21 novembre 1691--- 2006


Il voto, chiamato “eroico” quando c’era bisogno d’eroi, forse… io toglierei quest’aggettivo… è stato qualcosa di segreto, di non conosciuto dalla maggioranza dei fratelli di allora… quale sarà stato il motivo? Timore? Segretezza? O richiama più la semina, il nascondersi nella terra e marcire per germogliare?... La Salle sceglie due compagni di cammino per fondare con loro la Società, che aveva già un decennio di storia e di successi, ma anche di crisi e di timori… si affidano a Dio, al Dio della storia che “ascolta i gemiti del suo popolo”, “che si piega sull’agnellino abbandonato e conduce pian piano le pecore madri”… un Dio prossimo vicino… ma anche il Dio dell’Alleanza che lo aveva tirato fuori dal mondo a cui era abituato e aperto al mondo dei poveri… e così, questi tre piccoli uomini rivivono un Alleanza che non è più personale, ma comunitaria, che coinvolge delle vita concrete a favore delle vite reali dei piccoli… così si dicono… così urlano a Dio… così scelgono e agiscono…

Santissima trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo,

prostrati con profondo rispetto dinanzi

alla Tua infinita ed adorabile Maestà

noi ci consacriamo interamente a Te

per procurare con tutte le forse e tutte le cure

la costituzione della Società delle Scuole Cristiane

nel modo che ci sembrerà più gradito a Te

e più utile per questa Società.

E per questo fine

Io, Jean Baptiste de la Salle, sacerdote,

Io, Nicolas Vuyart

E io, Gabriel Drolin

Da ora e per sempre, fino all’ultimo vivente,

o fino all’intero compimento

della costituzione di questa Società.

Facciamo voto di associazione e di unione

Per procurare e mantenere tale istituzione

senza poterla abbandonare

Anche s rimanessimo solo noi tre nella Società

E fossimo costretti a chiedere l’elemosina

e a vivere di solo pane.

Per questo promettiamo di fare,

con volontà unanime e di comune consenso,

Tutto ciò che riterremo in coscienza e senza alcuna considerazione umana

come il maggior bene di questa Società.

Fatto il 21 novembre,

giorno della Presentazione della Santissima Vergine, 1691

Oltre l’abbandono nelle mani di Dio, mi hanno colpito le affermazioni come:

nel modo che ci sembrerà più gradito a Te

e più utile per questa Società…

Per questo promettiamo di fare,

con volontà unanime e di comune consenso,

Tutto ciò che riterremo in coscienza

e senza alcuna considerazione umana

come il maggior bene di questa Società.

Mi sembra che qui ci sia il cuore di questo impegno per il sogno lasalliano… La Salle non si appella al Vangelo ipso facto, all’orazione come magia, alla tradizione come giusta regola, alla guida dei direttori o dei vescovi come tenutari della verità… ma mette nella circolarità della riflessione che le loro tre vite dedicate all’utopia lasalliana tessono ogni giorno, il segno e la certezza della volontà di Dio, della sua benedizione... scopre che è lì che Dio ancora parla, Dio ancora è Buona Notizia… il discernimento per lui, per loro, nasce dalla coscienza e senza alcuna considerazione umana… non ci sono calcoli… c’è solo il sogno e la certezza della chiamata condivisa… tutto, tutte e tre le vite sono come raccolte in questo sogno… hanno guardato gli uccelli del cielo e i fiori dei campi… hanno fatto esperienza del Dio che predilige, sceglie, sta, soccorre, ascolta i poveri… Dio, per loro tre, è di parte... ed anche loro lo sono… da nobile sceglie di chiedere l’elemosina e vivere di solo pane… chissà cosa ha sentito il suo stomaco delicato… chissà quali sguardi umani lo hanno accompagnato, lui abituato ad essere ai primi posti, ora pronto a scegliere di mettersi in fila per elemosinare il pane quotidiano… tutto questo se lo porto a Scampia… mi fa sorgere molte e tante domande, mi chiedo quale sia l’obbedienza, quale ascolto intenso e profondo devo vivere… cosa la Vita comanda, quale modo di stare in questa storia che è Scampia con la camorra, l’immondizia, il degrado… quali siano le “considerazioni umane” che faccio io, che fanno i superiori e che fa la Provincia… e cosa dica la mia coscienza, a volte mi sembra in modo imperioso, per quanto peccatore sia… sono, SIAMO… tempio dello Spirito Santo… e Dio parla, sussurra, edifica, nutre, consola, incoraggia… ispira… perché l’ascolto intenso e profondo non sia passivo, ma attivo e quindi amante… in questo loro voto c’è la vita delle strade di Reims, i giochi dei libertins, le urla delle madri che non sanno che fare con ‘sti figli, le speranze dei padri piegati dalla fatica, i silenzi dei cuori amanti che pregano Dio, le violenze dei maestri scrivani, l’indifferenza dell’alto clero e del Re… il voto diventa un spazio in cui raccogliere tutto il loro vissuto e ritrovarci nuovamente Dio… è una possibilità inedita di mettere i sogni e le utopie, i gemiti e le urla dei bambini di Reims e d’impastarli con la loro vita… ed è difficile cosa faccia da lievito, se i cuori degli ultimi o quelli dei tre fratelli… cosa sia reale fermento in questo spazio… raccogliere i frammenti della vita, delle sensazioni, dei dubbi… e portarli nel cuore stesso di Dio, ma non come singoli, ma come comunione che loro, e noi, chiamano associazione perché nell’armonia tra Dio Trinità e La Salle+Gabriel+Nicolas/noi ci sono gli ultimi come segno di Alleanza… “i poveri li avrete sempre con voi”… non potrebbero essere loro, seconda eucaristia, questo “cemento” con l’Eterno, il Totalmente Altro, il Terribilmente/Teneramente Prossimo, il Presente e noi i passeggeri, i sempre uguali, i totalmente distratti, i passati?...

I nostri tre fratelli scelgono la via meno battuta, meno facile, la via nascosta anche agli altri fratelli, la via della povertà reale, la via dell’esclusione sociale, una via debole dove l’abbandono è il germe che sboccerà… la strada della kenosis… non si fanno strada grazie ai poveri, ma con loro, come loro… il mio, il nostro Istituto sceglie una via decisa quando Alvaro dice: “La nostra missione è scoprire che i poveri oggi sono i nostri maestri e che domani saranno i nostri giudici; è permettere che i poveri siano protagonisti del proprio sviluppo, è annunciare loro il Vangelo e scoprire in essi il volto del Signore”… qual è l’obbedienza richiesta? Alla famiglia che desidera che il canonicato rimanga in casa o che vuole tenere intatto il patrimonio familiare? Al vescovo di Reims che non vuole che il Fondatore vada a Paris? Alle leggi statali che condannano Monsieur de La Salle per la sua conduzione non ortodossa del mestiere insegnante e delle scuole eterogenee di poveri e di più o meno abbienti? E a me… ma non esiste più un io e stasera lo scrivo leggero e sereno di essere a Scampia una piccola parte, forse un avamposto per, di e con qualcuno… l’Associazione è un noi, sempre… è qualcosa di nuovo, Qualcuno di “in mezzo”… quindi mi chiedo… cosa ci è richiesto?

camminando

Oggi camminavamo sulla curva, davanti alla succursale dell’”Elsa Morante” di viale della Resistenza e ci siamo sentiti chiamare era Daniela dell’Associazione “Chi rom e… chi no”… ci siamo rincontrati ed è stato bello; bello sentirsi riconosciuti e, in qualche modo, attesi e dal desiderio di stare insieme e fare rete… ho sentito un desiderio reale di “fare casa”, di stringere le mani, di osservare lo stesso orizzonte… un invito a camminare insieme e fare qualcosa di bello per i bambini e i giovani… un grande albero… insieme… abbiamo bisogno di questi donne e uomini di buona volontà, abbiamo cercato i legami ecclesiali, ma, ahimé, c’è delusione, almeno in me… mi viene in mente il Fondatore ed i suoi problemi, ben maggiori, con il clero diocesano… quindi è bello riprendere la strada, quella di tutti, quella in cui ancora i bambini giocano; si perché a Napoli, ancora, ci sono tanti ragazzi che per strada tirano calci ad un pallone, anzi… siamo entrati al Carmine, zona portuale con una grande piazza davanti, e, dopo un po’ di preghiera e visita, siamo usciti e sono apparse dal nulla due porte da calcio metalliche con tanto di rete… ritrovarsi in questi luoghi in cui la Sapienza si fa Parola… “per le strade e sulle piazze la Sapienza lancia i suoi appelli” (Sap…)… con coloro che con passione, creatività, debolezza, coraggio vogliono giocare e riportare la Vita sulle strade e sulle piazze di Scampia… credo che questa sia la via giusta e lasalliana, le cui caratteristiche sono più “aperte” che canoniche, perché incontrano la vita dei ragazzi dove sono, perché la scuola lasalliana è uno spazio dentro la storia, uno spazio mistico, non slegato dalla vita, ma consacrato dal Vento che non si sa da dove venga né dove vada… perché Dio è stato incontrato tra gli ignorantissimi primi maestri… Dio è stato visto coperto dagli stracci dei bambini delle strade di Reims… che abbiamo la fortuna di poter ritrovare ovunque… Dio è stato toccato nelle classi in cui leggere e scrivere è stato il mezzo per donare libertà… Dio è stato gustato nella Parola annunciata ai poveri, portata nelle tasche per le classi e per le strade… Parola simile la pane quotidiano da gustare frequentemente… Dio è stato contemplato nella scelta politica perché profetica e viceversa, di partire dal basso dal posto stesso che il nostro Beneamato Signore e Fratello Gesù ha scelto, la periferia per nascere, la ferialità per crescere, il deserto, la strada poco battuta, il non avere pietra per posare il capo, il pozzo della samaritana, il profumo della prostituta, la croce dei malfattori, il sepolcro di un altro…

Vogliamo andare a conoscere tutti quelli che stanno sulla strada dei bambini e dei giovani… non è facile saper discernere tra le varie persone che s’incontrano… troppe volte ci sono chiacchiere non benevole su un’associazione o una cooperativa… c’è forse concorrenza in alcuni, ci sono schemi mentali ed ideologici, molto diversi, ci sono soldi in ballo e ci sono i volontari… c’è anche la camorra, sicuramente per qualcuno come mentalità, speriamo non come realtà, come persone che dal di dentro vogliono essere un cancro… tutto questo è ancora un gran casino, per noi… ma andiamo avanti camminando…

“Chi rom e… chi no” ha una baracca, come la definiscono loro, o “la scola-giungla” come la chiamano i giovani rom, al centro del campo… ma se il punto di partenza sono i rom, il punto d’arrivo… si lo so espresso così è approssimativo… sono i non rom, i gadgè, come siamo chiamati noi, affinché non ci sia distanza, non ci si guardi con sospetto, ma si giochi insieme, ci si conosca, ci si rispetti e non ci si vergogni di dire: “Sono di Scampia” o “Sono Rom”… aspettiamo d’entrare “a piedi nudi e scalzi”, in questa terra santa che è il campo nomadi… aspettiamo l’appuntamento con ansia… ma ne farai parte anche tu… sei con me!

il mio primo disegno

Oggi ho ricevuto il mio primo disegno… spero il primo di una lunga serie… me l’ha regalato Simona, di prima elementare… abbiamo lavorato insieme per poco, doveva leggere un libro… poca cosa, grandi disegni e qualche nuvoletta… ha solo compitato le lettere, senza capire cosa diceva… le lettere le ha riconosciute tutte, ma sul senso della parola… nulla… cosa significassero quelle parole insieme, quella frase… nulla… ti guarda con occhini grandi… s’impegna a leggere… ma… ho lavorato di più con altri, Lello, Manuel, ecc… alla fine è giunta lei, piccola, minuta, con gli occhioni… “Enrico, è per te”… un prato con una grosso albero al centro, un tronco massiccio e le fronde di verde abbondante; due alberelli ad uguale distanza, piccoli, il tronco è una linea semplice, e un cerchio rappresenta le foglie… c’è, come puoi immaginare se chiudi gli occhi, un tratto verde che fa il prato… solo verde, nessun fiore… il cielo è il foglio bianco, solo in cima è colorato un po’ di azzurro… nel cielo, una stella verde, un cuore con due frecce e due pallini verde pennarello, forse due insoliti uccellini(?)… mi chiedo se quell’albero nasca dall’osservazione diretta degli alberi, che sono vita molte volte tra i rifiuti, credetemi i mucchi d’immondizia ci sono ancora e sono tanti troppi, affiorano ogni giorno e se ne scompare uno, ne affiorano altri, sempre più vasti… ma vorrei farli vedere dal vero gli alberi ai ragazzini… in questi giorni di compiti sugli alberi, fra le scienze, i disegni, le poesie, le letture,ce ne sono stati tanti… una foresta… la poesia, per esempio, richiamava il fico, l’olivo, la quercia, il melo, il pesco… e l’assegno (come si chiamano i compiti) era di disegnarli, ma chi di noi saprebbe farlo?... mi chiedo se Simona sia stata portata in un giardino ad osservare come sono grandi, vari, scuri, belli, resistenti… gli alberi e non solo immagini dei fumetti... vorrei farvelo vedere questo mio disegno, ma per godere con me di questo piccolo dono e non per fare un’analisi psicologica del disegno, ci vorrebbe Roberto… mi farebbe piacere pensare che quel grande albero al centro del disegno, dal tronco robusto, fosse la nostra presenza, l’Associazione Lasalliana per il servizio educativo dei poveri… anche se credo più al granello di senape, nel piccolo e debole segno evangelico… un albero alla cui ombra ci possano stare i bambini, possano giocarci, arrampicarsi e vedere il cielo…

stelle per me

Grande attesa ogni volta che arriviamo… Lello, 1° elementare, oggi, mi ha detto un bel ciao rivelando un buco tra i sui denti da latte e, durante i compiti, con una tranquillità, mi ha detto che il papà il mattino stesso era stato arrestato… vicino al nostro centro… importante sapere che ANLAIDS ha approvato i nostri preventivi e questa settimana inizieranno i lavori nel giardino…alleluia!!!.. Lello, di cui conosciamo anche gli altri tre fratelli, ma ce ne sono altri più grande… mi hanno rassicurato… Lello non sembrava molto turbato, forse non è la prima volta che il papà è trasferito a 500 metri da casa nel carcere di Secondigliano… strana quotidianità… Carmela invece, 2° elementare, è innamorata folle di Raffaele… “Dov’è il Maestro? Perché? Quando arriva?”… me l’avrà chiesto 50 volte in 10 minuti… permalosissima, ma anche dolcissima, una gatta per ricevere attenzioni dai noi grandi, con un volto ornato di lentiggini e con due trecce favolose… Mario, orfano di papà… orfano di camorra… si illumina con noi, è molto dolce, ti si appiccica addosso, vuole attenzione costante… oggi l’abbiamo incontrato sul R5, il bus che ci porta alla metro… con mamma e nonna (?)… un gran sorriso… piccole stelle… per noi… per te…

scuola superiore..una porta

“Elsa Morante”, la scuola superiore di Scampia… che ha ricevuto il nome da poco, prima si chiamava solo “Scampia”… un marchio terribile… abbiamo incontrato la vice preside, una donna in gamba, eppure anche lei ammette che stare a Scampia rubo la possibilità di sognare e pensare altrimenti, che ci sia un mondo normale, senza dover fare la gimcana tra l’immondizia, lo sporco, la trasandatezza… la succursale è stata nuovamente allagata nuovamente questa mattina, con degli estintori portati da fuori… ogni mattina i bidelli rimettono gli estintori nei luoghi stabiliti e alla sera li raccolgono… non è la prima volta... ogni finestra della centrale e della succursale è con le sbarre alle finestre, un bunker, un carcere… tutte tranne una… e da lì sono entrati, per allagare… il preside era giustamente avvilito, arrabbiato, deluso… ma mi chiedo, da osservatore esterno, che bisognerebbe fermarsi a chiedersi perché fanno ciò… solo vandalismo, affermazione di una superiorità rispetto agli adulti, se desiderano attenzione o una scuola diversa dove siano più al centro… loro i ragazzi di Scampia, quelli veri, che vivono in questa periferia… quale gemito o grido nascondano questi atti che costringono a fermare violentemente la vita della scuola… che sembrano voler stoppare la relazione con noi adulti… forse sono delle passerelle da decodificare, decifrare, ma soprattutto strade da percorrere per andare loro incontro… con Pina, la vicepreside, abbiamo sognato un po’ liberamente e ci si rivedrà, per esempio durante la settimana della legalità che faranno a dicembre… e altre occasioni che creeremo insieme... è stato un primo incontro… ma speriamo ce ne siano altri… per collaborare insieme…

non sono d'accordo

Alla festa di Shalom sono venuti alcuni dei “ragazzi di Scampia”, quelli di Sanremo, per intenderci… erano sul palco a cantare quell’unica canzone, “Musica e speranza”… quando siamo arrivati a Scampia ad aprile, davanti al lotto TB, ma un nome non potevano darglielo?, c’era lo striscione che dichiarava “Qui abitano i ragazzi di Scampia”… tutto questo entusiasmo generato da loro mi ha “depresso”… prima di tutto il canto in napoletano, bella lingua, anche per cantare, ma si dovrebbe insistere sull’italiano che per tutti qui è una lingua secondaria… poi rimettere sul palco questi ragazzi, come se fossero dei realizzati… sono dei ragazzini di 16-17enni… andare a Sanremo è stato solo un piccolo evento, che non ha cambiato nulla a nessuno… la tv come la lampada d’Aladino che realizza i desideri che cambiano la vita… apparirvi, nel bene e nel male, è cambiare la vita… educativamente bisogna spezzare questa idolatria… far capire che le svolte avvengono con impegno, tenacia, fatica… anche esportare l’idea che i napoletani cantano… per vivere… è un tenerli ancora come soggiogati nella loro ignoranza…

bambini

Bambini… ora sono volti conosciuti… e, soprattutto che ci riconoscono, ci salutano e ci attendono… che grande grazia… sono i piccoli, prima e seconda elementare… con qualcuno di quarta… Lello, Carmela, Antonella, Grazia, Luciano, Mario, Manuel, Tonia con la sorellina Monica, Simona… sono i piccoli amici del doposcuola delle 17-19 all’Oasi Bon Pastore… ci hanno chiesto un mano… e ci siamo seduti con loro nella grande stanza che funge anche da Cappella la domenica… un tavolo grande ci raccoglie intorno… i quadernoni spuntano solleciti, quasi per tutti… “Maestro! Maestro!” è l’urlo che più spesso si alza, ma anche frasi come “Frate Enrico” o “Signor Raffaele” cominciano ad essere gettate nello spazio… e più queste chiamate saranno forti, più ci radicheremo in questa terra santa e loro saranno i germogli più veri, saranno le guide… i bambini sono incapaci ancora di stare seduti composti, i quaderni pieni di angoli, la grafia è ancora inesperta… ma c’è un senso di pace, di grande stupore soddisfazione quando il loro sforzo, segnato dal lavorare con la mezza lingua fuori dalla bocca, si traduce in qualcosa di nuovo e bello… per loro e per noi…

Oggi, lunedì 13, la Buona Notizia di Gesù, secondo la comunità di Luca (Lc 17,1-6), mi e ci diceva “Se aveste almeno una fede piccola come un granello di senape…” li guardo e penso a che cosa Lui chiede alla mia fede... quale albero da spostare e gettare in mare... per loro… quale altro radicarsi mi chiede… e quale risposta mi dia con loro, questi piccolissimi bambini, fisicamente intendo, che scappano qualche volta alla nostra cura… una fede piccola che sposta… vedo le montagne che li circondano… prima di tutto l’immondizia che ancora non è scomparsa, ma ancora oggi brucia con fumo nero… il tossico che in una aiuola al centro di una rotonda, con la manica destra tirata su per liberare il polso, a gambe leggermente piegate e con un equilibrio totalmente instabile si regge, tiene stretta con la mano sinistra l’avambraccio destro, la vena bucata, la mano aperta… elemosina libertà, forse… lo spaccio che è ricominciato a pieno ritmo… lunedì scorso (6/11) le luci blu delle macchine delle forze dell’ordine frangevano il buio continuamente. Lampi azzurri colorati di legalità che scoraggiavano, non gli spacciatori camorristi, ma i drogati che vengono ai rifornirsi per sballare dalla vita, per divertirsi, ovvero secondo l’etimologia volgersi altrove, allontanarsi… ora, una settimana dopo, dei lampi nulla più… qualche pattuglia vagante, più dell’ordinario, ma… e lo spaccio che sembra riprendere quota… l’incapacità di trattare la cosa pubblica come propria, come importante per ognuno ed ognuna… la mentalità di camorra che pervade anche il sapore del pane…


ANNALENA TONELLI

ASCOLTO...

sono stato in silenzio… c’era troppo chiasso su ed intorno a Napoli… era troppo facile cedere al parlare… all’analisi… avrei dovuto pregare molto di più, sicuramente per Napoli… meno male martedì c’è stata una giornata di preghiera e digiuno… l’unica certezza, oserei dire cristallina, che sorge dentro di me è che qui c’è tutto sto casino, questo caos, questa follia… e quindi è giusto, secondo il cuore di Dio, esserci come lasalliani, affondare mani e piedi con loro, con coloro che non hanno scelta e vivono ai margini, immersi in questo sistema… “NON APPARTENGONO AL SISTEMA, COME ANCH'IO NON APPARTENGO AL SISTEMA" (Gv 17,16)… penso che vivere fuori, senza contatti con la camorra, sia impossibile, anacronistico, “esseno”… dobbiamo starci, dobbiamo resistere lì in mezzo, non indietreggiare… essere molto di più preghiera, passione… ma non farci prendere dalla paura di non riuscire a fare nulla, di essere piccoli, deboli, inutili di fronte alla bestia enorme del sistema… ma… “Eppure la vita ha senso solo se si ama. Nulla ha senso al di fuori dell'amore. La mia vita ha conosciuto tanti e poi tanti pericoli, ho rischiato la morte tante e poi tante volte. Sono stata per anni nel mezzo della guerra. Ho esperimentato nella carne dei miei, di quelli che amavo, e dunque nella mia carne, la cattiveria dell'uomo, la sua perversità, la sua crudeltà, la sua iniquità. E ne sono uscita con una convinzione incrollabile che ciò che conta è solo amare. Se anche DIO non ci fosse, solo l'amore ha un senso, solo l'amore libera l'uomo da tutto ciò che lo rende schiavo, in particolare solo l'amore fa respirare, crescere, fiorire, solo l'amore fa sì che noi non abbiamo più paura di nulla, che noi porgiamo la guancia ancora non ferita allo scherno e alla battitura di chi ci colpisce perché non sa quello che fa, che noi rischiamo la vita per i nostri amici, che tutto crediamo, tutto sopportiamo, tutto speriamo ... Ed è allora che la nostra vita diventa degna di essere vissuta. Ed è allora che la nostra vita diventa bellezza, grazia, benedizione. Ed è allora che la nostra vita diventa felicità anche nella sofferenza, perché noi viviamo nella nostra carne la bellezza del vivere e del morire. Sento fortemente che noi tutti siamo chiamati all'amore, dunque alla santità ... la donna povera di Leon Bloy vagava di porta in porta ... una mendicante ... "Non c'e' che una sola tristezza al mondo: quella di non essere santi" ... ripeteva ... Io amo pensare: non c'è che una sola tristezza al mondo: quella di non amare ... che poi è la stessa cosa. Certo dobbiamo liberarci di tanta zavorra. Ma ci sono metodi pratici, ci sono strade, ci sono indicazioni chiare, c'è DIO nella celletta della nostra anima che ci chiama. Tuttavia la sua è una piccola silenziosa voce. Noi dobbiamo metterci in ascolto, dobbiamo fare silenzio, dobbiamo crearci un luogo di quiete, separato, anche se spesso necessariamente vicino agli altri come una mamma che non può stare troppo a lungo lontana dai suoi bambini. Infatti per amare non sempre basta il nostro cuore, il nostro desiderio, la nostra sete di DIO. E' parte dell'esperienza di chiunque decide di mettersi a servizio dei poveri che i poveri non sono facili da amare e che il cuore dell'uomo, anche di quello che si dona, può essere misteriosamente molto duro. A Wajir (Somalia) eravamo una comunità di sette donne, tutte, sia pure in maniera e in misura diverse, avevamo sete di DIO, e capivamo che quando perdevamo o stavamo per perdere il senso del nostro servizio e la capacità di amare, potevamo ritrovare i beni perduti solo ai piedi del Signore. Per questo, avevamo costruito un eremo e là andavamo per un giorno, o più giorni o per periodi anche lunghi di silenzio ai piedi di DIO. Là ritrovavamo equilibrio, quiete, lungimiranza, saggezza, speranza, forza per combattere la battaglia di ogni giorno prima di tutto con tutto ciò che ci tiene schiavi dentro, che ci tiene nel buio. Uscivamo di là che ci sentivamo incendiate di amore rinnovato per tutti quelli che il Signore aveva messo nella nostra strada ... a volte ce lo confidavamo ... il più delle volte tacevamo, ... ma i volti delle mie compagne erano così belli, così luminosi, che mi narravano tutto quello che il pudore impediva di comunicarmi con le parole.” ANNALENA TONELLI… lascio parlare lei, questa piccola donna che ormai vive nel faccia a faccia con Dio, in quell’abbraccio eterno che è pura Carità dal 5 ottobre di qualche anno fa… lei aveva capito tutto… se devo chiedervi aiuto vi chiedo di pregare affinché mi fermi in silenzio ad ascoltare, ad ascoltarLo… scusate il silenzio… poco ricco di Dio, ma almeno di ascolto…

speranza c'è!!!

Proprio questa sera, un ragazzo di 16 anni appena incontrato ci ha detto: “Ma siete matti a venire qui? Qui si vive male, io e la mia famiglia ce ne andiamo”. La meraviglia vista sul volto di questo giovane quando ci siamo presentati, si è trasformata in uno sguardo attonito. Siamo venuti a Scampia per “fare casa” con i bambini, i giovani, le famiglie che ha scelto il Risorto…, “quelli fuori le mura”, quelli che sono considerati gli ultimi… per trovare con loro un cammino di umanità, per vivere il nostro ministero educativo con loro, cercando e scoprendo una pedagogia che sbocci dalla vita e dalla periferia, ma anche come vivere il Vangelo “rivelato ai piccoli”, scoprendo che il Regno è già presente qui, in mezzo a noi, a loro.

In questo primo mese abbiamo cercato d’incontrare uomini e donne di buona volontà e non sono stati pochi incontri e tutti ricchi per la volontà e la speranza che anima il cuore di molti, anche se, comprensibilmente qualche giorno, sembra speranza oscurata o dimenticata.

Ci sono persone che lottano nel quotidiano senza scendere a patti con la camorra, ma questo si paga… con la vita, con la violenza, con l’esclusione… solo una cultura di una cittadinanza attiva e comunitaria può salvare e sostenere gli sforzi dei singoli o dei nuclei famigliari. C’è ancora troppa divisione, anche all’interno di Napoli: le persone napoletane che conosco, non vogliono neppure venire a Scampia poiché hanno paura… i giovani di Scampia si vergognano di dire che provengono da questo quartiere ad altri giovani napoletani… quindi bisogna creare nuove relazioni perché ci si salverà solo insieme e ciò è possibile!

La camorra è alettante, affascinante ed è fortemente presente dove lo Stato sembra assente, dove la fede è superstizione, dove il lavoro non c’è, dove l’ignoranza è padrona… ma ci si può chiedere quale immagine di legalità e di giustizia offra lo Stato e anche quale identità di cristiano la Chiesa presenti in questo contesto.

Non si può chiedere solo alla scuola, alle parrocchie o al terzo settore di essere fautori della rinascita; certo i giovani passano da questi luoghi, ma è solo grazie ad una più ampia sinergia che alla gioventù sarà donato un futuro, il futuro. Cultura e lavoro: cultura del lavoro e lavoro della cultura, due inscindibili aspetti che segneranno il passo per il futuro; ma il lavoro richiede anche legalità che sgorga dalla cultura che passa, non solo, dalla scuola, ma ha bisogno di pensiero rinnovato che si traduce in realtà visibile che spinge i giovani stessi a scegliere cultura e lavoro.

Per rinascere si deve partire dal basso, ma sicuramente, la presenza più forte dello Stato, il che non implica assolutamente la presenza dell’esercito, è necessaria: una presenza fatta di servizi efficienti e di controlli, di diritti, ma anche di doveri; per esempio i paesaggi saturi d’immondizia richiedono sì un servizio efficiente di raccolta a smaltimento, ma da parte del cittadino una cura per non sporcare l’ambiente e l’impegno per la raccolta differenziata.

La legalità assume qui contorni terribili, ma rispecchia un problema italiano (l’evasione fiscale presente ovunque in Italia, o le vicende delle varie tangentopoli, etc…): la legalità è legata a piccole scelte quotidiane sia personali che comunitarie: se a un giovane, che frequenta un corso regionale, è suggerito di chiedere a qualche amico l’abbonamento mensile usato, per ottenere il rimborso delle spese di trasporto che non può ricevere in altro modo, dagli stessi educatori del corso, si è già deciso di uccidere la legalità, e questo è solo un piccolissimo ed insignificante esempio.

La famosa “arte d’arrangiarsi” che è non solo una risorsa di molti, troppi a volte, ma testimonia l’arguzia e la creatività che questo popolo ha, in molte occasioni si rivela una arma a doppi taglio nello spingere a non cercare e/o non accettare un lavoro legale più o meno impegnativo per molti giovani; l’arte della sopravvivenza diviene una scusa per non crescere nella responsabilità perché “tanto qualcosa si trova” anche se sottopagato, in nero (come si usa dire) o nell’illegalità.

A volte sembra impossibile sognare a Scampia e in altri quartieri abbandonati, sembra inevitabile credere che mai nulla cambierà, anche perché molti di loro non hanno mai visto una realtà diversa… c’è bisogno, almeno per i giovani, che qui non sono solo adolescenti da crescere, ma già giovanissimi genitori con prole, di altre presenze anche esterne, fosse solo per fargli sperimentare che la realtà può essere differente e ciò nasce da un impegno che è feriale, tenace e continuo… troppi reality e troppo fatalismo hanno trovato spazio nella testa e nei cuori di molti: la vincita alla lotteria, le scommesse, legali e non, la fede che sì è, a volte, trasformata in superstizione e in idolatria (non si può spacciare droga e avere davanti a casa la statua di Padre Pio come protettore!) sono barriere altissime da abbattere e, nuovamente, cultura, lavoro e legalità diventano l’unica meta da raggiungere.

C’è una società civile che lotta, ma a volte, è lasciata ai margini se non è politicizzata, se non è confessionale, se non cede a degli interessi personali; è un’esclusione del bene che non aiuta nessuno e fa vincere “il sistema”

La giornata di preghiera e digiuno, lanciata dall’Arcivescovo, per esempio, è un invito rivolto alla responsabilità e alla coscienza di tutti e, credo che oggi ci sarà una buona risposta e non solo dei credenti. Ciò non basta, o meglio, questo dovrebbe diventare un primo passo per un cammino rinnovato in cui “non ci si distrae e si è attenti ai dettagli”: un distrarsi rispetto alla legge da rispettare, agli impegni presi, non distrarsi nell’opporsi al male o tacere la sua presenza… l’attenzione ai dettagli aiuta non lasciare fuori nessuno, a comprendere che è dal gesto personale che la vita cambia, che dall’alto deve esserci trasparenza e impegno, ma ciò chiede a tutti altrettanto.

L’icona biblica che ci fa riflettere è quella dell’Impero egiziano: la camorra, chiamata ora “il Sistema”, spero non perché si abbia paura di dire “Camorra!” a voce alta, è l’impero che tiene in schiavitù famiglie e generazioni di napoletani, che uccide i primogeniti, che sfrutta tutti e tutto per i propri interessi economici, che costringe molti all’esilio; tutto questo è non solo evidente, ma noto. La gente, le donne, i bimbi, gli uomini gemono: per la violenza, per la mancanza di lavoro, per i disagi e l’oppressione, per l’assistenzialismo dietro cui si nascondono, per la controcultura che è imposta, per l’antistato che rappresenta la camorra stessa.

In questo momento c’è bisogno di “levatrici” colme di speranza che, come le due donne egiziane del libro dell’esodo, abbiano il coraggio di opporsi e dare vita con astuzia e audacia.

La prima risposta da dare è quella dell’esserci, di non fuggire: ciò vale sia per le istituzioni statali che per la Chiesa; ciò è coniugato dal riappropriarsi degli spazi vitali, dalla sicurezza che solo l’essere uniti può dare e da una progettazione, non del straordinario, ma dell’ordinarietà. A Napoli, non servono eroi, ma uomini e donne di buona volontà che già ci sono, ma hanno bisogno di presenza e sostegno. Abbiamo trovato, a Scampia, parrocchie, comunità religiose, scuole, associazioni e la municipalità stessa che quotidianamente mettono il proprio tassello prezioso per la ricostruzione, per trovare una via non di sopravvivenza o di fuga, ma di vita.

In questo ultimo mese, due giovani sono stati “levatrici” secondo me: il giovani testimone diciassettenne che ha testimoniato su un assassinio di camorra e Daniele Del Core ucciso per difendere l’amico minacciato. Sono due giovani ragazzi che, a rischi altissimi, hanno voluto coscientemente dare Vita a Napoli … quindi speranza c’è!

SOGNARE.....PER REALIZZARE!!!!!!!

Le notizie di questi giorni...mi gelano l'anima....la vita qui vale ZERO...ma mi si gela l'anima anche quando sento parlare della mia città come di UNA FOGNA dove non ce nulla di buono...vorrei che le perosone che usano queste parole,venissero a vedere di persona se in questa città c'è qualcosa di buono, che toccassero con mano la grandezza di "cuore" di alcune persone di questa città... che lottano per mantenere accesa la speranza, che lottano per qualcosa in cui credono, per trasmettere solodarietà, amore gratuito ,donando parte della propria vita... io alcune di queste persone ho avuto il dono di averle conosciute, sono le persone che ho visto a Scampia le persone che hanno scelto di essere lì in quel luogo... per portare gioia e speranza... come voi "Fratelli" miei... che state cercando con tutte le vostre forze di superare le paure, di superare gli ostacoli, di superare la notte... perchè presto venga giorno....il giorno; i giorni di una Scampia con più vita, di una Scampia con più sorrisi, di una Scampia con piu' futuro... più' futuro per quei bambini che in quella struttura disastrata hanno già visto il loro campetto da calcio... si perchè i bambini a Scampia vogliono ancora sognare... e NOI vogliamo sognare con loro cercando di trasformare quei sogni in realtà nella nostra piccola quatidianetà... è bene che sappiano questo le persone che chiamano FOGNA SENZA USCITA questa città!!!!!!!!!!!!!