...vorrei che le perosone che usano queste parole,venissero a vedere di persona se in questa città c'è qualcosa di buono, che toccassero con mano la grandezza di "cuore" di alcune persone di questa città... che lottano per mantenere accesa la speranza, che lottano per qualcosa in cui credono, per trasmettere solodarietà, amore gratuito ,donando parte della propria vita... io alcune di queste persone ho avuto il dono di averle conosciute, sono le persone che ho visto a Scampia le persone che hanno scelto di essere lì in quel luogo... per portare gioia e speranza... come voi "Fratelli" miei... che state cercando con tutte le vostre forze di superare le paure, di superare gli ostacoli, di superare la notte... perchè presto venga giorno....il giorno; i giorni di una Scampia con più vita, di una Scampia con più sorrisi, di una Scampia con piu' futuro... più' futuro per quei bambini che in quella struttura disastrata hanno già visto il loro campetto da calcio... si perchè i bambini a Scampia vogliono ancora sognare... e NOI vogliamo sognare con loro cercando di trasformare quei sogni in realtà nella nostra piccola quatidianetà... è bene che sappiano questo le persone che chiamano FOGNA SENZA USCITA questa città!!!!!!!!!!!!!

fuochi d'artifico

Ogni sera verso le 23 o più tardi si sparano fuochi d’artificio.. la leggenda(?) dice che vogliono festeggiare qualcuno uscito dal carcere o l’arrivo di una partita di droga… ogni sera… fedeli… a far sentire a tutti che c’è questa vittoria annunziata con violenza… come rispondere… la foresta che nasce, che germina, non fa rumore… l’albero che si schianta lo sentono tutti… l’altra annunciazione, quella del Mistero, era avvolta nel vento, che è silente, ci suggeriva Erri De Luca… niente fuochi d’artificio, mai… la Vita deve trovare altri mezzi per essere celebrata… sarà il silenzio, sarà il passaparola dei bambini e delle donne… sarà qualcosa di nascosto, di lento, di nascosto… sarà l’evidenza di un sorriso, di un luogo senza clamori, gratuito e povero… mi ripeto… scrivo queste cose per me, per ripetermele, per fuggire dalla tentazione di grandezza, per ancorarmi ad un sogno che non mi appartiene almeno totalmente… ne sono solo una piccola tessera di mosaico… forse un verde, una arancione o un azzurro… Lui ha chiaro il disegno che tante tessere completeranno… io no… mi fido…

i mezzi pubblici

Utilizzare i mezzi pubblici, è una scelta mistica, o almeno desidera esserla… è stare a contatto con la gente… ogni tanto mi arrabbio, il mio snobbismo fuoriesce… silente, o non troppo… non sopporto, per esempio, i tossico che fumano sull’autobus... ci sono sempre volti da osservare, storie da ascoltare e da comprendere… più o meno… bambini, tanti… mamme incinte anche…

Ieri eravamo sulla funicolare… due ragazze sedute una sull’altra; una più robusta, l’altra minuta, posta sulle sue ginocchia… un ragazzo con mp3 nelle orecchie, comincia canticchiare con voce stonata… loro lo guardano… lui le guarda... ridono.. cominciano a parlare… c’è solo un blocco, quando lui le chiede. “Dove abitate?”…”A Napoli!” la loro risposta… “Sì, ma dove?”… “A Scampia” dicono loro con vergogna… “E che male c’è?” chiede lui e la loro conoscenza procede più intensamente, si presentano e… Ci siamo rimasti molto male a vedere l’imbarazzo delle due ragazze, due studentesse universitarie tra l’altro… Scampia è un marchio, una colpa… qualcosa da nascondere, da cui scappare… ma non ce lo si può togliere di dosso e allora subentra la vergogna… NON E’ GIUSTO!!!

L’autobus… un tossico e due ragazzini… i ragazzini prendono in giro, senza troppa dissimulazione il tossico… si parlano, si sfidano, si minacciano… io non so come, dove, se intervenire… aspetto, ascolto, temo che alzino le mani, fremo… tutto finisce arrivati al capolinea… all’età dei ragazzini... 10-11 anni io avrei temuto l’uomo… loro lo sfidano… “Scendi se hai coraggio” lo minacciano i ragazzini… ma qui è tutto al contrario? E’ un vivere sottosopra? E’ innocenza rubata dalla fondamenta? Qui la strage degli innocenti è quotidiana? C’è sempre Erode? A quale angolo si nasconde?

Fuga di Notizie

Il giornalino… “Fuga di notizie”… un bel gruppo di giovani e meno giovani, di uomini e donne, che vogliono dare nuova linfa a Scampia… il giornalino è mensile, raccontano la vita dentro, ma donano la possibilità di vedere il fuori con occhi nuovi e diversi… di ampliare gli orizzonti… con loro c’è Fabrizio, il gesuita… è luogo di circolarità questa “redazione”… anche se manca un’impostazione redazionale chiara… percepisci, però, una passione comune, un amore per questo lembo di terra, per questo luogo dimenticato… credo che sarà un bel luogo per noi… belle persone… anche della Comunità di Base Del Cassano… amici da conoscere e frequentare...

sorelle... rscj

le mie sorelle: Anna Maria, Maria Teresa, Amalia e Angela

Questa settimana ho ritrovato le mie sorelle, le mie sorelle della prima ora, anche se Paola, che molti di voi hanno conosciuto al Convegno, è in Cile per la sua formazione…. È stato un rinnovato incontro tra fratelli e sorelle, con la stessa passione educativa, coniugata da due carismi differenti e che nell’oggi cercano di essere piccolo granello si senape…

La loro fedeltà all’inserimento è lunga 34 anni… la mia vita… più o meno… 4 donne che, una giorno hanno lasciato zone lussuose di Napoli per nascondersi con Cristo a Miano… quando sono arrivate, appena avvertite che c’era un appartamento vuoto, non avevano neppure la luce… il primo appartamento cercato e desiderato, una ex canonica nei quartieri spagnoli, non hanno potuto abitarlo perché il Cardinale Ursi, una persona illuminata, comunque, aveva timore che succedesse loro qualcosa… Nascondersi, immergersi per ritrovarsi, per ritrovare la freschezza del loro sogno santo, della loro storia santa iniziata, apostolicamente, nel 1801 ad Amiens… tra loro c’è il profumo dell’esodo d’Israele e dell’esilio babilonese… sono donne ancora… Anna Maria ne ha 84 di splendide primavere... in ricerca, non sono arrese… sanno che c’è l’Alleanza tra Dio e gli ultimi, è evidente perché è alleanza storica, politica e mistica… non è qualcosa di alieno alla realtà fatta di spesa, di incontri sulle scale, di bambini che suonano alla porta, di donne da consolare, di spacciatori che vogliono avvelenare la vita all’angolo della loro via, di torte cucinate, di ragazzi inviati a trascorrere la serata insieme… custodiscono la promessa, mettono la mano nelle ferite, non per mancanza di fede, ma per toccare il Mistero, per risvegliare la loro identità di discepole, per toccare il corpo… il corpo storico di Cristo… quello dei poveri…

Ascoltarle è di una ricchezza evangelica… sono storie di vita, è “Buona Notizia” intessuta in una ferialità essenziale… sono piccoli semi gettati nella storia… nelle storie di tanti e di tante… che saranno già fioriti e sfioriti, ma anche cha hanno fatto frutto 30, 60 o 100 volte tanto…

So che non farà piacere che vi racconti queste cose, che dica queste cose di loro… mi perdoneranno per l’affetto che ci lega… intrecciare le nostre storie… c’è il loro desiderio di trovarci e mettere la Parola in mezzo… e lasciare che lo Spirito ci dica come vivere da discepoli e discepole che cercano nella notte… certi che la “stella gloriosa del mattino” verrà…

Maria Teresa si è già candidata per darci una mano con i nostri futuri ragazzi… e ci hanno invitato a condividere con il gruppetto di giovani che due sere alla settimana “fanno casa” con loro e con loro riflettono, pregano, contemplano… ne abbiamo incontrati tre l’altra sera: Antonio, Fabiana, Ciro… un loro, nostro ora, amico è all’ospedale per essere nuovamente operato alla spina dorsale… gli devono mettere delle viti dal costo di 1000 euro caduna, che servono per raddrizzargli la spina… napoletani esplosivi, che hanno conosciuto le nostre sorelle da piccoli… i loro racconti di vita… la casa sovrappopolata… tutto viene condiviso con estrema naturalezza, anche una buona dose d’ironia… tipica napoletana…

Centro Shalom

Siamo stati al “Centro Shalom” della figlie della Carità di San Vincenzo e dei volontari vincenziani: 18 anni di fedeltà e d’attività per i ragazzi e le ragazze emarginati della zona Chiaia… il luogo è molto bello, una ex scuola elementare, trasformata in centro educativo pomeridiano… pannelli di ceramica raccontano le attività del centro… lettura e compiti, sport, laboratori… e al centro uno splendido arcobaleno dell’alleanza e della pace… i genitori dei ragazzi sono parte integrante del centro… dal 2000 il centro è diventato Comunità Vincenziana Shalom… i genitori e i giovani fanno parte della comunità…. ne sono il cuore… non le suore… non i volontari… “I Poveri (sempre con la lettera maiuscola) sono i vostri padroni” diceva San Vincenzo de Paoli… Al Centro Shalom non ci si prende cura dei ragazzi… ma è la famiglia che si impegna in esso… vengono i figli, ma i genitori stessi devono partecipare ad incontri e alla vita… moltissimi genitori sono volontari… hanno trovato una “casa”, un luogo di vita in abbondanza… non sono più isolati nei loro problemi, non più abbandonati nel loro cammino di giovani adulti e di genitori… sono uno… questa è la ricchezza… non sono soli… Al Centro ci sono stati, nella lunga storia, fino a 260 giovani con 120 volontari… 4 pomeriggi alla settimana e il sabato mattina… tutto si basa sulla relazione interpersonale: è forza, sostegno, chiave… e il Coperative Learning è il metodo usato… ci sarà da imparare… i tavoli sono rotondi per far studiare insieme ragazzi di varie età... ci sono laboratori, la stanza delle emozioni, il teatro, una palestrina, un bel giardino… a mostrarci tutto questo Giulio e Maria Teresa, marito e moglie… tre figli… e sono stati con noi 2 ore al sabato pomeriggio per mostrarci e condividere il loro cammino… il segreto, forse, sarà anche che un pomeriggio alla settimana è dedicato alla preghiera… pomeriggio libero per i ragazzi che possono fare le visite mediche o altre attività… l’orario del centro è impegnativo: dalle 14,30 alle 19,30… non sembrano accettate assenze… c’è un patto educativo molto forte tra i ragazzi e i volontari… è questa esigente alleanza ha prodotto frutti… molti!

beati... loro

Vorrei fugare ogni tentativo di canonizzarci, di farci fare la figura degli eroi… eroi, se volgiamo chiamarli così, sono le persone che a Scampia ci devono stare, ci sono nate, ci muoiono, pregano, lottano, contemplano e si stupiscono, abbassano forse lo sguardo, ma non lo spirito, faticano, amano, piangono, sorridono, mettono al mondo dei figli e delle figlie, lavorano onestamente, gemono, creano solidarietà, resistono… sono loro il vero sale e la vera luce del mondo… sono loro i Beati…

RESISTENZA


E' la prima volta che vedo dei panetti di cocaina... li portava con disinvolto nervosismo uno dei corrieri... passando nel giardino dietro il nostro centro... sacchetti bianchi qualsiasi... è solo verosimile che sia coca... non l'ho assaggiata... qui è merce qualsiasi, credo che tutti l'abbiamo già vista, che tutti si rendano conto, partecipandovi o no, che è la merce quotidiana... che passa tra tante troppe mani... non bisogna addomesticarsi... sdegnarsi sempre, ma essendo tutto terribilmente alla luce del sole, come combattere? Come opporsi, se lo stesso Stato non fa nulla?
Resistere, riappropriarsi degli spazi nostri, ovvero loro... fare rifiorire la vita... lottare e germogliare come un seme che vince, lo dice la Vita, il cemento e il catrame... la via centrale di Scampia, che è come una pista di ciclismo su strada... si chiama viale della Resistenza!... che sia segno profetico... purtroppo al centro del viale c'è un “sarebbe splendido” parco comunale che abbiamo visto sempre vuoto... stare, esserci... il segreto, credo, è Nazareth... il Nazareth del nostro benamato fratello e Signore Gesù...
La cosa che mi consola maggiormente è che camminiamo a piedi, con i mezzi pubblici, come i poveri... questa nostra scelta è per essere fedeli al “pellegrino di Reims”, alle sue radici, al suo andare “par le mouvement de l'esprit”... ai poveri, per essere come loro... per essere fragili e assolutamente non al riparo... ma anche per incontrare le persone, per immergerci ed inserirci in questa terra santa, malgrado non capiamo ancora nulla di quello che ci chiedono in napoletano stretto... è una modalità forse insignificante, che solo noi capiamo, ma è offerta... è essere “scalzi” in qualche modo, cogliere il vento che soffia, il sole che riscalda, malgrado siamo quasi a metà ottobre... vedere, osservare e contemplare nel medesimo sguardo, cogliendo i dettagli delle foglie che volano nel vento, dei rumori.. musica napoletana a palla, ma anche il canto degli uccelli... allungare il passo per superare i mucchi d'immondizia che ornano, ormai, le strade di Scampia... sentire l'olezzo di immondizia putrescente o bruciata (che scelta!!!)... notarsi scrutati da tutti i volti che incrociamo... ascoltare è un po' la parola d'ordine... ascoltare con i nostri corpi per superare la separazione tra noi e il mondo... riappropriarci dei nostri stessi corpi... qui a Napoli i corpi ti vengono un po' buttati in faccia; è strano.. le pancette non sono nascoste in ampie camicie, ma strette in t-shirt attillate e acriliche; le ragazze non sono trattenute dall'esporre i loro ombelichi.. un po' più ampi... e gli uomini neppure si trattengono... i napoletani sono belli, alcuni volti sono veramente intensi: i volti di Scampia sono non solo temprati dal vento, ma dalla stesa vita che li ha cesellati... i corpi dei tossico, che si bucano di giorno a due metri da me... in piedi, si tirano su la manica, veramente ieri il ragazzo si è fatto nel polso, e poi ripartono... zombi, corpi in cerca di vita... i nostri corpi... per ora, e molto di più quando vivremo tra di loro, saranno il primo sacramento e le prime membrane a sentire la Vita che ci parla... ascoltare con le nostre menti più o meno acculturate, menti che si ricollegano ad altre vite, ad altre usanze e consuetudini, ad altre categorie... ascoltare quell'altro mondo ancora a volte non decifrabile e difficile da abbracciare... perché, per me, l'ascolto deve portare all'abbraccio, all'accoglienza... ascoltare con il cuore, ferito e aperto... difficile stabilire quanto lo sia già... un cuore sedotto e rapito...forse cono troppo incenso... qui Cristo è nudo... non si può dissimulare... “Ho sete”... “Perché mi hai abbandonato?”...
noi camminiamo sulle strade che sembrano ormai delimitare lo spazio santo... non credo che camminiamo soli.... i legami ci uniscono non solo per tutta Italia, ma anche già qui... ci sono anche qui persone che sentiamo camminare con noi... alleluja!... il nostro camminare non può essere vano... è già annunziare il Regno, dire a loro che ci siamo per camminare per loro e con loro... con i nostri sorrisi, il nostro parlare in modo differente, la nostra gentilezza... Ma sono loro che determinano il passo, sono loro che sono costretti a camminare e lo fanno da cirenei o da maddalene del sabato santo... noi siamo i gregari... noi siamo i camminatori dell'ultima ora... loro, ultimi, arriveranno per primi... questa è una Sua promessa... per ora, fisicamente, noi camminiamo.

DONNE E UOMINI CHE FANNO REGNO

“Scampia è condannata! Siamo tutti condannati!” Sono queste le parole di Rosaria, dirigente scolastica dell'Ilaria Alpi -la giornalista uccisa in Somalia, un'altra donna “fragile” che non ha temuto il rischio e la morte a causa della Verità-, quando ci lasciamo. E' passionale, moderna, il suo italiano si trasforma in napoletano quando condivide la sua storia quotidiana da anni vissuta nel mondo della scuola.... “Ho ricevuto due minacce questa settimana: una mamma mi ha ricordato che suo marito ora è uscito di prigione e che quindi... me fa' accidere” (scusa se non è ancora napoletano perfetto) “solo perché ho urlato rimproverando il figlio che tentava di sradicare un paletto della strada e rischiava di cadere all'indietro e di farsi molto male... Il grande cambiamento avvenuto è che una volta c'erano altri genitori che stavano dalla tua parte, che si opponevano a quelli che ti ribaltavano la macchina -cosa che le è realmente accaduta-, oggi invece hanno tutti più paura... La dispersione inizia alla scuola materna, continua all'elementare e si amplifica poi...” Parla anche di come far fare a scuola le docce ai bambini rom che frequentano... dei progetti da attuare per coinvolgere bambini e genitori... E' una donna resistente che sicuramente trascina le altre sue colleghe...
Alla scuola media Virgilio IV?, il preside e la su assistente, sono più formali; ci accolgono e ci raccontano delle iniziative che danni fanno e che stanno dando buoni risultati... per intenderci, è il plesso scolastico (materna, elementare e media) delle tristemente famose Vele... l'aiuto della Cooperativa “Obiettivo uomo”, per coloro che in classe non ce la fanno proprio più a stare, i laboratori, i P.O.N. e P.O.R. (progetti anti dispersione finanziati dall'Europa o dalla Regione)... della volontà di fare una ricerca sul post terza media dei loro ex alunni/e perché non posso pensare che basti far arrivare tutti alla licenza... propongono che nella scuola dovrebbero essere presenti dei pre-corsi professionali, così da invogliare da far conoscere la realtà della formazione professionale anche nella scuola secondaria d primo grado, per prospettare orizzonti differenti, per attivare quelle potenzialità che i ragazzi/e già hanno e sono ancora sommerse, o forse, neppure scoperte ancora...
Due spaccati di vita delle scuole... c'è interesse, c'è voglia di fare qualcosa, anzi tanto.. a volte si sentono un po' soli... gli spazi mentali e fisici, sono a volte troppo frammentati, divisi, burocraticamente... la rete, l'insieme è la chiave di svolta... si parla molto di riconquistare spazi di vita, di resistere... la gente. Le mamme e i papà, i bambini desiderano di nuovo esserci, non essere confinati, chiusi nella paura... sono semi da gettare... “Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto”. (Atti 10, 34-35) ... è bello trovarsi in questo mondo dove attorno ai bambini ci si trova insieme, in atteggiamento circolare... non ho trovato né chiusure, né paure o sospetto... “Abbracciandolo prese un bambino e lo pose in mezzo” Se siamo nati da questo gesto del Risorto.. trovarci con loro è stare a casa, è fare casa... e così... tutti entreremo nel Regno che con o senza consapevolezza costruiamo.

dalla città della paura alla città della GIOIA....


Ieri per la prima volta, sono andata a Scampia, la mattina appena sveglia mi sentivo piena di emozioni come se stavo per intraprendere un viaggio... ma è bastato entrare a Scampia, vedere la disperazione di quei posti, ed è calata dentro di me tanta paura. Siamo arrivati all'Oasi del Buon Pastore, per primo ho visto Fr.Enrico, uscita dalla macchina il suo abbraccio mi ha dato la giusta forza per far tornare la speranza nel mio animo, poi ho conosciuto Ciro il diacono che cura "l'Oasi del buon pastore" è una persona che mi ha colpito molto, ha una volglia di dimostrare che Scampia non è solo quello che si legge sui giornali la sua grinta la sua passione ti colpisce nel cuore se solo lo guardi negli occhi... poi ho salutato Fr. Raffaele e anche i suoi occhi mi hanno dato quel calore che mi ha fatto sentire di non essere sola e che forse le mie paure erano anche le loro. D'improvviso, quando meno lo aspettavo, il primo segno... una bambina, che non avevo mai visto prima, ci incita ad entrare in Chiesa perchè stava iniziando la Messa, passandomi accanto si ferma mi guarda negli occhi e mi dice: "cià Bella"... quelle sue parole hanno toccato il mio cuore hanno scaldato il gelo che sentivo dentro... e piano piano vedendo i volti di tutti quei bambini, ascoltando i loro canti, vedendoli sorridere ho sentito tanta serenità convincendo sempre di più il mio cuore che il mio posto è li' e che non posso far finta di non vedere di non ascoltare il richiamo del loro cuore piccolo e grande allo stesso tempo.
Finita la messa siamo andati a vedere la struttura... così com'è è ora rispecchia molto la distruzione e la desolazione di Scampia... ma possiamo e dobbiamo dimostrare che da quel degrado può venir fuori un ambiente pieno di LUCE ACCECANTE...

Usciti dalla struttura vedo a pochi passi da me prima uno, poi un altro, poi un altro ancora ragazzi e ragazze che si BUCANO mi veniva da piangere anche perchè erano accanto a anche a dei bambini che ci erano corsi incontro per sapere che cosa avremmo fatto lì..non ho mai visto scene così dure...lì una persona si droga alla luce del sole ogni SECONDO...e i bambini in quel quartiere vivono di bugie, vivono di paure, vivono tra la droga il degrado e la violenza….ma ci sono persone come Ciro che vogliono dargli spazi di speranza e di luce ed è così che sogno diventi la nostra CASA un luogo pieno di colori deve i bambini si sentino protetti e liberi di esprimere la loro età….a quegli stessi bambini dare spazi puliti per correre e giocare dove non ci siano siringhe o persone che si drogano davanti ai loro occhi anche se solo per qualche ora.
I ragazzi di Scampia non vanno a scuola perché non hanno altre prospettive alcuni per esegenze familiari devono lavorare ma non trovando lavoro cominciano a fare il lavoro sporco….la loro vita si sporca e si segna. Eppure quando giocava correndo fra le vele forse sognava ed immaginava qualcosa di diverso forse conosceva, vedeva ma sperava che qualcuno o qualcosa lo svegliasse da quell’incubo gli desse altre opportunità…forse avrebbe scelto di non sporcarsi la vita e se avesse potuto scegliere avrebbe studiato per costruire una di quelle macchine con cui giocava da bambino. Questi sono sogni…ma sognare è l’unica arma che ora abbiamo….per trasformare quella struttura che ora sembra la città della paura…nella città della gioia!!!!
Grazie Fr Enrico Fr.Raffaele Guglielmo senza di voi questo viaggio di poche ore sarebbe stato più duro!!!!

I BAMBINI SONO I NOSTRI FONDATORI

“I bambini sono i vostri Fondatori!”..sono gli occhi dei bambini che ormai ci conoscono...siamo sempre alieni, ma forse, facciamo meno paura, tanta curiosità, parecchie domande.. ci guardano, ci studiano... uno dei puffi, alto un soldo di cacio, c'è passato accanto in bici e ci ha detto: “Ciao!”... non sono ancora certo che ci abbia salutato, malgrado siano passati de giorni... mi sono guadato in giro per sincerarmi che il suo saluto fosse rivolto a noi... non c'era nessuno... sono i loro occhi che m'interrogano, occhi chiari, azzurrissimi, scuri, neri, verdi... ti guardano con un'espressione stupita.. tengono la bocca leggermente aperta, quasi per fare una domanda che non trova la modalità per uscire... non rispondono quasi alle nostre semplici domande... forse non le capiscono pienamente, non sono dette in napoletano... forse non sanno cosa dirci, non credono di potersi relazionare con noi... ma ci guardano... nei loro occhi si vede riflesso il sogno di Dio... non so ancora come, cosa... domande del nostro modo di pensare attivista... devo cercare in quella trasparenza che solo i piccoli hanno, la domanda e la risposta che l'Abbà ci, mi pone e dona... l'appello, il senso lo troverò in loro... la via da percorrere, ma anche il come, il modo in cui avventurarmi... non è per me secondario... dovremo sederci ad ascoltarli, a scoprire con loro... e non solo con gli incontri e l'analisi degli adulti, come stiamo facendo in questa settimana intessendo sapienti relazioni e ascoltando uomini e donne di buona volontà... mi piacerebbe fermarmi con loro e chiedere cosa ne vorrebbero fare del nostro “centro”... cosa desiderano da uno spazio nuovo... che sogni e quali utopie stiano cercando di germogliare nei loro cuori... ma bisognerà portarli in alto... e scavare nelle loro radici... cercare oltre i loro orizzonti... forse musica, poesia, pittura saranno i mezzi più utili per andare oltre ciò che vedono e sentono... quale obbedienza devo loro? Di quale tradizione sono custodi, in quanto bambini, in quanto piccoli, prediletti del Regno, a 300 anni di distanza? Non risiede in loro quel “fuoco sotto la cenere” che può ancora incendiarci e ridonarci passione, creatività, fantasia e vita? Sono i nostri Fondatori perché mi conducono.. ma io tentenno, io freno, io non lo faccio... alla Presenza.. davanti a Colui che dico sia Mio Dio e mio Tutto... ma poi lo lascio da parte, lo dimentico, lo metto nella gabbia dell'orario... e non nella libertà del vento... li sento quasi spingermi dentro, mettermi in mano la Parola... obbligarmi a sedere alla mensa che sia vera eucarestia e non celebrazione... lo sguardo limpido sgorgherà da lì... le mani dolci, forti e presenti, saranno plasmate lì... i piedi solerti, leggeri e audaci troveranno la direzione lì... e un cuore nuovo, umano, ferito, donato sarà riposto al suo posto dentro di me da loro.

popolo in cammino


sentirsi parte di un popolo che crede e sogna e cammina e lotta con compassione e solidarietà: è questa la motivazione che ci ha spinti... "par le mouvement de l'èsprit"... ad andare al GIM (Giovani Impegno Missionario) dei e delle comboniani/e... ci sono ALex sr.Laura, Lorenzo (Italia) Olivier (RDC), Juan Palomar (Mexico), Claude (Tchad)... una ventina di giovani e meno... VIVI-AMO LA SPERANZA... il tema dell'anno... il brano che ci accompagna è Lc. 5,1-11... la chiamata dei discepoli secondo la comunità di Luca... è sempre un brano di risurrezione, un brano da Risorto... legato a Gv 21...lo stesso "gesto" del Signore... la notte vana, inutile, faticosa, "Tutta la notte, senza prendere nulla..." e poi il suo invito, di giorno... a buttare le reti nuovamente... sotto il sole... azione folle di un Dio altro... "i cui pensieri non sono i nostri pensieri e le cui vie non sono le nostre vie"... "prendere il largo e gettare"...due azioni potenti, specialmente dopo la prima settimana a Scampia... tutto è "al largo" qui... gli spazi sono troppo estesi... ci si sente in mezzo al “mare/nulla”... ci sono vasti i silenzi e gemiti, le solitudini, la violenza... le vie , i palazzi, il parco comunale (quasi 1km di lunghezza)... ci si percepisce senza protezione, perso quasi, le strade che si ripetono in modo tortuoso, le vele e altri palazzi enormi che bloccano l'orizzonte... so che siete con me in questo mare... gettare... gettarsi... è un imperativo, è andare oltre, dove non si pensa, è abbandonare, partire... continuamente... non basta essere arrivati a Scampia se non ci si getta... non servi a nulla... "chi perderà la propria vita la salverà"... facile a dirsi... ma qui “alla frontiera della disumanizzazione” dove Alvaro dice che siamo nati.. . Qui come perdersi?... qui come “nascere dall'alto” nuovamente Fratelli? ... forse un barlume di risposta c'è..per ora giace... silenziosa e ci chiede di restare, come davanti al sepolcro, in un silenzio resistente, un silenzio che è spazio d'ascolto... un silenzio che è quello del seme che germina...

il Regno di Dio è in mezzo a voi


Questa sera il cuore è appesantito... tante emozioni passano ogni giorno, girando per Scampia, tra incontri formali, organizzati e quelli informali, occasionali...
nel silenzio della Chiesa mi ripeto solamente... il Regno dei cieli è in mezzo a voi...
ci sono montagne di rifiuti puzzolenti dovunque... ma il Regno dei cieli è in mezzo a voi...
due ragazzi se ne vanno dal cortile accanto all'Oasi Buon Pastore, con la dose stretta nella mano... ma il Regno dei cieli è in mezzo a voi...
gli sbarramenti distrutti dalla polizia sono stati subito ricostruiti dalla manovalanza del clan... ma il Regno dei cieli è in mezzo a voi...
i ragazzi bevono qualcosa e buttano per terra, appena finito, bicchieri e cannucce... ma il Regno dei cieli è in mezzo a voi...
una ragazza scende indietreggiando da una macchina, urla: "Non mi toccare!!!" cammina ancora indietro... si accascia a terra, urla e piange... scende un bambino, viene allontanato con violenza... il maschio si avvicina e lei urla e piange ancora più forte... ma il Regno dei cieli è in mezzo a voi...
sono le 16,30 un mucchio di rifiuti brucia con violenza e sprigiona diossina e il suo odore acre ed infernale... ma il Regno dei cieli è in mezzo a voi...
Rosaria vive in 19 metri quadrati, senza acqua calda, senza doccia, da 14 anni... ma il Regno dei cieli è in mezzo a voi...
Raffaele, con tre figli e la voglia di legalità, è un anno e mezzo che non ha lavoro, ma sorride e non sta con le mani in mano... perché il Regno dei cieli è in mezzo a voi...
Matteo, il ragazzino incontrato domenica a messa, mi si avvicina sorridendo... perché il Regno dei cieli è in mezzo a voi...
il Regno dei cieli è in mezzo a voi... mi ripeto lentamente come dice il pellegrino russo questa "preghiera del cuore"... mi sarà compagna... questa certezza spero crescerà in me, germoglierà...